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Ragazzi sordi fanno la radio, un’esperienza unica in Italia

Ragazzi sordi fanno la radio, un’esperienza unica in Italia
In un’emittente indipendente di Roma è nato un canale web con una parte visiva in cui i sordi possono comunicare notizie e curiosità attraverso la Lingua dei Segni Italiana, occupandosi anche di regia, doppiaggio e conduzione. Non mancano serate in cui viene messa da parte la parola e luci ultraviolette illuminano mani coperte da guanti bianchi per evidenziare il segno.

Ci chiamano ‘sordomuti’ o ‘non udenti’ ma noi siamo sordi. Abbiamo la facoltà di parlare ma, non sentendo la nostra voce, comunichiamo con la lingua dei segni italiana, la LIS. E non siamo non udenti: le persone non si possono definire con una negazione, come se chiamassimo gli udenti ‘non sordi’”. Per Marco, grafico all’Istituto Statale per Sordi di Roma, la realtà vale più dei giri di parole. È questa l’alba dell’integrazione che ha portato lui e un gruppo di ragazzi a cimentarsi in un’esperienza unica in Italia: una web radio fatta da sordi e udenti.

Un anno fa, alcuni giovani sordi hanno conosciuto i ragazzi di un’emittente indipendente di Roma, Radio Kaos Italy e dall’amicizia è nato il progetto Radio Kaos ItaLIS, canale web con una parte visiva in cui i sordi possono comunicare notizie e curiosità attraverso la LIS. “Li abbiamo coinvolti nella nostra attività – spiega Antonio, fondatore e speaker della radio – e abbiamo creato una redazione dedicata al progetto, in modo che potessero avere uno spazio di lavoro adeguato”.

“LISsa la notizia”. Kaos ItaLIS è una web radio a tutti gli effetti: informazione, intrattenimento. Tra i suoi programmi, c’è il giornale web satirico “LISsa la notizia”, che racconta il mondo dei sordi, dalla battaglia per il riconoscimento della Lingua Italiana dei Segni a storie di vita quotidiana. Da poco è stata ideata anche la rivista “LISpresso”, un laboratorio di idee dove udenti e sordi collaborano nella scelta e nella redazione di articoli. E poi c’è un corso di regia radiofonica – già oggiAggiungi un appuntamento per oggi un ragazzo sordo dirige una trasmissione radio regolando i volumi attraverso l’ampiezza delle frequenze su schermo – e di doppiaggio vocale. “È stato emozionante – racconta Antonio – far ascoltare la loro stessa voce riprodotta in cuffia ad un volume elevatissimo”.

Ma oltre la radio… È la rivoluzione di un gruppo di giovani che abbattono barriere culturali creando aree di condivisione professionale tra due mondi, che nel 2012 ancora si sfiorano appena. “Quello che ci interessa – precisano i ragazzi dell’emittente romana – è un’integrazione di vita sociale e di opportunità che non si limita solo agli studi di registrazione”. Oltre alla radio, infatti, organizzano serate in locali pubblici in cui sordi e udenti si esibiscono in concerti, cabaret, rappresentazioni teatrali e ballano seguendo le vibrazioni della musica suonata rigorosamente a volumi altissimi. Ci sono anche eventi in cui sordi e udenti indossano guanti bianchi che, illuminati da luci ultraviolette, emergono nel buio della sala per evidenziare il segno come mezzo di comunicazione alternativo alla parola. In vista delle serate, Kaos ItaLIS fornisce indicazioni sull’evento e dà anche istruzioni per come farsi servire al bar: “Se volete un bicchiere di vino, fate così – spiega il conduttore – Potete indicare un cocktail così”, simulando il gesto dello shakerare.

Un esempio unico. Kaos ItaLIS è un esempio unico che non è destinato a restare solitario: “L’ingresso della LIS nel mondo degli udenti sta diventando sempre più reale – sostiene Marco – per i primi di maggio l’Istituto Statale per Sordi di Roma sta organizzando la prima edizione di ‘CINEDEAF’, un festival internazionale che prevede la proiezione di film realizzati da registi, attori, sceneggiatori e produttori sordi di tutto il mondo”. Un’altra rivoluzione all’orizzonte, insomma. “Finalmente! – commenta una ragazza che lavora al progetto – In Italia il cinema è sottotitolato raramente, non vedo mai un film in sala e devo sempre aspettare che sia pubblicato in dvd”.

Paola Mentuccia
Fonte: La Repubblica 29 marzo 2012 – vd042

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