Pacenza Emidio: primo dirigente sportivo silenzioso italiano

Autore: Franco Zatini - Codice: 001SS/2000

Emidio Pacenza (1895-1970), fu educato e seguito privatamente da “un eminente maestro” per tutto il periodo scolastico. Egli compì gli studi a Napoli, sua città natale, inserito in classi ordinarie delle scuole pubbliche. La sua famiglia visse a Roma, dove il padre era “Questore”. In seguito il giovane Pacenza si trasferì a Milano nei primi anni ‘20 per ragioni di lavoro. In quel periodo iniziarono i suoi contatti con i sordomuti milanesi, ed il suo impegno a sensibilizzarli allo sport, confrontandosi con il progresso sportivo degli udenti.

Pacenza Emidio

Egli è considerato il Fondatore dello Sport Silenzioso italiano: nel 1925 fondò la prima Società Sportiva Silenziosa (SSS) a Milano e nel 1929 costituì un sodalizio di tipo federale con le società sportive di Milano, Genova e Torino, denominato “Comitato Sport Silenzioso d’Italia" (CSSI), che debuttò in occasione del primo incontro internazionale di calcio fra i sordi di Italia e di Svezia. Pacenza, che aveva una pregevole capacità letteraria, ha lasciato ai posteri diversi documenti ed articoli, con cui aveva incitato i giovani sordi del suo tempo a praticare attività sportiva agonistica. Egli fu Presidente, per oltre 20 anni, della «Silenziosa» di Milano e al tempo stesso fu pure al vertice della CSSI svolgendo una saggia azione promozionale dello spirito sportivo, e rappresentando lo sport dei sordi a livello nazionale ed internazionale. Nel 1949 la guida dello «sport silenzioso italiano» fu poi assunta da Francesco Rubino, che seguitò sulle orme tracciate dal suo predecessore, finche nel 1953, con il pieno assenso anche di Pacenza, avvenne la trasformazione del CSSI, che assunse il nome di «Centro di Educazione Fisica e dello Sport dell’ENS» (CEFS) e un anno dopo fu chiamato con il nome di «Federazione Sport Silenziosi d’Italia», sempre nell’ambito dell’Ente Nazionale Sordomuti.Emidio Pacenza, dunque, vide crescere con soddisfazione la creatura – lo Sport Silenzioso – da lui prodotta, in quanto si sviluppò in tutta Italia l’adesione alla nuova Federazione, FISS, con costanti e sempre più numerose affiliazioni alla stessa da parte di Società Sportive che si costituivano in ogni provincia italiana, ed ogni anno si accertava un nuovo record di affiliazioni. Pacenza concluse così in bellezza il suo lavoro, iniziato nei lontani anni 20, dedicato interamente e con autentica passione allo sport silenzioso. Ha dovuto affrontare molte difficoltà, spesso anche i risultati sono stati negativi, ma quando gli sportivi sordi ottenevano una vittoria, tutti i precedenti dispiaceri erano di colpo dimenticati Il 6 giugno 1970, all’età di 75 anni, Emidio Pacenza morì, lasciando un attestato di ricordi che è rimasto e sempre sarà nella Storia dello Sport Silenzioso italiano.

Olimpiadi Amsterdam

Ecco due straordinari documenti sulla promozione a favore dello sport silenzioso italiano pubblicati nel 1926, a firma di Pacenza:

COLTIVARE LO SPORT PER RENDERCI MIGLIORI
di Emidio Pacenza

Si può domandare che cosa regnava nel nostro mondo silenzioso allorché lo sport, come fattore fondamentale di disciplina ed educazione fisica e morale, sorse e vastamente si estese, divenendo col suo ingigantire forza preponderante che attira le universali simpatie, che incoraggia e promuove iniziative, come manifestazione della vita che si rinnova. Certamente per lunghi secoli un senso di vuoto e di profondo scoramento predominava in noi e ci sembrava che ogni via che portasse al rinnovellamento delle latenti energie ci fosse preclusa per sempre. Quando vedemmo invece che il fervore delle iniziative si acuiva che acquistava carattere popolare, e diveniva una salutare legge di volontà ormai radicata nel cuore di tutta la “gioventù del mondo" che ne usciva gagliarda e avviluppata da un solo desiderio immenso di rinnovamento e di grandezza, proprio allora, avemmo la triste impressione di apparire un mondo oscuro, un mondo dove la nostra ragione di esistenza sembrava nella sua pallida realtà, un nulla, l’antitesi con una vita tutta movimento e tutta elevazione. E con questo nostro isolamento, con questa nostra inoperosità sembravamo agli occhi mondo una macchina arrugginita, per cui gli ingranaggi nel girare stridono e stentano a girare! E veramente provammo la vergogna di questa similitudine. Quante volte – se veramente interpreto il pensiero di buona parte dei sordomuti - sentivamo prepotente il bisogno di ridestarci da quella specie di sonno spirituale e dare al nostro fisico una forza virile capace di ardimentose affinché ci permettesse di partecipare all’universale manifestazione delle energie, che vanno di giorno in giorno affinandosi e rinsaldandosi attraverso i sani principi sportivi, fino a sentire nel corpo e nell’ anima un inesauribile vigore di vita.
Per non mostrare al mondo uno spettacolo cosi desolante della nostra vita senza anima e senza ardore di ardimenti, si è cercato di inoculare e allargare in noi quei sani principi onde dare forza ed equilibrio perfetto al nostro corpo il quale, a cagione della sordità, ha delle oscillazioni fino al punto di essere definiti dei valetudinari, delle energie stagnanti. Molti fra noi hanno una costituzione robusta e capace di qualunque fatica, ma se questa forza non venisse temprata dagli esercizi fisici e lo spirito da esercizi intellettuali che cosa rappresenterebbe? Una forza brutale! Quando si seguono le sane norme degli esercizi ginnastici anche la mente sarà poscia più atta a grandi concepimenti, più suscettibile delle forti impressioni da cui prendono vita e colore. Universalmente si sa che lo sport è l’elemento vitale che tende a sviluppare e rinvigorire le forze corporali, e mantenere vivo lo spirito, e quindi esso entra a far parte integrante della nostra educazione morale e materiale. E qui si ha ragione di proclamare che lo sport rappresenta specialmente per noi sordomuti una necessità assoluta, perché contribuisce a mantenere in uno stato di perfetto equilibrio il nostro morale evitando lo svilupparsi di quel complesso di debolezze che hanno origine dalla mancanza di uno dei cinque sensi: l’udito. Come si farebbe a mantenere in giusto equilibrio la forza del nostro spirito e del nostro corpo se non si viene a coltivare lo sport come complemento delle due forze? Se si è costretti a passare tutto il tempo della vita in occupazioni sedentarie e di scarso movimento facilmente si contraggono delle abitudini rachitiche e cagionevolezza di salute e spesse volte questi tipi balza evidente nel suo intrinseco valore profondamente malinconici e indolenti in ogni sorta di lavoro da cui si deve trarre il mezzo per vivere; perciò non si mancò di assistere ad uno spettacolo desolante dove proprio pare che la statua stia per oscillare, traballare e poi cadere in frantumi dal suo piedistallo! E’un senso di vivo disorientamento e di risentimento ci costringe a sfuggire davanti agli occhi del mondo che vive disciplinato e corretto in ogni sua norma si vita sanae laboriosa. Io consiglio a tutti i sordomuti del mondo e d’Italia, specie a quelli che hanno intelletto e ragionevole disposizione al miglioramento della nostra travagliata sorte, la necessaria comprensione di quel che potrebbe sembrare una desolante piaga se la inconsapevolezza di molti sordomuti trascura lo sport, o non lo intende affatto come fattore elementare di un’esistenza sana e morigeratamente educata. Dacché fondai in Italia, per consiglio e incitamento del mio carissimo amico Antoine Dresse – anima ardente di giovane che nel campo dello sport ha fatto e fa tante grandi cose per un’alta idealità e umanità sociale – una Società sportiva fra i sordomuti, con sede in Milano, e quando un buon numero di sordomuti, desiderosi di emanciparsi, cominciarono a praticare gli esercizi sportivi nei giuochi di foot-ball, di marcia e di corsa, subito, dopo un periodo di quattro settimane, constatai un miglioramento generale nel loro fisico, il quale, ormai abituatosi, poi divenne cosi avido di movimenti e di inattesi ardimenti con beneficio del loro morale. Mi accorsi come il principio su cui operano gli esercizi sportivi balza evidente nel suo intrinseco valore: l’immediato suo effetto è un crescere di mole, di forza e di destrezza e spesse volte di grandezza. Ma questa benefica influenza produce una saltare ripercussione non solo agli esercizi muscolari e articolari ma anche all’ugola. E’ vero che in tutte le scuole dei sordomuti a sistema scientifico, tra una lezione all’altra, si applicano degli esercizi del soffio come corollario per un miglioramento del timbro vocale; certamente il sordomuto vi è costretto a malincuore a soffiare, perché subito diventa stanco e molestato da capogiri, e quindi col costringerlo a tale esercizio, lo si porrebbe prima alla sfiducia e poi ribellione. Io debbo a mio avviso, considerare banale questo metodo perché di poca efficacia, tanto più che l’allievo riesce spesse volte sottrarsi il mezzo migliore per farlo respirare spontaneamente e senza sforzo di volontà è senza dubbio l’esercizio ginnico, il quale lo aiuta a respirare senza esservi costretto. Quindi respirando e respirando a larghi polmoni l’ugola si allarga mirabilmente non tardando a emettere una voce chiara e percettibile! Così lo sport per questo metodo è di una mirabile facoltà d’adattamento e nessun educatore non deve non riconoscere questa grande e benevola utilità che è una dimostrazione diretta.
Poi ho visto come il sordo-muto coltivando lo sport si accorge che altre parti del corpo simpatizzano con la migliorata condizione di quella che viene principalmente esercitata, la circolazione eccitata di quanto in quando dall’esercizio acquista nuovo vigore e ben presto in lui si manifesta un miglioramento generale nella salute e la mente (quando sia nello stesso tempo giudiziosamente coltivata) acquista forza e rende più capace di prolungato esercizio. Ho dimostrato, senza avere la veste di pedagogo, l’utilità fattiva degli esercizi sportivi, come reagente contro ogni debolezza e inazione, e ogni giorno l’esperienza proclama come lo sport rappresenta per noi la fonte di una vita sana e laboriosa. Ma per il sordo-muto oltre questa pratica sportiva non si deve mai tralasciare la cultura come perfezionamento morale per ingentilire le sue maniere. Cultura e sport rappresentano quel complesso di fattori che danno il senso reale di uno squisito vivere, di una giocondità che aiuta ad amare e a concepire la vita nella sua reale essenza. Cultura non solida e corpo fiacco portano il sordomuto alla più nauseante pigrizia, o al “dolce far niente”, come si dice nel mio vivace stile napoletano; e corpo robusto e spirito spoglio di intelletto lo portano al più ributtante materialismo! E sono lieto che siano avverate le nostre speranze, esaudito l’ardente voto di vedere migliorare i sordo-muti in anima e sport. Qualche cosa si è fatta in Europa e in America, col formarsi delle Società sportive fra i sordo-muti. Tutto è dovuto alla sagacia, alla preveggenza e alla volontà di pochi sordo-muti intelligenti e consapevole dell’importanza dello sport la cui eccellente portata li rese e li rende degni di ogni elogio e di ogni ammirazione non solamente di noi sordo-muti ma anche del consorzio umano che assiste con simpatia alla emancipazione della nostra civiltà silenziosa. Bisogna dire a tutti i sordo-muti d’Italia specie a quelli che negli esercizi sportivi si mostrano cosi restii, che lo sport oltre all’educazione intellettuale, dovrebbe essere la loro principale divisa come emanazione di una vita sana e bisogna coltivarlo con amore e passione con consapevolezza pari alla necessità. Dovrebbero, molti, considerarlo come mezzo per migliorare il loro fisico, elevandolo al livello del movimento, pari allo sforzo di ogni umana attività; e le loro fonti vocali onde poter comunicare col prossimo con chiarezza e comprensibilità. Coltivando lo sport se non vogliamo apparire retrogradi o assomigliare ad una landa desolata che rattrista lo spirito di chi ne è spettatore. Innalziamoci con tutte le possibilità delle nostre forze, e con tutto l’ardore della nostra anima, ad un più alto grado di perfezione, per sentire fremere nel nostro sangue la pienezza e la gioia della vita, e nel nostro cuore e nel nostro spirito riverberare la speranza e la luce di un avvenire migliore. Saremo per il presente la migliore generazione che comincia ad avere il suo punto di continuità per le future generazioni che dovrebbero essere grate a noi che siano i precursori dell’universale riforma dei nostri valori morali e materiali. E la vita ci verrà incontro sorridente e gaia, come se ci portasse doni e promesse di un domani migliore di un esistenza felice e non più compagna di solitudine! Ci aiuterà ad obliare ogni nostro dolore, ogni nostro avvenimento. Rafforzando le nostre energie, raffinando il nostro spirito aprendolo a più vasti orizzonti riunendo in un sol fascio d’amore tutte le nostre anime sentiremo così alto, così fremente l’ardore del movimento e dell’evoluzione spirituale. E avremo la felice impressione di vivere in un mondo nuovo, dove tutto è ardore di operare, gioia di vivere, di amare; di aspirare a cose alte e nuove. Si diraderà intorno a noi l’opaco grigiore della nebbia che ci teneva separati dallo splendore di una vita in grande fervore di opere e di manifestazioni; ed ecco finalmente vedremo brillare il vero sole della vita disciplinata ed educata. Coltiviamo lo sport per meglio conoscerci e per renderci soprattutto migliori.

EMIDIO PACENZA

N.B. Chi vorrebbe ottenere i consigli e suggerimento per comparare al risveglio dello Sport nei sordomuti, si rivolga al sig. Emidio Pacenza – Circolo filologico milanese – Via Clerici 10, Milano (1). Egli si sentirà certamente lieto di adoperarsi per il bene di tutti i sordomuti d’Italia.

Olimpiadi Milano

LO SVILUPPO SPORTIVO (SILENZIOSO)
di Emidio Pacenza

Grazie all’intensa propaganda del nostro instancabile amico e collaboratore sig. Emidio Pacenza, lo sport fra noi comincia a prender vita e forma. Già a Genova il giovane Circolo Sportivo, annesso all’Associazione O. Assarotti, sorto per iniziativa del Pacenza dopo il suo discorso di propaganda tenuto ad Alessandria lo scorso anno, comincia a dare i suoi primi frutti. Recentemente esso ha avuto l’onore di disputare due match: uno con i Sordomuti dell’Istituto Assarotti l’altro con una società Sportiva composta di udenti, vincendo consecutivamente entrambi le partite per 1-2 – 1-0. E’ evidente come lo sport fra i sordomuti comincia a farsi strada e a dar segni di buona volontà e capacità e malgrado le differenze e il pessimismo di certi sordomuti che non hanno altro pregiudizio che quello di rendere meno colorata e gaia la vita della maggior parte dei sordomuti desiderosi di ascendere e di equilibrarsi con gli udenti, ben sapendo che lo sport è l’unica arma e l’unica forza capaci di risvegliare tutti gli assopiti valori morali portandoli alla viva luce del sole della vita che opera e guarda all’avvenire migliore; ormai possiamo dire lo sport in Italia ha la sua ragione di essere. La “Silenziosa” di Milano è ormai sulla strada dell’avvenire, avendo definitivamente sistemata la sua posizione disciplinando tutti gli esercizi sportivi sul vastissimo campo della Società Sportiva “Forza e Coraggio” dove si possono praticare i diversi rami dello sport a secondo dell’inclinazione dei propri associati. Gli allenamenti di foot-ball vengono eseguiti con squadre complete, che sono rappresentate da udenti, e ciò è di buon auspicio per tutti quei soci sordomuti che saranno presto esperti giocatori da augurare prossimo l’inizio del ciclo competizioni nazionali e Internazionali. Siamo altresì informati che il Presidente della “Silenziosa” ha già preso accordi con la Società sportiva fra i Sordomuti di Genova per concretare fra breve un incontro dimostrativo delle due Società, incontro che dovrebbe essere il punto di partenza delle future manifestazioni sportive nazionali ed internazionali, avendo ormai l’Italia dei sordomuti la possibilità di formare la squadra nazionale composta di elementi di Milano, di Genova e di Cremona. La notizia di questo prossimo incontro sembra avere conferma, e noi non esiteremo a comunicare dove e quando il match avrà luogo ma crediamo che esso si svolgerà alla Spezia il 30 agosto. Auguriamo che si giunga presto ad una risoluzione favorevole, onde poter vedere presto la gioventù silenziosa affermarsi e rivelarsi all’Italia intera un esempio degno della nostra razza e al mondo la forza e la gloria della Roma di Giulio Cesare.

VITA NUOVA
di Emidio Pacenza

Le notizie qui sopra pubblicate sono per sé stesse eloquenti: i primi incontri della Società Sportiva genovese con due vittorie e la sistemata posizione della “Silenziosa” sono cose che meritano una parola di incoraggiamento e nello stesso tempo un monito a tutti quelli che sono restii e affermano che lo sport dei sordomuti è deleterio. Si diceva, e si dice tuttora con una insinuazione maligna che è una chimera il voler tentare un cambiamento all’ordinamento sociale dei sordomuti attraverso le sane discipline sportive. E’ cosa che dicono sempre gli sciocchi, gli invidiosi e tutti quelli che credono sempre di aver ragione, ma finiscono col non averne mai. Realmente lo sport è la vera e genuina medicina della vita la quale attraverso esso si ridesta e acquista forma e vigoria, e il mormorare sul senso che lo sport pregiudica la salute dei sordomuti è cosa che dicono i poveri di spirito, di quelli che a loro il color di rosa della vita sembra soltanto un sogno! Ma via! Siamo logici. Si ricredano tutti quelli, poiché in Italia lo sport ci sarà e vivrà finché dura la vita. Io ho fatto qualche cosa e quel che sono riuscito a creare, sia pur attraverso grandi difficoltà d’ordine morale, lo difenderò e lo farò vivere con tutte le forze della mia anima. Molti hanno risposto al mio appello e i sordomuti di Genova furono i primi a comprendermi e a seguirmi rendendo meno gravoso il mio compito, compito che non era altro che di far fare una bella figura all’Italia rinnovata e come pure ai sordomuti dell’estero che pur essi coltivano lo sport: Ringrazio con tutto cuore i sordomuti di Genova per il loro buon senso e buona volontà, e questo esempio lo addito a tutti i sordomuti d’Italia affinché sappiano imitarli. Se lo sport è la vita della gioventù, la gioventù dovrà praticarlo e amarlo. Dunque alla giovinezza la forza e la vita e stiamoci lontani dalle beghe e dagli egoismi personali, i quali invece di portare a buon porto la barca della nostra vita la portano in mezzo alla burrasca si da farla infrangere fra gli scogli! Se tutti i sordomuti d’Italia specialmente la gioventù vorrà seguirmi e contribuire alla valorizzazione dello sport posso assicurare che a tutti quanti mi seguiranno sarà dato quel diritto a far parte del risveglio dei nostri valori morali. Ma ormai è tempo di finire con le ciarle con le promesse vaghe e senza senso! I tempi sono mutati e avete visto come l’Italia è diventata una Nazione potente e piena di ardori, ciò è stato fatto unicamente dalla gioventù italica, e così noi giovani dobbiamo imitare tutti quelli che hanno fatto grande e temuta la patria dando almeno una forza civile alla nostra vita: lo sport! Chi vorrebbe avere con me contatti, consigli od esortazioni non deve far altro che venire alle prossime feste di Spezia dove sarò a disposizione di tutti quanti desiderano assecondare le mie iniziative. Avanti, sordomuti d’Italia, siate uomini! L’immagine della vostra vita dovrebbe essere l’immagine della vita presente e avvenire per cui il passato dove la vita sembrava una pallida ombra: una vita senza scopo e senza fortuna dovrebbe esse morto e sepolto per sempre; e guardiano all’avvenire, accingiamoci a conquistare con l’esultanza delle nostre giovani anime l’ideale supremo della nostra esistenza migliore!.

COMMENTO (di Marco Lué):
Ogni commento è superfluo. Bastano le lungimiranti affermazioni che Emidio Pacenza scrisse nel 1926, tra cui, in particolare: «Bisogna dire a tutti i sordomuti d’Italia... che lo sport, oltre all’educazione intellettuale, dovrebbe essere la loro principale divisa, come emanazione di una vita sana...», e ancora: «Cultura e sport rappresentano quel complesso di fattori che danno il senso reale di uno squisito vivere!», e così concludeva una sua illuminata relazione: «Coltiviamo lo sport per meglio conoscerci e per renderci soprattutto migliori». Sono ormai pochi i sordi che possono dire di avere ben conosciuto Emidio Pacenza. Io l’ho conosciuto, me lo aveva presentato Francesco Rubino, ma leggendo queste sue pagine che il Vice presidente nazionale dell’ENS ha rispolverato da qualche dimenticato archivio, mi rendo conto che la mia conoscenza di quel grand’uomo e vero sportivo era assai superficiale. Emidio Pacenza, oltre che fondatore dello sport silenzioso prima a Milano e poi in tutta Italia, è stato pure un personaggio di rilevanza internazionale: nel 1924 era stato a Parigi per i primi Giochi Sportivi Internazionali dei sordi, e lì aveva allacciato stretti rapporti di amicizia con il suo quasi coetaneo belga Antoine Dresse, che nel 1933 lo volle membro dell’Esecutivo CISS (Comité International Sport des Sourd), carica di gran responsabilità che conservò fino al 1946. Va anche osservato che Emidio Pacenza vantava una cultura letteraria di alto livello, che fa onore a tutti i sordi di allora e di oggi.

ss001

Ritorna Indietro