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Renoldi Antonio . Educatore sordo

Presso la “Casa del Sordoparlante”, la sede della Sezione Provinciale dell’ENS di Brescia, in Via Castellini, nella “Sala Conferenze” intestata al cav. uff. Abrami, c’è un grande dipinto che raffigura il beato Lodovico Pavoni, sorpreso in estasi da un bambino, che alza verso il frate lo sguardo implorante ed una mano in gesto di richiamo. Ma chi era quel bambino? Il 28 novembre 2002 la Sezione Provinciale ENS di Brescia ha celebrato il centenario della scomparsa di Antonio Renoldi, appunto l’ex bambino ritratto con il beato Pavoni. Era stato il frate ad accogliere nella sua scuola, aperta ai piccoli sordi poveri e bisognosi d’istruzione, il piccolo Renoldi – nato il 31 gennaio 1830 – rimasto orfano di padre, la madre, sarta “cucitrice”, lo affidò per l’istruzione all’Istituto di Brescia fondato da don Pinzoni, poi assorbito dall’Istituto “Pavoni”.

Antonio Renoldi
Antonio Renoldi

Antonio era un bambino vivace e sveglio e il Pavoni lo seguì personalmente. Fu in seguito a tale confidenza, che un giorno Antonio sorprese il frate in estasi davanti alla statua dell’Immacolata, e quel particolare episodio è stato poi raffigurato in un dipinto.

Dopo la conclusione del ciclo di studi, Antonio diventò “frate pavoniano”, svolgendo presso l’Istituto l’attività di assistente dei nuovi allievi sordomuti. Ma dopo quattro anni, egli si rese conto che quella non era la sua strada e non volle più vivere da frate.
Uscì dalla congregazione, ma continuò a frequentare l’Istituto, dove divenne in seguito vice-maestro, e poi maestro, e in tale ruolo fu assunto dall’Istituto, dov’era affiancato da un assistente udente, per insegnare più adeguatamente agli studenti sordi. Egli, nel suo ruolo di maestro, utilizzava sia i segni, sia la lingua parlata, la lettura labiale e l’italiano scritto. Gli fu conferito anche l’incarico di responsabile della Società Sordomuti di Brescia, e tutte le domeniche insegnava catechismo ai sordomuti adulti. Renoldi era una persona di buona cultura, di lui si sono trovati documenti e numerose sue lettere. In una di queste lettere, Renoldi racconta di essersi trovato in difficoltà quando si è trovato in tribunale senza l’interprete, e non riusciva a capire le contestazioni. Significativa è una frase da lui scritta «…la legge vuole un interprete…», dimostrerebbe che già allora i sordomuti avevano il diritto di farsi assistere dall’interprete in tribunale. Dopo essere diventato maestro, Renoldi si sposò con una sordomuta, Paolina Fenotti, che gli diede otto figli, un maschio e sette femmine, ma due, tra cui il maschio, morirono in tenera età, ed anche la moglie, Paolina, scomparve nel 1871, lasciandolo con sei figlie che educò con difficoltà, anche per il fatto che i suoi metodi, ed il suo atteggiamento insofferente alle rigide regole del tempo – soprattutto quando prendeva le difese dei ragazzi sordomuti – gli attirarono le antipatie dei suoi superiori, accentuate dopo il Congresso di Milano del 1880, che aveva abolito l’uso dei segni nell’insegnamento dei sordi, e quel nuovo metodo era in contrasto con l’istinto di Renoldi, che essendo sordo lo usava a suo agio. Nel 1887 gli fu tolto l’assistente udente e nel 1894, dopo varie angherie per convincerlo a lasciare l’insegnamento, nel 1894 la direzione gli comunicò l’esonero dal lavoro e, «…in considerazione dei servizi tanto amorevolmente da lui prestati per ben 47 anni e in considerazione dell’età avanzata….», aveva 64 anni, gli concedeva una pensione annua vita natural durante. Non era come oggi, la pensione concessa al Renoldi era molto bassa, insufficiente per vivere. L’anno successivo, Renoldi si risposò, questa volta con una donna udente, Giulia Masini, ed intanto continuava ad insegnare catechismo ai sordomuti e ad istruire gratuitamente, a casa sua, i sordomuti in difficoltà e che non potevano essere accolti all’Istituto “Pavoni”. Nella primavera del 1908, quando iniziò il processo di beatificazione di Lodovico Pavoni, il Renoldi era citato come testimone oculare, da bambino aveva visto il frate in estasi, ma quando fu convocato in Vaticano, il 28 novembre di quell’anno, egli era ormai a letto e in fin di vita, morì di emorragia cerebrale quel giorno stesso.

Agli Atti di beatificazione del Pavoni, è conservata una lettera che Renoldi scrisse il 21 gennaio 1908 a Padre Rolandi «…La ringrazio tanto per la sua ottima lettera per il mio caro Padre Pavoni, che per me era proprio un padre amoroso, che mi sta stampato nel cuore e percciò non posso scordarmidi lui».

Le foto sono riprodotte dalla rivista della Sezione ENS di Brescia “La Voce del Sordoparlante” nel 2002. – ps003 (2002)

PER SAPERE DI PIU’

San Ludovico Pavoni