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Santuario Arcivescovile di Beata Vergine dei Miracoli di Corbetta (Milano)

Il santuario costruito dove precedentemente esisteva l’oratorio di S. Nicolao del XII secolo è stata eretta a santuario nel 1556, l’anno dopo il miracolo, e successivamente ampliata a partire dal 1620.
Nel XVIII secolo l’architetto Francesco Croce aggiunse il santuario superiore dove si trova l’importante affresco della “Vergine in trono” dipinto nel 1475 da Gregorio Zavattari. La tradizione riporta che il primo miracolo avvenne giovedì 17 aprile 1555, quando il Bambino scese a giocare con tre ragazzi, ed in seguito, miracolato, uno di questi, sordomuto dalla nascita, corse verso il paese gridando e piangendo, guarito.
Da quel momento la chiesa divenne meta di pellegrinaggi e numerosi furono i miracoli.
Per questo Papa Paolo IV denominò la Vergine di Corbetta, Madonna dei Miracoli.
Altre opere di notevole valore artistico sono qui custodite come il ciclo degli affreschi seicenteschi ispirato alla vita di san Mona e quelli tardo cinquecenteschi raffiguranti episodi della vita di Gesù.
Storia
Il Bambino Gesù sfugge dal braccio della Madonna e scende in piazza a giocare con tre suoi coetanei. È capitato il 17 aprile 1555, primo giovedì dopo Pasqua, a Corbetta, una cittadina elegante, anche per la presenza di numerose ville patrizie, ad una ventina di chilometri da Milano sulla strada verso Vigevano”.
Questa notizia, che ha del sensazionale, potrebbe essere considerata frutto di pura fantasia, se non avesse il supporto di dati storici. I tre ragazzetti che giocano sulla piazza hanno un nome: Cesare dello Stampino, Antonio della Torre ed il fratello Giovanni Angelo, di dieci anni, sordomuto dalla nascita, chiamato familiarmente Navello.
Sulla facciata della chiesetta di S. Nicola è dipinta una bell’immagine della Madonna, seduta in trono, con in grembo il Bambino Gesù. Quel giorno, come ogni giorno, tre ragazzi stanno giocando sulla piazzetta antistante, quando all’improvviso un grido, con voce articolata: Il Bambino! La Madonna! interrompe il gioco ed attira l’attenzione di tutti. È proprio Giovanni ad accorgersi per primo che Gesù Bambino è sceso sulla piazza a giocare con loro. La sua meraviglia sfocia nell’urlo di gioia e nello stesso istante riacquista l’uso della parola. Il Bambino Gesù, lasciato il quadro, e sceso in piazza, osserva compiaciuto i trastulli dei tre ragazzi. Anche la Madonna, quasi sorpresa, accortasi della fuga del Bambino, è scesa anche lei sulla piazza a riprenderlo, come una buona mamma.
I ragazzi, riavutisi dallo stupore, lasciano il gioco e corrono a raccontare il fatto ai genitori, e la notizia si diffonde in un baleno, nel piccolo borgo ed oltre. L’episodio sembra frutto della fantasia dei ragazzi, tanto è meraviglioso, ma rimane la prova inconfutabile: Navello parla speditamente, mentre prima era muto e sordo!
È il primo miracolo di una lunga serie: nel giro di soli 80 giorni dopo l’apparizione, se ne conta una cinquantina. Dei primi si ricorda anche il giorno ed il nome del fortunato: Serafino Barchetto il 20 aprile, Beltramina Marcotti il 21, Pietro da Siena il 22, Tommaso Ferrario e moltissimi altri, tanto che la Madonna di Corbetta prende il nome di Madonna dei miracoli.
L’anno seguente 1556, il Capitolo dei Canonici, per accogliere i numerosi pellegrini e per proteggere il dipinto esposto alle intemperie, decide la costruzione di un Santuario, nominando una commissione che ne segua i lavori; lavori che procedono a rilento in quegli anni calamitosi, per il sopraggiungere, tra le tante difficoltà, anche della storia e terribile pestilenza, ricordata dal Manzoni ne “I promessi Sposi”, e delle numerose guerre d’invasione.
Però già nel 1560 la Curia Romana inizia il processo per l’esame sull’autenticità dell’Apparizione, e nel 1562, su richiesta del giovane Cardinale S. Carlo Borromeo, il Papa Pio IV concede l’indulgenza plenaria, in forma di Giubileo.
Solo sul finire del 1700 il Santuario superiore può dirsi completo, ma avrà la fisionomia attuale solo in seguito ai lavori eseguiti nel 1800 e nel 1900. Nonostante la molteplicità delle linee architettoniche, la Chiesa risulta di una sua armoniosa bellezza. L’interno, a croce latina, comprende sei cappelle laterali, dedicate a vari Santi, e ricche d’opere d’arte. Pregevoli sono gli affreschi della cappella di S. Antonio, opera del pittore Stefano Montalto, il Crocifisso ligneo del 1600, e gli affreschi di Giuseppe Reina e di Giovanni Perabò, raffiguranti il miracolo. Sopra l’altare centrale, in posizione elevata, è il dipinto del Miracolo, opera di eleganza raffinata, che si ispira a modelli toscani del 300, dai quali l’autore Gregorio de’ Zavatteri ha tratto la composta dolcezza dei volti.
Dopo ampi e costosi restauri, il Santuario è consacrato nel 1954, Anno Mariano. Ricorrendo poi nel 1955 il quarto centenario dell’Apparizione, il Capitolo di San Pietro in Vaticano concede la facoltà di incoronare l’Immagine della Madonna e del Bambino. Le preziose corone sono poste sul capo della Madonna e del Bambino Gesù, il 17 aprile di quell’anno, dall’Arcivescovo di Milano il Cardinale Giovanni Battista Montini, futuro Papa Paolo VI. (Fonte: Don Mario Morra, SDB).

La Madonna del Sordomuto di Corbetta
A cura di Giovanni De Carlis, da Santuari Mariani legati alla Storia dei Sordomuti, 1971.
NELLA VISIONE Dl MARIA IL SORDOMUTO ACQUISTO’ LA PAROLA
Dei tre fanciulli, che a Corbetta videro la Madonna, Antonio Della Torre era sordomuto.
Al santuario sorto sul luogo del prodigio vanno spesso in pellegrinaggio i sordoparlanti lombardi
La storia
Era l’anno 1555. Sedeva Sommo Pontefice Marcello II governatore di Milano era Ferrante Gonzaga. L’Itali era agitata da discordie civili, calpestata da invasori, devastata da guerre e stragi, e ridotta a miserrimo stato.
In quel torno di tempo, molti segni celesti e fatti prodigiosi confortarono le buone popolazioni e servirono a risvegliare la fiducia nel divino soccorso.
A Corbetta, a metà strada tra Milano e Novara, sorgeva la chiesa dedicata al Vescovo San Nicolao. Sulla facciata, in alto, stava dipinta un’immagine di Maria Santissima col Bambino Gesù sul grembo, quale ancor oggi è venerata.
Il miracolo
Il 17 aprile dell’anno 1555, primo giovedì dopo la Pasqua di Risurrezione, due ore circa avanti in mezzogiorno, tre ragazzi giocavano alle palle sulla piazzuola innanzi alla chiesa. Uno dei tre, di circa dieci anni, era sordomuto e come tale conosciuto da tutto il paese. Aveva nome Antonio Della Torre detto “del Novello”.
D’improvviso il Novello manda un grido di sorpresa, esclamando: “il Bambino e la Madonna!”. I suoi compagni, attoniti al repentino parlare del muto, guardano dove egli addita, e vedono l’effige del Bambino Gesù, che in forma di bambino vivente, si era staccato dal grembo della Madre, e, disceso a terra, si posava in atto di osservare gli innocenti loro trastulli. Vedendo la Vergine Madre che lascia il seggio suo, scende essa pure a terra, vi ripiglia il Divino Infante e ritorna al posto primiero dove si colloca nell’atteggiamento avuto sempre.
Ilracconto meraviglioso, attestato da fanciulli innocenti e confermato dall’altro prodigio della loquela improvvisa del sordo¬muto, destò grande sorpresa e viva commozione in tutto il paese.
Tutto il popolo abbandonò il lavoro, si riversò in chiesa e ven¬nero cantate le Litanie in onore della Vergine benedetta.
Un’antica epigrafe racconta con mirabile chiarezza il prodigio:
SCESA MARIA A RIPIGLIARE IL FIGLIO
CHE LASCIATO IL MATERNO GREMBO
IN MEZZO A TRE FANCIULLI
SCHERZAVA SU QUESTA PIAZZA
ANGELO DELLA TORRE NATO SORDO MUTO
SANATO IMPROVVISAMENTE NEI DUE SENSI
ADDITAVA AI COMPAGNI IL PRODIGIO
IL GIORNO 17 APRILE 1555
L’erezione del Santuario
L’affluenza continua dei devoti cagionata dal largheggiare in grazie della Madonna indusse il clero a promuovere l’erezione di un santuario sul luogo della celeste Visione. E questa è una prova sensibile, atta a convincere anche gli increduli, della verità del prodigio avvenuto.
Va ricordato che alla erezione, come all’ampliazione ed alla ricchezza degli ornamenti, concorse non solo il popolo, ma anche un buon numero di persone colte ed appartenenti alle più nobili famiglie. E vennero poste su marmo le seguenti due iscrizioni

A PIE’ DI MARIA
FONTE DI GRAZIA E MISERICORDIA
OUI TROVARONO SANITA’ GLI INFERMI
SOLLIEVO GLI AFFLITTI, SALUTE I PECCATORI
CONFIDA, O PELLEGRINO, E PROVA
OUANTO La MADRE TUA E’ PIETOSA E POTENTE

MARIA, QUI APPARENDO CON GESU’ BAMBINO
IL XVII APRILE MDLV
GUARIVA UN SORDO-MUTO
CHIAMAVA LE MQLTITUDINI A PIETA’
ENTRA O FEDELE
EFFONDI IL TUO NEL CUOR DELLA MADRE

Indulgenze e privilegi
Guardo accadde la celeste apparizione, San Carlo, già diacono, era in Roma dove l’aveva chiamato il Supremo Gerarca. Udite le meraviglie che avvenivano in Corbetta, il concorso dei pellegrini che s’affollavano a venerarvi la Santa Vergine, presentossi al Santo Padre, e ottenne «vivae vocis oraculo» l’Indulgenza Plenaria per il giorno della Natività di Maria SS. deI 1560. La medesima grazia ottenne pure S. Carlo gli anni successivi, ma estesa anche alla festa dell’Assunzione e per più anni.
A meglio appagare le brame dei fedeli che accorrevano con tanto frutto cicli e loro anime al Santuario di Corbetta, il tesoro dell’Indulgenza Plenaria fu esteso a tutte le altre festività di Maria SS. E venne distinto da privilegio particolare l’altare della Vergine Miracolosa, e fu concessa per ogni giorno dell’anno e per ogni celebrazione di S.Messa applicata ai Defunti, tanta indulgenza quanta occorre per liberare dal Purgatorio l’anima in suffragio della quale si offre il 5. Sacrificio.
Indulgenza di “Anno Santo”
Tutti questi favori furono poi contornati da un altro ancora maggiore ed è il privilegio dell’Indulgenza plenaria in forma di Giubileo, da lucrarsi ogni anno, in perpetuo, nel primo giovedì dopo Pasqua, che venne perciò chiamato «il giorno del Gran Perdono”.
Il Sommo Pontefice Pio IV, nel breve “Unigeniti Filii Dei”, col quale accordò la Grande Indulgenza in forma di Giubileo, in memoria dell’avvenuta Apparizione e de’ seguiti prodigi, chiamò l’immagine della Vergine Santissima venerata di Corbetta: la Ma¬donna dei miracoli.

SANTUARIO DELLA BEATA VERGINE DEI MIRACOLI

Indirizzo Via Mazzini, 2
Comune CORBETTA
Provincia MI
Cap 20011
Regione Lombardia
Stato Italia
Telefono 02/9779066
Santuario  – questa chiesa costruita dove precedentemente esisteva l’oratorio di S. Nicolao del XII secolo è stata eretta a santuario nel 1556, l’anno dopo il miracolo, e successivamente ampliata a partire dal 1620. Nel XVIII secolo l’architetto Francesco Croce aggiunse il santuario superiore dove si trova l’importante affresco della “Vergine in trono” dipinto nel 1475 da Gregorio Zavattari. La tradizione riporta che il primo miracolo avvenne giovedì 17 aprile 1555, quando il Bambino scese a giocare con tre ragazzi, ed in seguito, miracolato, uno di questi, sordomuto dalla nascita, corse verso il paese gridando e piangendo, guarito. Da quel momento la chiesa divenne meta di pellegrinaggi e numerosi furono i miracoli. Per questo Papa Paolo IV denominò la Vergine di Corbetta, Madonna dei Miracoli.
Altre opere di notevole valore artistico sono qui custodite come il ciclo degli affreschi seicenteschi ispirato alla vita di san Mona e quelli tardo cinquecenteschi raffiguranti episodi della vita di Gesù.


Santuario Arcivescovile Beata Vergine dei Miracoli
Tratto da: – Maria Luisa Gatti Perer (a cura di), 
Il Santuario di Corbetta, 1995
– Il Santuario della Madonna dei Miracoli di Corbetta, 1955
Il significato religioso
Il "Perdono" Era il giovedì dopo Pasqua quando avvenne l’apparizione. A questo giorno restò legata la celebrazione della solennità del Perdono in seguito alla bolla " Unigeniti Filii Dei " del 31 agosto 1562 di Papa Pio IV, il quale concedeva un’indulgenza plenaria straordinaria (in forma di Giubileo) ai fedeli che, con le dovute disposizioni spirituali, avessero visitato l’altare della Beata Vergine dei miracoli in San Nicola. Il privilegio ha esercitato un forte richiamo verso il Santuario sulla popolazione della vasta zona compresa tra Milano e Novara e delimitata a nord da Busto Arsizio, Legnano, Saronno e Rho; a sud da Binasco e Vigevano. La concessione papale è stata ottenuta da Carlo Borromeo, Segretario di Stato, molto devoto della Madonna qui venerata: ai suoi piedi si fermerà " a prendere la perdonanza " anche nel suo viaggio verso Torino per venerare la Sindone. Per questo sono stati ricostruiti presso il Santuario gli ambienti nei quali ha soggiornato il Santo Arcivescovo durante le Visite Pastorali a Corbetta negli anni 1577-82.
Le altre feste distinte in modo particolare in Santuario sono la domenica dopo Pasqua, che è un’appendice popolare al " Perdono ", e il 17 aprile, anniversario dell’apparizione.
La consacrazione del Santuario e l’incoronazione della Madonna Al termine dei lavori di restauro il complesso del Santuario era pronto per la solenne Dedicazione al culto di Dio e della Vergine, per la quale si era già impegnato l’Arcivescovo Cardinal Alfredo Ildefonso Schuster, che però decedeva il 30 agosto 1954 e veniva sostituito nella cerimonia, il 12 settembre, da Mons. Luigi Pirelli Vescovo di Andria. Il giorno precedente era stato festosamente accolto in Corbetta il gruppo statuario conservato nella cappella delle benedizioni, che era partito dall’Arcivescovado di Milano dopo la benedizione di Mons. Domenico Bernareggi, Vicario Capitolare. Nel quarto centenario dell’apparizione, il 17 aprile 1955, Mons. Giovanni Battista Montini, allora Arcivescovo di Milano, per decreto del Capitolo Vaticano incoronava solennemente l’immagine miracolosa e proclamava la " Beata Vergine dei miracoli " venerata nel Santuario di Corbetta " Patrona della zona 
L’oratorio di S. Nicola e l’affresco della Madonna L’attuale Santuario sorge sul luogo anticamente occupato da un oratorio dedicato a San Nicola, le cui origini sembrano risalire al XII secolo. La primitiva chiesetta, che pare essere stata ricostruita intorno alla metà del Quattrocento, secondo le linee rinascimentali, viene dotata di una cupola a tamburo ottagonale decorata con figure di santi che si ispirano alla maniera di Bernardino Luini, secondo quanto riporta un testo di Ambrogio Palestra sul Santuario. Sulla facciata Gregorio de’ Zavattari, importante pittore della scuola lombarda del secondo Quattrocento, affresca una Madonna con Bambino nel 1475, opera di raffinata eleganza che si rifà, nella tematica, ai modelli toscani del secolo precedente dai quali il pittore trae la dolcezza che i volti manifestano.
Il dipinto del miracolo Tale dipinto diviene oggetto di venerazione per il miracolo accaduto nel 1555. Il 17 aprile tre bambini del luogo: Cesare dello Stampino, Antonio della Torre ed il fratello Giovanni Angelo detto del Novello, sordomuto dalla nascita, giocavano sulla piazzetta antistante la chiesa. Improvvisamente il piccolo Giovanni Angelo comincia a parlare e insieme ai compagni dice di essere stato testimone di un fatto miracoloso: il bambino dipinto, staccatosi dall’affresco, si era messo a giocare con i tre ragazzi, e la Madonna era scesa a riprenderlo. Da questo momento la chiesa di San Nicola diventa luogo di intensa preghiera e meta di numerosi pellegrinaggi. 
La prima cappella superiore – Le famiglie nobili di Corbetta si riuniscono in un Capitolo amministrativo, sorto la presidenza di Ambrogio Spanzotta, e nel 1556 per timore che il dipinto del miracolo possa rovinarsi, esposto come era alle intemperie, decidono di costruire un santuario che si appoggi alla facciata della chiesa, come risulta dalla visita pastorale fatta a nome di San Carlo da Padre Leonetto Chiavone, gesuita, nel 1567. Questo constava originariamente di un portico nella parte inferiore e, nella parte superiore, di una cappelletta che, pur essendo estremamente piccola, misurava infatti braccia 10 in larghezza e 8 in lunghezza, corrispondenti a circa metri 6 x 4,80, era ornata sulla volta interna dal noto pittore del tempo Francesco Pessina e vi si ascendeva per una scala interna a San Nicola. La cappella superiore viene ampliata una prima volta nel 1574 su disegno di Vincenzo Seregni, che aggiunge anche una scala a settentrione per facilitare la discesa dei visitatori. Sempre nel 1556, in parte a spese proprie, in parte con le offerte dei devoti, i deputati decidono di acquistare un terreno ad est della chiesa di San Nicola per costruire il coro e spostare indietro l’altare che prima sorgeva sotto la cupola. Tali lavori di ampliamento che portavano la chiesa ad assumere l’attuale forma a croce latina sono ricordati da un’epigrafe che si trova nel centro della parete absidale. 
I lavori nel 1600 La fabbrica riprende all’inizio del 1600 con all’esterno l’esecuzione, ai lati sud e nord, dei cornicioni che raccordano le cappelle, I’erezione di una scala lignea e l’imbiancatura delle pareti esterne con polvere di marmo ad opera di Cristoforo Alemani, che all’interno esegue il lavoro di pavimentazione nella chiesa inferiore e innalza con tre gradini di marmo macchiato il livello dell’altare maggiore. Questo era allora di legno, intagliato da Giulio Mangone e indorato da mastro Celidonio Aquino. Di questo impianto seicentesco rimangono i due angeli che possiamo notare ai lati dell’attuale altare e l’ancona con San Nicola già presente nel 1616. La direzione dei lavori era affidata a Fabio Mangone, allora architetto della fabbrica del Duomo, che, chiamato a sovraintendere ai lavori di ripristino al triburio pericolante, esegue il disegno per la balaustra che ancora si osserva davanti all’altare maggiore, realizzata nel 1620 dai marmorini Gio Domenico Vigna e G. Morelli. Del medesimo architetto risulta essere un disegno della facciata conservato nell’Archivio del Santuario del quale è stata eseguita la parte inferiore o portichetto prima che la peste del 1631 venisse ad interrompere i lavori. Tuttavia l’aspetto della facciata di allora è testimoniato da un disegno della fine del secolo che rivela un andamento legato agli schemi classici del tardo rinascimento milanese. E’ ancora questo documento che ci mostra la posizione delle due scale di accesso alla cappella superiore: una più piccola in pietra, probabilmente la primitiva della fine del secolo XVI, interna alla chiesa inferiore, era ad una rampa che partiva dall’attuale cappella del SS. Crocifisso; l’altra, dalle più imponenti dimensioni, era in marmo. Quest’ultima, eretta nel 1690, dalla piazzetta antistante alla chiesa, corrispondente all’attuale rizzata allora detta " del cimiterio ", raggiungeva, dall’esterno, la cappella superiore, appoggiandosi per un lato ad un edificio che costituiva il prolungamento del lato nord della chiesa e occupava l’attuale piazzetta Pio IV. La cappella superiore riceveva luce da una grande finestra centrale a forma di nicchia posta sulla facciata, dirimpetto all’immagine miracolosa, la quale veniva protetta inizialmente da una tenda e successivamente, a partire dal 1706, da un cristallo. 
Il definitivo santuario superiore: 1743-50 Il XVIII è il secolo in cui i lavori della fabbrica fervono maggiormente intorno al Santuario superiore, se si eccettuano quelli al coro della chiesa inferiore nel 1712 e 1713, per i quali vengono pagati gli stuccatori Aliprandi e Beltramelli, e la costruzione di due amboni o pulpiti dei quali non rimane traccia. Nel 1733 si pensa di edificare una nuova e più vasta cappella secondo un progetto già esistente, ma i disagi delle guerre e le difficoltà dell’esecuzione suggeriscono ai deputati di nominare, nel 1736, una delegazione, formata dai nobili Filippo Archinto, Giuseppe Brentano e Francesco Maria del Maino, che studi la possibile realizzazione dell’opera. Per questo si pensa di consultare il famoso architetto Francesco Croce che in quegli anni si trovava a Corbetta per sovrintendere ai lavori della fabbrica di Palazzo Brentano. Gli si espone il proposito di trasportare al piano inferiore l’immagine della Beata Vergine dei Miracoli e per questo lo si incarica di un disegno per il nuovo altare. Si è già ottenuta l’autorizzazione della Curia romana per il trasporto dell’affresco, si sono già presi accordi con i marmorini Nava e Vignetti ed il Capitolo ha già ordinato la demolizione del vecchio altare di San Nicola, quando Filippo Archinto nel 1740 propone di consultare un altro architetto. Sembra che la sua decisione sia dovuta al desiderio di rispettare la volontà paterna che legava il lascito di una ingente somma di denaro, a favore del Santuario, all’esecuzione di una nuova cappella superiore. Viene interpellato Donnino Riccardi, che attua, invece del trasporto, l’innalzamento dell’affresco così che esso diviene l’elemento dominante del nuovo Santuario. L’ampliamento della cappella prevede la necessità di due scaloni laterali e di una nuova facciata i cui lavori si prolungano dal 1743 al 1750 sotto la direzione del Croce. Questi apporta anche delle modifiche all’interno arricchendo il disegno del Riccardi di particolari marmorei, eseguiti da Carlo Nava, e di decorazioni bronzee all’altare e alla cornice dell’affresco, messe in opera da Carlo Antonio Pozzi. Anche la facciata deve essere riccamente rivestita con marmi di Miarollo e avere al centro del secondo ordine la statua della Madonna con Bambino, ancora oggi visibile. Quest’ultima, come risulta dalle note d’archivio di quegli anni, venne condotta dal cantiere, via Naviglio, a Robecco e di qui trasportata a Corbetta e collocata sulla facciata ad opera dello scultore Angelo Maria Beretta che ne è anche il probabile autore. Nel 1752 si esegue all’interno del Santuario la balaustra dell’altare, forse disegnata dal Croce, offerta da Carlo Brentano che or" dina anche l’esecuzione della rizzata davanti alla chiesa. Ciò che caratterizza quell’anno è però la visita dell’Arcivescovo di Milano, Giuseppe Pozzobonelli, che salendo nella nuova cappella della Beata Vergine rimane " soddisfatissimo ".
La decorazione L’interno del Santuario non doveva però sembrare completo ai deputati del Venerando Capitolo che, nel 1775, decidono di procedere a nuovi lavori di abbellimento pittorico per i quali vengono incaricati Giuseppe Reina e Giovanni Perabò. Il Reina si impegna ad eseguire l’opera di architettura e di ornato, mentre Perabò dipinge, nell’ampia tazza l’affresco dell’Assunzione della Vergine, nei pennacchi della cupola quattro primarie virtù di Maria e, negli specchi sovrastanti gli intercolumni, gli otto misteri principali della vita della Madonna monocromi. Nei riquadri di finta architettura lo stesso pittore ha affrescato quattro figure bibliche: Isaia, Davide, Giuditta, Ester; e, nelle pareti laterali, sedici simboli di Maria. Sempre del Perabò sono pure gli affreschi raffiguranti il miracolo di Corbetta, posto sulla parete di fronte all’altare, e la rivelazione a San Giuseppe della maternità della Vergine. Con l’esecuzione del pavimento nel 1868 ad opera del signor Davide Macchi e la doratura dei capitelli, il Santuario superiore assume l’attuale aspetto tardo barocco. Esso risulta di una architettura complessa e armoniosa, in cui l’ordine corinzio si fonde a numerosi altri motivi architettonici così da suscitare un sentimento di unità pur nella molteplicità delle sue parti. 
I lavori effettuati nel 1800  Se la fabbrica del Santuario superiore può dirsi compiuta alla fine del 1700, non altrettanto vale per la Chiesa di San Nicola che deve la sua fisionomia odierna ai lavori del 1800 e del 1900. L’attuale altare, in sostituzione di quello ligneo seicentesco, risale infatti al 1820-22. Fu eseguito dai marmorini Luigi Tantardini e Gioachino Cen-chione su disegno di Luigi Rovida. Il progetto originario non preve-deva i due angeli oranti laterali, resti del precedente altare, ma la bellezza delle due statue ne ha suggerito l’inserimento anche nella presente struttura. La cupola, precedentemente imbiancata per il colera, è stata decorata nel 1874 da Mosè Bianchi, lodigiano, che ha anche affrescato i quattro Evangelisti nei pennacchi e l’Eterno Padre nel voltino sovrastante l’altare, strappati poi con procedimento tecnico in seguito ai lavori del 1950.
LA FACCIATA  Anche la facciata, nel 1889, ha subito un’ultima trasformazione ad opera dell’ingegner Luigi Moretti e dello scultore Fumeo che la hanno arricchita di nuove statue di pietra. Le figure che sovrastano il timpano dell’ingresso principale simboleggiano la Fede e la Carità. Più sopra, i tre bassorilievi rappresentano uno l’apparizione della Madonna con il Bambino, mentre gli altri racchiudono due simboli riguardanti Maria. Nella parte più alta, collocate nelle nicchie ai lati del più antico gruppo della Vergine con Bambino, campeggiano le due grandi statue di San Ambrogio e San Nicola.
I restauri: 1948-55 Particolarmente importanti sono stati i lavori di restauro iniziati nel 1948, quando la chiesa di San Nicola era in precarie condizioni, e completati nel 1955, anno dell’incoronazione della Madonna di Corbetta, nel IV centenario dell’apparizione. Durante questi lavori, diretti da Giannino Castiglioni e dai figli Giacomo e Achille, facendo degli assaggi a fianco della cappella del SS. Crocifisso e in prossimità dell’organo, che allora si trovava sulla parete di fronte all’altare maggiore, sono stati messi in luce un originale capitello in pietra d’Angera, dalle linee e proporzioni molto armoniose. Anche sotto la trabeazione si sono rinvenute le tracce di quella antica in cotto con dentelli di un bel Rinascimento. L’importanza delle scoperte ha suggerito di togliere le decorazioni ai capitelli delle lesene e al cornicione, eseguite in stucco nel 1874 da Giuseppe Toscani, per riportare l’interno della chiesa alle più sobrie linee classiche. Nella cupola, staccati i più recenti dipinti e scrostati gli intonaci, sono apparsi gli affreschi di ispirazione cinquecentesca raffiguranti Gesù Cristo, la Vergine, gli Apostoli, San Ambrogio, San Nicola e i 160 volti di Angeli, che oggi decorano la volta fino alla lanterna. Gli affreschi ai lati dell’altare, raffiguranti scene della vita di San Nicola, sono invece stati eseguiti nel 1954 dal pittore Primo Lavagnini
Negli stessi anni i professori Archimede Albertazzi, Franco Milani e Mario Vago hanno lavorato su tutti gli altri affreschi anche del Santuario superiore con delicata e paziente opera di restauro integrativo e pittorico, che ha comportato interventi di rifacimento dove il tempo e le abrasioni avevano intaccato pittura e sottofondo.
Le cappelle in San Nicola  La chiesa inferiore risulta attualmente dotata di sei cappelle costruite in tempi diversi. La prima della quale si ha notizia è quella di Santa Dorotea attualmente dedicata a San Mona, che compare attorno al 1580, sotto il patrocinio della nobile famiglia Beolco; di fronte a questa pochi anni dopo viene edificata un’altra cappella, all’inizio anonima, che nel 1603 risulta dedicata a San Carlo (ora San Giuseppe). Nel 1612 le cappelle esistenti sono quattro e vengono affidate ciascuna ad un membro del Capitolo dei Deputati del Santuario che è obbligato a dotare la cappella di una tavola o ancona di buon maestro. La cappella di S. Dorotea passa dai Beolco ai Borri, che la dedicano a un loro illustre antenato, San Mona, Arcivescovo di Milano nel III secolo; quella di San Carlo è data a Pietro Cantoni, priore; quella di San Francesco, di fianco a San Mona (ora ADDOLORATA) alla famiglia Spanzotta; la cappella di fianco a San Carlo allora anonima (ora San Gottardo) a Girolamo Borri. Quest’ultima appare dedicata a San Giuseppe fino al 1649, anno in cui passa alla nobile famiglia Frisiani che, qualche anno più tardi, la intitola a San Gottardo come è visibile da una lapide posta sul lato sinistro della cappella.
Nel 1620 si decide di dedicare una cappella a Sant’Antonio: viene incaricato dei lavori mastro Cristoforo Alemani, che in quegli anni lavorava alla fabbrica della Chiesa. L’opera viene interrotta a causa della peste che incombeva sull’intero Ducato di Milano e viene ripresa nel 1649 con 1’erezione di una statua dedicata al Santo. Nel 1650, dal momento che questa cappella non era sotto il patronato di alcuna famiglia, le gentildonne di Corbetta chiedono di proseguire i lavori di abbellimento istituendo un fondo di raccolta al quale partecipano tutti i cittadini. Viene chiamato nel 1657 ad affrescare la cappella il pittore Giò Stefano Montalto, la cui opera si può ammirare ancora oggi. Contemporanei a questi affreschi sono quelli di San Mona. Qualche anno più tardi, nel 1660, la cappella di San Carlo era in stato di abbandono. Per questo il nobile Ippolito Airoldi chiede il permesso di dotarla nuovamente e la intitola a San Filippo Neri e fa affrescare, da un pittore a noi ignoto, i due riquadri laterali ancora presenti nella cappella, ora dedicata a San Giuseppe. L’impianto delle cappelle rimanc inalterato fino al 1829 anno in cui si costruisce la cappella del SS. Crocifisso che viene decorata nel 1854 dal pittore Giuseppe Toscani. L’aspetto attuale delle cappelle è quello conferito loro dai grandi lavori di restauro degli anni Cinquanta, quando sono state ripulite subendo delle trasformazioni. In particolare nella cappella di San Francesco vengono riportati alla luce affreschi tardo cinquecenteschi che giustificano l’attuale dedicazione all’Addolorata. Altri lavori di rilievo sono quelli alla Cappella del SS. Crocifisso nella quale le opere di stucco e ornato sono eseguite dai fratelli Albertazzi, mentre l’altare è dello scultore Giannino Castiglioni. Entrando nella chiesa di San Nicola le cappelle si presentano in questo ordine: a destra Santi Antonio di Padova, Addolorata, San Mona; a sinistra SS. Crocifisso, San Gottardo, San Giuseppe.
Fonte: www.diocesi.milano.it

 

FEDE E OPERE
SANTUARIO ARCIVESCOVILE
BEATA VERGINE DEI MIRACOLI
DI CORBETTA (MI)
L’attuale Santuario, oggetto di una recente visita da parte dei nostri parrocchiani, sorge sul luogo anticamente occupato da un oratorio dedicato a San Nicola, le cui origini sembrano risalire al XII secolo.
La primitiva chiesetta, con i lavori di risistemazione intorno alla metà del 1400, venne dotata di una cupola a tamburo ottagonale decorato con figure di Santi.
Nel 1475, Gregorio dè Zavattari, importante pittore della scuola lombarda, affrescava sulla facciata una Madonna con Bambino, opera di raffinata eleganza.
Tale dipinto diviene oggetto di venerazione per il miracolo accaduto nel 1555.
Il 17 aprile tre bambini del luogo: Cesare dello Stampino, Antonio della Torre ed il fratello Giovanni Angelo del Novello, sordomuto dalla nascita, giocavano sulla piazzetta antistante la chiesa.
Improvvisamente il piccolo Giovanni Angelo comincia a parlare e insieme ai compagni dice di essere stato testimone di un fatto miracoloso: il Bambino dipinto, staccatosi dall’affresco, si era messo a giocare con i tre ragazzi e la Madonna era scesa a riprenderlo.
Da questo momento la chiesa di San Nicola diventa luogo di intensa preghiera e meta di numerosi pellegrinaggi.
In seguito le famiglie nobili di Corbetta si riunirono in un Capitolo amministrativo e nel 1556 per timore che il dipinto del miracolo potesse rovinarsi, esposto come era alle intemperie, decisero di costruire un Santuario che si appoggiava alla facciata della chiesa.
Originariamente era costituito da un portico nella parte inferiore, mentre sopra si ergeva una cappelletta non molto grande, alla quale si accedeva tramite una scala interna a San Nicola.
Nel 1574 venne ampliata e aggiunta una scala a settentrione.
Sempre nel 1556, in parte a spese proprie, in parte con le offerte dei devoti, i deputati decisero di acquistare un terreno ad est della chiesa di San Nicola per costruire il coro e spostare indietro l’altare che prima sorgeva sotto la cupola. Tali lavori di ampliamento che portavano la chiesa ad
assumere l’attuale forma a croce latina sono ricordati da un’epigrafe che si trova nel centro della parte absidale.
Tra il 1743 ed il 1750 la cappella venne di nuovo ampliata con l’aggiunta di due scaloni laterali e una nuova facciata rivestita di marmi di Mioroldo, mentre al centro del secondo ordine si trovava la statua della Madonna con Bambino, ancora oggi visibile.
Nel 1752 Carlo Brentano fece costruire a sue spese la balaustra dell’altare ed eseguire la rizzata davanti alla chiesa. Con questo praticamente il Santuario superiore può considerarsi finito.
Con i lavori del 1800 e 1900 venne sistemata anche la chiesa di San Nicola dove si procedette alla costruzione dell’altare nuovo con l’inserimento, per la loro bellezza, dei due angeli oranti laterali del vecchio altare, e con la decorazione nel 1874 della cupola ad opera di Mosè Bianchi.
Nel 1889 venne finita la facciata con l’inserimento di nuove statue di pietra.
Particolarmente importanti sono stati i lavori di restauro iniziati nel 1948, quando la chiesa di San Nicola era in precarie condizioni e completati nel 1955, anno dell’incoronazione della Madonna di Corbetta, nel IV centenario del miracolo.
Tra le opere del 1950 è da ricordate la Cappella delle Benedizioni nel chiostro del Santuario, con all’interno il grande gruppo scultoreo in legno raffigurante il miracolo di Corbetta eseguito su disegno di Giannino Castiglioni nel 1953.
La chiesa inferiore di San Nicola risulta attualmente dotata di sei cappelle costruite in tempi diversi.
La prima di cui si ha notizia è quella di Santa Dorotea, che compare attorno al 1580.
Era il giovedì dopo Pasqua quando avvenne l’apparizione.
A questo giorno restò legata la celebrazione della solennità del Perdono in seguito alla bolla “Unigeniti Filii Dei” del 31 agosto 1562 di Papa Pio IV, ottenuta per interessamento di Carlo Borromeo, che concedeva un’indulgenza plenaria straordinaria (in forma di Giubileo) ai fedeli che, con le dovute disposizioni spirituali, avessero visitato l’altare della Beata Vergine dei miracoli in San Nicola.
Questo privilegio ha esercitato un forte richiamo, verso il Santuario, sulla popolazione di una vasta zona circostante.
Il 17 aprile 1955, Mons. Giovanni Battista Montini, allora Arcivescovo di Milano, per decreto del Capitolo Vaticano, incoronava solennemente l’immagine miracolosa e proclamava la Beata Vergine dei Miracoli  “ Patrona della zona”.
Per maggiori informazioni: Tel. 02/9779066
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    Il Santuario Arcivescovile di Beata Vergine
dei Miracoli di Corbetta, Milano.