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Spatari Nicodemo. calabrese. Pittore, scultore e architetto. (Newsletter della Storia dei Sordi n.213 del 28 marzo 2007)

Nicodemo Spatari (noto anche come Nik Spatari) (Mammola, 1929) è un pittore, scultore e architetto italiano. Il suo interessamento alle arti visive è precoce. All’età di nove anni vince il premio internazionale di pittura dell’Asse Roma-Tokio-Berlino. Ha perso l’udito per un trauma subìto nel 1940, cosa che gli ha impedito di frequentare le scuole d’arte diventando, perciò, un autodidatta che ha sviluppato le sue capacità anche in campo scultoreo e architettonico partendo dal confronto immediato con i materiali.
Viaggia in Europa, si stabilisce per qualche tempo a Parigi dove entra in contatto con il mondo artistico e culturale e il suo lavoro pittorico è molto apprezzato. Si racconta che, in occasione di una sua personale mostra, Jean Cocteau prese un suo quadro lasciando al suo posto un messaggio. Sempre a Parigi, Nik entra in contatto con l’architettura, frequentando per circa due anni lo studio di Le Corbusier.
Tornato in Italia nel 1966, dopo essersi stabilito a Milano, decide di tornare in Calabria nel 1970 con l’intento di lavorare ad un suo progetto: la realizzazione di un museo-laboratorio d’arte contemporanea a Mammola. Il Parco Museo Santa Barbara (Musaba) sorge sui resti di un antico monastero basiliano. Al suo interno è custodito l’affresco Il Sogno di Giacobbe, monumentale opera tridimensionale che narra la vita di Giacobbe nella quale si possono trovare analogie con l’esistenza di Spatari. Il Parco-museo è stato completamente progettato da Nik Spatari il quale ha ricevuto, per l’opera eseguita, l’apprezzamento di Bruno Zevi.
Nel 2002 esce la prima edizione del libro “L’enigma delle arti asittite”, volume con il quale Spatari espone la sua teoria sull’evoluzione artistica delle arti mediterranee.
Fonte: Wikipedia 2007

Percorso artistico di Nik Spatari 1945-2002
Spatari nasce a Mammola (Reggio Calabria) nel 1929. Da piccolissimo dimostra uno straordinario talento per il disegno e la pittura, ma perde l’uso della parola e dell’udito, così non può frequentare le scuole. E’ un instancabile autodidatta, un ragazzino che dipinge sui muri delle case distrutte dalle bombe della guerra mondiale usando una miscela rudimentale di polvere al latte e tuorlo d’uovo. Quando il padre, un maresciallo dei carabinieri che comprende il talento del figlio e lo asseconda, esce per una battuta tra le balze dell’Aspromonte in cerca di latitanti, il figlio lo segue armato di pennelli e colori. Dietro di sè lascia murales pieni di vita, lampi di ottimismo in contrade intristite da guerra e povertà. Rastrella premi e riconoscimenti nei più importanti concorsi di disegno e pittura per l’infanzia. E’ ancora adolescente quando realizza opere d’arte sacra per le chiese calabresi e nel ’54 la catastrofica alluvione della Calabria gli ispira tele drammatiche e già compiute. Viaggia per l’Italia e per l’Europa. Cerca modelli pittorici, maestri: Giotto, Michelangelo, Masaccio, Van Dijck, Kokoschka, Klee i suoi primi riferimenti. Ben presto qualcuno lo nota. Il piccolo Nicodemo è ora Nik, giovane artista ricco di talento. Ha solo 27 anni quando il Sovrintendente ai Beni Culturali di Reggio Calabria gli mette a disposizione i locali del Museo della Magna Grecia per una personale. Espone 200 opere, Eugenio Montale scrive di lui sul “Corriere della Sera”, ed è il primo, vero successo: viene invitato a Roma, Milano, Ginevra. Un peregrinare continuo dalla Calabria verso il resto del mondo. E’ la cifra che percorrerà tutta l’esperienza esistenziale e artistica di Nik Spatari. E’ pervicacemente ancorato alla sua Calabria e a quello che significa in termini di mito, di storia, di natura, ma è decisamente proiettato in una dimensione sovranazionale.
Ricercatore appassionato, attento a tecniche nuove, benchè giovanissimo, in lui si è già formato un sedimento notevole di memorie, emozioni, stati d’animo, difficile da fermare in una definizione o classificare in uno schema.
Nel 1958 viene invitato alla Biennale di Venezia; dalla Svizzera (oltre che da Israele, Jugoslavia, Germania, Unione Sovietica, Stati Uniti) gli vengono i primi riconoscimenti internazionali ed è a Losanna che si stabilisce alla fine degli anni cinquanta dove crea il “prismatismo” e lì viene salutato dalla critica come artista ribelle a qualunque scuola e profondamente innovatore. Ciò che più colpisce nella maggior parte delle opere di Spatari è la maniera di disporre i colori da lui creati, è la composizione terminante in un’armonia di tonalità e in un gioco di movimenti verticali e orizzontali.
A Lausanne incontra una giovane collezionista russa che lo invita a Parigi dove si sposeranno. A Parigi scopre la pittura rupestre e quella informale. Incontra Le Corbusier di cui diventa allievo e collaboratore. Presso di lui persegue per alcuni anni un apprendistato architettonico (informale) molto congeniale alle sue inclinazioni verso il primitivismo. Incontra Picasso e Max Ernst. Aderisce al gruppo di artisti gravitanti intorno alla Galleria Cigaps (Centre International de Groupement d’Artistes Peintres, Sculpteurs). Accade un singolare episodio che lo rivelerà alla critica internazionale: Jean Cocteau, visita una personale di Spatari, stacca un’opera dalla parete e la porta via, lasciando al posto del quadro un biglietto di ringraziamento firmato. E’ l’inizio di un’amicizia e il consolidamento del successo.
Da Parigi ha avuto tutto, ha bisogno di voltare pagina. E’ un momento di crisi, anche esistenziale. Ha conosciuto Hiske Maas, è una giovanissima artista olandese, e lui capisce che è lei la compagna della sua vita. Divorzia dalla prima moglie e con Hiske torna in Italia e si stabilisce – siamo nel 66 – nella città italiana più europea: Milano. Apre con Hiske una galleria nel centro di Brera che rimarrà attiva fino al 1978. E’ nel pieno della sua forza espressiva. Ha voglia di sperimentare, ha bisogno di grandi spazi, di paesaggi forti, di colori mediterranei. Il luogo della sua infanzia diventa la terra promessa, il luogo del ritorno, forse del sogno.
La scelta è sofferta e difficile, avviene gradualmente, e intanto Nik lavora spesso in relazione ad ambienti architettonici (mosaici, sculture, murales, affreschi) dove l’elemento uomo è sempre potente e dominante; sperimenta vernici allo smalto su tela e su tavola. Viene richiesto dovunque: in Italia e all’estero. Collettive e personali, premi e riconoscimenti si susseguono. Sono anni di grande lavoro e di grande successo. Nel 1970 torna in Calabria, a Santa Barbara, e comincia a progettare l’idea di un grande parco-museo-laboratorio intorno ai resti di un’antico complesso monastico, nella vallata del Torbido. E’ un’avventura pionieristica, in un Sud affascinante e aggressivo, primitivo e ostile, ma il loro obiettivo non si ferma. Paradossalmente è Hiske, la compagna olandese, a far da puntello intelligente e a supportare Nik nella realizzazione del loro scopo. Santa Barbara nasce tra i rovi e gli sterpi, e intanto Nik partecipa alla X Quadriennale di Roma e poi personali a Bruxelles, Kopenhagen, Zurigo, Ginevra, Venezia, Milano, Torino, Bologna, Firenze, Palermo.
Intanto Nik Spatari mette mano alle grandi composizioni sulla Bibbia, create con quella forza altamente espressiva e quella carica erotica che permeerà tutta la sua produzione Espone novanta episodi biblici al Museo ebraico di New York, dove incontra Andy Warhol. Dalle vernici allo smalto passa alle nitro, più aderenti alla tecnica delle fratture materiche e ai nuovi soggetti: famiglie, cinghiali, partorienti ed accorpamenti di figure. Riceve un riconoscimento critico con la presentazione di un catalogo per le personali a Montreal, Toronto, Londra, Amsterdam e Stoccolma dal Prof. Umbro Apollonio, conservatore dell’archivio storico d’arte contemporanea della Biennale di Venezia. La rivista “Le Arti” gli dedica la copertina “1950-1970 venti anni di arti figurative nel mondo”.
Ma la gran parte delle sue energie sono catalizzate da Santa Barbara. Incontri, stages, progetti e opere artistiche architettoniche ambientali. Nel 1973 Nik ed Hiske inventano la manifestazione “Struttura Ambiente” che sarà una delle principali caratteristiche della storia del Museo. L’idea è di valorizzare il territorio e l’ambiente attraverso la scultura-struttura. Spatari è il principale esecutore delle opere monumentali progettate da artisti di tutto il mondo per il nascente Parco d’Arte. L’abilità artistico-architettonica e la tecnica consentono a Spatari di trasformare disegni e plastici in opere monumentali strutturali (realizzate con materiali “poveri”) di grande bellezza e in perfetta sintonia con l’ambiente circostante
Negli anni 90 inizia a lavorare al “Sogno di Giacobbe”. Ci lavora per cinque anni, dal 91 fino al 95. Un’opera monumentale tridimensionale di 240 mq realizzata per la chiesa del complesso monastico con una tecnica affascinante: matite colorate su multistrato per creare l’effetto plastico delle figure sospese; e acrilici per il fondo.
Realizza la serie “Pinakes” ispirata alle antiche tavolette votive fittili che i sacerdoti locresi solevano appendere ai rami degli alberi. Le tavolette rappresentano uomini, idoli, animali e paesaggi.
Realizza grandi tele su San Giorgio Cavaliere e sui miti del Mediterraneo e nel 2001 dipinge il grande pannello “Il Mito”, che racconta la sua vita e quella di Hiske a MuSaBa.
2002. Nik Spatari compie 73 anni e cinquanta di attività artistico-professionale. Dopo una ricerca sul campo durata oltre vent’anni, e’ in corso di stampa un suo saggio che rappresenta la summa delle sua concezione storico-artistica: “L’Enigma delle arti Asittite nella Calabria ultramediterranea”; Vengono scandagliate le origini protostoriche delle arti occidentali dell’antico Mediterraneo, in particolare nell’area della Locride-Medma, coinvolgendo opere di primaria grandezza artistica come il trono Ludovisi, i Bronzi di Riace e la Persephone Locrese. Lo studio contiene una lunga serie di disegni comparativi prodotti dall’artista che rappresentano il materiale fondamentale del volume.
Ma l’opera più importante di Nik Spatari sono le migliaia e migliaia di opere sparse per il mondo. E’ in preparazione una grande Rassegna di presentazione del Progetto Arte Ambiente e la Retrospettiva dell’opera completa di Spatari degli anni 1947-2002: opere pittoriche, grafiche, scultoree della ricchissima Collezione d’arte di proprietà della Fondazione, della Collezione Spatari/Maas, della Collezione di privati in Italia e all’Estero, che rappresenteranno solo un esempio e un assaggio.
Fonte: musaba.org  – nw213


Newsletter della Storia dei Sordi n.213 del 28 marzo 2007