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Istituto Nazionale dei Sordo Muti e chiesa della Nostra Signora della Misericordia di Genova (Newsletter della Storia dei Sordi n. 266 del 12 giugno 2007)

A Genova. In via san Bartolomeo degli Armeni ha smarrito negli ultimi anni buona parte della sua caratteristica atmosfera di “crêuza” di campagna che per secoli aveva isolato nel silenzio le amene ville signorili che le si addossavano ai fianchi circondate da generosi ulivi. Proprio all’inizio della strada, all’incrocio con la via santi Giacomo e Filippo, si trova il grande edificio dell’Istituto Nazionale dei Sordomuti, il primo aperto in Italia.

Sordomuti
La felice intuizione si deve a padre Ottavio Assarotti, cui è intitolata la via che da piazza Corvetto s’arrampica a Manin, tetto della città ottocentesca. Assarotti nacque a Genova nel 1753 e morì nel 1829, nel 1801, sul modello di alcune analoghe istituzioni francesi e spagnole, volle aprire nella nostra città un centro che si preoccupasse di ridare la parola ai muti. In un articolo del 1847, apparso su “Il Mondo Illustrato”, David Chiossone aveva parole di ammirato elogio nei confronti del sacerdote scolopio: “… la risoluzione per lui presa di rispondere alla chiamata dell’infelice, fu tutta quanta la sua vita: che egli non vedeva che il concepito progetto, che egli ne comprendeva tutta la grandezza e l’importanza, che ne vagheggiava tutta la soddisfazione; il che cresceva di giorno in giorno la sua perseveranza e si ripetevano i suoi tentativi”.
Tra i tanti torti fatti dai governi napoleonici ai danni della chiesa cattolica va anche ricordato lo scippo – nel 1797 – del monastero di Nostra Signora della Misericordia, che apparteneva alla suore Brignoline. Proprio nella sede del vecchio convento, nel 1812, trovarono alloggio i disabili dell’Assarotti; nel dicembre di quell’anno l’Istituto – Convitto diede inizio alla sua opera con 32 alunni. Il primo decreto del generale francese fu redatto nel 1810 ed era categorico: “Il sera choisi parmi les emplacemens qui pourroient se trouver disponibles un local pour l’ètablissement des Sourds-Muets de naissance…”. Fu Gaetano Cantone ad assumersi l’onere di trasformare le vecchie aule del monastero in più moderne e consone strutture atte a rispondere ai bisogni del nuovo Istituto.
Da allora questo crebbe continuamente nella considerazione dell’opinione pubblica anche e soprattutto sulla scorta degli ottimi risultati ottenuti. Ma per Genova c’è il vanto di essere stata la prima città d’Italia a rivolgere la sua attenzione ai sordomuti: dopo di lei, nel giro di pochi anni, scuole analoghe vennero aperte anche a Roma, Verona, Milano, Torino, Napoli, Palermo e Siena: per una volta eravamo tornati ad avere un primato! In breve tempo la fama dell’Istituto crebbe a tal punto che da tutta Italia venivano studiosi ad imparare i metodi d’insegnamento dell’Assarotti e non mancarono neppure “allievi” d’oltralpe, specie danesi e tedeschi.
Dopo l’interessamento di Napoleone Buonaparte non mancò nemmeno quello dei Savoia: Vittorio Emanuele I ne dettò statuto e regolamenti, Carlo Felice fu prodigo soccorritore dell’Istituto e sincero ammiratore dell’Assarotti.
Nella chiesa dell’Istituto venne posta una lunga lapide latina, dettata da Faustino Gagliuffi, che celebrava padre Assarotti.

OCTAVIO ASSAROTTI
GENUATI
SODALI SCHOLARUM PIARUM
FUNCTO DIEM SUUM
IX. CAL. FEB. ANN. CHR. MDCCCXXIX
ET SUAE LXXVI
SACERDOTI DOCTISSIMO MODESTISSIMO
QUI
SURDIS-MUTIS IN CLIENTELAM RECEPTIS
SINGULARI CARITATE ET CONSTANTIA
COLLEGIUM HUIC TEMPLO ADIECTUM FUNDAVIT
NOVAS DISCIPLINAE RATIONES
SAPIENTER COGITAVIT MIRIFICE ADHIBUIT
DOMI FORISQUE
SUMMO IN PRAETIO HABITUS EST
QUATUOR VIRI CURATORES
REGE CAROLO FELICE ANNUENTE
HOC SEPULCRUM
EXTRA ORDINEM DEDICARUNT

Ancora più toccanti le parole con cui Chiossone salutava l’Assarotti: “Il pensiero de’ suoi sordo-muti fu l’ultimo che concepiva quaggiù la sua anima e forse giunta dinanzi al trono di Dio, non di sè, ragionava di loro… attorno al letto stavansi mesti i sordo-muti dell’Assarotti e con l’occhio intento scrutatore pareano cercare sul volto di lui l’ultimo raggio della vita, ma il loro sole era morto!”.
Così oggi l’Istituto è una bella realtà e un punto di riferimento per tutti gli audiolesi e gli ipoacusici. È diretto dai Padri Scolopi e dalle suore della Compagnia di Maria che offrono ai loro alunni una vastissima gamma di possibilità didattiche supportate dall’utilizzo di attrezzature specializzate. Occupa tutto il grande edificio un tempo sede del monastero delle Brignoline e conserva anche alcune interessanti opere d’arte, in particolare nella chiesa, che ci attende alla sommità della scalinata che comincia in fondo alla via santi Giacomo e Filippo.
La chiesa annessa al monastero di Santa Brigida, costruito nel 1667 a spese di Giovanni Battista De Franchi, fu consacrata nel 1713.

Visita
L’interno della chiesa è ad un’unica navata, assai poco appariscente.
Subito sulla destra in una piccola nicchia è conservato un piccolo crocifisso ligneo, raccolto tra le macerie del bombardamento del 22 – 23 ottobre del 1942.
L’altare di sinistra è invece il vanto dell’edificio religioso: vi si trova la pala della “Madonna con san Lorenzo e san Giovannino”, dipinta da Bernardo Strozzi per un’altra destinazione e qui trasferita dopo avervi apportate alcune aggiunte per adattarla alle dimensioni della cornice dell’altare (visibili osservando con sguardo radente la tela).
Èla sua prima opera datata (1629) e precede di poco il suo trasferimento, o fuga, a Venezia (lo Strozzi aveva ottenuto di uscire dal Convento dei Cappuccini per accudire la madre; dopo la di lei morte fu richiesto di rientrarvi, per evitare questa sorte e i processi conseguenti al suo rifiuto, il pittore preferì riparare nella città lagunare, ove gli era garantita più libertà d’azione).
Vi è riassunto quello “sperimentalismo”, ritenuto da diversi studiosi caratteristico del nostro pittore, ovvero il desiderio di provare varie tecniche pittoriche, apprese durante la propria attività. In effetti, non si trattò mai di effimere esperienze, tuttavia di valide acquisizioni fondate su una robusta base personale.
Nella pala dei Sordomuti osserviamo un tono di fondo nel colore vicino alla tarda pittura del Tiziano, alcune delle cui opere insieme con altre venete lo Strozzi doveva aver già conosciuto.
Inoltre lo spazialismo, ben visibile nell’apertura sullo sfondo, ottenuta con la balaustrata a destra, più che richiamare i quadri del Van Dyck, si rifà ad una matrice chiaramente veneta.
L’altare maggiore è una bella macchina barocca con la Madonna della Misericordia (titolare della chiesa) che appare al beato Botta: notevole perchè conservatasi nella sua integrità senza manomissioni successive.
Nel presbiterio c’è l’urna dove riposano i resti di Ottavio Assarotti: un’opera di Taddeo Carlone (1543-1613) concepita – in origine – per accogliere le ceneri del doge Matteo Senarega.
All’altare di destra si può ammirare – di Giovanni Andrea Carlone – la “Santa Brigida che illuminata da Cristo Crocifisso scrive le ‘Rivelationes’ “, datato sul retro al 1689 e commissionato da Antonio Maria Massola.
Il dipinto rappresenta un punto d’incontro fra la cultura ligure (il crocifisso pare uno dei tanti innalzati dalle confraternite locali) e quella romana.
Santa Brigida dice poco alla devozione odierna, tuttavia nei secoli passati fu oggetto specie a Genova e Roma di un culto fiorentissimo e diverse confraternite la elessero come patrona.

Orario di visita:
feriali ore 9 – 11 e 16 – 18, festivi ore 9 – 11.

Segnalato da Giuseppe Bolzoni.
Fonte: www.ortidicarignano.it – nw266


Newsletter della Storia dei Sordi n. 266 del 12 giugno 2007

1802 Istituto Nazionale Sordomuti Genova