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Persone di parola. Appunti per una storia del Pio Istituto Pavoni

È uscita l’interessante volume avente per il titolo: Persone di parola. Appunti per una storia del Pio Istituto Pavoni, scritto da Vittorio Nichilo. Edito nel 2009. Tip. M.Squassina, Brescia, pp.76.

La copertina “Attesa alla finestra” di Antonio Stagnoli


«Persone di parola» – Recensione di Marco Luè

Vittorio Nichilo, giornalista e storiografo bresciano, ha avuto l’incarico, dal Consiglio di Amministrazione della Fondazione Pio Istituto Pavoni, di Brescia, di ricostruire la storia della Fondazione stessa, mettendo in luce il profondo legame esistente fra l’Istituto Pavoni e i sordi bresciani, ed è così nato «Persone di parola», per illustrare sia i personaggi che hanno realizzato l’Istituto bresciano, sia i sordi protagonisti della storia cittadina, affinché le vicende accadute sin dal primo Ottocento «… non si riducano col tempo a elenchi di date e busti di marmo, su cui si deposita la polvere, ma sia dato sapore a quelle date e a quei volti immobilizzati in marmi e ritratti».

Leggendo scorrevolmente le 75 pagine di quella interessane storiografia, le date elencate e i personaggi che si sono succeduti nel tempo riacquistano valenza e vita propria.

Nella «Premessa», primo dei tre capitolati, l’autore riepiloga la costituzione della prima istituzione educativa per sordi a Brescia, che sorgeva, fino al 1925, in Corso Magenta, ed era il convento di San Barnaba, dove fra i tanti ragazzi raccolti allora dalla strada, il canonico Lodovico Pavoni aveva preteso fossero istruiti pure i sordomuti, e quindi Nichilo sintetizza la condizione dei sordi, a quel tempo, dichiarando che fu verso la fine dell’Ottocento che avvengono anche al Pavoni, come in altri Istituti, una serie di innovazioni in campo metodologico. Nel 1901 le Suore Canossiane inaugurano poi a Mompiano, a pochi chilometri da Brescia, il ricovero per le sordomute che non potevano tornare a casa perché troppo distante.

Il secondo capitolo, «Il mondo dell’Istituto Pavoni nel primo Novecento», parte da un convegno della Pro Juventute bresciana, del 1904, in cui era proclamata l’obbligatorietà dell’educazione dei sordomuti, e prosegue costatando che la storia dell’Istituto Pavoni è legata a quella della nobile famiglia Soncini, mentre furono tra gli anni Venti e Trenta le nuove trasformazioni che interessarono l’Istituto, fra cui, nel 1925, il trasferimento nella nuova sede di Via Castellini, e dal 1927 il riconoscimento del Pavoni in Istituto Parificato, quindi, con Regio Decreto del 1928, in «Scuola Pubblica per sordomuti», con il trasferimento altrove degli udenti ancora presenti.

Nel terzo capitolato, «Il secondo Dopoguerra nel segno di don Faustino Moretti» narra i tragici eventi del conflitto bellico, quando l’edificio fu requisito dalla repubblica sociale per adibirlo a loro uffici e i sordi sfollati nella casa per vacanze di Pezzaze, ma subito dopo la guerra, l’attività riprese con lena, fu istituita l’Associazione Sportiva Sordoparlanti intestandola a Lodovico Pavonie ricordando con istantanee gli anni dai Cinquanta ai nostri giorni, e dall’8 dicembre 1950 fu il Padre Faustino Moretti a Fondare presso il “Pavoni” la sede provinciale dell’Ente Nazionale Sordi e il periodico”Parla”, e quella sede fu fucina sia di sportivi, sia di artisti sordi.

Il libro si conclude con tre interviste-testimonianze a Mario Rinaldini, Presidente della Fondazione Pio Istituto Pavoni, ad Antonio Stagnoli, artista sordo, e Giovanni Soncini, ultimo discendente della nobile famiglia di cui porta il nome, e di cui la storia dell’Istituto è di rettamente legata ai suoi avi, fin dal 1855. Leggere per credere che le date e gli antichi nomi (i busti) hanno ripreso a raccontare ed essere protagonisti e «di parola». rc131


Per ordinazione del suddetto volume da contattare con la Fondazione Pio Istituto Sordomuti di Brescia. Ecco email: piopavoni@libero.it

Pio Istituto Pavoni di Brescia