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Genitorialità Diversamente Abile

Il progetto “Genitorialità Diversamente Abile”
Un’occasione di lavoro con la disabilità. Perché l’handicap non è un mondo a parte, ma una parte del mondo.

Il 10 maggio 2010 si è concluso il progetto “GENITORIALITÀ DIVERSAMENTE ABILE”, finanziato dalla Regione Puglia Assessorato alla Solidarietà – Politiche sociali, Flussi migratori, Piani di Azioni “Diritti in rete” ed stato attuato presso il consultorio familiare E.P.A.S.S. di Bisceglie (Bt) ed avviatosi il 25 ottobre 2009.

Il consultorio familiare ha alle sue spalle 35 anni di storia e di attività in diversi ambiti dell’assistenza socio sanitaria nell’accezione più ampia del termine.
Ecco quindi che le dott.sse Piera La Notte ed Eleonora Russo, entrambe psicologhe volontarie presso il consultorio EPASS, sotto la guida del Dott. Antonio Di Gioia, direttore del medesimo ente, hanno ideato, scritto e implementato il progetto “Genitorialità Diversamente Abile”.
Il progetto mira a sviluppare il benessere psico-fisico e sociale delle famiglie partecipanti, siano esse direttamente coinvolte o no dalla disabilità.

COSA ABBIAMO FATTO?
Sulla base dell’analisi dei bisogni del territorio biscegliese, il progetto è stato strutturato su più livelli attraverso le seguenti linee di azione:
1) Incontri a tema, ovvero approfondimenti sulla gravidanza e la genitorialità comprendenti le dinamiche psicologiche profonde della maternità e della paternità, promuovendo la conoscenza sullo sviluppo infantile e il senso di autoefficacia dei genitori.
2) Creazione di un gruppo di auto-mutuo-aiuto, al fine di attivare discussioni e confronti costruttivi, ridurre il senso di solitudine ed isolamento sociale, attraverso la comunicazione efficace, l’ascolto attivo e la condivisione empatica.
3) Sportello di ascolto al fine di fornire sostegno e orientamento relativamente ai temi della disabilità, dell’educazione, della nascita, della primissima infanzia, chiarire dubbi e incertezze riguardo la Legge Quadro n.104 sulla disabilità, richieste di assegno di maternità e congedi parentali, i servizi pubblici territoriali, ecc…
4) Servizio Biblioteca e Videoteca: i partecipanti al progetto hanno diritto all’accesso e al prestito di libri e video su vari temi, dalla puericultura ai giochi per disabili, in modo da poter approfondire autonomamente gli argomenti trattati.
5) Corso di Formazione “Tagesmutter”, letteralmente “Assistente Domiciliare All’infanzia”, ovvero “come creare l’asilo nido in casa”.
La Tagesmutter è una nuova figura professionale, creata per assistere i bambini nel contesto domestico e ha preso notevolmente piede in Veneto (cfr. deliberazione della Giunta Regionale n. 674 del 18 marzo 2008, Progetto Pilota “Marchio Famiglia”) e nel Lazio (cfr. Progetto cofinanziato dall’Unione Europea “Tagesmutter-Edizione 3”, approvato dalla Regione Lazio con Determinazione nr D0885 del 27/02/2008), fornendo alla donna la possibilità di usufruire delle forme di auto-impiego. In tal modo, una donna costretta a lasciare il lavoro per rimanere a casa con i figli, può reinserirsi nel mondo lavorativo, creando nel proprio domicilio il luogo di lavoro.
La formazione delle iscritte al corso (mirata alla conoscenza della puericultura e della psicologia dello sviluppo anche in condizione di handicap), intende consentire la realizzazione di un nido in casa pronto ad accogliere e integrare bambini normodotati e diversamente abili.
La centralità della casa, luogo dove la Tagesmutter accoglie i bambini di cui si prende cura, diventa così un ambito simbolico/educativo, in cui i genitori (spesso in crisi tra la scelta di asili privati o baby-sitter ad personam) affidano direttamente il proprio figlio, in un sistema più intimo (al massimo 5 elementi) e flessibile (sia a livello orario che economico).

PERCHE’ LO ABBIAMO FATTO?
Soltanto creando punti di riferimento fisici e relazionali che mettano in campo attività strutturate e permanenti e figure professionali ad hoc, si può pensare di dare un contributo a lungo termine, sostenendo l’uscita dalla condizione di isolamento delle famiglie e sopperendo alla scarsa conoscenza e fruizione delle risorse territoriali.
Tutto questo è possibile aumentando l’attenzione verso la disabilità mediante le attività formative, informative e di sostegno alla famiglia, promuovendo un sistema d’integrazione degli interventi e dei servizi sociali a livello locale, in particolare attraverso il supporto e la valorizzazione della corresponsabilità dei genitori nei confronti dei figli, ma soprattutto attraverso la sensibilizzazione in merito alle “realtà diversamente abili”.

QUALI OBIETTIVI ABBIAMO RAGGIUNTO?
1)Aumento dell’attenzione verso la disabilità mediante le attività formative, informative e di sostegno alla famiglia.
2)Promozione di un sistema d’integrazione degli interventi e dei servizi sociali a livello locale, in particolare attraverso il supporto, la valorizzazione della corresponsabilità dei genitori nei confronti dei figli, ma soprattutto attraverso la sensibilizzazione delle “realtà diversamente abili”.
3)Uscita delle famiglie da un sistema di isolamento, mediante l’offerta di un’assistenza pratica e non solo istituzionale, lontana da alcun tipo di soggezione propria e altrui.
Il gruppo di auto-mutuo-aiuto che si è costituito ha deciso, su spinta dei partecipanti, di proseguire gli incontri, oltre la durata semestrale del progetto. In particolare, una partecipante al gruppo ha proposto di tradurre in pratica il principio di “cittadinanza attiva”, stimolando gli altri componenti a dar vita ad una associazione di volontariato che non sia settoriale e che tenti di dare risposta alle esigenze di nuclei familiari con problematiche relative alla disabilità.
4) Formazione della figura professionale della “Tagesmutter”.
Nello specifico, le referenti del progetto sono state contattate da altre cooperative sociali ed associazioni al fine di riproporre il corso di formazione. Intendiamo lavorare concretamente e attivamente in questo ambito considerando le molteplici possibilità offerte da tale figura, stimolando le istituzioni locali e regionali a legiferare in tal senso.

CHI HA LAVORATO IN QUESTO PROGETTO?
Le figure professionali coinvolte nel progetto sono alcuni psicologi, ossia la dott.ssa Piera La Notte, la dott.ssa Eleonora Russo, il dott. Paolo Papagni, il dott. Antonio Di Gioia, un’ostetrica la dott. Tatiana Montaruli ed una avvocatessa, la dott.ssa Anna Maria Forte.

COSA CI AUGURIAMO?
In questo progetto, abbiamo voluto impegnarci nella presa in carico della famiglia di soggetti in condizione di handicap, senza fermarci alle sole problematiche, ma attivando le potenzialità e le capacità del singolo e del sistema, accompagnando i partecipanti al progetto nel percorso di empowerment, puntando all’autonomia e alla consapevolezza di sé
Condividiamo quindi pienamente il pensiero del dott. Canevaro e ci auguriamo che esperienze del genere possano ripetersi sempre più spesso.
“L’uso dell’espressione portatore di handicap è sbagliata in quanto denota una nostra confusione mentale dovuta a bontà d’animo (…) handicap vuol dire svantaggio, l’individuo non porta uno svantaggio bensì dei limiti che non saranno rimossi, ma gli handicap, gli svantaggi sono riducibili; una persona in carrozzina che incontra degli scalini trova degli handicap che non ha portato lei; allora “portatore di cosa?” semmai trovatore di un qualcosa (…) l’handicap è relativamente a ciò che vi è attorno, non è quindi il singolo che porta”.

Piera La Notte Fonte: Bisceglielive.it