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Vicenza celebra il beato Farina vescovo educatore

Vicenza celebra il beato Farina vescovo educatore. Cade oggi (14 gennaio 2011) la festa liturgica. Dieci anni fa la proclamazione da parte di papa Giovanni Paolo II

Il beato Giovanni Antonio Farina
La Diocesi di Vicenza celebra oggi la festa liturgica del vescovo Farina, a dieci anni dalla beatificazione. Era infatti il 4 novembre 2001 quando papa Giovanni Paolo II proclamava beato Giovanni Antonio Farina, fissandone la festa liturgica al 14 gennaio.

A Vicenza e alla sua popolazione il Farina dedicò la sua lunga vita – tolto il decennio trevigiano – attraverso un’intensa opera religiosa e sociale di prete educatore, di fondatore di un istituto di suore educatrici e infermiere, e quindi di vescovo della diocesi che resse per ventotto anni, fino alla morte.

Ordinato sacerdote a 24 anni nel 1827, don Giovanni Antonio trascorse il primo ventennio del suo ministero impegnandosi in vari incarichi diocesani e civili. Per 18 anni fu docente in seminario, dove ebbe anche il ruolo di bibliotecario e di vice-rettore della teologia. Fu per dieci anni vice parroco a S. Pietro, una delle parrocchie più povere della città, dove trovò il tempo di dedicarsi anche all’assistenza degli indigenti della Casa di Ricovero Ottavio Trento; fu canonico della cattedrale, vice presidente della Congregazione di Mutua carità dei sacerdoti; ancora trentenne fu proposto come vescovo di Feltre e Belluno, considerato degno “per saggezza e virtù” di tale grave ministero, ma ancora troppo giovane per assumere l’incarico. Fu membro di diverse istituzioni culturali, tra cui l’Accademia Olimpica e l’Ateneo di Scienze, Lettere e Belle Arti; ebbe dall’imperatore d’Austria incarichi scolastici e civili, come la direzione del Regio Liceo, della scuola elementare femminile della città e la nomina di censore provinciale della stampa.

In quegli anni don Farina si era distinto per il suo impegno nel campo sociale e scolastico, avendo dato vita alla prima scuola popolare femminile della città, approvata dal governo austriaco nel 1834. La scuola gratuita, tenuta da maestre stipendiate, offriva alle ragazze l’insegnamento elementare e una preparazione professionale, avviandole a un lavoro – il cucito e il ricamo – in modo da potersi inserire dignitosamente nella società. Fu in questa scuola che don Giovanni Antonio maturò il progetto di cambiare le maestre laiche con “donne consacrate a Dio”, dedicate completamente all’ideale educativo. Così nel 1836 egli diede vita alle Suore Maestre di S. Dorotea Figlie dei Sacri Cuori, per l’educazione delle fanciulle povere, cui si aggiunsero subito le benestanti, le sordomute, le cieche; il campo si allargò poi all’assistenza degli ammalati e degli anziani negli ospedali, nei ricoveri e a domicilio.


“VIR CARITATIS”. I frutti dell’opera educativa, pastorale e sociale del Farina lo posero in luce, tanto da essere definito “vir caritatis” quando nel 1850 venne nominato vescovo di Treviso. Guidò la diocesi trevigiana per dieci anni e nel 1860 venne trasferito a Vicenza, dove rimase fino alla morte, svolgendo un’imponente attività pastorale e culturale. Celebrò il sinodo diocesano, compì la visita pastorale, organizzò una rete di beneficenza per tutti i bisognosi, operò una capillare attività orientata alla formazione culturale e spirituale del clero e dei fedeli, all’insegnamento catechistico dei fanciulli, all’istituzione di numerose confraternite con scopi spirituali e assistenziali.

Giovanni Antonio Farina morì nel 1888, lasciando una traccia profonda nel popolo, sia per l’opera svolta in così lungo governo episcopale, sia per la carità che abbracciò attraverso le sue suore che a centinaia ormai operavano in scuole di vari gradi, in collegi, ospedali, brefotrofi, manicomi e ricoveri del Veneto, e che dopo la sua morte si diffusero oltre l’Italia, in diversi Paesi poveri del mondo.

Albarosa Ines Bassani. Fonte: ilgiornaledivicenza.it


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