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Parlare si può, anzi di deve! Risposta di Maria Gennaioli

Parlare si può, anzi si deve!.

Giorni fa mi è stato inviato tramite posta elettronica l’articolo di Cesarina Pibiri e altri pubblicato il 27 luglio u.s. su Sardegnademocratica.it dal titolo: “Parlare si può, anzi si deve!”

Se i miei occhi si fossero soffermati solamente al titolo dell’articolo, potrei dire a mente fredda di condividere pienamente! Invece la mia curiosità mi ha spinto a proseguire la lettura…

Ho sempre ritenuto importante che a ogni bambino sordo sia data la possibilità di imparare a parlare: il saper esprimersi per me è stato sempre una parte essenziale per una più completa integrazione nella società.

Il mio intervento al riguardo è dovuto al fatto che non ho trovato un nesso tra l’articolo di cui sopra e la proposta di Legge per il riconoscimento della lingua dei segni italiana.

Ritengo opportuno presentarmi: sono una persona sorda, diventata tale a sette anni, e posso affermare di non avere nessun problema a sostenere una conversazione qualsiasi con persone normodotate. Oltre a parlare correttamente l’italiano, conosco anche la lingua dei segni per averla imparata ai tempi del collegio.

Sono Direttore della rivista “Educazione dei Sordi”, fondata da Padre Tommaso Pendola dei Padri Scolopi nel 1872, e attualmente gestita dall’ASP Città di Siena, azienda che, oltre a gestire tre residenze assistite per anziani , nel rispetto dello Statuto del Pendola e delle sue finalità, viene in sostegno dei bambini/ ragazzi/e sordi per quanto concerne le funzioni  di logopedia, doposcuola dalla materna all’Università ed altre prestazioni.

Come persona sorda, sento la necessità e il dovere di far sentire la mia “voce” per contestare le inesattezze riportate nel citato articolo.

Per maggior chiarezza del lettore, riporto il testo esatto dell’articolo:
Relazione del Comitato per l’audizione del 24.05.2011 XII Commissione Affari Sociali della Camera dei Deputati, proposta di legge C. 4207 “Disposizioni per la promozione della piena partecipazione delle persone sorde alla vita collettiva e riconoscimento della lingua dei segni Italiana”. Parlare si può, anzi si deve! Nella XII Commissione della Camera dei Deputati il diritto alla salute si è smarrito. Di nuovo un attacco alla Sanità e al sacrosanto diritto alla Salute.

Non mi era ancora capitato di leggere l’assurdità delle affermazioni contenute in quell’articolo.

Cosa c’entra con la salute? Che cosa ha a che fare con la proposta di riconoscimento presentata al Parlamento? Di che cosa si sta parlando ?  Sinceramente non mi sono mai sentita come una persona da curare …Semmai il problema è all’origine: mi preme far presente che anche io sono una mamma con un figlio normodotato a sua volta genitore. Non riesco a comprendere come possano tanti genitori pretendere a tutti i costi che i loro figli siano a loro immagine e somiglianza.

Spesso questi genitori non accettano il fatto che il loro figlio sia “diverso” dagli altri: di conseguenza lo considerano un loro fallimento. Non esiste disgrazia peggiore del fatto che il figlio non si senta accettato dai genitori nella sua interezza. Inoltre i genitori non permettono ai loro figli di essere se stessi e non li fanno crescere in armonia con il resto della società. Simulare comportamenti che non sentono propri, non aiuta il Sordo a stare bene con se stesso.

E’ noto che, nonostante gli impianti cocleari e le protesi digitali, queste persone portano sulla loro pelle, coscientemente o no, il peso della sordità. Se questi strumenti permettono al bambino di sentire, parlare, ben vengano… Ma non devono essere applicate a tutti a ogni costo, perché spesso i risultati sono deludenti.

Dico questo: non è mia intenzione annullare tutto quanto è stato fatto. Anzi ritengo importante il fatto che si debba continuare nella ricerca per trovare strumenti che permettano una più agevole comunicazione. Che sia segnica o orale, con o senza impianto  poco importa…

Le persone sorde non sono malati da curare: hanno esigenze, tempi di percorrenza più lenti per riuscire a far emergere la loro potenzialità.  Che si utilizzi fin dall’inizio, in ambito familiare e scolastico, la Lingua dei Segni o l’oralismo, dipende anche, dall’intelligenza del bambino, e dalla sua capacità di  interagire con l’ambiente che lo circonda.

Che in questi ultimi trent’anni si siano ottenuti ottimi risultati utilizzando l’oralismo, è un fatto incontestabile. E’ altrettanto vero che i risultati non sono uniformi sul territorio nazionale.

Deve essere data loro la possibilità di conoscere le due lingue per comunicare con chiunque, normodotati e audiolesi.   Dovrebbero essere fornite maggiori informazioni per indirizzare i genitori a fare le loro scelte nell’interesse del loro bambino.

Riterrei più importante, invece di polemizzare, riunire le nostre forze per un maggiore impegno a livello politico per quanto riguarda il sostegno nelle scuole di ogni ordine e grado. Ritengo fondamentale che nella scuola ci sia personale docente altamente specializzato.  I recenti tagli effettuati dal Governo non permettono ai ragazzi sordi una crescita ottimale a livello intellettivo.

E’ necessario riconoscere che la chiusura degli Istituti specializzati e l’inserimento nelle scuole pubbliche non hanno portato quel miglioramento che tanto si auspicava: ha funzionato con un numero ridotto di sordi che hanno la famiglia in condizione di poterli aiutare.

La proposta di Legge C4207 è un testo inutile, arretrato culturalmente, discriminatorio, utile a organizzazioni e lobby a caccia del profitto (ci vuole un bel coraggio a scriverlo …)

Vorrei chiedere loro, dove erano quando la società ci considerava pazzi da internare, se si faceva qualche verso strano, qualche mugolio? Quando il Governo si disinteressava dei Sordi, affidati alle cure e alla carità degli Istituti di assistenza e beneficenza? (Le famose IPAB).

Vorrei rammentare che il diritto all’istruzione, riconosciuto nell’anno 1923 dal Ministro Giovanni Gentile, predecessore dell’altro ministro il filosofo Benedetto Croce, venne ottenuto dai Sordi di quel periodo storico. Chi  furono i promotori di quelle iniziative? Furono i nostri predecessori, Sordi come noi,   che  chiesero al Primo Ministro di allora il riconoscimento degli stessi diritti dei cittadini della Patria. Senza la forza associativa dei Sordi, soprattutto di quelli che a quel tempo erano in prima fila, oggi  non saremmo qui!

Chiediamo che sia riconosciuta la Lingua dei Segni Italiana! Vogliamo essere liberi di scegliere come parlare, comunicare, scrivere…

La LIS, come sostenuto da Oliver Sacks e altri, aiuta lo sviluppo cognitivo della persona sorda e l’apprendimento della lingua Italiana: stimola anche l’autonomia e l’autostima.

Vorrei che qualcuno di loro mi spieghi perché diversi ragazzi oralisti continuano a essere accompagnati dai genitori fino alla maggiore età per svolgere le più elementari incombenze in un qualunque ufficio… E’ segno di mentalità tutoriale e notevole dipendenza dai loro familiari e da chi sta loro vicino. Ho notato invece che i ragazzi segnanti sono molto più autonomi e se la cavano da soli. E’ importante che vengano aperti presso uffici Ministeriali, Banche, ecc. sportelli per venire incontro alle persone che utilizzano la lingua Italiana dei segni: sarebbe segno di uguaglianza e democrazia.

Com’è possibile che gran parte dei medici, con le famiglie succubi che fanno da portavoce, decidano, stabiliscano cosa è meglio per i Sordi? Perché tutti questi attacchi alla sordità in generale? Dopo gli impianti cocleari, sono uscite affermazioni deliranti come la prossima fine della lingua dei segni fra settanta anni, come se la sordità fosse una malattia da curare quasi con l’aspirina…

I medici, nel rispetto del giuramento di Ippocrate, dovrebbero fornire ai familiari di questi bambini tutte le soluzioni possibili: e invece impongono, nella maggioranza dei casi, impianti cocleari. A mio parere, si rischia di far diventare questi bambini agnelli sacrificali all’altare della ricerca scientifica senza distinzione alcuna.  Vietano la lingua dei segni, impongono logopedisti con cultura oralista e altre soluzioni a senso unico, senza alcun rispetto per la diversità.

Personalmente questi genitori mi provocano almeno due sentimenti contrastanti: pena per la loro sofferenza umana e rabbia per la loro dipendenza, ovvero sudditanza psicologica, ai medici. Sono appesi come poveri pesciolini inermi al gancio dei poteri forti.

Non siamo cittadini di serie B: siamo e ci sentiamo cittadini italiani a tutti gli effetti, con diritti e doveri.  Lavoriamo, paghiamo le tasse, rispettiamo le leggi del nostro paese: non è possibile che non possano essere riconosciuti i nostri diritti più elementari.

Chiediamo che sia riconosciuta la nostra lingua dei segni, così come avviene nella maggior parte dei paesi del mondo: esistono pareri e raccomandazioni favorevoli dall’ONU, dalla Comunità Europea,  perfino dall’Uganda che l’ha riconosciuto come lingua di stato con apposito provvedimento legislativo. Il riconoscimento della LIS è in pratica a costo zero: lo stesso non si può dire sugli impianti cocleari, che costano almeno trenta volte tanto i normali apparecchi acustici, e hanno e hanno un costo elevato sul Servizio Sanitario Nazionale e, in ultima analisi, sul bilancio dello Stato.

Chiudo qui la polemica: si chiede attenzione soprattutto con la crisi economica in atto.

Non chiediamo tanto: desideriamo il rispetto del diritto delle persone con diverse abilità (handicap è solo una delle tante parole che nascondono il disagio…)

Maria Gennaioli