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San Cono a protezione dei Sordi

SAN CONO A PROTEZIONE DEI SORDOMUTI
Nel Martirologio Romano troviamo diversi santi con il nome di Cono o Conone:
– San Conone di Alessandria di Egitto monaco in Palestina: 19 febbraio;
– San Conone l’Ortolano martire in Panfilia: 5 marzo.
– San Cono (Santu Conu) (Conone) di Naso, monaco brasiliano: 28 marzo;
– Santi Conone (Cuono) e Cornello martiri a Iconio: 29 maggio;
– San Cono venerato a Diano: 3 giugno.

Di tutti si possono leggere brevi note, a volte leggendarie, nel sito www.santiebeati.it.

A me è sembrato opportuno ricordarne due per la storia dei sordi.  

A – San Cono (o Conone)
vescovo di Bida e martire del 1° secolo, probabile discepolo di S. Paolo. Visse nell’Isauria, patriarcato di Antiochia, e la sua vita è avvolta nella leggenda.

Detto taumaturgo operò vari miracoli e nella novena di preghiere per la sua festa si recita. “…voi che restituiste la vista ai ciechi, la parola ai muti e l’udito ai sordi…”.

Probabilmente si riferisce ai sordi che non vogliono ascoltare la parola di Dio.

San Cono venerato a Castelcivita (Salerno)

Tuttavia a Castelcivita (SA), dove sono custodite le sue reliquie, è invocato come protettore dei sordomuti. Alla vigilia della sua festa del 3 giugno è antica tradizione benedire l’olio per ungere le orecchie ed invocare la sua protezione.

B – Cono, o Conone,
figlio del conte normanno Anselmo, governatore della città, nacque a Naso (Messina), nel 1139. Ancora ragazzo, abbandonato la casa e le ricchezze, si ritirò nel locale convento di San Basilio. Trasferito al Convento di Fragalà, nel comune di Frazzanò, ebbe come maestri spirituali san Silvestro da Troina e san Lorenzo da Frazzanò, che lo prepararono al sacerdozio.

Conone, dopo l’ordinazione, continuò a manifestare segni di vocazione all’eremitaggio e, col permesso dei superiori, si ritirò in una grotta, che prese il nome di Rocca d’Almo. Ben presto la sua fama di santità superò i confini di Naso. Richiamato al monastero dai suoi superiori, fu eletto abate. In seguito, al ritorno a Naso da un pellegrinaggio in Terra Santa, elargì ai poveri la ricca eredità del padre e si ritirò nella grotta di San Michele.

La città era afflitta da un morbo contagioso: i nasitani (abitanti di Naso) si rivolsero allora all’abate che li liberò dalla malattia: del miracolo vi è ricordo nello stesso stemma della città.

Morì a 97 anni: era il 28 marzo 1236, Venerdì Santo. La tradizione attribuisce a Cono molti miracoli, parte dei quali sono, senza dubbio, invenzioni fantastiche. Oltre che nel dies natalis, è festeggiato il 3 giugno e il 1° settembre, per motivi che gli studiosi non hanno ancora ben chiarito. Urbano VIII confermò il suo culto. Canonizzato da Urbano VIII nel 1630.

S. Cono è il patrono della cittadina siciliana di San Cono (CT) e naturalmente di Naso, i cui abitanti ancora oggi davanti alle reliquie pronunciano l’invocazione «Na vuci viva razzi i san Conu».

San Cono viene invocato contro i mali di orecchio e del naso.

Diverse le feste che si celebrano a Naso in onore di Cono: oltre che nel dies natalis del 28 marzo, è festeggiato il 3 giugno e il 1° settembre, quella di settembre è la più importante. In essa, allestita come le altre con i denari versati dai devoti nel caratteristico “coppu”, il busto del santo è montato su una pesante macchina e viene portato in processione attraverso il paese che per l’occasione si orna di archi, piramidi di edera e lampioni variopinti. Alla macchina, inoltre, si legano le spighe che dovranno essere mescolate al grano da semina.

Il simulacro di Cono ha un aspetto singolarmente sgradevole (“gli occhi grandi e spaccati, il naso aquilino, le labbra grosse, la faccia… bronzina, larghissima”), tanto da essere divenuto, secondo quanto attestano alcuni proverbi, termine di paragone per la bruttezza delle persone (“Avi ‘a facci ‘i san Conu”).

Il santo oltre che a protezione del paese, è ancora invocato contro i mali degli orecchi e del naso. Anche a questo protettorato è certamente da collegarsi la rappresentazione di tali organi (un naso fra due orecchi) che fu in passato aggiunta allo stemma del paese e che fu dal popolo subito interpretata come un ammonimento del santo ai devoti di “aver buon naso, ascoltare assai e parlar poco”.

La leggenda di Cono si divulgò per mezzo di stampe popolari come la Vita, miracoli et morti dello beato Cono da Naso, redatta nel 1549 e di cui conosciamo un’edizione del 1556.

P. Vincenzo Di Blasio – 28 marzo 2012 – nw060

INFO:

San Cono il Taumaturgo – Patrono di Castelcivita (Salerno)

Tempio di San Cono a Naso (Messina)

Immagine della Chiesa di San Cono (Catania)

Storia dei Sordi i colori