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Tecnologia, sordità e barriere

Tecnologia, sordità e barriere. I cittadini scrivono, Rossi risponde.
La comunicazione abbatte le barriere. Ma per i “tiri mancini” c’è sempre la burocrazia

La tecnologia abbatte le barriere, non è solo uno slogan, ma la realtà per molti portatori di handicap, in questo caso sordi, per i quali è cambiata la vita (in meglio) con l’abbattimento delle barriere della comunicazione. Ormai qualche anno fa ci fu la rivoluzione degli sms, i brevi messaggi di testo inviabili dal telefono cellulare: la possibilità di comunicare a distanza senza dover udire e parlare. Poi vennero le “videochiamate” e, con le innovazioni che si rincorrono, le tantissime novità tecnologiche dei giorni nostri come gli iphone, i tablet, la possibilità di comunicare coi social network. Strumenti preziosi per chi ne ha bisogno per scavalcare le barriere della comunicazione. Strumenti dei quali, secondo la legge, deve essere agevolato l’acquisto alle persone diversamente abili.

Sul tema racconteremo un fatto. Un fatto che ci dà l’opportunità di dare informazioni su un diritto dei cittadini sordi e modo di certificare un buon canale di comunicazione tra gli amministratori pubblici – in questo caso il governatore della Toscana Enrico Rossi – e gli amministrati, due fiorentini sordi. I quali, circa un anno fa, scrissero al presidente della Regione Toscana questa lettera:

Caro presidente, scrivo direttamente a lei non sapendo in realtà a chi rivolgermi, infatti a volte la burocrazia sembra un muro di gomma insormontabile. Vorrei impegnare due minuti del suo tempo per spiegare la mia situazione.
Io e mio marito siamo sordi e come previsto dalla normativa in materia volevamo richiedere un ausilio protesico con funzioni di “comunicatore” con codice 21.36.09.003 (dal 2000 la Regione Toscana permette di ottenere un telefono cellulare anzichè gli ormai obsoleti comunicatori che utilizzavamo fino a qualche anno fa); questo tipo di aiuto che ci viene dato ha sicuramente un costo per il nostro SSN e per la regione stessa, proprio in relazione a questo aspetto pensavamo di poter scegliere (all´interno del budget di spesa previsto per ciascun apparecchio la tipologia più adatta ai singoli).
In parole povere questi ausili ci vengono forniti in quanto essendo sordi abbiamo necessità di comunicare in maniere alternative, sicuramente questo è l´obiettivo. Il problema è che nella pratica si perde di vista l´obiettivo e si entra in una moltitudine di difficoltà. Oggigiorno la tecnologia fa passi da gigante e ci sono telefoni cellulari, tablet, computer con cui si può accedere ad internet, parlare tramite web cam, videochiamare ecc e che ci permettono di comunicare pur essendo sordi.
Mi chiedo, è possibile che mantenendosi all´interno della spesa prevista o nel caso integrando personalmente l´eventuale eccedenza io non possa scegliere il mezzo tecnologico con cui riesco a comunicare con più facilità? Forse nella logica delle cose questa è una semplice richiesta, ma le assicuro che all´interno dell´organizzazione burocratica tra richieste mediche, autorizzazioni ecc questa mia richiesta non trova spazio.
Ringrazio anticipatamente per l´attenzione e porgo i miei migliori saluti.
Lettera firmata

Con qualche mese di ritardo è giunta la risposta di Enrico Rossi:

Gent.ma sig.ra ……
mi sono accorto soltanto adesso che, per qualche disguido, la risposta che le inviai alcuni mesi fa non le è purtroppo mai arrivata. Me ne scuso, e provo a rimediare adesso reinviandole la mail, nella speranza che le sia ancora utile. Le confermo innanzitutto che la nostra Giunta ha previsto, fin dall’anno 2000, che le persone con sordità possano optare per la fornitura di un telefono cellulare come dispositivo protesico incluso nei livelli essenziali di assistenza; tale possibilità è alternativa alla erogazione di altro tipo di “comunicatore”.
La normativa nazionale di riferimento per l’assistenza protesica (DM 27 agosto 1999 n. 332, di cui si riporta sotto il comma 5 dell’art.1) prevede che l’assistito possa scegliere il “mezzo tecnologico” più consono alle proprie necessità, ma tale scelta deve essere valutata, e quindi condivisa, dal medico specialista prescrittore, che deve confermare la “riconducibilità” del dispositivo scelto dall’assistito a quello previsto negli elenchi delle protesi.
La eventuale differenza economica tra il prezzo del dispositivo descritto negli elenchi e quello scelto dall’assistito rimane a carico di quest’ultimo. Ecco quanto dispone la legge: “Qualora l´assistito scelga un tipo o un modello di dispositivo non incluso nel nomenclatore allegato al presente regolamento, ma riconducibile, a giudizio dello specialista prescrittore, per omogeneità funzionale a quello prescritto ai sensi dell´articolo 4, comma 2, l´azienda Usl di competenza autorizza la fornitura e corrisponde al fornitore una remunerazione non superiore alla tariffa applicata o al prezzo determinato dalla stessa azienda per il dispositivo incluso nel nomenclatore e corrispondente a quello erogato”.
Pertanto Lei deve proporre al Suo medico specialista di riferimento la prescrizione del dispositivo a Lei più utile utilizzando la procedura della “riconducibilità”; ovviamente il medico dovrà condividere la equivalente finalità funzionale di quanto Lei propone.
Un cordiale saluto, a lei e a suo marito, e mi scusi ancora per il ritardo di questa risposta.

Enrico Rossi

Il diritto è certificato, la comunicazione tra cittadini e istituzioni funziona, ma la burocrazia in Italia recita sempre la parte del leone: dopo oltre un anno infatti la richiesta presentata all’ASL non è ancora stata evasa.

Stefano Prizio. Fonte: intoscana.it 20/06/2012 – nw109