Iscriviti: Feed RSS

Riccardo Ferracuti: quando la tenacia fa la differenza

“Il talento, è l’audacia, lo spirito libero, le idee ampie.” Anton Cechov

Il lavoro è uno degli aspetti imprescindibili, insieme a quello familiare e sociale, che concorrono alla piena realizzazione dell’individuo. Mi preme celebrare questo primo maggio raccontandovi la storia di una persona che non ha mai smesso di credere nelle sue potenzialità.

Riccardo Ferracuti, di padre fermano e madre romana, è un professionista Sordo laureatosi in Lettere alla Sapienza di Roma. Nell’autunno del 2005 parte alla volta degli Stati Uniti per proseguire gli studi presso l’Università Gallaudet di Washington. Nel 2008 si forma come interprete e nel 2010 è il primo studente internazionale Sordo a essere ammesso al programma di Dottorato in Interpretazione. Ferracuti ha portato a termine gli studi lavorando all’Università nell’ufficio adibito alla gestione del servizio di interpretariato e svolgendo altresì l’attività di insegnante nonché di interprete certificato (CDI) presso la facoltà di Interpreti e Traduttori. Conosce alla perfezione la Lingua dei Segni Americana (ASL), la Lingua dei Segni Italiana (LIS), l’italiano e l’inglese. Il suo obiettivo è quello di ridurre il disagio fra Sordi e interpreti per facilitarne la collaborazione e garantire al Sordo un maggior potere decisionale.

Dal 1 Settembre 2017 Riccardo è docente di ruolo presso il Northern Virginia Community College (NVCC) – Annandale (VA) dove insegna ASL e interpretariato a studenti udenti. Lavora altresì come interprete libero professionista e molto spesso proprio alla Gallaudet University – Washington DC.

Prossimamente pubblicherò in esclusiva per Vivere Fermo l’intervista che mi ha rilasciato in merito alla sua professione e in cui ripercorre le tappe salienti della sua vita e della sua carriera. Un percorso in salita che non ha mancato di riservargli delle grandi soddisfazioni morali e intellettuali.
Michele Peretti. Fonte: viverefermo.it

L’interprete sordo: intervista a Riccardo Ferracuti (4 maggio)
“Che importanza ha la sordità dell’orecchio, quando la mente sente. L’unica vera sordità, l’incurabile sordità, è quella della mente.” (Victor Hugo, 1845)

Riccardo Ferracuti è tra gli interpreti sordi italiani più qualificati. Lo ringrazio per aver accettato di rispondere alle mie domande ed essersi dimostrato sempre disponibile. Mi pare doveroso ringraziare anche Anna Maria Peruzzi, interprete LIS, per aver curato la traduzione in italiano e aver reso accessibile l’intervista a chi non ha la fortuna di conoscere la LIS. L’intervista consta di sei domande e verrà suddivisa in più parti per consentire ai lettori di godere appieno delle varie fasi che la compongono. Ciascuna risposta sarà accompagnata dal link che rimanda al video in Lingua dei Segni Italiana seguito dalla trascrizione. Si precisa che il testo è stato volutamente rielaborato in favore di una maggiore scorrevolezza, senza tuttavia inficiare i contenuti e l’intento comunicativo veicolati dal segnante. Non si tratta dunque di una traduzione letterale. Propongo qui di seguito la prima parte:

1) Chi è Riccardo Ferracuti e qual è il suo background?

Salve, mi chiamo Riccardo Ferracuti. Alcuni mi conoscono, altri no. Bene, adesso spiego un po’ chi sono e qualcosa del mio background. In famiglia siamo tutti sordi, sono cresciuto comunicando con la Lingua dei Segni, la mia prima lingua. Nel tempo sono stato obbligato a imparare l’italiano perché a scuola si studia, si legge, si scrive tutto in italiano e questo è stato per me uno sforzo notevole. Se non fossi stato obbligato, avrei usato sicuramente la Lingua dei Segni. La mia prima scuola è stata l’Istituto Smaldone di Roma ma in quel periodo mi ammalavo spessissimo. In seguito mia madre ha scoperto che ciò era riconducibile alla protesi acustica che avevo l’obbligo di portare e che mi procurava infezioni all’orecchio. Quindi mi ha ritirato da questo istituto e mi ha mandato all’istituto Gualandi ma lì, secondo mia madre, la scuola non offriva molto così mi ha portato all’Antonio Provolo di Verona. Non stavo proprio a Verona città bensì a Chievo, vicino Verona, perché a Verona c’era un’altra sezione sempre del Provolo. Finita la scuola media non sapevo se andare all’istituto Antonio Magarotto di Roma o di Padova. Ho scelto Padova. Ho fatto cinque anni di scuola superiore, indirizzo Ragioneria. Finiti gli studi sono tornato a Roma e non trovando lavoro ho deciso di frequentare l’Università, nello specifico la facoltà di Ingegneria informatica. Ero convinto fosse collegata agli studi precedentemente intrapresi. In realtà non era vero perché a ragioneria si studia contabilità mentre a Ingegneria informatica tutto ciò che riguarda i computer. Chissà perché avessi questa idea. Mi sono iscritto comunque al corso di Ingegneria informatica previo superamento di un test di ingresso in quanto facoltà a numero chiuso. Eravamo in 8000 per 2500 posti. Sono arrivato 1235esimo. Ero molto contento, ho iniziato a frequentare ma sono sorti subito dei problemi perché l’Università mi garantiva il servizio di interpretariato soltanto per 9 ore mentre la frequenza obbligatoria era di 15. Non potevo frequentare senza l’interprete. Ho dovuto così rinunciare a questo corso. Ho pensato di iscrivermi a Sociologia perché tra le materie di studio c’era anche Antropologia. Purtroppo però non mi interessava e ho cambiato di nuovo passando a Lettere e Filosofia, incuriosito dalla Filologia. Mi interessava scoprire la trasformazione della lingua, i vari passaggi, pensando di trovare un collegamento con la Lingua dei Segni che si è rivelato inesistente. Ormai però avevo fatto tanti esami così ho continuato. Nel frattempo attraverso un amico ho saputo della Gallaudet, un’Università americana, allora mi sono messo sotto a studiare e ho preso 110 e lode. Appena laureato ho preparato di corsa le valigie, ho lasciato il lavoro che già avevo, ho salutato amici e mamma e me ne sono andato. Non mi sono preparato a questa nuova esperienza, sono partito all’improvviso. Avevo 32 anni, ero già vecchietto insomma, per me non era facile un nuovo inserimento. Per esempio ho dovuto fare i conti anche con la cultura americana. Mi sono trovato a coabitare con quattro o cinque persone che non conoscevo, mentre a Roma avevo il mio appartamento dove vivevo da solo. Poi anche il cibo, insomma tante altre cose che però ho cercato di superare. E così è stato. Per due anni e mezzo mi sono formato come interprete. Il primo anno non conoscevo né la ASL (Lingua dei Segni Americana) né la lingua inglese però mi sono impegnato molto e ho superato tutti gli esami. In confronto agli altri studenti americani devo dire che prendevo sempre ottimi voti e questo mi riempiva di orgoglio. Nel 2008, una volta conseguito il titolo, ho risposto a un’offerta di lavoro e la mia candidatura è stata subito accolta. Pensavo di prendermi qualche giorno di vacanza e invece niente da fare perché ho cominciato subito a lavorare alla Gallaudet. Ero responsabile di tutte le classi dei corsi Interpreti, pensate che ultimamente le classi sono addirittura 250. Io mi occupavo di gestire gli orari delle lezioni, eventuali spostamenti e tutto questo risultava assai pesante. Ho voluto affrontare anche questa prova e in concomitanza sono diventato un libero professionista. Avevo già due lavori molto impegnativi quando il dipartimento dove mi sono laureato mi ha chiesto delle collaborazioni come docente. Devo dire che non sapevo più come fare ma è stata un’esperienza bellissima. Nel 2010 sono stato ammesso a un corso di dottorato di ricerca in Interpretazione. Lavoravo circa 80 ore a settimana e conciliare studio e lavoro è stata un’impresa titanica. Mi sembrava di impazzire. In quel periodo avevo acquistato un appartamento e per circa un anno mi sono dedicato più a quello. Successivamente ho ripreso gli studi e finalmente nel 2017 ho conseguito il dottorato. Alla fine ho buttato tutti i miei libri e gli appunti ma devo dire che è stata un’esperienza bellissima. A settembre del 2017 sono stato assunto in un’altra Università dove insegno tuttora ASL e Linguistica al corso Interpreti. Ora non so cosa mi riserverà il futuro, staremo a vedere.

Michele Peretti. Fonte: viverefermo.it
redazione@viverefermo.it

2) Solitamente l’interprete è la persona che traduce tra due lingue vocali o tra una lingua vocale e una lingua segnica. Qual è invece il ruolo dell’interprete sordo e in quali contesti è chiamato a intervenire?  (7 maggio)


Il ruolo dell’interprete è quello di tradurre tra due diverse lingue: dal francese all’italiano, dallo spagnolo all’italiano, dalla LIS all’italiano o viceversa. L’interprete sordo ha lo stesso ruolo dell’interprete udente? Oppure è diverso? Vediamo. Ora provo a spiegare sulla base della mia esperienza di interprete professionista. L’interprete udente trasferisce il messaggio dalla L1 alla L2 cioè dall’italiano al francese, dalla Lingua dei Segni al vocale o viceversa. L’interprete sordo invece può tradurre in lingua internazionale. In realtà non può essere considerata una lingua a tutti gli effetti in quanto provvisoria. Si tratta infatti di un insieme di segni eseguiti in modo molto ampio e presi dalle varie parti del mondo, affinché tutti gli stranieri possano capirsi. In Italia ci sono tanti sordi che usano questo linguaggio internazionale ma la maggior parte degli interpreti sordi italiani traduce dalla LIS all’ASL e dall’ASL alla LIS. Ne conosco diversi e sono anche bravi. Purtroppo manca una formazione per interpreti sordi. Non ci sono corsi ma questo è un altro argomento che vedremo in seguito. Gli interpreti sordi traducono l’internazionale oppure per sordociechi. In Italia, purtroppo, questo tipo di interpretariato viene svolto esclusivamente dalle persone udenti. In America io uso la Lingua dei Segni tattile che però non è una lingua bensì uno strumento. La lingua che si usa in questo caso è sempre la Lingua dei Segni e viene molto usata anche alla Gallaudet. Esiste poi un’altra tecnica, la “Close Vision”, ossia un segnato eseguito proprio di fronte alla persona sordocieca quando magari devo spiegare la slide di un power point. Oppure abbiamo il “Tunnel Vision”, in tal caso l’interprete è posizionato lontano perché il sordocieco vede come in un tunnel. Di recente si parla anche di “Pro-tactile”. In questo caso l’interprete spiega cosa accade nella sala, è posizionato dietro alla persona sordocieca e la tocca sulle spalle o sul braccio. Se il sordocieco sta segnando e in quel momento tutti annuiscono, lui non può sapere se è stato capito oppure no, allora l’interprete alle sue spalle glielo fa capire mediante il tatto. Oppure se qualcuno fa una domanda, il sordocieco sa a chi rivolgersi posizionandosi nella giusta direzione. Il contatto può avvenire in vari punti della coscia ma non solo. Ad esempio lo scorrimento delle slide viene trasmesso mediante uno sfregamento sul braccio. L’interprete sordo può lavorare anche su un palco, posizione in cui in genere siamo abituati a vedere l’interprete udente. Invece adesso, sempre più spesso, l’udente si siede in platea e il sordo sul palco in modo che l’interprete udente segna una Lingua dei Segni esatta e l’interprete sordo la trasforma nella Lingua dei Segni locale. Si parla invece di “Mirror” quando ad esempio una persona in platea fa una domanda e tutti, anziché voltarsi, mantengono l’attenzione sull’interprete che la segna per il pubblico. In America l’interprete sordo viene chiamato sempre più spesso da enti pubblici perché è in grado di entrare in sintonia anche con quei sordi che conoscono poco l’ASL, che hanno dei problemi di comprensione, pur non essendo stupidi, così da poter instaurare una comunicazione efficace. Anche gli ospedali contattano interpreti sordi perché, in caso di grave incidente, la persona sorda potrebbe avere difficoltà a muovere le mani e l’interprete udente non è pronto a questo genere di interpretazione mentre invece l’interprete sordo è più veloce a capire. Lo stesso accade con i bambini. Se l’assistente sociale rivolge al bambino delle domande su argomenti delicati come la pedofilia o la violenza fisica, che possono incidere sul segnato del bambino, l’interprete sordo lo capisce subito cogliendone certe sfumature. Ancora di più nei tribunali dove prima venivano chiamati sempre gli interpreti udenti, adesso vengono chiamati soprattutto gli interpreti sordi poiché hanno una percezione visiva più veloce, dettagliata e se qualcosa non viene colto, sono pronti a ripetere. Tutto questo per dimostrare che il ruolo dell’interprete sordo tocca svariati ambiti. In Italia, ad esempio, si usa poco il servizio ponte mentre in America è attivo da anni, si chiama Relay Service Interpreting ma di solito sono gli interpreti udenti che svolgono tale servizio. Eppure se in video appare una persona sorda ubriaca, che ha tutto un modo particolare di segnare, oppure una persona sorda in preda al panico o sotto minaccia, ecco allora che l’interprete udente non sempre è all’altezza di capire certe dinamiche. In queste situazioni subentra l’interprete sordo che capisce subito se si tratta di violenza, minacce o altro. Da sette anni sono un interprete professionista certificato e posso svolgere il servizio di interpretariato per i sordi in tutta l’America.

3) Nel nostro paese esiste un percorso formativo per interpreti sordi? (8 maggio)


In Italia non ce ne sono, in America ce ne sono tantissimi, già da molto tempo. Conosco alcuni sordi interpreti italiani che hanno voglia di imparare, sono venuti anche in America con borse di studio e qualcosa hanno appreso. Partecipano a convegni EFSLI (European Forum of Sign Language Interpreters), hanno le potenzialità ma in Italia non hanno l’opportunità di formarsi e di lavorare in questo campo. Un gruppo mi ha chiesto di formare docenti sordi o interpreti sordi ma io non me la sono sentita di accettare perché non è facile lavorare insieme, soprattutto con gli udenti. Non me la sento. Comunque non voglio toccare questo argomento e preferisco non parlarne.

4) In Italia gli interpreti sordi possono iscriversi a una delle due associazioni di categoria (ANIMU e ANIOS)?


In Italia ci sono due associazioni: ANIOS e ANIMU. ANIMU la conosco pochissimo. ANIOS un po’ di più. Già tantissimi anni fa ANIOS mi chiese di entrare nell’associazione e io risposi che non avevo niente in contrario. Alla fine non se ne è fatto più niente. Ho riflettuto sul fatto che per qualificarmi come interprete professionista avrei dovuto affrontare un esame. Chi mi avrebbe esaminato e valutato? Non ci sono esperti in questo campo. In più l’interprete sordo lavora con i sordociechi e in Italia sono gli udenti a occuparsi di questo settore. Come socio volontario forse potrei entrare ma come professionista non credo proprio. Penso che i tempi non siano ancora maturi.

5) L’Italia non ha ancora riconosciuto la LIS (Lingua dei Segni Italiana). Qualora accadesse, cosa pensa cambierebbe al ruolo professionale che ricopre?

Beh, intanto il lavoro aumenterebbe tantissimo. Sicuramente. Il mio timore è che non ci siano abbastanza interpreti udenti qualificati. Sono pochissimi, soprattutto rispetto all’America. Seconda cosa: anche i sordi interpreti sono pochi. Ce ne vorrebbero di più. Terza cosa: i docenti sordi di LIS. Alcuni insegnano veramente con passione, altri lo fanno soltanto per interesse e non insegnano bene. Tuttavia si può sempre migliorare. Il problema più grande, se approvassero la LIS, è che tutte le scuole pubbliche e private comincerebbero a organizzare corsi di Lingua dei Segni. I docenti sordi sono pochi e sicuramente anche gli udenti dovrebbero insegnarla. Questo io non lo accetto. Gli udenti che insegnano la LIS, assolutamente no! In America hanno fatto tante battaglie per questo motivo. Molti udenti insegnavano la ASL mentre adesso sono sempre meno. In Italia c’è ancora troppa confusione, sia nel governo che all’interno dell’ENS, l’Ente Nazionale Sordi. Non so come andrà a finire, sarà una guerra. Sarei molto fiero se approvassero la LIS, però poi dovrebbero approvare anche la LIS tattile. Ancora stiamo a questo punto, proprio non capisco. La LIS tattile, l’ho detto, è uno strumento, la vera lingua è la LIS. Diventa tattile perché c’è un contatto con le mani, solo per questo. In America né l’ASL né l’inglese sono riconosciute come lingue ufficiali però si va avanti lo stesso perché si hanno idee chiare e obiettivi ben precisi. In Italia invece c’è ancora tantissima confusione e questo mi dispiace. Da una parte sono contento del riconoscimento ma dall’altra dico meglio di no perché i sordi devono essere preparati e avere le idee chiare. Non devono permettere agli udenti di superare un certo limite. Gli udenti devono fare gli interpreti e basta. Se mi serve un interprete, lo chiamo, lo pago bene e finisce lì. Invece in Italia i sordi non vogliono pagare gli interpreti udenti e così alimentano un circolo vizioso che genera soltanto confusione. Questo accade perché i sordi non hanno le idee chiare riguardo al ruolo dell’interprete e all’etica professionale, a differenza dell’America dove ci sono corsi ad hoc in cui si insegna molto bene tutto ciò. In Italia i sordi hanno iniziato a discutere del significato di etica solo di recente e attraverso facebook. Ecco perché ci vorranno ancora alcuni anni. Mi dispiace, non voglio sembrare negativo. Io amo la LIS, è la mia prima lingua e ne vado fiero. Tuttavia penso che bisogna darsi un freno e non lasciarsi trascinare dall’entusiasmo ché poi tornare indietro non è facile.

 

6) Lei ha frequentato la Gallaudet University negli Stati Uniti, l’unico ateneo al mondo in cui i corsi si tengono interamente in Lingua dei Segni. Si potrebbe ipotizzare una realtà simile nel nostro paese?


La Gallaudet è unica nel suo genere perché tutti gli studenti sono sordi ma ci sono docenti udenti, impiegati e altro personale udente che ha dovuto imparare la Lingua dei Segni. Alcuni l’hanno imparata bene, altri dopo venti anni segnano ancora in modo un po’ strano. Io li guardo e mi chiedo: sono venti anni che stai qui e ancora segni in questo modo? Che ci stai a fare? Comunque, a parte questo, per comunicare e per avere accessibilità bisogna conoscere la Lingua dei Segni. La Gallaudet non è l’unica Università per sordi in America. Ne esistono altre. Ma lì parliamo di vera e propria integrazione e adesso mi spiego meglio. Alla Gallaudet ci sono varie facoltà: Psicologia, Audiologia, Storia, Interpretariato, Linguistica, Matematica, Geografia, Scienze, Chimica, Biologia, Studi Internazionali, Teatro, tutte accessibili ai sordi. Poi c’è anche il RIT (Rochester Institut of Technology), un istituto famoso in tutta l’America e scelto da molti poiché si studia alta tecnologia, computer e con una sezione riservata ai sordi, il NTID (National Technical Institut for Deaf), dove essi possono studiare e frequentare insieme agli udenti grazie alla presenza dell’interprete. Tutti gli udenti che qui si formano conoscono benissimo questa realtà e vivono la sordità in maniera del tutto naturale, imparano la Lingua dei Segni e ci sono corsi di Interpretariato. C’è una realtà simile in California, la CSUN, anche lì si impara la Lingua dei Segni e ci sono corsi di Interpretariato. Esiste poi la Community College dove i neodiplomati possono frequentare un corso propedeutico all’ingresso in Università che prevede anche lo studio dell’ASL. Questo accade in quasi tutte le Università, non solo alla Gallaudet. Una persona sorda americana ha molte possibilità di scelta, pensare questo in Italia sarebbe un sogno, non so quanto realizzabile. La vedo dura perché lo Stato non se ne occupa molto, il Ministero della Pubblica Istruzione non funziona bene e andare a chiedere una cosa del genere vorrebbe dire diventare fastidiosi come le mosche.

Michele Peretti. Fonte: viverefermo.it
redazione@viverefermo.it

PER SAPERE DI PIU’

ASL

Gallaudet University

Interprete Sordo

Storia dei Sordi d'Italia Laboratorio sociale dei sordi italiani