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La scuola a distanza

Coronavirus, online la pagina ‘L’inclusione via web’. Aperta la sezione dedicata alla didattica a distanza per gli alunni con disabilità

Si arricchisce la sezione web del Ministero dell’Istruzione dedicata alla Didattica a distanza, nata per supportare tutte le scuole in seguito all’emergenza sanitaria del COVID -19. È da oggi infatti disponibile un canale tematico per L’inclusione via web. Uno strumento pensato per affiancare e supportare il lavoro dei dirigenti scolastici, del personale e degli insegnanti nei percorsi didattici a distanza per gli alunni con disabilità

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All’interno delle pagine online saranno messi a disposizione riferimenti normativi, condivisione di esperienze didattiche, link utili, webinar. Nel canale dedicato saranno anche messe a disposizione, gratuitamente, piattaforme telematiche certificate per la didattica a distanza, grazie al contributi di privati che hanno risposto alla call lanciata dal Ministero dell’Istruzione. Il canale sarà costantemente aggiornato e arricchito di nuovi spunti e materiali.

Il link al canale L’inclusione via web

Didattica a distanza e lingua dei segni: quali problematiche. Link a risorse utili
di Antonio Fundaro. Fonte: orizzontescuola.it
“Vedo come potrei udire. Gli occhi sono le mie orecchie. Scrivo, così come posso esprimermi, a segni. Le mie mani sono bilingue. Vi offro la mia diversità. Il mio cuore non è sordo a nulla in questo duplice mondo”. (Emmanuelle Laborit)


Un messaggio, su di un post di Facebook narra, con drammaticità, l’incapacità, della nostra scuola, a garantire la totale accessibilità (già in tempi non emergenziali), davvero a tutti i nostri alunni. Perché l’accessibilità, l’inclusione (come la chiamano ancora in molti, l’integrazione) non sono semplicemente enunciati di principio. Devono essi diventare prassi quotidiana, caratterizzare l’impegno, in primis del Governo, e, solo successivamente di tutte le istituzioni scolastiche, non escluse le università che dovrebbero formare, con metodicità, insegnanti di sostegno che siano tutti, e non solo in parte, in grado di affrontare con competenze la molteplicità delle situazioni educative e formative che una scuola “davvero di tutti” pone nel quotidiano. Perché una scuola è sempre più capace, più competitiva, più all’avanguardia, quanto più è attenta ai bisogni e quanto è più capace di affrontarli e dar loro una soluzione operativa e formativa. La scuola, quella davvero formativa, a cui puntiamo è la scuola del rispetto; una scuola un po’ oltre l’integrazione e ancora oltre l’inclusione. Perché, come scrive Annie Gottlieb: “Il rispetto… è l’apprezzamento della diversità dell’altra persona, dei modi in cui lui o lei sono unici”.
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Dad per bambini: l’esperienza positiva dell’istituto Magarotto di Roma
Non vogliono definirla vittoria, ma a tre mesi dall’inizio della didattica a distanza, le insegnanti del l’istituto ‘Tommaso Silvestri-Magarotto’ di Roma, scuola bilingue per sordi e udenti, possono almeno ritenersi soddisfatte del percorso svolto da docenti e bambini durante il periodo di chiusura scolastica. Se infatti la maggior parte delle maestre per l’infanzia ha riscontrato difficoltà nell’organizzare la didattica a distanza a bambini dai 3 ai 6 anni, per le maestre Giorgia Bonatti e Anna D’Annibale, con buona volontà e spirito di adattamento è stato possibile garantire la continuità didattica e la crescita dei piccoli.
“Anche noi abbiamo avuto comunque qualche difficoltà, come tutti, ma ci siamo rimboccate le maniche e abbiamo cercato di arrivare a tutti, proponendo attività, giochi e metodi di apprendimento diversi– racconta a diregiovani.it Anna D’Annibale- non è vero che tutti i bambini sono stati abbandonati a loro stessi, noi abbiamo cercato di essere sempre presenti per i nostri alunni”.


Documenti condivisi su drive, video e interazioni con i singoli studenti. Così, a tre mesi dall’inizio del lockdown, le maestre hanno ampliato le loro modalità di insegnamento, e i bambini sono andati avanti nell’apprendimento, anche chi presenta delle disabilità.
“Non ci siamo arrese, abbiamo cercato di cambiare i metodi e non abbandonare mai anche chi non voleva collegarsi- aggiunge Giorgia– dopo un primo momento di spaesamento ci siamo dati delle regole e abbiamo iniziato a fare scuola, sotto tutti i punti di vista. E adesso possiamo dire che la crescita c’è stata, anche grazie all’aiuto dei genitori. Sono risultati diversi da quelli che avremmo raggiunto in classe, ma se l’obiettivo della scuola è far maturare i suoi alunni, allora quell’obiettivo è stato raggiunto”.
Un percorso che è proseguito tutto lungo l’asse della relazione con i bambini, che le maestre hanno voluto mantenere costante. Connessioni lente e poche capacità tecnologiche, quindi, per le maestre sono solo alibi:
“noi non avevamo familiarità con questi strumenti, ma ci siamo messe in gioco- prosegue Giorgia– Non potevamo replicare la didattica in presenza, ma potevamo puntare su altre competenze, ed è quello che abbiamo provato a fare”.
Adesso però, il pensiero delle insegnanti va a settembre, quando la scuola si riaprirà, ma con modalità ancora sconosciute. Il progetto delle insegnanti è realizzare una mostra con i lavori svolti durante la quarantena, e realizzare un contesto divertente in cui i bambini possano apprendere le nuove regole senza spaventarsi. Le maestre sono fiduciose
“i piccoli- concludono- imparano in fretta. Il problema sono più gli adulti e le decisioni che prendono”.
Fonte: diregiovani.it

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