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Nicolussi Giacomo – Il sordomuto ritrattista

Il pittore sordomuto assistito dall’Istituto di Trento fu Giacomo Nicolussi, nato a Bresimo in Valle di Non nel 1844 da famiglia non agiata, ma laboriosa ed onesta. Affidato alle cuore dell’Istituto sordomuti di Trento, si distinse subito per la sua abilità nel disegno, soprattutto con la matita e a carboncino. E’ suo ritratto del vescovo Giovanni Nepomuceno De Tschiderer (1777-1860) eseguito a matita, che dagli esperti del tempo fu considerato “il migliore che di questo nostro Presule sia stato fatto prima e poi”.

Nicolussi GiacomoMons. Tschiderer intendeva mandarlo a Roma perché frequentasse regolari studi di pittura; ma la morte del vescovo gli impedì di realizzare questo progetto.

Fu allora che il direttore dell’Istituto, don Amech, si interessò presso il Comune di Bresimo perché fosse concessa una borsa di studio al giovane pittore. Così non ancora ventenne, con i 300 fiorini avuti dal suo Comune, Nicolussi iniziò a frequentare l’Accademia di belle arti a Venezia, dove rimase per sette anni fino al 1870, riportando lusinghieri apprezzamenti per le sue doti.

Alla fine degli studi, il Governo austriaco gli riconobbe un premio di 800 fiorini, anche se poi per cause misteriose ne ricevette solo 120. Ritornato nel Trentino, eseguì molti lavoro ad olio su commissione di famiglie private o anche per incarico di parrocchie e ordini religiosi in vari parti della provincia (chiesa della Comparsa a Piné, Revò, Preghera, San Bernardo di Rabbi, Andalo, Cavedano, Bresimo e altre). La sua maggior sensibilità si rivelò attraverso i ritratti.

Oltre a quello del Tschiderer, già ricordato, celebri sono i ritratti di personaggi insigni della storia trentina, come ad esempio il ritratto di mons. Zanella e quello dei genitori del futuro onorevole e senatore Enrico Conci. Morì ancora giovane a causa di una pleurite a Bresimo nel 1888. Dal libro “L’Istituto Sordomuti di Trento” di Armando Vadagnini. Tip. Grafiche Artiginalelli Trento, 1995. Deceduto nel 1889.
Franco Zatini – ps036

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Giovanni Nepomuceno Tschiderer Von Gleifheim

Pozzatti, l’amore per un paese si fa arte
Pozzati esporrà infatti i suoi 16 splendidi quadri accanto a quelli dello sconosciuto concittadino pittore di Bresimo: Giacomo Nicolussi.
Pozzatti, l’amore per un paese si fa arte BRESIMO. Da domani al 15 di agosto il paese di Bresino vive un momento magico di arte e cultura. Ci ha pensato Danilo Pozzatti con la sua esposizione personale di quadri al Castel Basso. Danilo Pozzatti, che vive a Calliano, ma si può dire di Bresimo, perché di Bresimo sono i suoi genitori, ama il paese di per la semplicità e genuinità del luogo. Questa volta il suo ritorno a Bresimo non è un ritorno alle origini, ma un rimettere in moto un periodo di storia del paese. Pozzati esporrà infatti i suoi 16 splendidi quadri accanto a quelli dello sconosciuto concittadino pittore di Bresimo: Giacomo Nicolussi.

La sua è una proposta di ricupero di un passato lontano e la tardiva, ma doverosa riabilitazione di un uomo di spiccata genialità. Danilo Pozzatti è riuscito infatti a riportare all’attenzione del pubblico il dimenticato pittore Giacomo Nicolussi, detto “el mut”, il muto, nato e morto a Bresimo (1844 – 1889), ma formatosi all’Accademia Belle Arti di Venezia. Quindici quadri di notevole valore artistico di Nicolussi ripropongono all’attenzione del pubblico, dopo 117 anni dalla sua scomparsa, un’arte dettata da un attento studio dei particolari e un’affinata capacità nel fissare nei ritratti l’espressione dei volti.

Il merito di Danilo Pozzatti è quello di aver organizzato “la prima” di questo esimio artista sconosciuto e avergli dato quel riverente omaggio che gli spetta. In altre parole la mostra di Giacomo Nicolussi, voluta e patrocinata da Danilo Pozzatti, rimette in corsa un grande pittore ingiustamente dimenticato, dandogli nuova forza, personalità e peso artistico nella storia. Morto a soli 45 anni, Nicolussi era di origine povere e per di più sordomuto, ma di una profonda sensibilità artistica. Aveva frequentato l’Istituto sordomuti di Trento, attirando l’attenzione dell’arcivescovo Giovanni Nepomuceno Tschiderer, che lo voleva mandare a Roma per completare la sua formazione artistica.

L’arcivescovo morì e così crollarono anche i sogni del giovane Nicolussi che aveva trovato in Tschiderer un convinto sostenitore del suo talento e delle sue attitudini artistiche. Intervenne in seguito il Comune di Bresimo con uno stanziamento di fondi e così potè andare a Venezia e frequentare l’Accademia. Nella sua biografia, curata da padre Fabio Sandri, si rivive la vita di un artista silenzioso, vissuto ai margini della larga popolarità, quella che conta in termini economici, ma non secondo a nessuno per la sua capacità e sensibilità artistica nel dipingere. (a.p.)
Trentino pag.39 – 15/07/2006 Fonte: lusern.it
PS036 agg.2006

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