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Regole per le pari opportunità delle Persone disabili

INTRODUZIONE
Precedenti e bisogni attuali
1. Ci sono persone con disabilità in ogni parte del mondo e a tutti i livelli in ogni società. Il numero di persone con disabilità nel mondo è grande e sta aumentando.
2. Sia le cause che le conseguenze della disabilità variano nel mondo. Queste variazioni sono il risultato di variazioni socioeconomiche differenti e dei diversi provvedimenti che gli Stati prendono per il benessere dei cittadini.
3. L’ attuale politica sulla disabilità è il risultato degli sviluppi degli ultimi 200 anni. In molti modi riflette le condizioni generali di vita e le politiche economiche e sociali dei vari periodi. Nel campo della disabilità, tuttavia, ci sono anche delle circostanze specifiche che hanno influenzato le condizioni di vita delle persone con disabilità.
L’ignoranza, la negligenza, la superstizione e la paura sono fattori sociali che attraverso tutta la storia della disabilità hanno isolato le persone con disabilità e ritardato la loro evoluzione.
4. Nel corso degli anni, la politica di sostegno alla disabilità ha ampliato il suo raggio di intervento da un interesse limitato verso le istituzioni all’educazione dei bambini con disabilità e alla riabilitazione per persone che sono divenute disabili in età adulta.
Attraverso l’educazione e la riabilitazione, le persone con disabilità sono diventate non solo più attive ma anche motori portanti per ulteriori sviluppi nella politica a sostegno della disabilità.
Sono state create organizzazioni formate da persone con disabilità, dalle loro famiglie e da avvocati, che hanno reclamato condizioni di vita migliori per i disabili Dopo la Seconda Guerra Mondiale sono stati introdotti concetti di integrazione e normalizzazione che riflettevano una cresciuta consapevolezza delle capacità delle persone con disabilità.
5. Verso la fine degli anni Sessanta, le organizzazioni di persone con disabilità, cominciarono a formulare in alcuni Paesi un nuovo concetto di disabilità.
Quel nuovo concetto sottolineava la stretta connessione tra le limitazioni sperimentate dagli individui con disabilità, il disegno e la struttura dei loro ambienti e l’atteggiamento della gente comune. Allo stesso tempo vennero sempre più portati alla luce i problemi della disabilità nei Paesi in via di sviluppo. In alcuni di questi Paesi la percentuale di popolazione con disabilità venne stimata essere molto elevata e, nella maggior parte dei casi, le persone con disabilità erano estremamente povere.
Precedenti azioni internazionali
6. I diritti delle persone con disabilità sono state oggetto di molta attenzione da parte delle Nazioni Unite e di altre organizzazioni internazionali per un lungo periodo di tempo.
Il più importante risultato dell’Anno Internazionale delle Persone Disabili, nel 1981, è stato il “World Programme of Action concerning Disabled Person” (Programma di azione mondiale riguardante le Persone Disabili), adottato con la risoluzione 37152 del 3/1211982 dall’Assemblea generale.
L’anno e il World Programme of Action, hanno dato un grande impulso per i progressi in questo campo. Entrambi hanno sottolineato il diritto delle persone con disabilità a godere delle stese opportunità degli altri cittadini, e ad un’eguale partecipazione a miglioramento della qualità della vita risultante dallo sviluppo economico e sociale. In quella stessa occasione l’handicap, per la prima volta, fu definito come il risultato della relazione tra le persone con disabilità e il loro ambiente.
7. Il Global Meeting degli esperti per revisionare l’attuazione del World Programme of Action, alla metà dei lavori della United Nations Decade of Disabled Person (Decennio delle persone disabili delle Nazioni Unite) fu tenuto a Stoccolma nel 1987.
Fu suggerito al Meeting di sviluppare una filosofia portante che aiutasse nell’indicare le priorità per le azioni da svolgere negli anni avvenire. La base di questa filosofia sarebbe dovuta essere il riconoscimento dei diritti delle persone con disabilità.
8. Di conseguenza il Meeting raccomandò che l’Assemblea generale indicasse una conferenza straordinaria per abbozzare una convenzione internazionale sulla eliminazione di tutte le forme di discriminazione contro le persone con disabilità, che sarebbe dovuta essere ratificata dagli Stati entro la fine del decennio.
9. Un abbozzo della convenzione fu preparato dall’Italia e presentato all’Assemblea generale alla sua quarantaduesima sessione. Altre presentazioni di abbozzi di convenzione vennero preparate dalla Svezia alla sessione successiva dell’assemblea. Tuttavia un entrambe le occasioni, non fu possibile raggiungere un accordo sulla fattibilità di tale convenzione.
Secondo molti rappresentanti, i documenti sui diritti umani già esistenti sembravano garantire alle persone con disabilità gli stessi diritti delle altre persone.
Verso le Norme standard
10. Guidato dalla deliberazioni dell’Assemblea generale, l’Economic and Social Council (Consiglio per gli affari economici e sociali) durante la sua prima sessione regolare del 1990, alla fine decise di concentrarsi sull’elaborazione di uno strumento internazionale di diverso tipo.
Attraverso la risoluzione del 1990/26 del Maggio 1990, il Consiglio autorizzò la Commissione per lo Sviluppo sociale a considerare nel corso della sua trentaduesima sessione, la creazione di un gruppo di lavoro ad hoc, permanente, formato da esperti di governo, finanziato con contributi volontari per elaborare delle norme standard per la realizzazione delle pari opportunità per bambini, giovani e adulti disabili, in stretta collaborazione con le organizzazioni specializzate, e altri gruppi governativi e organizzazioni non governative e specialmente organizzazioni di persone disabili.
Il Consiglio richiese anche alla Commissione di approvare il testo di queste norme in vista del 1993 e per sottoporle all’Assemblea generale alla sua quarantottesima sessione.
11. La discussione che seguì durante la 45esima sessione del Terzo Comitato dell’Assemblea Generale, mostrò che c’era ampio consenso per la nuova iniziativa riguardante l’elaborazione di norme standard per la realizzazione delle pari opportunità per le persone con disabilità.
12. Alla 32esima sessione della Commissione per lo Sviluppo Sociale per l’iniziativa riguardante le norme standard ricevette l’appoggio di un gran numero di rappresentanti e la discussione portò all’adozione della risoluzione 32/2 del 20/2/91, nella quale la commissione decise di stabilire un gruppo di lavoro ad hoc permanente, in accordo con la risoluzione 1990/26 dell’Economic and Social Council.
Scopo e contenuto delle Norme Standard per il raggiungimento delle pari opportunità delle persone con disabilità.
13. Le Norme Standard per il raggiungimento delle pari opportunità delle persone con disabilità sono state sviluppate sulla base dell’esperienza accumulata durante il Decennio delle Persone Disabili delle Nazioni Unite (1983-1992).
La Legge internazionale sui Diritti Umani, l’accordo Internazionale sui Diritti Economici Sociali e Culturali, l’accordo internazionale sui Diritti Civili e Politici la Convenzione sui Diritti dei Bambini e la Convenzione sull’Eliminazione di ogni Forma di Discriminazione contro le Donne così come il Programma di Azione Mondiale riguardante le Persone Disabili il Programma di Azione Mondiale riguardante le Persone Disabili, costituiscono il fondamento politico e morale per le Norme.
14. Sebbene le Norme non siano obbligatorie, possono divenire delle norme consuetudinarie internazionali quando siano obbligate da un gran numero di Stati con l’intenzione di rispettare una regola di diritto internazionale.
Esse implicano un forte impegno morale e politico nei confronti degli Stati per intraprendere Azioni per il raggiungimento delle pari opportunità delle penne con disabilità.
Vi sono indicati degli importanti principi riguardanti la responsabilità, l’azione e la cooperazione. Sono inoltre evidenziate delle aree di decisiva importanza della qualità della vita per il raggiungimento di una piena partecipazione ed eguaglianza.
Le Norme forniscono uno strumento per prendere decisioni e intraprendere azioni alle persone con disabilità e alle loro organizzazioni.
Esse forniscono una base per una cooperazione tecnica ed economica tra gli Stati le Nazioni Unite e altre organizzazioni internazionali.
15. Lo scopo delle Norme è di assicurare che ragazze, ragazzi donne e uomini con disabilità, come parti delle loro società, possano esercitare i propri diritti e doveri come gli altri. In tutte le società del mondo ci sono ancora ostacoli che impediscono alle persone con disabilità di esercitare i loro diritti e le loro libertà e che rendono loro difficile la piena partecipazione alle attività della società in cui vivono. compito dello Stato quello di intraprendere delle azioni adeguate per muovere un tale ostacolo.
Le persone con disabilità e le loro organizzazioni devono giocare un ruolo attivo come partners di questo processo.
Il raggiungimento delle pari opportunità delle persone con disabilità è un contributo essenziale nello sforzo generale che si attua nel mondo per mobilitare le risorse umane.
Può essere necessario rivolgere una particolare attenzione a gruppi di persone come le donne, i bambini gli anziani, i poveri, i lavoratori emigrati persone con due o più disabilità, le popolazioni autoctone e le minoranze etniche. Inoltre vi sono un grande numero di rifugiati con disabilità che hanno dei bisogni speciali che necessitano di attenzione.
Concetti fondamentali nella politica sulla disabilità
16. I concetti esposti sopra appaiono nell’intero testo delle Norme. Queste sono costruite essenzialmente sui concetti espressi nel Programma di Azione Mondiale riguardante le Persone Disabili In qualche caso riflettono lo sviluppo, che si è manifestato durante il Decennio delle Persone Disabili delle Nazioni Unite.
Disabilità e Handicap
17. Il termine “disabilità riassume un gran numero di limitazioni fisiche di diverso tipo che esistono in ogni popolazione in tutti i paesi del mondo.
La gente può essere disabile per impedimenti fisici intellettuali o sensoriali, per malattie o per infermità mentale. Tali impedimenti condizioni o malattie, possono essere permanenti o transitorie.
18. Il termine “handicap” significa la perdita o la limitazione delle opportunità di prendere parte alla vita della comunità ad un livello eguale a quello degli altri. Descrive l’incontro tra la persona con disabilità e l’ambiente.
Il fine di questo termine è di focalizzare l’attenzione sulle deficienze nell’ambiente e in molte attività organizzate della società, per esempio l’informazione, la comunicazione e l’educazione che impediscono alle persone con disabilità di partecipare ad esse in eguale misura.
19. L’utilizzazione dei due termini “disabilità”‘ e “handicap”, secondo la definizione dei paragrafi 17 e 18, deve essere considerato alla luce della storia moderna della disabilità.
Durante il 1970 ci fu una grande reazione da parte dei rappresentanti delle organizzazioni delle persone con disabilità e dei professionisti del settore della disabilità contro la terminologia in uso in quel tempo.
I termini Disabilità ed handicap venivano spesso utilizzati in un modo non chiaro e che creava confusione, fornendo scarse indicazioni per la politica decisionale e per l’azione politica La terminologia rifletteva un approccio clinico e diagnostico, che ignorava le imperfezioni e le deficienze della società circostante.
20. Nel 1980 l’OMS adottò una classificazione internazionale dei danni, disabilità ed handicap che suggeriva un approccio più preciso e al tempo stesso più relativistico.
La Classificazione Internazionale dei Danni, disabilità e Handicap (manuale edito dall’OMS) fa una chiara distinzione tra danno”, “disabilità” e “handicap”.
Questa è stata usata diffusamente in aree come la riabilitazione, l’educazione, la statistica la politica, la legislazione, la demografia, la sociologia l’economia e l’antropologia.
Alcuni degli utilizzatori hanno espresso la preoccupazione che la Classificazione, nella sua definizione del termine handicap, può essere ancora considerata troppo clinica e troppo concentrata sull’individuo e può non chiarire l’interazione tra le condizioni o le aspettative della società e le capacità dell’individuo.
Questa ed altre preoccupazioni espresse dagli utilizzatori durante questi dodici anni dalla sua pubblicazione, si tradurranno in imminenti revisioni della Classificazione.
21. Il risultato dell’esperienza accumulata nell’attuazione del Programma di Azione Mondiale e nella discussione generale svoltasi durante il Decennio delle Persone Disabili delle Nazioni Unite, è stato un approfondimento della conoscenza e un estendersi della comprensione nei riguardi delle questioni relative alla disabilità e della terminologia adoperata.
La terminologia attuale riconosce la necessità di rivolgersi tanto ai bisogni individuali (come la riabilitazione e gli ausili tecnici) quanto alle deficienze della società (i vari ostacoli a una piena partecipazione a una vita nella società).
Prevenzione
22. Il termine “prevenzione” significa un’azione indirizzata a prevenire il manifestarsi di danni fisici, intellettuali, psichici o sensoriali (prevenzione primaria) o a prevenire che i danni causino una limitazione fisica permanente o disabilità (prevenzione secondaria).
La prevenzione può includere molti diversi tipi di azione come ad esempio l’assistenza medica l’assistenza prenatale e postillate, l’educazione alimentare, campagne per l’immunizzazione contro malattie contagiose, misure per controllare le malattie endemiche, regolamenti di sicurezza, programmi per la prevenzione di incidenti in differenti ambienti, compresi una strutturazione degli ambienti di lavoro che prevenga il conseguimento di disabilità o malattie, e la prevenzione delle disabilità dovute all’inquinamento dell’ambiente e ai conflitti armati.
Riabilitazione
23. Il termine “riabilitazione” si riferisce ad un processo attraverso il quale si vuole mettere le persone con disabilità in grado di raggiungere e mantenere il loro livello funzionale ottimale sia fisico che sensoriale, che intellettuale, psichiatrico e/o sociale, fornendo loro gli strumenti per cambiare le proprie vite attraverso un maggior grado di indipendenza. La riabilitazione può includere misure per creare o ristabilire delle funzioni per compensare la perdita o l’assenza di una funzione o una limitazione funzionale. Il processo di riabilitazione non implica delle cure mediche iniziali.
Comprende un’ampia gamma di provvedimenti e attività, dalla riabilitazione più generale e di base, ad attività indirizzare al raggiungimento di risultati specifici, per esempio la riabilitazione vocale.
Realizzazione delle pari opportunità
24. Realizzare le “pari opportunità, significa rendere possibile un processo attraverso il quale le differenti società e i diversi ambienti, così come i servizi, le attività, l’informazione e la documentazione, siano resi accessibili a tutti, specialmente alle persone con disabilità.
25. Il principio dell’uguaglianza dei diritti implica che i bisogni di ognuno e di tutti gli individui sono di eguale importanza, che quei bisogni devono diventare il fondamento per la pianificazione delle società e che tutte le risorse vanno impiegate in modo tale da assicurare che ogni individuo abbia le stesse opportunità per partecipare.
26. Le persone con disabilità sono membri della società e hanno il diritto di rimanere all’interno delle loro comunità.
Esse dovrebbero ricevere il sostegno di cui hanno bisogno all’interno delle ordinarie strutture per l’educazione, la salute l’impiego e i sevizi sociali. 27. Quando le persone con disabilità acquisiscono uguali diritti dovrebbero anche avere uguali doveri.
Quando questi diritti saranno acquisiti, le società dovranno accrescere le loro aspettative verso le persone con disabilità.
Come parte del processo delle pari opportunità, bisognerebbe provvedere affinché le persone con disabilità assumano la loro piena responsabilità come membri della società.


ONU – Deliberazione n.48/96 del 20 dicembre 1993. Assemblea Generale delle Nazioni Unite avente per l’oggetto: Regole Standard sull’Eguaglianza di Opportunità per le Persone Disabili.