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Santuario della Madonna della Bocciola di Vacciago (Novara)

Il Santuario della “Madonna della Bocciola” costituisce una vera e propria perla incastonata in un panorama di ineguagliabile bellezza, dove di lontano si profila la catena del Monte Rosa e sotto si stende, placido e silenzioso, il lago d’Orta con l’isola di San Giulio.

Vi si arriva appena oltrepassata l’illustre borgata di Gozzano, seguendo il percorso che dal monte Mesma si prolunga fino ad Armeno, situato alle pendici del Mottarone.
L’edificio è di impostazione tipicamente neoclassica, con un solenne atrio sostenuto da quattro colonne in granito di Baveno e, con il passare dei secoli, venne assumendo l’aspetto con cui lo si può ammirare oggi.
Le sue origini risalgono all’aprile del 1543, con la costruzione di una Cappella-Oratorio sul luogo dell’apparizione.
Si può ammirare la sua preziosa cupola che, ad ovest, diviene un’abside provvista di un altare realizzato con pregiato marmo bianco. Trentasei sono i quadri che, realizzati con la tecnica dell’affresco, ricoprono tutte quante le pareti pareti interne e che sono opera del lombardo Agostino Comerio (1784-1829). Tutti i lavori pittorici si riferiscono prevalentemente ad episodi riguardanti l’Antico Testamento e, più specificamente, le vicende di Maria Vergine e quelle relative alla nascita di Cristo. Tra le varie raffigurazioni, occupa uno spazio prioritario l’apparizione della Madonna con il Bambino alla giovane pastorella muta Fiordispina, che ricorda appunto le origini dello stesso Santuario

 Il miracolo
Fiordispina, che in realtà si chiamava Giulia Manfredi, è il soprannome della ragazza alla quale apparve, il 28 maggio 1543, la Madonna con il Bambino tra i rami di una boscaglia. Giulia era muta dalla nascita e acquistò la voce dopo l’apparizione della Madonna. Quel giorno, era un lunedì, si trovava davanti ad una cappella su cui era raffigurata la Madonna con il Bambino, assisa su di un trono. La Madonna le apparve in mezzo ai rami di un pruno selvatico che, in dialetto locale, veniva chiamato “bosciula” ed era, praticamente,un piccolo albero spinoso, pruno ovvero biancospino.
Era sua abitudine, infatti, fermarsi avanti a quella cappelletta a pregare senza voce. Colei che ascolta anche i muti accenti dell’animo, mentre nel prato vicino pascolavano alcune bestie bovine di proprietà della sua famiglia e che era suo compito condurre ogni giorno.
La Vergine disse alla ragazza che prediligeva in modo particolare la sua devozione e che presto, come premio, l’avrebbe presa in cielo con sé. Avrebbe dovuto, però, comunicare ai suoi compaesani che era suo desiderio essere festeggiata solennemente non soltanto di domenica, ma anche nel giorno di sabato.
Giulia, dopo un istante di smarrimento, fu pervasa da una ineffabile gioia e, sentendosi svincolata da quel nodo che le serrava la lingua, chiese alla Vergine come avrebbe mai potuto essere creduta dai suoi compaesani. Proprio mentre raccontava loro questo evento, le campane della chiesa si misero a suonare, senza che alcuno le toccasse, come se fosse un giorno di grande festa. Naturalmente ci furono degli scettici, ma la popolazione del luogo ebbe subito il sentore che qualcosa di miracoloso fosse veramente avvenuto, dal momento che la Manfredi, muta dalla nascita, aveva acquistato il dono della parola.

Cappella del Santuario. Il monumento storico
Le apparizioni della Vergine hanno sempre avuto, nella storia della Chiesa, uno scopo ben preciso. Quando la Madonna appare a qualche creatura, quasi sempre le più semplici e in tenera età, affida sempre loro un “messaggio” da trasmettere ai “grandi”.
La Chiesa novarese, ai tempi dell’apparizione, viveva un momento assai difficile, sia per il livello morale paganeggiante che si andava diffondendo nella popolazione che per alcune esibizioni pubbliche di eresia.
Gli edifici di culto erano lasciati andare in rovina, imperava lo strozzinaggio e c’era anche una certa carenza di preparazione culturale e formativa tra il clero in cura d’anime.

 

Il messaggio mariano
Ed ecco che la celeste Signora affida alla piccola Giulia, lei che dalla nascita non aveva avuto il dono della loquela pur avendo l’udito, un “messaggio”. Incarica la Manfredi di un messaggio ai Consoli di Vacciago perché i popolani santificassero in suo onore il pomeriggio del sabato dall’ora nona (cioè dalle quindici) a tutto il tramonto.
Da quel giorno, la popolazione della zona onorò la giornata predomenicale proprio come era stato chiesto dalla Madonna, che venne quasi immediatamente denominata “Madonna della Bocciola” e fu costruita una chiesa nel punto in cui, nel 1852, fu sigillata anche una lapide in segno di devozione e soprattutto per ricordare il miracolo sia dell’apparizione sia della guarigione di Giulia Manfredi.
Perché mai, potremmo chiederci, la Madonna ha voluto che le fosse riservata una parte del pomeriggio del sabato?
La riconoscenza delle buone popolazioni si segnalò subito nelle spontanee iniziative della devozione popolare. Nel pomeriggio dei sabati, la gente da Miasino, da Vacciago, da Ameno saliva al luogo dell’apparizione ed altra scendeva dai casolari disseminati in alto: tutti indicavano manifestamente o una gioia, o una speranza, o un’ansia, che si accordavano nella chiave di una fede comune.
Furono molti, da allora, i devoti di questo luogo di culto: si ricorda persino, tra questi, anche il giovane Michelangelo Buonarroti il quale, nel 1604, parlò di un “oratorio sotto il titolo di Santa Maria della Bocciola” in uno dei suoi scritti.
Anche i Sordi della zona sono particolarmente affezionati al Santuario, tanto che il Movimento Apostolico Sordi di Novara e Verbania ha voluto la Madonna della Bocciola come celeste Patrona.  

Per altre informazioni: http://www.santuari.it/bocciola/storia.htm

 


Il Santuario della Madonna della “Bocciola”
di Vacciago, Novara