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Dal sordomuto al sordo prelinguistico. Nuovi orientamenti scientifici medico-legali per l’integrazione

San Gerolamo (347-420 d.C.) nel Commentarius in epistulam Pauli ad Galat I, 3, scrisse: “I sordi possono apprendere il Vangelo per mezzo dei segni…”. Si tratta del primo documento storico che cita i segni come mezzo per l’istruzione dei sordi. Certamente è ancora troppo poco per affermare l’esistenza di una vera Lingua dei Segni già nel IV secolo dopo Cristo, ma è abbastanza per comprovare l’esistenza di questa forma di comunicazione in tempi antecedenti al medioevo, epoca a cui generalmente si fa risalire l’invenzione di un linguaggio dei segni organizzato.
È verosimile che l’uso dei segni come forma rudimentale di comunicazione fosse conosciuto ancora prima della nascita delle lingue idiomatiche e che la sua nascita si perda addirittura nella notte dei tempi.
Purtroppo, a causa del mancato riconoscimento della dignità espressiva della lingua dei segni, i sordi prelinguistici sono stati a lungo ritenuti a torto “privi di linguaggio”, vittime dell’antico pregiudizio secondo il quale il pensiero ed il linguaggio verbale sono interdipendenti e quindi le difficoltà nel linguaggio (inteso solo come articolazione della parola) sono espressione di ridotte capacità cognitive.
Per lungo tempo si è dunque accomunato l’handicap uditivo a quello precognitivo, considerandolo tale da limitare l’acquisizione delle capacità di ragionare, di concettualizzare e di astrarre.
Fortunatamente, dagli studi di Furth in poi (1971), l’assioma che il pensiero astratto o concettuale si identifica con il pensiero in termini verbali è stato superato, dimostrando con procedimento sperimentale che non esistono differenze nelle strutture cognitive di sordi ed udenti, poiché il pensiero non è necessariamente verbale.
In altre parole, il pensiero – inteso come l’esperienza di un fenomeno e del suo significato – ha bisogno di rappresentazione e quindi di simboli, ma non necessariamente del sistema di simboli e di regole costituite dal linguaggio verbale. Dunque il pensiero non è affatto compromesso da una “incompetenza linguistica” quale quella che può derivare da un deficit uditivo, ma cresce e si evolve indipendentemente attraverso il contatto diretto con l’ambiente, esprimendosi compiutamente anche attraverso sistemi simbolici alternativi, come la lingua dei segni.
Questa forma di comunicazione, che si esprime nella modalità visivo-gestuale invece che acustico-vocale, ha caratteristiche molto complesse che ci consentono di definirla una “lingua a tutti gli effetti”.
Per questo motivo è importante riconoscere la pari dignità della lingua dei segni nei confronti del linguaggio verbale, quale sistema simbolico di rappresentazione del pensiero astratto e quindi mezzo di comunicazione naturale e completo per le persone con disabilità uditiva ed espressione di ricchezza culturale.
Recentemente il Consiglio d’Europa ha riconosciuto ufficialmente la Lingua dei Segni quale mezzo per favorire l’integrazione sociale delle persone sordomute, e l’importanza di realizzare studi dettagliati che permettano di fissare le necessità concrete della comunità dei non udenti che dovrà essere coinvolta nella elaborazione di specifiche politiche di promozione della Lingua dei Segni.
Questo provvedimento rappresenta un importante passo in avanti nel processo di centralizzazione della persona nelle scelte politiche dei paesi europei, segno dell’affermazione di una visione culturale-tecnico-scientifica olistica dell’uomo come soggetto protagonista, che si esprime con linguaggio proprio.
Il riconoscimento della Lingua dei Segni le assegna pari dignità alla stregua delle altre lingue straniere e rappresenta inoltre un iniportante mezzo per l’utile inserimento dei sordi nel mondo del lavoro, – consentendo loro di uscire da ruoli lavorativi quasi obbligati (es. operatori di computer) – a patto che alle sollecitazioni del Consiglio d’Europa seguano iniziative nazionali e locali di sostegno ai programmi di formazione per interpreti e tutori e di insegnamento della LIS anche nelle scuole.

In questo clima di incoraggiante attenzione da parte delle istituzioni europee, cui speriamo faccia seguito altrettanta sensibilità da parte delle istituzioni nazionali esce il volume “Dal sordomuto al sordo prelinguistico. Nuovi orientamenti scientifici medico legali per l’integrazione”, che si propone quale utile strumento di informazione e di consultazione sia per gli operatori del settore sanitario sia per gli utenti, affrontando in maniera sintetica, ma completa e aggiornata, una serie di tematiche di grande interesse medico legale e fornendo
preziose indicazioni e chiavi di lettura per orientarsi in ambiti spesso non facili.
Questo tipo di informazione inoltre, esaminando criticamente un panorama sia scientifico che normativo complesso ed in continua evoluzione, fornisce al non udente importanti strumenti di conoscenza e spunti di riflessione che possono essere molto utili per compiere consapevolmente alcune scelte cruciali, come ad esempio l’impianto di protesi cocleare. ( rc039 2003 )
Fonte: Parole & Segni n.6/7 del 2003. Per ordinazione del volume rivolgersi alla Sede Centrale ENS Roma (www.ens.it)


 

 RECENSIONE
“DAL SORDOMUTO AL SORDO PRELINGUISTICO”
di Francesco Vaia