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Un gruppo di adulti sordi discutono sull’integrazione

Un gruppo di adulti sordi discutono sull’integrazione. Ragazze e ragazzi sordi ogni settimana si incontrano alla Fondazione Gualandi per avvicinarsi alla lingua italiana in un contesto dove mettono subito a frutto quello che imparano; nell’esperienza concreta si esercitano e trovano spazi per costruire nuove amicizie. La conversazione con un gruppo di ragazze/ i sordi non è cosa semplice, soprattutto se i sordi utilizzano differenti canali: lis, gesti voce, lettura labiale. Essendo la vista uno dei canali importanti per la comprensione di ciò che l’altro dice, in situazione di gruppo non sempre si coglie con lo sguardo chi inizia a parlare, a chi si riferisce, chi interviene sul commento dell’altro…

Come per gli udenti in una conversazione i commenti si accavallano e tenere il filo del discorso è arduo.
Spesso la situazione evolve in micro dialoghi a due tra sordi segnanti, o  tra sordi oralisti, chi non usa i segni tenta di cogliere con lo sguardo l’argomento del discorso  di una o dell’altra conversazione o almeno alcune parole…
In breve la conversazione si esaurisce perché nessuno ha colto con completezza né il tema, né il pensiero dell’altro … cioè il senso del discorso. Questo accade molte volte tra i ragazzi e le ragazze che frequentano le nostre attività, pur essendo tutti ipoudenti, pur condividendo tutte le difficoltà comunicative.

Si può immaginere come dinamiche simili si riproducano anche nei contesti spontanei più quotidiani della vita dei sordi nelle relazioni con gli udenti.
Infatti questa è anche ciò che accade tipicamente nelle giornate di  Giorgia (16 anni, italiana) che ci dice  “Le mie amiche parlano un po’ con me poi smettono, mi dicono poco…”, Serena (24 anni Europa dell’est)  aggiunge “E’ vero, io vedo un gruppo di ragazze che parlano, mi avvicino e all’improvviso tutti si fermano e stanno in silenzio”.

Chi prova ad inserirsi in un gruppo alla fine sente di raggelare la situazione piuttosto che arricchirla con la sua presenza e con il proprio modo di vedere, pensare, sentire le cose.
Come comunicare quello che si sente? Come far conoscere il proprio pensiero?

Integrarsi per degli adolescenti può significare anche solo questo.
Abbiamo proposto a delle ragazze sorde una conversazione sul tema dell’integrazione, sul senso di appartenenza, su sentimenti di accettazione sociale. Per le dinamiche descritte prima, la conversazione deve essere guidata, tradotta, ripetuta, ridescritta per chi non ha capito… ha bisogno di mediatori che fermino la spontaneità degli interventi e li ripropongano verificandone la comprensione, perché non venga perso nessuno dei pensieri espressi, perché ogni pensiero rimanga importante e degno di essere “ascoltato”. Il tema appassiona, tocca da vicino …

Lo sapete che la legge obbliga la scuola e la comunità ad aiutare voi in quanto sordi, perché come tutti avete diritto ad imparare, ad integrarvi con gli altri e ad avere le stesse possibilità per progettare il lavoro futuro?
Alcuni candidamente si sorprendono della parola “obbligo” ci ridiamo su poi faccio notare che è questo il motivo per cui hanno avuto a scuola educatori e insegnanti a sostegno del loro studio… Per loro vivere la scuola, con un supporter accanto, è una faccenda così abitudinaria che non si sono resi conto che si stava garantendo un loro diritto….è naturale perché sono sordi perché hanno bisogno….hanno bisogni…..
È così naturale sentirsi persone con bisogni speciali a tempo indeterminato?

Ma adesso che la scuola è conclusa quasi per tutti voi… vi domando: è vero? Il lavoro a scuola fatto in un certo modo vi ha aiutato a integrarvi?
Cosa significa la parola integrazione?
… qualcuno non conosce la parola, altre ne conoscono il segno e provano a spiegare, molti non comprendono la definizione scritta:

Integrazione:
Unione, collaborazione tra persone diverse.
Inserimento delle persone nei gruppi e nella comunità.
Mescolanza tra etnie/ razze/ religioni diverse.

Tra segni , gesti, esempi mimati, riusciamo ad evidenziare in comune accordo alcune parole importanti  che ne definiscono il significato: unione, collaborazione, differenze, che chi è segnante traduce come “diverso”.
Sorrido con una ragazza ricordandole il lavoro fatto insieme per distinguere le espressioni – è diverso, la differenza è … –

Ma voi vi sentite differenti? Diverse?  Quasi tutte annuiscono.
Diverse per cosa? Cos’è che ci fa sentire diverse? La provenienza? La cultura? La sordità? La disabilità?Alcune sono straniere, di differente religione, tutte sono sorde.
Sonia (20 anni latino americana),  dice che “la religione fa vivere in modo diverso dagli altri”  lei ad esempio non accetta alcune limitazioni che la religione musulmana impone ad una sua compagna, impedendole una normale ed emancipata vita sociale, con uscite tra amiche ad ogni ora che si vuole.
Karima, la ragazza in questione (18 anni, araba)  interviene correggendola, lei vive tutto questo senza problemi perché ha imparato a mediare con i suoi genitori le richieste e le limitazioni. Alla fine la sua Cultura pare non abbia segnato più di tanto il suo percorso … la sordità invece…fa la differenza.

Quale differenza?
Giorgia scuote la testa e dice a fatica “ … io ho imparato molto ma gli udenti imparano di più…”  per Sonia questo è normale, “è normale che si impari meno, come si fa? siamo sordi!  Io a scuola avevo verifiche e compiti più facili di tutti e le amiche erano un po’ gelose ma io le aiutavo e le passavo i miei appunti “ …

Invece gli amici? Avete anche amici udenti?
Quasi tutte dicono di si ma….
“Tra sordi è udenti è diverso…Gli udenti non vengono a parlare con i sordi… tu ci vai e loro si fermano….. Tra udenti e sordi è differente io anche con mio fratello non vado d’accordo, perché scrivo sms ma sai scrivo un po’ strano allora non ci capiamo……”
Interviene Giorgia che aggiunge “oppure ti parlano un po’ poi basta ti dicono poco… in questa scuola ho dovuto cambiare classe in questa dove sono ora va meglio ma….” Giorgia. non ha mai imparato i segni, la sua riabilitazione ha seguito una scelta oralista ma il ricordo di quel percorso non è roseo… mani legate dietro la schiena per non segnare, nastro adesivo per tenere ferme le protesi…ed altre assurdità di specialisti poco professionisti che le hanno prodotto un blocco della parola, per cui da piccola si è rifiutata di imparare a parlare. Le dà ragione Rebecca (30 anni italiana, oralista)  “Anch’io non capisco gli udenti perché parlano veloci… ma non capisco neanche i sordi perché segnano con chi devo parlare? …” Karima “ allora digli di parlare più piano o scrivi, ma forse hai ragione, scrivono parole difficili devono scrivere facile…”.
Federica (20 anni italiana, segnante) interviene dicendo che : “Non c’è disponibilità all’incontro non ci sono possibilità di lavoro e non centra la crisi , io desidero diventare hostess d’aereo  ma non posso, vorrei lavorare in ufficio ma ho ricevuto tanti no….non centra la crisi.”

Cosa centra?
“La possibilità di comunicare rimane l’ostacolo grande e drammatico che limita e isola… nonostante  la scuola abbia espletato l’obbligo di sostegno per l’integrazione, e il sistema sanitario l’intervento riabilitativo … il risultato lascia adulti non autonomi con uno svantaggio che pesa…..”

Continua……

In un’altra occasione racconto questa conversazione ad un giovane sordo oralista, capace di comunicare anche in lingua dei segni.
Ha esperienze di lavoro alle spalle e un passato da sportivo. Sembra molto più inserito socialmente e con più risorse comunicative allora e ripropongo a lui le stesse domande.
Anche lui conferma un ricordo amaro e di solitudine che la sordità ha lasciato dentro e soprattutto un senso di inferiorità quando dice che “é impossibile per i sordi capire tutto…  io da piccolo avevo il cervello vuoto non imparavo, solo un aiuto specializzato avuto da adulto mi ha fatto imparare e capire”.

Perché a scuola non si impara?
“Io non sono mai andato in istituti speciali, sono stato in mezzo agli altri, ma non ci sono insegnanti che come voi disegnano e fanno vedere per capire, loro parlano parlano e non si capisce niente e non si impara niente. Andavo sempre fuori dalla classe , ero sempre solo con l’insegnante ma non capivo, avevo il cervello vuoto” Fuori devi andare. Vedi ci sono anche questi stranieri (si riferisce ad un gruppo di giovani sordi di diversa provenienza che frequentano la Fondazione) non hanno avuto buone famiglie che li hanno aiutati, allora vedi hanno una cultura piccola, ristretta, alcuni sanno segnare molto ma di cosa parli , di poco, di poche cose.. Gli udenti si invece hanno una cultura grandissima, huff, non c’è confronto ma non sanno segnare e parlano ma non si capisce.. Allora con chi parli?”

Ma il lavoro con la logopedista? È un lavoro lungo, dura molto tempo … “si lo so ma quel lavoro dalla logopedista non serve, si è allenamento ma su frasi brevi, non impari veramente a leggere cose lunghe”.

Cosa è importante per imparare? “La famiglia, che ti porta fuori, nel mondo e che ti insegna come fare le cose. É importante andare fuori è là che si impara.”

E sul lavoro si impara? “Sul lavoro devi capire chi ‘è il capo. Ma puoi fare solo alcuni lavori, es. Archivista, operaio non di più.”

Un sordo non può diventare un capo? O un insegnante? “No impossibile! No tu devi insegnargli le cose.”

Cosa ne pensi della vita di coppia? Pensi sia possibile sposarsi e vivere bene tra un udente e un sordo? “Si possono stare “
Ma tu pensi di poterti sposare con un udente? “No spero un sordo.”

Qual’é la differenza tra sordi e udenti che pesa di più? “Non lo so dire.”
Felicia Todisco. Fonte: Effeta 2013

PER SAPERE DI PIU’
Fondazione Gualandi

nw023 (2014)

QUANDO IL SORDO FA IL PALO!
Dobbiamo riflettere su ciò quando ci riferiamo a «socializzazione» o a «integrazione» sei sordi e/o ipoacusici. La maggior parte della gente ci  vuole inseriti nella comunità udente secondo il proprio modo di concepire lo «stare insieme». Ma questa presenza del sordo, nella società sonoroacustica, non può essere considerata integrazione, è solo umiliante aggregazione di gente in cui – il sordo – «tiene la candela» agli udenti, o fa da palo alle loro azioni e, alla lunga, lo porta alla nevrosi.

Da Riflessioni e pensieri sul sordo di Renato Pigliacampo (23 novembre 1996)
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«La storia è testimonio dei tempi, luce della verità, vita della memoria, maestra della vita» (Cicerone)
«La storia non è utile perché in essa si legge il passato, ma perché vi si legge l’avvenire» (M.D’Azeglio)
«Bisogna ricordare il “passato” per costruire bene il “futuro”» (V.Ieralla)
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“Storia dei Sordi. Di Tutto e di Tutti circa il mondo della Sordità”, ideato, fondato e diretto da Franco Zatini