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Il Monsignore dei Sordomuti: Giovanni Terruzzi

Il giorno 6 maggio 1949 alle ore 21 è deceduto Mons. Prof. Giovanni Terruzzi, di anni 72, nell’Istituto dei Sordomuti poveri di Campagna in Via Prinetti, otto ore dopo esservi ritornato dall’Ospedale dove era rimasto una ventina di giorni senza peraltro trovarvi alcun giovamento al male inesorabile che lo aveva obbligato a letto dal 12 gennaio scorso. Morì sereno conservando fino all’ultimo, lucidità di mente e pronunciando queste parole che sono un vero insegnamento spirituale: “I sordomuti … Mistica Missione … Lavoriamo … Sia lodato Gesù Cristo”.

Insigne Educatore di sordomuti, Direttore della Casa del Sordoparlante di Milano, canonico della Basilica di S. Ambrogio, prelato di SS. Pio XI.

Quante cose da ricordare di Lei, Monsignore, che per quattro anni fu sempre con noi: dal sorgere dell’Unione Federativa Sordomuti Italiani, che tanta parte ebbe nel raggiungimento dell’unità dei silenziosi italiani dopo che “Rinascita” ne aveva lanciato l’appello appassionato, ad oggi.

Il Suo gran cuore che per 45 anni non fece che profondere amore per i sordomuti, di giorno alla scuola e di sera fra gli adulti, quel Suo gran cuore che Le faceva superare con umana comprensione tante differenze di posizione e di concezioni, che ad altri più chiusi, con una visione meno ampia, sarebbero state ragione, queste differenze, di un maggiore distacco, ora non batte più, è fermo per sempre e noi non La rivedremo più Monsignore. Ma La ricorderemo.

Ricorderemo, noi della Redazione, come Ella ci amava ed amava il nostro giornale, lo amava nel suo titolo, nel suo contenuto, nella sua veste tipografica, e soprattutto l’amava per lo scopo al quale era sorto e si era votato: l’unità dei sordomuti, Ella amava “Rinascita” per le lotte sostenute per il riconoscimento dei valori morali del sordomuto. Rara la lode sulle Sue labbra, ma pronto sempre ad incoraggiarci e sostenerci nell’umile e pur dura fatica.

Ed oggi che Ella non è più sentiamo il gran vuoto attorno a noi, sentiamo di avere perduto un valido sostegno, di avere perduto un Amico sincero e sicuro, ma la guida, no, non l’abbiamo perduta, la guida è rimasta, perché noi ricorderemo, Monsignore, i Suoi insegnamenti, le Sue parole di incoraggiamento che anche nei momenti più tristi per noi sapeva trovare per ridarci fede, volontà; ricorderemo, Monsignore, le parole di prudenza per nostri certi scatti di ribellione alla cattiva volontà degli uomini; ricorderemo i Suoi consigli chiari e precisi.

E con la Sua guida spirituale, continueremo il nostro lavoro affinché i diritti dei sordomuti vengano riconosciuti e nella società umana abbiano quel posto che essi meritano ed Ella ha auspicato.

Note biografiche: Nato a Sovico Brianza il 15 ottobre 1877, fece i suoi primi anni di studi ginnasiali alla scuola pubblica “Zucchi” di Monza; passò poi al Seminario Villoresi. Nel Seminario Maggiore di Milano compì lo studio della Sacra Teologia. Mons. Luigi Casanova, 2° rettore del Pio Istituto Sordomuti, che aveva avuto ripetute occasioni di conoscerne lo spirito e l’assennatezza, lo richiese per l’Istituto Sordomuti e ben volentieri l’Arcivescovo Card. Ferrari ve lo destinava ancora diacono. Il 20 dicembre 1902 veniva consacrato Sacerdote.

Entrava nell’Istituto come “Prete del Patronato” per gli ex allievi ai quali prodigò fin da principio, tutte le sue cure più sollecite e paterne. Quasi contemporaneamente veniva incaricato dell’insegnamento in una classe di sordomuti.

Portato da natura allo studio, mentre eminentemente meditava, favorito anche dalla fortuna di avere tempo disponibile – si applicò tutto ai problemi non facili dell’insegnamento speciale.

Prese visione di quanto avevano detto e scritto di meglio i primi maestri dell’Istituto, lesse tutte le opere dei migliori autori di pedagogia speciale e di otorinolaringoiatria e si applicò allo studio di Giulio Tarra “Il Grande” – come lo chiamava lui e lo fece suo.

Assistente religioso dei sordoparlanti era fra loro alla sera nei giorni festivi e civili, li richiamava ai loro doveri, li aiutava in tutti i loro bisogni.

Quando finalmente si poté realizzare il voto comune: la Casa del Sordoparlante in Via Boscovich, Mons. Terrazzi ebbe il suo regno.

Qui aveva impiantato i Gabinetti di rieducazione, qui teneva corsi di correzione di difetti di pronunzia, e qui portò a termine l’invenzione dell’Audiofono Stroboscopio che gli valse fama pure all’estero.

Medici e specialistici inviavano piccoli e grandi a lui per visita, giudizio e consiglio. E nella quiete della Cappellina anime buone e cuori addolorati trovavano nella parola di Mons.Terruzzi una guida sicura, un conforto che redimeva.

Nei Congressi, nei Convegni dove si discutevano i grandi problemi della scuola e dell’assistenza pre e postscolastica, la parola di Mons. Terruzzi era sempre ascoltata con venerazione ed il suo consiglio accolto come una legge.

Le varie Riviste dell’insegnamento speciale che sorsero, cessarono e ripresero vita in questi ultimi anni portavano sempre i frutti dei suoi studi e delle sue esperienze.
Da Giulio Tarra del 22.5.1949 pp.126-127-128.


Mons. Giovanni Terruzzi ha chiuso la sua parentesi terrena. Parlare di Lui, esaltare le Sue virtù, le Sue doti di Maestro, di Padre e di Consigliere non sarà mai abbastanza. Egli che tanto amò la Sua Scuola ed i Suoi sordoparlanti, dai quali non seppe e non volle mai staccarsi, ora se né staccato per sempre.

Fu per loro proprio come un faro che guida i naviganti sperduti nei marosi. Tutti, dal più agiato al più umile, dal più elevato al più modesto, accorrevano a Lui fidenti e sicuri di trovare una parola, un consiglio affettuosamente paterno e un confronto a tanti tormenti che la vita quotidianamente ci presenta per via della nostra infermità. Mai rifiutò un favore, mai dubitò della sincerità dell’affetto dei suoi sordomuti; per tutti ebbe parole d’incoraggiamento, di fede e fu prodigo di saggi consigli.

Amò i sordomuti d’un affetto che per Lui era il compendio di una vita interamente votata per i privi dell’udito e della favella; per loro studiò e meditò; e fu pensatore oltreché poeta del cuore e del sentimento.

Ricordo, con un senso di profonda tristezza, quel piovoso mattino della fin d’aprile quando lo vidi per l’ultima volta all’Ospedale nel suo letto di dolore. Era sereno ed ottimista come un fanciullo: mi parlava dei Suoi sordomuti con una tenerezza ed un affetto da far veramente sgorgare tante lacrime. Era, sicuro di ritornare tra i Suoi sordomuti e di riprendere la sua prodigiosa fatica per continuare quell’apostolato che ha tutto il profumo di santità. La misericordia divina Lo volle invece con sé. Nel colloquio indimenticabile ch’ebbi con il caro Scomparso, mi assalì, con accorata tristezza, la sensazione della sua prossima fine. Fu in quell’attimo che mi disse delle parole sublimi, che io – quasi per un triste presagio – vergai subito.

“Certo – si riferiva all’Ente Nazionale Sordomuti di cui valutò la grande futura portata – umiltà elevazione e santità”, furono parole che sgorgarono dal Suo cuore stanco, dal Suo animo sempre limpido.

Esortando all’umiltà tutti i Sordomuti italiani, alla quale Egli teneva moltissimo e sovra ogni cosa, con felice ispirazione e con rara sensibilità, diceva: “Santificare la sordità e non speculare mai sulla sordità, santificare nel senso umano e divino”.

Parole sante dettate da un Padre, che dei sordomuti si era fatto lo scopo della sua esistenza, esistenza nobilmente vissuta e spesa per un ideale, vagheggiato e perseguitato sin dalla giovinezza e realizzato invece con amarezze e sacrifici, ma senza mai perdere la fede, Lui che tanta ne aveva in Dio.

“Santificare la sordità” significa elevare il sordomuto nella considerazione e nella stima dei buoni; “non speculare mai sulla sordità” significa rendere al Sordomuto giustizia morale e sociale.

Paragoni che non si fermano qui, ma possono essere interpretati con un senso più alto, più nobile e più umano.

Ora il “Monsignore dei Sordomuti”, come con felice similitudine Lo definì un sordoparlante (Giovanni De Carlis, n.d.r.) su “La Domenica del Sordomuto”, giace per sempre nella Sua tomba, nella solitudine del Cimitero di Sovico; ma il Suo spirito veglia sempre sui sordomuti, come da vivo aveva sempre amorosamente vegliato, per guidarli ancora, dall’alto, verso quell’ascesa sociale nella quale Egli fermamente credette.

Fonte: Vittorio Ieralla, 1949 – ps053

 


STORIA DEI SORDI: PERSONAGGI: IL MONSIGNORE DEI SORDOMUTI: GIOVANNI TERRUZZI.