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Udito, la prevenzione va fatta dalla nascita

Sentire, percepire ciò che accade attorno a noi. Attraverso un senso prezioso, che però spesso va incontro a deterioramento precoce, per molti fattori. Gli specialisti consigliano: ai primi segnali di deficit uditivo è consigliabile rivolgersi subito all’otorino, senza rimandare il problema. Gli apparecchi acustici digitali di ultima generazione sono più piccoli e più confortevoli da usare; e con maggiori benefici per i pazienti di ogni età. Ne abbiamo parlato con il primario dell’Ospedale Garibaldi di Catania, Dr. Ferdinando Raso.
Come funziona l’orecchio e cosa si intende per ipoacusia e per sordità?
I suoni ambientali vengono raccolti fisicamente dal padiglione auricolare esterno e convogliati attraverso il condotto uditivo verso la membrana timpanica, che vibrando mette in movimento la catena degli ossicini dell’orecchio medio. I movimenti di questi ultimi si trasmettono al liquido presente nella coclea, che a sua volta fa vibrare le cellule ciliate e genera impulsi elettrici per il nervo acustico e il cervello. Se lungo questo flusso insorgono problematiche di diversa natura può determinarsi un abbassamento della percezione uditiva – la cosiddetta ipoacusia – di diverso grado, fino all’assenza quasi completa di percezione, detta sordità. Ipoacusia e sordità sono strettamente correlate, anzi il confine fra ipoacusia profonda e sordità è alquanto labile. In particolare l’ipoacusia può essere neurosensoriale (se l’abbassamento uditivo è a carico del nervo acustico), trasmissiva (se il deficit è di natura meccanica a carico del timpano o degli ossicini), e mista (quando i due fattori coesistono).
Quali sono le conseguenze dell’ipoacusia nella vita dei pazienti?
Nei casi di ipoacusie lievi o moderate i pazienti, pur avvertendo già qualche fastidio soprattutto nella comprensione della voce, generalmente non riconoscono il problema, che invece diventa manifesto quando il grado di ipoacusia è più elevato. In questi caso il paziente ha gravissimi problemi di relazione, ma anche di sicurezza nello spazio, in quanto non vengono percepiti adeguatamente neanche i segnali d’allarme.
L’udito peggiora con l’età. A partire da quando?
Qualcuno sostiene che l’udito peggiora dalla nascita, perché il neonato avrebbe la massima sensibilità uditiva. In effetti la degenerazione fisiologica delle cellule acustiche – la cosiddetta presbiacusia – procede molto lentamente negli anni, specie sulle alte frequenza. Non esiste una regola precisa, ma possiamo dire che la quinta decade è quella decisiva per un più chiaro manifestarsi del peggioramento uditivo, ancora senza conseguenze particolarmente significative nella vita quotidiana, ma già percepibili.
Come si spiega il ritardo con cui molti ipoacusici riconoscono il problema? Cosa bisogna fare di fronte a un possibile sintomo e a chi bisogna rivolgersi?
La degenerazione fisiologica è così lenta che il paziente tende ad adattarsi, fino a quando l’ipoacusia non si manifesta in maniera davvero problematica. Naturalmente nelle effettive patologie – otosclerosi, otiti croniche – il processo di riconoscimento è più rapido. Ai primi sintomi è consigliabile rivolgersi immediatamente ad un medico specialista otorino, che farà le dovute misurazioni e indagini per verificare l’esistenza e il grado di ipoacusia. Nonché la causa. Generalmente però per l’abbassamento fisiologico dell’udito non esistono rimedi e cure mediche o farmacologiche.
In base alla sua esperienza clinica gli apparecchi acustici sono una soluzione valida? Come sono cambiati negli ultimi anni, soprattutto dopo l’avvento della tecnologia digitale? Quali i benefici per i pazienti?
Gli apparecchi acustici non soltanto sono validi, sono indispensabili, quando l’ipoacusia comincia a dare problemi significativi di relazione e di sicurezza. Nel caso poi degli apparecchi acustici digitali di ultima generazione si hanno benefici prima inimmaginabili con la vecchia tecnologia. Non soltanto perché gli ultimi apparecchi sono molto più piccoli e discreti, ma anche perché offrono un suono infinitamente più puro, più simile a quello naturale e più confortevole. Anche per questo i pazienti possono ridurre significativamente il periodo di adattamento all’apparecchio per trarne un pieno beneficio. Inoltre la tecnologia acustica più recente presenta il vantaggio di poter essere adattata minuziosamente all’ipoacusia e alle esigenze specifiche del paziente. Una sorta di personalizzazione frequenza per frequenza, intensità per intensità, che può essere anche riformulata nel tempo per adattarsi alle eventuali mutate condizioni della percezione uditiva dello stesso paziente.
Nei casi di sordità profonda, quando la protesizzazione acustica non dà risultati, esistono altre soluzioni?
Nelle sordità profonde si interviene chirurgicamente con l’impianto cocleare, che grazie alla tecnologia multi canale di ultima generazione ha raggiunto nuovi traguardi, rispetto ai primi apparsi vent’anni fa. Si tratta di elettrodi impiantati direttamente sul nervo acustico. Insomma un organo bionico, più che un’apparecchiatura protesica, che al momento si compone di una parte interna e di una parte visibile all’esterno, anche se presto si dovrebbe arrivare ad avere un impianto senza quest’ultima componente. Per il futuro si interverrà attraverso la terapia genetica, ma la ricerca sulle cellule staminali è ancora all’inizio e quindi prima di sperimentarne i benefici passeranno ancora decenni.
Le evidenze scientifiche mostrano come sia fondamentale procedere all’identificazione precoce dell’ipoacusia nel bambino. Come mai?
L’udito stimola in particolare un’area cerebrale, che è quella del linguaggio. Questa zona deve essere stimolata già nei primi mesi di vita: più tardi avviene questa stimolazione e più è difficile che ci sia un recupero successivo. Se noi protesizziamo un bambino ipoacusico già a 4/5 mesi, costui arriverà ai due anni articolando le parole, quasi senza nessun deficit apparente. Naturalmente questo tipo di successo dipende poi dal grado di ipoacusia e di attenzione dei genitori, dalla qualità della tecnologia e del personale coinvolto. Se invece un bambino viene protesizzato con ritardo non avrà mai più un linguaggio normale.
In Sicilia sono attivi programmi di screening universali per i neonati?
Sono attivi solo in alcuni degli ospedali più grossi, ma non in tutti. Purtroppo.
Come avviene la diagnosi di ipoacusia in un bambino?
Di solito la prima diagnosi di ipoacusia la fanno i genitori. Subito dopo interviene la visita otorinolaringoiatrica, che per verificare l’eventuale perdita uditiva utilizza prove oggettive, vista la naturale impossibilità del bambino a partecipare attivamente alle prove soggettive. Gli esami oggettivi ci dicono qual’ è la capacità dell’ orecchio di inviare i suoni al cervello, sono una sorta di elettroencefalogramma dell’udito effettuato attraverso elettrodi applicati su determinate aree cerebrali, che vengono stimolate attraverso l’invio di particolari suoni.
Quali sono le professioni coinvolte nella riabilitazione audioprotesica del bambino?
Il processo riabilitazione di un bambino è molto lungo e sarebbe impossibile da realizzare senza un vero lavoro di squadra, un team multidisciplinare composto dall’otorino / audiologo, dal logopedista e dall’audioprotesista, ciascuno con un ruolo e una responsabilità ben precise. Nel caso poi degli impianti cocleari interviene anche il bioingegnere.
Quali sono i benefici degli apparecchi acustici digitali di ultima generazione in ambito pediatrico?
Ritengo che non ci sia più nessuna necessità di utilizzare ancora i tradizionali apparecchi analogici. Perché la tecnologia più recente, oltre a fornire un suono qualitativamente migliore, riesce a dare la necessaria potenza al bambino e quindi a correggere ipoacusie anche molto profonde. Purtroppo il Servizio Sanitario Nazionale rimborsa integralmente soltanto gli apparecchi analogici. E questa è una grave limitazione, che andrebbe presto superata, almeno in ambito pediatrico.
L’ipoacusia da rumore è molto diffusa nei paesi industrializzati?
La nostra è una società molto più rumorosa rispetto a quello cha avveniva già qualche decennio fa. E anche i processi produttivi industriali sono a volte un pericolo per l’udito dei lavoratori e per la qualità della loro vita. Va tuttavia detto che le aziende in genere stanno imparando a salvaguardare, anche con appositi presidi, l’udito dei propri dipendenti impegnati in processi di produzione particolarmente rumorosi. Certo la strada da fare è ancora lunga in questo campo. Per questo è importante che aumenti la sensibilità istituzionale sul problema delle ipoacusie professionali, che possono danneggiare lavoratori già in non buone condizioni socio-economiche.
Nel caso delle ipoacusie professionali da rumore come si interviene?
Anche qui la tecnologia digitale ci aiuta. Gran parte di questi lavoratori hanno infatti perdite uditive soprattutto sulle frequenze medie e alte. In questo caso da pochissimi anni sono stati introdotti nuovi apparecchi acustici, cosiddetti “open fitting”, che consentono un recupero uditivo mirato proprio su quelle frequenze. E l’utilizzo di questi apparecchi può contribuire a ridurre anche il fastidioso fenomeno degli acufeni, quei rumori endogeni emessi dal nostro stesso orecchio.
Dal suo punto di vista come è cambiata negli ultimi anni la figura professionale del tecnico audioprotesista, che ha il compito specifico di applicare gli apparecchi acustici e di seguire il paziente nel periodo successivo?
Le innovazioni tecnologiche degli ultimi anni e i nuovi corsi di laurea hanno consentito agli audioprotesisti di fare un salto professionale impressionante. Sono diventati un punto di riferimento fondamentale per i medici specialisti, ma soprattutto per i pazienti, che possono avvicinarsi a questa categoria certamente con maggiore fiducia che in passato.
Fonte: lasicilia.it 15 ottobre 2006 in012


 

Informazioni della Storia dei Sordi n.13 del 16 ottobre 2006