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Esperienza di una Educatrice Sorda

Esperienza di una educatrice sorda nella Scuola dell’Infanzia “Filippo Smaldone” di Roma
Il mio nome è Emanuela Virivè, attualmente lavoro presso la scuola dell’infanzia “F. Smaldone” con il ruolo di educatrice sorda. La mia formazione professionale è iniziata con il conseguimento del Diploma Professionale di Assistenti alle comunità infantili nell’anno 1998; dall’anno 2005 sono iscritta presso l’Università Roma Tre nella Facoltà di Scienze della Formazione con indirizzo Scienze dell’educazione; nell’anno 2004 ho partecipato a una selezione per le assunzioni di Assistenti alla comunicazione presso l’ENS per conto della Provincia di Roma dove sono stata ritenuta idonea a svolgere il ruolo di educatore sordo; in seguito ho mantenuto aggiornato questo profilo professionale grazie alla frequenza di workshop,convegni, seminari, corsi di aggiornamento per assistenti alla comunicazione.
Il ruolo di educatore sordo è nato con la Legge 104/92, in particolare con gli art. 12 e 13 si dà la possibilità alle famiglie con bambini sordi di richiedere la figura dell’assistente alla comunicazione udente o l’assistente alla comunicazione sordo; quest’ultima figura proprio per il suo particolare compito si preferisce chiamarlo educatore sordo.
L’educatore sordo è una figura importante soprattutto per un bambino sordo della scuola dell’infanzia e dei primi anni della scuola primaria; perché è importante?
Un bambino udente o sordo, nella fascia di età dai 0 ai 6 anni, è impegnato nello sviluppo comunicativo, sociale, affettivo, linguistico, motorio; tutte le esperienze che si fanno in questo periodo della vita sono fondamentali per lo sviluppo della personalità. A questo proposito diventa importante acquisire una propria identità e l’educatore sordo offre un modello di identificazione, un modello che aiuta il bambino ad accettare il proprio deficit; vedere un adulto sordo aiuta a costruire e a rafforzare l’identità di sordo, acquisire la certezza che nel futuro anche per lui esistono opportunità nella vita sociale, nello studio, nel lavoro, ecc..
L’educatore sordo rappresenta anche un modello linguistico, che aiuta il bambino ad acquisire la sua lingua naturale, la lingua dei segni (LIS).
La scelta di adottare un modello educativo bilingue, ovvero l’italiano e la LIS permette al bambino di stabilire una comunicazione precoce, in particolare con i genitori, utilizzando una lingua per lui spontanea; in seguito, attraverso la riabilitazione logopedia il bambino impara l’italiano scritto e parlato. Ad avvalorare questo modello educativo desidero riportare l’esperienza che sto facendo in questa scuola. Un bambino sordo, figlio di udenti, in seguito alla decisione dei genitori di richiedere la presenza di una educatrice sorda, ha avuto un netto miglioramento nella comunicazione con conseguente miglioramento nello sviluppo
cognitivo, ma questo risultato è reso positivo non solo dall’acquisizione della LIS, ma anche dall’accettazione della sordità da parte dei genitori.
La mia esperienza lavorativa la ritengo molto positiva per la mia crescita professionale.
Fin dal mio arrivo, ad ottobre di questo anno, ho trovato un ambiente di lavoro organizzato, che rivela l’ampia conoscenza della sordità. Questo ha facilitato anche il bambino sordo, a cui sono stata assegnata fin dall’anno scorso, ad inserirsi nella scuola, grazie anche al contatto con gli altri bambini sordi e quindi allo stabilirsi di una comunicazione positiva.
In questa scuola dell’infanzia ho trovato un gruppo di lavoro che si rende attivo grazie alla collaborazione tra le diverse figure professionali, in questo gruppo lavora l’insegnante curriculare, una religiosa, che mette a disposizione i suoi molti anni di esperienza con bambini sordi; la mia collega, Viviana, anche lei educatrice sorda con la quale ci siamo organizzate le nostre 17 ore di lavoro per garantire una presenza continua per tutti i bambini sordi presenti nella sezione; la logopedista, che, con la sua presenza giornaliera, cura la riabilitazione logopedica di ogni bambino; gli psicologi, l’otorino, i volontari del servizio civile, le famiglie con le quali si cerca di creare e mantenere un dialogo continuo e le insegnanti delle altre sezioni, che favoriscono i momenti di integrazione dei bambini sordi con i coetanei udenti.
I momenti di integrazione sono legati soprattutto ai laboratori, ovvero alle attività di espressione e creatività come la pittura, il disegno, la musica, le attività motorie, ecc…
Il mio lavoro, in stretta collaborazione con la mia collega Viviana, è caratterizzato dalla lettura di fiabe e di racconti in LIS, che oltre ad essere un piacevole momento di “ascolto” per i bambini, rappresenta anche un momento di arricchimento lessicale; alla fiaba facciamo seguire i momenti di drammatizzazione e in seguito vengono organizzati i momenti di attività di espressione e creatività come la pittura, il disegno e anche la multimedialità; l’utilizzo del computer rappresenta per un bambino sordo un ottimo strumento, poiché offre stimoli visivi che facilitano l’apprendimento.
È stato molto significativo per me constatare che si dà importanza al ruolo dell’educatore sordo; solo questo spirito di collaborazione consente la non dispersione di energie dei professionisti e la non frantumazione dell’opera educativa di tutte le persone che, con ruoli diversi e complementari, aiutano il bambino sordo a identificarsi e a svilupparsi in tutte le componenti psicofisiche.
Lavorare insieme o meglio in rete significa andare avanti nella ricerca pedagogica e nella terapia riabilitativa specifica per il disabile in genere e, nel nostro caso, per il disabile dell’udito.
Fonte: L’Opera di F.Smaldone, 2006, n.1.
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L’educatore sordo
rappresenta anche un
modello linguistico,
che aiuta il bambino
ad acquisire
la sua lingua naturale,
la LINGUA DEI SEGNI

 


 

Newsletter della Storia dei Sordi n.136 dell’11 dicembre 2006