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Le associazioni «Siamo più di 5 milioni, tanti ma invisibili». La ricognizione di Ferrero in 21 città. I disabili e le barriere Senza lavoro 7 su 10. Diritti negati, dai viaggi allo studio (Newsletter della Storia dei Sordi n.403 del 15 gennaio 2008)

Le associazioni «Siamo più di 5 milioni, tanti ma invisibili». La ricognizione di Ferrero in 21 città. I disabili e le barriere Senza lavoro 7 su 10. Diritti negati, dai viaggi allo studio.

«Vuole sapere come funziona l’inserimento sociale dei disabili in Italia? Male grazie». Pietro Barbieri è presidente della Fish, la Federazione italiana superamento handicap: 34 associazioni nazionali che si prendono cura di epilettici, cerebrolesi, Down, autistici. E di tutti quei figli di un dio minore nascosti fino a pochi anni fa dietro le mura domestiche. Segregati. Per vergogna, ignoranza, cattiveria. Per la paura di vedere in loro lo specchio di noi stessi. «Persone non rassegnate, impegnate a esprimere una speranza attiva realizzando al meglio sé grazie a una splendida rete di solidarietà», ha detto di loro il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano nel messaggio di fine anno. Una popolazione che ancora sfugge ai censimenti ufficiali. L’Istat ne conta 2 milioni 609 mila, il 4,8% della popolazione di 6 anni e più che vive in famiglia (una su dieci ha un disabile in casa). Ma è una stima per difetto. L’Oms calcola che il 10% della popolazione ha disabilità più o meno gravi. Del resto, e la fonte è il sito disabilitaincifre.it patrocinato dal ministero della Solidarietà e dall’Istat, nel 2004 i beneficiari di pensioni di invalidità di ogni tipo sono stati oltre 4,8 milioni, per una spesa pubblica di 52,2 milioni di euro.

Impegno internazionale
«Siamo tanti, ma invisibili», si lamentano le associazioni. Malgrado questo sia un anno importante per loro. L’Italia nel marzo scorso ha firmato la Convenzione Onu sui disabili, accolta da Kofi Annan come «la promessa di una nuova era». L’ultimo Consiglio dei ministri del 2007 ha approvato il disegno di legge di ratifica, che ora dovrà seguire l’iter parlamentare. Proprio per questo il ministro Paolo Ferrero comincia domani a Firenze (oggi 17.1.08, n.d.r.) una serie di 21 incontri che lo porteranno in tutta Italia per parlare con Regioni, Province e Comuni, competenti (nell’ordine) di barriere architettoniche, integrazione professionale e assistenza alle persone. «Perché a parole nel mondo politico sono tutti d’accordo — ha detto ieri —. Ma in realtà le cose non funzionano come dovrebbero e anche laddove le leggi sono avanzate non vengono rispettate».

Associazionismo
«L’iniziativa è encomiabile, ma queste cose mi lasciano perplesso. L’integrazione va cambiata con l’inclusione», spiega Pietro Barbieri. «Esistono ancora oggi strutture segreganti che prelevano ingenti risorse statali. Penso a Serra d’Aiello, in Calabria, all’Istituto Vaccari di Roma, al Piccolo Cottolengo di Tortona. Noi vorremmo che i finanziamenti pubblici fossero impiegati per includere, non per escludere. I disabili devono poter stare in mezzo a tutti gli altri. Non si può pensare, per aiutarli, di aggiungere nuove tasse: i cittadini si ribellerebbero».

Diritto al lavoro
La Fand, che è la Federazione delle 5 associazioni storiche di ciechi, invalidi civili e sul lavoro, mutilati per servizio e sordomuti, da anni insiste sull’adeguamento delle pensioni di invalidità ai minimi Inps.
Il presidente Giovanni Pagano non si stanca di ricordarlo: «Un disabile grave, con un’invalidità del 100 per cento, riceve dallo Stato 8,4 euro al giorno. Non siamo ancora riusciti a far capire al Governo che non si può vivere così».
Per Tommaso Daniele, in testa all’Unione italiana ciechi e ipovedenti (Uic), la nota dolente è il lavoro. Seicentomila disabili sono iscritti nelle liste di collocamento mirate, 400 mila soltanto al Sud. Il loro tasso di disoccupazione sfiora il 70%, contro quello ordinario del 5,6%. Daniele precisa: «I ciechi che lavorano sono quindicimila su 380 mila. Per noi la tecnologia sta diventando un nemico. La funzione del centralinista, che per legge ci deve essere riservata nel 51% dei casi, è sempre più spesso assolta da dischi automatici. Nei call center il problema è il precariato. Anche la professione del fisioterapista, un tempo a noi congeniale, ci viene pian piano estromessa da tecnologie sempre più sofisticate».

Barriere
Ed è facile parlare di abbattimento delle bar riere e di integrazione se poi le negligenze arrivano da chi dovrebbe impegnarsi a eliminarle. Il sito del ministero dei Beni culturali, ma anche quello dell’Istruzione, degli Esteri e del turismo (www.italia.it) non sono completamente accessibili. «Sarebbe meglio dire che non rispettano tutti i punti della legge Stanca, fissati nel 2004 per favorire l’accesso dei disabili agli strumenti informatici», sintetizza Nunziante Esposito, dell’Osservatorio Siti Internet Uic, che giovedì scorso ha testato per noi le quattro pagine web. E ancora barriere si incontrano per viaggiare. Sui treni Eurostar sono soltanto due i posti riservati. Questo spiega perché nel 2006 il 13,7% delle persone diversamente abili ha preso il treno, contro il 31,2% degli altri. Sugli aerei non è permesso portare a bordo le carrozzine (disposizione Iata) e questo scoraggia i viaggi lunghi. Va meglio in città: prende l’autobus il 20,3% dei disabili contro il 24,4% dei cittadini «normali». La cultura Si informano, studiano, esplorano. Il 22% dei disabili sotto i 44 anni legge i giornali quasi tutti i giorni (gli altri sono il 34%). E il 39% usa spesso il computer (le persone senza disabilità sono il 54%). Ma è dall’istruzione che arriva un messaggio importante. Dal 2000 al 2005 gli iscritti all’università sono raddoppiati: erano 4.813, sono diventati 9.134. Il Miur parla di «incremento relativo» del 90%. Alle scuole dell’obbligo statali, nel 2005 gli alunni disabili sono stati 178.220, pari al 2%, il doppio rispetto al lustro precedente. Pietro Barbieri fa il punto: «In Brasile c’è una giornalista televisiva con la sindrome di Down (si chiama Fernanda Honorato, lavora all’emittente privata Tve, ndr). Qui da noi un ragazzo con la sclerosi multipla viene stigmatizzato. Possiamo ancora tollerarlo? ».
Autore: Elvira Serra (16 gennaio 2008) – Fonte: corriere.it


 

L’Ens con Ferrero: a Firenze per “ribadire le nostre istanze”
L’Ente nazionale dei sordi parteciperà al viaggio di Ferrero nell’Italia dei disabili. La presidente Ida Collu: “La discussione del ddl sull’inclusione sociale dei sordi inizi quanto prima e abbia un iter rapido e senza ostacoli”. Priorità a inserimento lavorativo, integrazione scolastica e barriere della comunicazione

ROMA – Ci sarà anche l’Ens a Firenze oggi, per incontrare il ministro Ferrero nella prima tappa del suo viaggio attraverso l’Italia nel mondo della disabilità. Lo fa sapere a Superabile la presidente Ida Collu. “Ci saremo per ribadire le nostre richieste e le nostre istanze al ministro”.

Presidente, come valuta questa iniziativa?
Se c’è una cosa che si deve riconoscere al Ministro Ferrero è di essere una persona che “ascolta” le istanze che vengono dal basso. Dal giorno del suo insediamento l”ENS, come le altre associazioni impegnate nel mondo della sordità, è stato sempre coinvolto quando si è trattato di adottare provvedimenti che riguardavano i sordi. L’iniziativa è certamente da valutare positivamente, specie perché accompagna l’imminente discussione di due disegni di legge di portata storica: quello di ratifica della Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità e quello sull’inclusione sociale delle persone sorde nella società, proposto proprio dal ministro – assegnato alla Commissione Affari Costituzionali del Senato il 9 gennaio scorso, – che ne recepisce in gran parte i principi cardine. Il modo in cui il testo di quest’ultimo è stato predisposto, attraverso un ampio confronto tra il Ministro Ferrero e le maggiori associazioni di disabili, dei sordi e delle famiglie, dimostra come queste occasioni di “ascolto” siano importanti e costruttive. Credo che questa positiva esperienza faccia ben sperare circa il successo del viaggio del ministro.

Quali sono le richieste che presenterete al ministro e successivamente alla Conferenza nazionale? Quali sono attualmente i bisogni delle persone sorde e sordomute nel nostro Paese?
Dal momento che pende in Commissione il disegno di legge sull’inclusione sociale dei sordi, che recepisce gran parte delle istanze della categoria, da parte nostra la richiesta è chiara. La discussione del provvedimento deve iniziare quanto prima e deve avere un iter rapido e senza ostacoli. In questo senso abbiamo avuto ampie rassicurazioni dal ministro circa il suo personale impegno a giungere quanto prima all’approvazione della legge. Riconoscimento della lingua dei segni, formazione delle figure professionali impegnate nei servizi dedicati ai sordi, prevenzione e diagnosi precoce, impiego delle tecnologie per l’informazione e la comunicazione, infatti, non possono più attendere. Si tratta di un’occasione importantissima che non può e non deve essere vanificata da burocrazie parlamentari.

Quali politiche e quali servizi mancano in Italia per garantire l’inclusione sociale delle persone sorde?
Ad una legislazione sulla carta avanzata, non corrispondono nel nostro Paese i risultati attesi. L’integrazione scolastica, specie per ciò che riguarda i sordi, è lungi dall’essere realizzata. Alla chiusura delle scuole speciali, non è seguita infatti una concreta ed efficace assistenza degli alunni sordi nelle scuole di tutti. Gli insegnanti di sostegno sono pochi e con una preparazione che spesso non soddisfa le peculiari esigenze dei sordi e gli assistenti alla comunicazione ancora poco diffusi ed impegnati per un monte ore inferiore all’attività didattica. Sul fronte dell’integrazione lavorativa, la legge 68/99, con l’introduzione del principio del “collocamento mirato”, aveva l’ambizioso obiettivo di valorizzare le capacità delle persone disabili, ma ha prodotto in realtà risultati assai deludenti per la mancanza di adeguati percorsi formativi e di un’efficace sensibilizzazione dei datori di lavoro. Il vero problema della sordità è che è una disabilità invisibile. Le barriere dei sordi non sono quelle architettoniche ma quelle delle comunicazioni che i più ignorano. L’informazione televisiva, ad esempio, è in gran parte inaccessibile ai sordi, i programmi sottotitolati in verità pochi, nonché la sottotitolazione di scarsa qualità: i TG e le interviste in diretta non garantiscono i sottotitoli in tempo reale. Nonostante l’attuale contratto di servizio abbia segnato significativi passi avanti rispetto al passato, le norme in esso previste risultano ancora lettera morta. Quello che serve nel nostro Paese è una reale comprensione delle esigenze dei sordi e dell’esistenza delle invisibili barriere della comunicazione.

Quali scenari prevede nelle politiche in favore dell’inclusione sociale delle persone sorde?
Se il disegno di legge sull’inclusione verrà approvato, sarà compiuto un primo, significativo passo, verso una presa di coscienza del problema. Il riconoscimento della lingua dei segni in esso contenuto, ad esempio, farà sì che le figure professionali impegnate, dagli assistenti alla comunicazione agli interpreti, avranno finalmente dei percorsi formativi standardizzati e qualitativamente elevati, a differenza di oggi in cui ognuno stabilisce iter formativi di convenienza, spesso al fine di insinuarsi nelle maglie dei finanziamenti pubblici. Sono convinta che il parallelo percorso parlamentare di questa legge e del disegno di legge di ratifica della Convenzione ONU, possa far fare al nostro Paese un significativo passo avanti. I principi sanciti dalla Convenzione, di cui ho seguito in prima persona tutto l’iter fino all’appuntamento decisivo di New York il 31 marzo scorso, sono una pietra miliare per tutti i disabili, ne rafforzano la dignità e ne valorizzano le potenzialità. Quello che chiediamo alla politica quindi è “sbrigatevi, non c’è tempo da perdere. (Chiara Ludovisi, 17 gennaio 2008) Fonte: superabile.it

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Newsletter della Storia dei Sordi n.403  del 15 gennaio 2008

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