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Disturbi uditivi? Non è colpa delle grandi città (Newsletter della Storia dei Sordi n. 725 del 9 ottobre 2009)

Disturbi uditivi? Non è colpa delle grandi città

Non sono i rumori delle grandi città a causare i problemi di udito. Sono queste le indicazioni emerse dal XXXII* Congresso Nazionale della Società Italiana di Audiologia e Foniatria, in corso fino a sabato a Firenze. Al centro del dibattito, il tema degli screening uditivi e delle diagnosi precoci in età neonatale

Firenze, 8 ottobre 2009 – In Italia l’8% della popolazione ha problemi di udito e, ogni anno, un bambino su mille nasce con gravi problemi di sordità. In ogni caso, non sono i rumori delle grandi città a causare i problemi di udito. Sono queste le indicazioni emerse dal XXXII* Congresso Nazionale della Società Italiana di Audiologia e Foniatria, in corso fino a sabato a Firenze. Al centro del dibattito, il tema degli screening uditivi e delle diagnosi precoci in età neonatale.

«In Italia – dice Paolo Pagnini, presidente del congresso e direttore del Dipartimento di Scienze Chirurgiche Oto-Neuro-Oftalmologiche del Policlinico fiorentino di Careggi – non è stata condotta nessuna ricerca che attesti la dannosità dell’inquinamento acustico creato da macchine, clacson o altro. I rumori della città hanno solo una parziale influenza nei disturbi legati all’udito. Un rumore, per essere dannoso, deve superare gli 85 decibel ed è raro che in città si arrivi ad un tale livello in modo prolungato».

Più a rischio, invece, gli operai ed i lavoratori che svolgono la loro attività in fabbriche o cantieri senza la protezione delle apposite cuffie. Nessuna differenza – e, dunque, nessun vantaggio concreto – è presente per chi vive lontano dai grandi centri abitati. Secondo i dati forniti durante il congresso emerge anche che, ogni anno, nel nostro paese, un bambino su mille nasce con ipoacusia grave, ossia con deficit funzionali dell’organo dell’udito.

La popolazione cosiddetta «sorda», invece, raggiunge i 4 milioni e si attesta su percentuali del 6-8%. Per quanto riguarda la sordità neonatale, fino a qualche anno fa, chi nasceva con questa malattia, col tempo manifestava disturbi nello sviluppo comunicativo e cognitivo. «Adesso – conclude Pagnini – se si interviene prima del primo anno di vita, si riesce a recuperare il paziente grazie anche all’ausilio di protesi acustiche ad alto potenziale o impianti cocleari. In ogni caso molte delle malattie legate alla sordità sono curabili, con l’intervento chirurgico, l’assunzione di farmaci o tramite l’impianto delle protesi acustiche».

Fonte Agi – nw725


Newsletter della Storia dei Sordi n. 725 del 9 ottobre 2009