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Prevenire i deficit uditivi grazie alla diagnosi rapida

Prevenire i deficit uditivi grazie alla diagnosi rapida. A Parigi riuniti i maggiori esperti di imaging dell’orecchio medio per parlare dei progressi ottenuti in campo diagnostico.

Parigi, 2 ottobre 2010 – Il numero delle persone che soffrono di disturbi dell’udito è in costante crescita anche a causa dell’incremento della popolazione globale e dell’allungamento delle aspettative di vita. Secondo una stima dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, sono infatti 278 milioni le persone nel mondo affette da ipoacusia, di grado da moderato a profondo. In Italia si stima che le persone affette da disturbi dell’udito siano complessivamente circa 7 milioni. Il 50% dei casi di ipoacusia sarebbero evitabili grazie a prevenzione e diagnosi tempestive*.

La prevenzione e la cura dell’ipoacusia sono oggi più semplici e meno invasivi grazie ai progressi dell’imaging – tecnica diagnostica per immagini – importanti soprattutto nella gestione delle patologie che interessano l’orecchio medio ed interno. Le evoluzioni e  le applicazioni pratiche di queste metodiche sono illustrate al convegno “Adult middle ear imaging: state of the art”, in programma in questi giorni a Parigi e organizzato dal Centro Ricerche e Studi Amplifon. Gli esperti del settore si confrontano sulle ultime applicazioni dell’imaging per la valutazione preoperatoria, per il follow up postoperatorio e per la valutazione di eventuali complicanze.

“L’otologo e il radiologo dispongono oggi di sofisticate metodiche di indagine in grado di esplorare e di studiare, in ogni minimo dettaglio anatomico, il lume della laringe e di definirne anche gli aspetti funzionali. In diverse situazioni le informazioni ottenute con l’imaging possono influenzare la strategia di intervento nella chirurgia otologica. Questa conferenza ha lo scopo di presentare lo stato dell’arte dell’imaging grazie alla partecipazione di illustri otologi e radiologi specializzati in otologia e neuro-otologia” dichiara il Dottor Denis Ayache, Direttore del Dipartimento di Otorinolaringoiatria e Chirurgia Testa e Collo alla Fondazione A. De Rothschild di Parigi e co-chairman del convegno.

Tra i relatori si segnala il Professor Franco Trabalzini, Direttore della U.O. di Otologia e Chirurgia del Basicranio, l’unico reparto italiano dedicato a questa specialità e attivato quest’anno al Policlinico Santa Maria alle Scotte di Siena. “La diagnostica per immagini si è rapidamente evoluta nell’ultimo decennio, la TAC ad alta risoluzione e le nuove tecniche di RMN hanno ridotto la quantità di radiazioni cui sottoporre il paziente, migliorando in modo significativo la definizione anatomica e fornendo così all’otochirurgo uno strumento sempre più efficace nella cura dell’ipoacusia ” spiega Trabalzini. “L’imaging consente da un lato di effettuare diagnosi precoci ed estremamente raffinate, tanto più il trattamento chirurgico è tempestivo e ben programmato, tanto migliori sono ovviamente i risultati; dall’altro una gestione del post-operatorio riguardo ad eventuali complicanze e recidive assolutamente più sicura”.

“Oggi la Tac rappresenta la modalità di prima linea per quanto riguarda l’accertamento delle situazioni più comuni, come l’otite media, colesteatomatosa e non, l’otosclerosi, i traumi dell’osso temporale e dell’orecchio medio” prosegue il Dottor Ayache. “Negli ultimi anni abbiamo assistito a notevoli progressi tecnici di questa metodica, che hanno consentito esami più rapidi. La ricostruzione multiplanare nelle immagini dell’orecchio medio generate dalla TAC ad alta risoluzione fornisce un eccellente contrasto tra le strutture ossee, gli spazi vuoti e i tessuti molli e quindi delinea ogni piccola erosione degli ossicini e parti dell’orecchio medio visibili con difficoltà, come per esempio gli ossicini o le numerose strutture anatomiche che compongono l’orecchio”.

La TAC, soprattutto grazie alla ricostruzioni multiplanari o tridimensionali, migliora la possibilità di informare correttamente il paziente riguardo all’intervento cui sta per sottoporsi rendendolo più facilmente consapevole della relativa strategia chirurgica.

La RMN (risonanza magnetica) è altrettanto utile, soprattutto nella valutazione preoperatoria dei tumori riguardanti l’orecchio medio ed interno, nell’applicazione dell’impianto cocleare e per il follow up postoperatorio del colesteatoma.

“Negli anni Novanta questa metodica non era considerata attendibile – commenta il Dottor Ayache –  ma con il nuovo secolo, grazie alla collaborazione tra radiologi e otologi e allo sviluppo di nuove tecniche di risonanza magnetica, la RMN ha trovato precise indicazioni per la gestione di alcune patologie dell’orecchio medio ed interno”.

La risonanza magnetica ad alta risoluzione è una tecnica che aiuta nella migliore visualizzazione del labirinto membranoso e del contenuto del meato acustico interno. È in grado di individuare un tumore anche di 1 millimetro di grandezza e i neurinomi dell’acustico più piccoli. La risonanza magnetica ad alta risoluzione è utilizzata anche nel post-operatorio per controllare eventuali recidive di determinate malattie.

 “La Cone Beam CT (Tomografia Computerizzata a Fascio Conico), utilizzata per la radiologia dentale e maxillofacciale da almeno dieci anni, è stata introdotta per la valutazione dell’osso temporale” aggiunge il Dottor Ayache. “Con la Cone Beam CT le radiazioni sono decisamente inferiori rispetto a una Tac convenzionale, l’apparecchiatura è meno ingombrante e costosa, anche se le immagini per il momento sono qualitativamente inferiori rispetto a una TAC convenzionale. Per quanto riguarda la RMN, nella maggior parte dei centri, la densità del flusso è di 1,5 tesla, mentre si stanno studiando apparecchi più potenti, a 3 e a 5  tesla, attualmente disponibili presso alcuni centri e in fase di valutazione per le patologie dell’orecchio, che dovrebbero produrre immagini di qualità superiore”.

Un settore quindi in fermento, le cui tecnologie in costante evoluzione consentono di identificare meglio le patologie dell’orecchio grazie a diagnosi tempestive. La stretta collaborazione nata fra otologi clinici e radiologi ha portato progressi significativi nella conoscenza delle patologie uditive. Grazie a queste sinergie ci attendiamo un significativo progresso in questo campo che porterà a un migliore trattamento di numerosi pazienti che soffrono di ipoacusia e di patologie dell’orecchio.

* Fonte: Epicentro – Centro Nazionale di Epidemiologia, Sorveglianza e Promozione della Salute dell’Istituto Superiore di Sanità, 2005

Ufficio stampa
MS&L Italia
Delia Ciccarelli – 02/77336394
delia.ciccarelli@mslworldwide.com
Thomas Balanzoni – 02/77336225
thomas.balanzoni@mslworldwide.com

L’imaging
Oggi l’otologo dispone di strumenti molto efficaci per lo studio dell’orecchio medio. Le nuove tecniche di diagnostica per immagini, Tac e Rm, hanno sostituito le precedenti tecniche di imaging e i progressi della microchirurgia hanno reso necessario per gli specialisti la disponibilità di immagini di qualità che consentano una cartografia dettagliata delle patologie. Pertanto, il ricorso agli esami di diagnostica per immagini ha subito un notevole incremento e l’imaging funzionale è diventata essenziale nella valutazione delle lesioni della cavità dell’orecchio medio. Grazie all’alta definizione delle immagini, l’otologo può diagnosticare con maggior precisione la topografia di una lesione e valutarne l’estensione.

Tomografia computerizzata (tc; tac)
La Tac è molto spesso l’esame di prima intenzione. Nell’otosclerosi la Tac è utile per la valutazione iniziale e per la diagnosi delle complicanze postoperatorie, così come nell’esplorazione dei traumi del temporale. La TC ad alta risoluzione (HRCT) è unanimemente considerata la più importante tecnica di imaging in otologia per l’accuratezza diagnostica che la metodica consente nel valutare la condizione dell’osso. Peraltro la moderna chirurgia dell’orecchio necessita, per la miglior efficacia terapeutica, del maggior numero di informazioni possibile. L’importanza di un approccio chirurgico conservativo e/o protesico (soprattutto in età pediatrica) impone alla diagnostica per immagini uno sforzo importante al fine di offrire al chirurgo il quadro anatomo-patologico più possibile completo per una corretta pianificazione pre-operatoria. L’esame è utile nella diagnosi di tutte le patologie ORL ed è l’esame fondamentale tra le tecniche di imaging. In confronto alle tecniche di radiografia convenzionale, la Tomografia Computerizzata Assiale o spirale (TAC o TC spirale) fornisce dati molto più attendibili poiché non implica alcuna sovrapposizione di strutture.

Le informazioni ottenute con ciascuna sezione vengono memorizzate in un computer e possono essere elaborate elettronicamente anche dopo che la scansione è stata completata.

Nella tomografia computerizzata (TC) un tubo a raggi X si muove intorno all’asse longitudinale del paziente ed emette raggi X che attraversano il corpo da diverse posizioni. Numerosi sensori elettronici misurano l’intensità dei raggi X dopo che hanno attraversato il corpo. Il raffinato software del tomografo esegue una elaborazione dei dati e costruisce un’immagine della densità dei tessuti per ogni sezione esplorata secondo un qualunque angolo di incidenza in base alla quantità di raggi X assorbiti. Le svariate patologie vengono pertanto riconosciute in base alle differenze di assorbimento dei raggi X (e quindi di contrasto nell’immagine) tra i dati relativi ai tessuti normali e quelli relativi ai tessuti patologici.

Tecnica – Il paziente viene posizionato su un lettino che scorre all’interno di un ampio tunnel (circa 70 cm) aperto da due lati. La tomografia computerizzata ad alta risoluzione (TC-AR) delle rocche petrose viene utilizzata ampiamente nella pratica clinica e ha soppiantato ormai la tomografia tradizionale. L’indagine TC della rocca viene usualmente eseguita senza somministrazione di mezzo di contrasto per vena, in proiezione assiale secondo un piano coincidente con l’orientamento delle strutture anatomiche che la compongono.

Le apparecchiature TC che utilizzano la tecnologia spirale sono oggi largamente utilizzate nella routine clinica. I vantaggi rispetto alla tradizionale tecnica di acquisizione sequenziale sono ben riconosciuti. Nello studio dell’orecchio con TC spirale vengono utilizzate due scansioni volumetriche spirali, la prima condotta secondo un piano assiale passante per il palato duro, l’altra secondo un piano coronale, parallelo alla branca montante della mandibola, come già illustrato per la TC convenzionale. L’acquisizione spirale consente inoltre di ottenere ricostruzioni tridimensionali con una suggestiva e dettagliata rappresentazione morfologica delle piccole strutture anatomiche dell’orecchio, dei loro rapporti e della loro sede.

Risonanza magnetica nucleare (rmn; rm)
La RM è un esame che utilizza radiazioni elettromagnetiche innocue per l’organismo che, elaborate da un computer, forniscono un’immagine bidimensionale su vari piani del corpo umano. La RM è di ausilio nel definire le caratteristiche del “tessuto molle” occupante le cavità dell’orecchio medio, nel bilancio dell’eventuale estensione endocranica oltre che nella definizione delle cause di possibili sintomi neurologici. La RM  è utile in caso di traumi e di sospetto interessamento delle componenti del sistema nervoso (coinvolgimento del labirinto, contusione del nervo facciale, meningoencefalocele, fistola del canale semicircolare). E’ utile negli impianti cocleari per valutare la parziale ossificazione o la parziale fibrosi della coclea nella pianificazione della sede e del tipo dell’impianto intracocleare (multicanale o monoelettrodo). In caso di anomalie del nervo facciale la RM svolge una funzione importante nella definizione delle paralisi del facciale nelle diverse eziologie: congenita, infiammatoria, distrofica (osteopetrosi) neoplastica o traumatica.

Tecnica – All’interno di una camera isolata magneticamente il paziente, posizionato su un lettino scorrevole, viene inserito in un cilindro cavo, aperto ad entrambe le estremità, costituito da un potente magnete che genera la presenza di un campo magnetico principale omogeneo secondo il quale si allineano tutti gli atomi di idrogeno del paziente. Inizialmente il campo magnetico principale viene perturbato da onde magnetiche ad incidenza variabile che determinano lo spostamento della direzione degli atomi di idrogeno del distretto anatomico da studiare; al cessare di questa stimolazione gli atomi di idrogeno si riallineano rispetto al campo magnetico principale emettendo un segnale che viene captato da apposite antenne presenti all’interno del magnete o posizionate dal medico in prossimità dei segmenti corporei da studiare. Il segnale ottenuto viene elaborato da un computer che fornisce sul video la formazione di un’immagine che può essere ulteriormente elaborata e fotografata su pellicole radiografiche. La durata dell’esame è variabile da circa 20 a 70 minuti; non è necessaria alcuna preparazione per sottoporsi all’esame.

L’udito
Che cos’è e come funziona
È forse il senso umano più complesso: il primo a svilupparsi nel feto e a permettere quindi il contatto con il mondo esterno.
L’elemento principale del sistema uditivo è l’orecchio, l’organo che capta i suoni, li trasforma in impulsi elettrici per poi trasmetterli al cervello, che provvede a “interpretarli”.
In anatomia l’orecchio viene convenzionalmente diviso in tre parti:
1) Orecchio esterno
2) Orecchio medio
3) Orecchio interno

L’orecchio esterno
comprende il padiglione auricolare (quello che di solito chiamiamo semplicemente orecchio), che serve a stabilire dov’è localizzata la sorgente sonora; il canale uditivo e una sottile membrana chiamata timpano. Quando i suoni arrivano al timpano, questa comincia a vibrare trasmettendo le vibrazioni all’orecchio medio.

L’orecchio medio
contiene, in un solo centimetro quadrato, i tre più piccoli ossi del corpo umano: il martello, l’incudine e la staffa. I loro movimenti amplificano le vibrazioni e trasmettono all’orecchio interno tutta la gamma possibile dei suoni, dai singoli toni alle melodie di un’orchestra.

L’orecchio interno
consiste in una piccola struttura detta coclea o “chiocciola”, che ospita migliaia di cellule, ciascuna con un compito diverso: alcune reagiscono ai suoni ad alta frequenza, altre a media e bassa frequenza (come la tastiera del pianoforte). Tutte sono responsabili della trasformazione dei suoni in impulsi elettrici che, tramite il nervo acustico, arrivano al cervello, dove si perfeziona la sensazione uditiva.

L’ipoacusia
Che cos’è
È la diminuzione della capacità uditiva: un problema che comporta una ridotta percezione dei suoni, difficoltà nel capire le parole (specie se pronunciate a bassa voce), soprattutto in presenza di un rumore in sottofondo.

Chi colpisce
Secondo i dati più recenti (fonte: Associazione Italiana per la Ricerca sulla Sordità – ottobre 2007), sono circa 7 milioni gli italiani che hanno problemi di udito. Sono interessati in ugual misura sia gli uomini sia le donne, di ogni fascia di età. In generale la perdita uditiva è più frequente nelle persone anziane a causa di un naturale invecchiamento dell’orecchio. Anche i giovani presentano ipoacusia dovuta a molteplici fattori tra i quali i traumi acustici (provocati, ad esempio, dalla musica a volume molto alto), malattie genetiche, otiti, ecc.

Le sue tipologie
L’ipoacusia può avere diverse forme.

– Se il suono arriva attenuato all’orecchio interno, siamo di fronte alla cosiddetta ipoacusia di trasmissione. Di solito questa forma si verifica come conseguenza di un problema o di una malattia che coinvolge l’orecchio esterno o l’orecchio medio: per esempio, il tappo di cerume, l’otite e l’otosclerosi. A prescindere da quale sia la causa, questo tipo di ipoacusia si manifesta con un’attenuazione più o meno grave del suono percepito, come se si avessero le orecchie chiuse. Di solito le patologie che la determinano si possono curare con successo chirurgicamente o farmacologicamente, a patto però di intervenire tempestivamente.

– Se i suoni, oltre che attenuati, risultano distorti e accompagnati da ronzii fastidiosi (gli acufeni), siamo in presenza di un’ipoacusia neurosensoriale: un problema che coinvolge l’orecchio interno, che risulta incapace di trasformare le vibrazioni sonore in impulsi nervosi corretti. Chi soffre di questo disturbo, per esempio, percepisce con grande fastidio rumori molto forti come quelli di una sirena. La conseguenza dell’ipoacusia neurosensoriale è un calo dell’udito di diversa entità, che si corregge con gli apparecchi acustici.

– Quando il problema colpisce sia l’orecchio medio sia quello interno nello stesso tempo, si parla di ipoacusia mista. Mette insieme le conseguenze negative dei primi due tipi di calo uditivo.

– Se i suoni inviati dall’orecchio, pur trasmessi correttamente, non vengono ben “interpretati” dal cervello, siamo in presenza di un’ipoacusia centrale.

Come si manifesta
L’ipoacusia, nelle sue varie forme, si caratterizza per alcuni sintomi inconfondibili.

1) Il soggetto si fa ripetere più volte singole parole o intere frasi, perché non le capisce, le confonde o viene disturbato dai suoni dell’ambiente circostante (elettrodomestici, traffico…).
2) Una conversazione che avviene all’aperto o tra più persone che parlano tutte insieme, risulta incomprensibile.
3) Si avverte la necessità di tenere molto alto il volume della televisione o della radio.
4) Si tende a parlare ad alta voce.

Da che cosa dipende
Le principali cause dell’ipoacusia sono:
a) Età. L’invecchiamento è fondamentale: circa il 30% della popolazione sopra i 65 anni lamenta diminuzione di udito.
b) Rumore. Prima causa di invalidità professionale, colpisce principalmente l’udito.
c) Ereditarietà. Circa un terzo dei deficit uditivi sono dovuti a cause genetiche: se in famiglia ci sono casi di ipoacusia, è molto probabile che questa si trasmetta anche ai figli.
d) Infezioni. Diverse malattie causate da batteri o da virus (rosolia, scarlattina, meningite…) possono danneggiare l’orecchio e provocare cali di udito più o meno gravi. Anche l’otite può determinare ipoacusia.
e) Farmaci, alcol, fumo. Alcuni medicinali sono ototossici (esercitano un’azione nociva sull’orecchio), così come stili di vita sbagliati.

Come si risolve
Nel momento stesso in cui ci si rende conto di un qualunque cambiamento della propria capacità uditiva, è fondamentale non tergiversare (nella convinzione che prima o poi il problema si risolva da sé) né ricorrere a soluzioni improvvisate o peggio ancora al fai-da-te.
È sempre necessaria una visita dall’otorinolaringoiatra oppure dall’audiologo, i soli specialisti davvero in grado di individuare la causa della perdita di udito e stabilire la soluzione più efficace.
A secondo del problema, gli specialisti possono orientarsi verso cure farmacologiche, interventi chirurgici o anche semplicemente ricorrere agli apparecchi acustici.

Prima, però, è essenziale sottoporsi a un controllo dell’udito: l’esame audiometrico, che misura in tempo reale l’entità del deficit uditivo. Del tutto indolore e di breve durata, consiste nel riconoscere alcuni suoni differenti tra loro emessi a volumi diversi. Il risultato è l’audiogramma, vale a dire una mappatura completa della capacità uditiva del paziente. È questa la base per stabilire se e quale tipo di apparecchio acustico è necessario per risolvere il problema.

L’apparecchio acustico
Gran parte delle ipoacusie si risolvono tramite questo dispositivo. Grazie alle nuove tecnologie, gli apparecchi di oggi hanno raggiunto dimensioni minime quasi a diventare quasi invisibili, oltre a garantire una qualità del suono sorprendente. In pochi millimetri, sono in grado di raccogliere funzioni paragonabili a quelle di un computer, assicurando prestazioni inimmaginabili fino a pochi anni fa.

Apparecchi acustici: vero e falso

Meglio portare i capelli lunghi, per nasconderli meglio?
FALSO. La tecnologia di oggi riesce a contenere le dimensioni degli apparecchi acustici a livelli tali da renderli praticamente invisibili. Se dunque un tempo potevano legittimamente apparire antiestetici – specie per le pazienti – a causa della loro presenza ingombrante intorno all’orecchio, oggi sono minuscoli e quasi spariscono alla vista esterna.

Hanno bisogno di una manutenzione lunga e complicata?
FALSO. Le operazioni di pulizia e disinfezione sono facili e rapide. Basta seguire i consigli che l’audioprotesista fornisce al momento della consegna definitiva ai quali basta aggiungere semplici interventi di buon senso, come per esempio verificare che le batterie non si siano esaurite.

Permettono di ascoltare la musica o il telefonino senza problemi?
VERO. Attraverso la tecnologia bluetooth, gli apparecchi acustici digitali di ultima generazione consentono di “dialogare” con i principali dispositivi elettronici divenuti ormai così frequenti nella vita di tutti i giorni: dal cellulare all’iPod.

Nonostante i progressi tecnologici, la qualità sonora non è ancora perfetta?
FALSO. La riproduzione dell’intensità del suono assicurata dai modelli in commercio è elevata e la riproduzione acustica di  alta qualità. Ma per ottenere da questi apparecchi risultati così validi, è fondamentale che siano adattati al tipo di ipoacusia del paziente, alla sua soggettiva percezione dei livelli sonori, alle caratteristiche anatomiche del suo orecchio e al suo contesto di vita.

PROFILO AMPLIFON

La storia
Amplifon S.p.A. nasce in Italia nel 1950 come società specializzata nella distribuzione ed applicazione di apparecchi acustici, per iniziativa di Algernon Charles Holland. Nei due decenni successivi consolida la sua leadership nel mercato italiano, affermandosi con una presenza forte su tutto il territorio per essere sempre più vicina alle persone.
Sempre in un’ottica di centralità della persona, a partire dagli anni ’90 Amplifon sceglie di puntare e investire sul servizio al cliente, che diviene da allora in poi il suo vero “core business”. A partire dall’apparecchio acustico, sviluppa e offre  alla persona servizi esclusivi di assistenza  e personalizzazione .
Nel 1992, con la costituzione di Amplifon Iberica, Amplifon inizia il suo cammino di espansione a livello internazionale, che nel giro di qualche anno porta la società italiana ad esportare con successo la propria esperienza  nella maggior parte dei Paesi europei e oltreoceano.
Un ulteriore importante passo nella strategia di sviluppo del Gruppo Amplifon è rappresentato dalla quotazione di Amplifon S.p.A. al Listino Ufficiale della Borsa Italiana il 27 giugno 2001.

Amplifon oggi
Amplifon è oggi leader mondiale nella distribuzione, applicazione e personalizzazione di apparecchi acustici. A partire dalla sua fondazione sono oltre 1 milione  le persone che affidandosi ad Amplifon hanno  riacquistato la gioia di sentire.

… in Italia
– Leader di mercato, con una quota del 41%
– 415 negozi
– 2.200 centri di assistenza
– 800 audioprotesisti di alto profilo professionale, con laurea e formazione ECM
– 194 milioni di euro fatturati nel 2009

…nel mondo
– Leader in 14 Paesi
(Oltre all’Italia: Irlanda, Germania, Olanda, Francia, Portogallo, Spagna, UK, Svizzera, Ungheria, Egitto, USA, Canada, Belgio)
– 8% del mercato globale
– 3.000 negozi
– 2.900 centri di servizio
– 7.800 professionisti in tutto il mondo
– 657 milioni di euro fatturati nel 2009

Per approfondimenti visitare il sito: www.amplifon.it o numero verde 800 44 44 44