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Tricolore. 150 anni di Unità d’Italia

Il 7 gennaio a Reggio Emilia, città del tricolore, si sono aperte le Celebrazioni Nazionali alla presenza del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano

Sono partite a Reggio Emilia il 7 gennaio, giorno del 214° anniversario della nascita del primo vessillo tricolore, le Celebrazioni ufficiali per i 150 anni dell’Unità d’Italia.

A dare il via ai festeggiamenti è stato il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, con la tradizionale cerimonia di omaggio alla bandiera, primo degli eventi celebrativi previsti a Reggio Emilia e organizzato da Comune e Provincia di Reggio Emilia, Associazione nazionale comitato Primo Tricolore e Fondazione i Teatri in raccordo con la Prefettura.

Le iniziative sono state organizzate con autorevoli partecipazioni: la Presidenza del Consiglio dei Ministri – Unità Tecnica di Missione per le Celebrazioni del 150° Anniversario dell’Unità d’Italia, Ministero per i Beni e le Attività Culturali, Regione Emilia Romagna, Comitato Regionale 150° anniversario dell’Unità d’Italia, Comitato della città di Reggio Emilia per le celebrazioni del 150°, Istituto della Enciclopedia Treccani.

Fonte: www.italiaunita150.it

Visualizza le slide sulla storia di “Tricolore” a cura della Storia dei Sordi

L'unità d'Italia


Storia dell’Unità d’Italia

Il Senato e la Camera dei Deputati hanno approvato; noi abbiamo sanzionato e promulghiamo quanto segue: Articolo unico: Il Re Vittorio Emanuele II assume per sé e suoi Successori il titolo di Re d’Italia. Ordiniamo che la presente, munita del Sigillo dello Stato, sia inserita nella raccolta degli atti del Governo, mandando a chiunque spetti di osservarla e di farla osservare come legge dello Stato. Da Torino addì 17 marzo 1861″.

Sono le parole che si possono leggere nel documento della legge n. 4671 del Regno di Sardegna e valgono come proclamazione ufficiale del Regno d’Italia, che fa seguito alla seduta del 14 marzo 1861 del parlamento, nella quale è stato votato il relativo disegno di legge. Il 21 aprile 1861 quella legge diventa la n. 1 del Regno d’Italia.

In circa due anni, dalla primavera del 1859 alla primavera del 1861, nacque, da un ‘Italia divisa in sette Stati, il nuovo regno: un percorso che parte dalla vittoria militare degli eserciti franco-piemontesi nel 1859 e dal contemporaneo progressivo sfaldarsi dei vari Stati italiani che avevano legato la loro sorte alla presenza dell’Austria nella penisola e si conclude con la proclamazione di Vittorio Emanuele II re d’Italia.

Tra il 1859 e il 1860 non ci fu un vero scontro tra l’elemento liberale e le vecchie classi dirigenti ma una rassegnata accettazione della nuova realtà da parte di queste ultime. Solo nel regno meridionale si manifestò una qualche resistenza, dopo la perdita della Sicilia e l’ingresso di Garibaldi a Napoli (7 settembre), senza colpo ferire, con la battaglia del Volturno e la difesa di alcune fortezze. Il nuovo Stato non aveva tradizioni politiche univoche (insieme ad un centro nord con tradizioni comunali e signorili, c’era un mezzogiorno con tradizioni monarchiche fortemente accentrate a Napoli) ma si basava su una nazione culturale di antiche origini che costituiva un forte elemento unitario in tutto il paese, uno Stato – come scrisse all’indomani della conclusione della seconda guerra mondiale un illustre storico svizzero, Werner Kaegi – che cinque secoli prima dell’unità aveva “una effettiva coscienza nazionale” anche se priva di forma politica. Nel rapidissimo riconoscimento del regno da parte della Gran Bretagna e della Svizzera il 30 marzo 1861, ad appena due settimane dalla sua proclamazione, seguito da quello degli Stati Uniti d’America il 13 aprile 1861, al di là delle simpatie per il governo liberale di Torino, ci fu anche un disegno, anche se ancora incerto, sul vantaggio che avrebbe tratto il continente europeo dalla presenza del nuovo regno.

Cominciò infatti a diffondersi la convinzione che l’Italia unita avrebbe potuto costituire un elemento di stabilità per l’intero continente. Invece di essere terra di scontro tra potenze decise ad acquistare una posizione egemonica nell’Europa centro-meridionale e nel Mediterraneo, l’Italia unificata, cioè un regno di oltre 22 milioni di abitanti, avrebbe potuto rappresentare un efficace ostacolo alle tendenze espansioniste della Francia da un lato e dell’impero asburgico dall’altro e, grazie alla sua favorevole posizione geografica, inserirsi nel contrasto tra Francia e Gran Bretagna per il dominio del Mediterraneo.