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Sviluppo del sistema uditivo del bambino, il pediatra deve valutare la presenza di fattori di rischio

Sviluppo del sistema uditivo del bambino, il pediatra deve valutare la presenza di fattori di rischio

L’orecchio accoglie due organi importanti, quello dell’udito e quello dell’equilibrio. Entrambi gli organi hanno sede nell’orecchio interno che si trova profondamente nel cranio ma l’organo dell’udito inizia, con il padiglione auricolare, fuori dalla testa. Con l’aiuto del padiglione auricolare i suoni vengono amplificati e diretti verso il condotto uditivo per arrivare al timpano, una membrana che vibra e separa fisicamente l’orecchio esterno (quello appena visto) dall’orecchio medio. Quest’ultimo accoglie nel suo interno gli ossicini dell’orecchio che ricevono le vibrazioni dal timpano e le rinforzano trasmettendole all’orecchio interno dove i suoni vengono convertiti in segnali nervosi per il cervello. Da questa semplice descrizione dell’orecchio è facile capire che una malattia oppure una malformazione dell’orecchio in un punto qualsiasi può determinare una riduzione fino all’abolizione della trasmissione dei suoni oppure alla loro trasformazione in segnale nervoso.

La causa più frequente di riduzione dell’acutezza uditiva sono i tappi di cerume e l’otite media catarrale dove l’orecchio medio si trova pieno di muco con conseguente appesantimento della catena degli ossicini e ipoacusia detta di trasmissione; più raramente sono interessate le strutture nervose di trasformazione ed interpretazione del segnale sonoro e la sordità viene detta percettiva. Le sordità vengono classificate in base alla riduzione dell’udito in lievi, medie, gravi, profonde e totali (nessuna capacità di udire suoni). Nelle sordità medie non viene percepita la normale voce di conversazione ad 1 metro di distanza.

Per svilupparsi correttamente il bambino ha bisogno di udire i suoni e le parole. La percezione delle parole pronunciate dai genitori, gli consente, infatti, di imparare la lingua dei genitori e di utilizzarla correttamente per la vita di relazione. Proprio per l’importanza dell’udito il Pediatra, nel corso delle visite di controllo per l’accrescimento, valuta, oltre alla funzione visiva, la normale funzione uditiva in modo da intervenire precocemente con le terapie adeguate. Lo screening audiologico più importante in età pediatrica è quello neonatale, attuato in molte Regioni, poiché consente di identificare precocemente le sordità gravemente invalidanti nell’età più adeguata per il trattamento riabilitativo. Lo screening audiologico neonatale è di esecuzione molto semplice e consiste nel rilevare le onde sonore emesse dall’orecchio in risposta ad “click”, un suono particolare, inviato nel condotto uditivo esterno. I neonati a rischio si studiano, invece, con metodi più sofisticati che valutano i cosiddetti potenziali evocati uditivi, la risposta del cervello ai suoni inviati all’orecchio.

Il Pediatra valuta la presenza di fattori di rischio per l’udito come l’ittero del neonato, l’utilizzo di farmaci potenzialmente lesivi dell’orecchio, detti ototossici, le malattie infettive precedenti sia in gravidanza come l’infezione da citomegalovirus, la toxoplasmosi, la rosolia oppure in epoche successive come il morbillo, la parotite oppure le meningiti.

Quali sono i segni di sospetto per la riduzione dell’udito di un bambino? E’ opportuno ricordare che nessun dubbio o sospetto deve essere sottovalutato anche perché i bambini mettono in atto strategie per rispondere agli stimoli sonori pur non percependoli. Nel primo semestre di vita elementi di sospetto possono essere una relativa tranquillità durante la poppata anche in presenza di rumori forti ed improvvisi oppure la mancata reazione alla voce. Nel semestre successivo può essere presente mancata localizzazione dei rumori o della musica, oppure della voce della madre che gli parla per tranquillizzarlo, una lallazione che non progredisce, il mancato impiego della voce per richiamare l’attenzione.

Nel corso del secondo anno i sospetti possono nascere dalla mancanza delle prime paroline, dalla mancata esecuzione di semplici comandi verbali quando il bambino non vede la persona che gli parla; successivamente sono importanti la limitazione del vocabolario, la scarsa reattività a comandi verbali, la “svogliatezza”. Tutti questi elementi devono portare rapidamente al Pediatra di fiducia che orienterà adeguatamente alla valutazione specialistica più adeguata.

Fonte: lifestyle.tiscali.it – 07 maggio 2012 – nw083