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Villa San Giuseppe per le vacanze delle sordomute.

Villa San Giuseppe per le vacanze delle sordomute.
Nella provincia di Varese “il monte San Martino accoglie tra le sue selve i primi popoli migratori offrendo loro rifugio e la possibilità di praticare attività legate al mondo agricolo-pastorale e attrae verso la sua sommità, luogo ideale per la meditazione e per il culto, con la magnificenza delle prospettive e l’incanto di sconosciute atmosfere, le generazioni che da allora si sono susseguite nel tempo.

Il modo di vivere e di operare delle sue genti non subisce grosse modificazioni nei secoli pur essendo questo comprensorio partecipe delle vicissitudini storiche italiane e pur condividendo le sorti politiche ed economiche toccate alla Valcuvia.

Il primo intervento significativo, attuato in questo ambito territoriale dall’attività umana, risulta essere l’edificazione negli anni 1915-1918 di fortificazioni militari e di un sistema viario facenti parte della linea difensiva, attualmente nota come Linea Cadorna, costruita a ridosso del confine svizzero per timore di una invasione della Lombardia da parte degli eserciti austro–germanici attraverso la neutrale Svizzera. Il Genio Militare, con l’impiego di manovalanza militare e civile, costruisce due osservatori, uno sotto l’Oratorio di San Martino e l’altro per artiglieria tra la vetta e la sella di Vallalta, una caserma, una batteria in caverna unitamente ad un labirinto di trincee e camminamenti in località Vallalta. Venendo meno, con il tempo, l’interesse militare, le fortificazioni vengono abbandonate, salvo utilizzarle di quando in quando per le esercitazioni dell’esercito.

La caserma, invece viene destinata ad altri usi: dapprima diventa una locanda e poi una casa di soggiorno estivo dell’Istituto Sordomute Povere di Milano…” (ex Villa San Giuseppe per le vacanze delle sordomute del Pio Istituto Sordomuti Poveri di Campagna di Milano, n.d.r.)

Ecco la storia della “Villa San Giuseppe per le vacanze delle sordomute” edita nel 1998 su Giulio Tarra di Don Giampiero Gabardi, fornita dalla Biblioteca storica della Casa del Sordoparlante di Milano:

Vacanze . Casa San Giuseppe di Don Giampiero Gabardi
Il Comitato “Pro Mutis” fu una specie di volontariato benefico che affiancò l’opera della Commissione Amministratrice del Pio Istituto: ne allargò perciò la possibilità di bene facendosi carico di opere a cui l’Amministrazione non poteva provvedere.

Una di queste opere fu la programmazione di iniziative per le vacanze degli allievi e delle allieve. Già a quei tempi ci si domandava se era un bene tener lontani gli allievi e le allieve dalle famiglie anche nei mesi di vacanza. Si diceva: sarebbe meglio responsabilizzare le famiglie su loro dovere di prendersi cura dei loro figli, perché abbiano continuare nei mesi estivi l’opera educatrice e l’esercizio della parola avuta in Istituto durante l’anno scolastico. Ma siccome si giudicò molto problematica questa attenzione da parte delle famiglie e d’altra parte, siccome si stimò necessario per la salute degli allievi un periodo di permanenza al mare o ai monti si decise di attuare un programma di vacanze interne: e il comitato s’impegnò a trovarne i mezzi.

Per mare si provvide inviando piccoli gruppi per turno ad Oneglia ospiti del locale Istituto Sordomuti. Là ebbero ottima accoglienza: le buone suore con tanta generosità misero a disposizione i loro locali, sempre ben tenuti, e soprattutto la loro opera tanto preziosa.

Per la campagna delle sordomute si pensò di inviare le più piccole a Caidate e le più grandi nella Casa delle Canossiane di Lesmo. Anche in quell’ambiente, ben conosciuto dalle Madri di Via Settembrini (Pio Istituto delle Sordomute, n.d.r.), le allieve si trovarono bene e vi trascorsero, per alcuni anni, le loro vacanze.

Ad un certo punto però questa soluzione incontrò serie difficoltà. Si pensò ad acquistare una casa propria. Per mezzo del sacerdote Don Binfarè, compagno di seminario di Mons.Pasetti, si venne a conoscenza di una casa in Valcuvia, a 800 metri di altezza, sulle pendici del Monte S.Martino. Era una ex-caserma, che poi venne adattata a casa di campagna per le infermiere di un ospedale. Non essendo più usata, il sacerdote responsabile fu ben contento di offrirla alle sordomute.

Per la prima volta esse vi andarono dal 10 luglio al 13 settembre del 1931. Nonostante la mancanza di qualche comodità la casa piacque. Ne sono una testimonianza le lettere inviate dalla villeggiatura che parlano dell’aria buona che là si respirava, del bel panorama che si poteva osservare delle liete passeggiate che si facevano in montagna. Il Comitato “Pro Mutis” perciò, che già aveva provveduto alla ristrutturazione, dopo qualche anno decise di acquistare la casa S. Giuseppe. Il sacerdote Binfarè favorì la vendita ribassando il prezzo con un compromesso in suo favore. Le sordomute quindi ebbero tutta per loro una casa in montagna, con la presenza del Sacerdote benefattore che assicurò così la possibilità di avere ogni giorno la S.Messa.
Fonte: Giulio Tarra, n.1 del 1998.

Distruzioni e vittime di Don Giampiero Gabardi
Ecco la notizia della grave sciagura capitata alla nostra casa di Vedano: «Nel luglio del 1944, alle 8 di mattina, un aereo militare piombò sopra la nostra Casa S. Giacomo, precisamente sopra la parte di fabbricato…che è la sede provvisoria dei nostri piccoli della Prescolastica, sfollati da Milano. L’aereo in fiamme sprofondò nel centro dello stabile, lo incendiò, lo squarciò distruggendo tutto.

Le Reverende Canossiane, le sordoparlanti, i piccoli erano raccolti nei propri refettori…per la colazione. Lo schianto fece tutti e tutte sussultare terrorizzati. Allo sguardo apparve angosciante la rovina. E sotto… sette militi abbruciacchiati, morti… e con loro quattro operai della sottostante falegnameria che si preparavano al lavoro trovarono quella morte improvvisa, spaventosa.

Della grande famiglia di Casa S. Giacomo…né madri, né sordoparlanti, né mutolini…nessuno né morto, né ferito.

Un grazie perciò si elevò al Signore, mentre angoscia e terrore strinsero i nostri cuori dinnanzi a tante vittime e a così grande sciagura»

L’altra grave sciagura fu la distruzione di Villa San Giuseppe. Così ne parla il “Giulio Tarra” qualche tempo dopo l’avvenimento. «Il giorno 19 novembre 1943 ci raggiunse a Verzago…la notizia dolorosa che la Casa delle vacanze delle nostre alunne sordomute… era stata distrutta fino alle fondamenta. Fu un bombardamento tedesco a colpire la casa che era diventata rifugio dei partigiani. Confrontando le foto di come era il soggiorno estivo… fino al 15 novembre 1943 a come fu ridotto dalle bombe ci si strinse davvero il cuore. Tuttavia ci rassegnammo, pensando che ciò avvenne fortunatamente senza vittime da parte nostra, essendo assente in quella circostanza anche il custode».

Appena che il “Giulio Tarra” diffuse queste notizie, unanime fu il dolore delle sordoparlanti e dei parenti. Una ex allieva così scriveva al rettore: «…Quanto mi addolora pensare al doppio infortunio. Villa S.Giuseppe era proprio bella… E’ triste pensare che le sordomute non la godranno più… Povere anche le compagne di Vedano al vedere distrutta parte della loro casa…

Esse che generosamente si erano messe in strettezze per dare ricovero ai loro fratellini sfollati, adesso saranno in maggior difficoltà… Penso al loro dolore che è anche il mio. La Provvidenza verrà loro in aiuto. Le mando la mia povera offerta e altre ne manderò…»
Fonte: Giulio Tarra n.3 del 1998

ns033 – agg.2007

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“Storia dei Sordi. Di Tutto e di Tutti circa il mondo della Sordità”, ideato, fondato e diretto da Franco Zatini