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Documento storico sull’unificazione dell’insegnamento pedagogico

Un documento interessante di Prestini, Presidente della Federazione Italiana delle Associazion dei Sordomuti.
Ho ricevuto dal vicepresidente nazionale dell’ENS, Comm. Franco Zatini, un documento datato 14 dicembre 1931 (X), che Giuseppe Enrico Prestini, presidente nazionale della FIAS, con sede a Milano, in Via Durini 34, faceva pervenire all’On. Balbino GIULIANO, Ministro dell’Educazione Nazionale.

La lettera-memoria è stata preparata un anno prima dell’incontro del FIAS (Federazione Italiana delle Associazioni dei Sordomuti) e dell’USI  (Unione Sordomuti Italiani), le due forti associazioni dei sordomuti che si scontravano tra loro per programmi e idee divergenti, sino a quando nel 1932 non trovarono finalmente un accordo per collaborare e predisporre le fondamenta di un unico ente che, con la legge del 1942, fu costituito in ente morale, vale a dire l’Ente Nazionale Sordomuti.

Il “memoriale” di Prestini è interessante per due motivi: l’uno dimostra quanto il Gruppo dei sordi milanesi della FIAS, al quale appartenevano tra gli altri Rubino, Ieralla, Carli, eccetera, l’altro per l’autonomia propositiva e critica dei sordi dirigenti della federazione. Prestini e i suoi dirigenti ricordano al ministro in 6 (sei) punti le manchevolezze dell’istruzione e le condizioni dei sordi del tempo.

Nel primo punto chiede «l’unificazione dell’insegnamento pedagogico per i sordomuti, senza tener conto delle fisime (sic) pro o contro il metodo orale puro». La guerra dei metodi, innestata nel congresso di Milano del 1880 era attivissima nell’Italia del fascismo. Prestini scrive: «…il quale (si riferisce al metodo orale, NdA) non è mai esistito e quindi nemmeno applicato, esistendo una pedagogia speciale della quale l’Italia ha indiscusso primato».

Ricordiamo che proprio noi, anni fa (cfr. R. Pigliacampo, 1981, 1998, 2002) abbiamo sostenuto che il «metodo orale didattico era un imbroglio» perché in troppi confondevano la riabilitazione logopedica e/o fonatoria con la didattica. Anche perché l’insegnante specializzato di allora si occupava sia d’insegnamento vero e proprio sia di riabilitazione logopedica. Un “confratello” mi dà ragione, anzi mi aveva preceduto con intuizione chiarissima. Prestini sostiene che da questa «pedagogia speciale» gli insegnanti possono ottenere il massimo.

Vale a dire potevano trarne, dalla ricerca pedagogica, un metodo appropriato secondo le necessità dell’alunno. Nel punto 2 critica l’incapacità dei docenti d’istruire i sordomuti, richiamandoli alla loro responsabilità «di fronte alla lotta della vita sociale» che dovrà sostenere il sordo nella società di maggioranza. Interessante è l’intervento di Prestini che rimprovera gli insegnanti di intrufolarsi troppo nelle attività assistenziali e mutualistiche dei sordi piuttosto che dedicare tutte le energie all’istruzione della popolazione scolastica sorda (v. memoria 3).

Se non fosse documentato che è un testo scritto nel 1931, nel X anno dell’era fascista, sembrerebbe scritto – per critica e proposte – da qualche dirigente dei settori dei Dipartimenti scolastici dell’ENS d’oggi. Tanto sono attuali le parole di sollecito al Ministro «…Emerge dunque l’assoluto ed inderogabile necessità, tante volte prospettata, dell’istituzione di un Ispettorato tecnico-scolastico, alla diretta dipendenza del Ministero dell’Educazione Nazionale, che vada a controllare anche come e dove si spenda il pubblico denaro» (punto 4).

Prestini ha chiaro in mente che troppi sordi sono «usati», basta ricordare che per il conseguimento della licenza elementare – per decisione di qualche pedagogista retrogrado –  i sordi sono tenuti in classe dieci anni rispetto i cinque anni dei coetanei udenti. Chiaro che c’è il sospetto sotterraneo di lucro sulle rette pagate agli Istituti dalle amministrazioni provinciali, senza considerare le capacità d’apprendimento degli scolari.

Nel punto 5 della memoria Prestini ricorda al Ministro che attualmente operano «due Federazioni, l’una del 1920 diretta esclusivamente da sordomuti colla collaborazione desiderante di autentiche competenze di udenti e l’altra nel 1924 presieduta da udenti o pseudi educatori nella quale i sordomuti sono mezzo e non fine, – sic, il sottolineato del testo è nostro, NdA)».

Prestini e il gruppo milanese dimostrano straordinaria competenza e autodeterminazione che fanno di questi pionieri gli indiscussi «padri» dell’unione nazionale dei sordi, che avverrà poco prima della metà del secolo XX.

Nell’ultimo punto del pro-memoria al Ministro, Prestini ricorda che la Federazione da lui presieduta è disposta ad appoggiare «l’erezione in monumento nazionale della Chiesa di S. Caterina ove sono raccolte, in augusto Sacello, le venerate Ossa del grande educatore dei sordi, l’Abate Tommaso Silvestri».

Renato Pigliacampo – nw002 – 2013

PER SAPERE DI PIU’

Giuseppe Enrico Prestini

Balbino Giuliano

Abate Tommaso Silvestri

Vittorio Ieralla

MIUR

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“Storia dei Sordi. Di Tutto e di Tutti circa il mondo della Sordità”, ideato, fondato e diretto da Franco Zatini