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Racconti di un pellegrino russo

Racconti di un pellegrino russo protagonisti un disabile un cieco un sordo. Il libro dei Racconti di un Pellegrino Russo è uno dei maggiori successi del Novecento, con numerose traduzioni in diverse lingue.

Il misterioso testo anonimo, trascritto sull’Athos dall’abate Paissy, attraverso i racconti di un lungo peregrinare in Russia e verso Gerusalemme, ci presenta soprattutto un viaggio per imparare a pregare, un modo per scoprire la forza della preghiera del cuore. Per seguire il Pellegrino, che procede per villaggi e foreste, alla ricerca del significato delle parole dell’apostolo Paolo “Pregate senza interruzione”, consigliamo una delle diverse edizioni economiche o la più recente edizione italiana delle edizioni Qiqajon (pp. 322, euro 19) curata da Adalberto Mainardi, monaco della Comunità di Bose.

Nell’introduzione Mainardi sottolinea la peculiarità di questo testo, “il suo sorgere all’incrocio tra una figura popolare tipica della tradizione russa… e la tradizione ascetica della Chiesa d’Oriente, che parla della preghiera interiore, della bellezza spirituale, del regno di Dio che è dentro di voi”.

Lui, il Pellegrino, si presenta nella sua figura ieratica, minimale: “Per misericordia di Dio sono uomo e cristiano, per opere gran peccatore, per vocazione pellegrino senza dimora, del ceto più umile, che va forestiero di luogo in luogo. I miei averi sono: una bisaccia di pan biscotto sulle spalle, e in seno la Sacra Bibbia, ecco tutto”.

Nel corso del viaggio riceverà altri segni, tra i quali un rosario e soprattutto il libro della Filocalia che egli stesso descrive come luogo in cui trovare “tutti gli insegnamenti  sull’attività della preghiera del cuore, attinti dalla parola di Dio, dalla Santa Bibbia, nella quale lo stesso Gesù Cristo, che ha comandato di recitare il Padre Nostro, ha prescritto anche l’incessante preghiera del cuore”.

Nel Secondo racconto afferma:I Padri hanno ragione di dire che la Filocalia è la chiave che scopre i misteri sepolti nella Scrittura. Sotto la sua guida cominciai a comprendere il senso segreto della parola di Dio: scoprii che cosa significa l’uomo interiore nel profondo del suo cuore (1Pt 3,4), la preghiera vera, l’adorazione in spirito (Gv 4,23), il regno all’interno di noi (Lc 17,21), l’intercessione dello Spirito Santo (Rm 8,26); comprendevo il significato di queste parole: Voi siete in me (Gv 15,4), dammi il tuo cuore (Pr 23,26) essere rivestito di Cristo (Rm 13,14 e Gal 3,27), le nozze dello Spirito nei nostri cuori (Ap 22,17), l’invocazione Abba Pater (Rm 8,15-16) e molte altre.

Quando nello stesso tempo io pregavo nel profondo del cuore, tutto quello che mi circondava mi appariva sotto un aspetto meraviglioso: alberi, erbe, uccelli, terra, aria, luce, tutto mi sembrava dirmi che essi esistono per l’uomo, che attestano l’amore di Dio per l’uomo; tutto pregava, tutto cantava gloria al Signore. Capivo così quel che la Filocalia chiama “la conoscenza del linguaggio della creazione” e vedevo com’è possibile conversare con le creature di Dio”.

Nel suo vagabondare il pellegrino gioisce dell’unione della propria preghiera con quella del cosmo e lungo i sentieri di campagna scopre in sé uno sguardo nuovo, più penetrante e attento alle cose: «gli alberi, l’erba, gli uccelli, la terra, l’aria, la luce, tutto sembrava dirmi che ogni cosa esiste per l’uomo, testimonia l’amore di Dio per lui, e tutte le cose pregavano e cantavano Dio e la sua gloria. Così compresi quello che la Filocalia chiama “la conoscenza del linguaggio di tutte le creature” ».

Nel Terzo Racconto racconta:
“E ora son tredici anni che io cammino senza posa: ho visitato molte chiese e molti monasteri, ma ora vado specialmente per le steppe e per i campi. Non so se il Signore mi permetterà di arrivare fino alla santa Gerusalemme. La volontà di Dio forse giudicherà venuto il tempo di seppellire le mie ossa di peccatore. – E che età hai? – Trentatré anni. L’età di Cristo”.

Nel Quarto Racconto confessa: “Nel Signore ho riposto la mia speranza. Il proverbio russo ha ragione -dissi tornando dal mio padre spirituale- l’uomo propone e Dio dispone. Credevo di partire oggi stesso per la città santa di Gerusalemme, ma invece le cose sono andate in altro modo: un avvenimento assolutamente imprevisto mi trattiene qui ancora due o tre giorni. Non ho potuto fare a meno di venire a vedervi per annunciarvelo e chiedervi consiglio in merito. Ecco cosa è accaduto. Avevo ormai detto addio a tutti, e con l’aiuto di Dio avevo ripreso la mia strada; stavo per valicare la frontiera, quando sulla porta dell’ultima casa scorsi un vecchio pellegrino che non rivedevo da tre anni. Ci augurammo il buongiorno ed egli mi chiese dove andassi. Gli risposi: -Se Dio vuole, fino all’antica Gerusalemme. Bene -riprese lui- c’è qui un ottimo compagno per te. -Mille grazie!- gli dissi – Non sai che non prendo mai un compagno e che cammino sempre da solo? -Lo so, ma stammi a sentire: so che quello è proprio il compagno che ci vuole per te. Tutto per lui andrà bene se sarà con te, e per te se sarai con lui. Il padre del proprietario di questa fabbrica, nella quale io lavoro ora come operaio, ha fatto un voto di andare a Gerusalemme; non avrai alcun fastidio a prenderlo con te. È un mercante di qua, un buon vecchio, e per di più è completamente sordo. Puoi urlare fin che ti pare, egli non sente nulla di nulla; quando gli si vuol chiedere qualcosa, bisogna scriverlo su un pezzo di carta. Sta sempre zitto e non ti darà noia durante il cammino. Ma tu gli sarai indispensabile nel tragitto. Suo figlio gli darà un cavallo e una carrozza che potrà vendere poi a Odessa. Il vecchio vuol camminare a piedi, ma si potrà mettere nella carrozza il suo bagaglio e i doni per il sepolcro di nostro Signore. Potrai posare il tuo sacco… Ora, pensaci bene. Credi proprio che si possa lasciar andare così da solo un vecchio completamente sordo? Abbiamo cercato da per tutto una guida, ma tutti chiedono troppo, e poi è pericoloso lasciarlo partire con uno sconosciuto, perché il vecchio ha denaro e oggetti preziosi. Quanto a me, mi sento di garantire per te e i padroni ne saranno felici: sono brava gente e mi vogliono molto bene. Sono due anni ormai che lavoro da loro. Dopo aver così parlato davanti all’uscio, mi fece entrare dal padrone e mi resi conto che era una famiglia perbene: così accettai la loro proposta. Si decise di partire due giorni dopo Natale, se Dio vorrà, dopo aver sentito la divina liturgia. Ecco gli avvenimenti inattesi che avvengono sul cammino della vita! Ma è sempre Dio e la sua divina Provvidenza che agiscono attraverso le nostre azioni e le nostre intenzioni, com’è scritto: Perché è Dio che opera in voi il volere e il fare (Fil 2,13)”.

Lui, il pellegrino russo, privato dell’uso di una mano a causa di un incidente infantile, si occupa anche di un cieco:
“davanti a me stava seduto un accattone dell’asilo, completamente cieco. Il signore lo aiutava  a mangiare, gli divideva il pesce, gli porgeva il cucchiaio e gli versava da bere. Lo guardai con  attenzione e mi accorsi, che nella sua bocca sempre socchiusa, la sua lingua si muoveva continuamente. Mi chiesi se non stesse recitando la preghiera e lo guardai con maggiore attenzione”.

Il cieco racconta: “… mentre cucivo mi misi a ripetere sottovoce la preghiera e me ne sentivo felice. Le persone che vivevano con me nell’izba se ne accorsero e mi presero in giro:– Sei uno stregone, che borbotti senza posa? O che fai l’incantesimo? Per non farmi capire, smisi di muovere le labbra e mi provai a dire la preghiera muovendo soltanto la lingua. Alla fine, mi ci sono così abituato che la lingua recita la preghiera giorno e notte, e questo mi fa bene. Continuai a lavorare per parecchi anni finché, quasi all’improvviso, divenni completamente cieco. Da noi, in famiglia, abbiamo quasi tutti l’acqua oscura in fondo agli occhi. Poiché sono molto povero, il comune mi ha trovato un posto nell’asilo di Tobolsk. È là che vado, ma i signori di qua mi hanno trattenuto, perché vogliono darmi una carrozza per arrivare fin là. – Come si chiamava il libro che tu hai letto? Non era la Filocalia per caso? – Parola mia, non lo so. Non ho guardato il titolo. Andai a prendere la mia Filocalia. Ritrovai nella quarta parte le parole del patriarca Callisto che il cieco mi aveva detto a memoria e cominciai a leggere. – È proprio questo – gridò il cieco –. Leggi, leggi fratello, perché è veramente magnifico. Quando giunsi al passo in cui si dice: bisogna pregare con il cuore,mi chiese che cosa questo voleva dire e come lo si praticava. Gli dissi che tutto l’insegnamento della preghiera del cuore era esposto in modo dettagliato in questo libro, la Filocalia, ed egli mi chiese con insistenza di leggergli tutto quello che la riguardava. – Vediamo un po’ come si può fare – gli dissi –. Quando conti di partire per Tobolsk? – Anche subito, se vuoi – rispose il cieco. – Benone. Vorrei partire di qua domani, non ci rimane che partire insieme e durante il cammino io ti leggerò tutto quello che riguarda la preghiera del cuore e ti indicherò come scoprire il tuo cuore e penetrarvi. -E la carrozza?- disse lui.-Lascia perdere la carrozza. Da qui a Tobolsk non ci sono che centocinquanta verste, andremo adagio; in due nella solitudine è bello camminare; e camminando si va bene leggendo e parlando della preghiera. Ci mettemmo così d’accordo; la sera il signore venne a chiamarci per la cena e, dopo aver mangiato, gli spiegammo che desideravamo andarcene e non avevamo bisogno di carrozza, perché volevamo leggere la Filocalia… L’indomani dunque ci mettemmo in cammino…

Andavamo pian piano con il cieco, percorrendo in media da dieci a quindici verste al giorno, e tutto il resto del tempo ce ne stavamo seduti nei luoghi appartati e leggevamo la Filocalia. Lessi tutto quello che riguardava la preghiera del cuore, seguendo l’ordine indicato dal mio starets, ossia cominciando dai libri di Niceforo il Monaco, di Gregorio il Sinaita, e via di seguito. Quale attenzione e quale ardore metteva nell’ascoltare quelle cose! Cominciò poi a pormi delle domande tali sulla preghiera che la mia mente non bastava per rispondergli. Dopo aver ascoltato la mia lettura, il cieco mi chiese di insegnargli un mezzo pratico di trovare il suo cuore con la mente, di introdurvi il nome divino di Gesù Cristo e di pregare così interiormente con il cuore. Gli dissi: – Tu certamente non vedi, ma con l’intelligenza ti puoi rappresentare quel che hai veduto un tempo, un uomo, un oggetto o le tue membra, il braccio o la gamba: puoi immaginarlo nitidamente come se tu lo vedessi e puoi, benché cieco, dirigere il tuo sguardo verso di esso? – Lo posso sì – rispose il cieco. – Fa’ così, allora. Immagina il tuo cuore, volgi gli occhi come se tu lo vedessi attraverso il petto, e ascolta con l’orecchio teso come esso batte un colpo dopo l’altro. Quando ti sarai abituato, cerca di adattare a ogni battito del cuore, senza perderlo di vista, le parole della preghiera. Ossia, con il primo battito dirai o penserai: Signore; con il secondo: Gesù; con il terzo: Cristo; con il quarto: abbi pietà; con il quinto: di me; e ripeti spesso l’esercizio. Ti riuscirà facile perché sei già abituato alla preghiera del cuore. Poi, quando ti sarai abituato a questa attività, comincia a introdurre nel tuo cuore la preghiera di Gesù e a farla uscire insieme con il ritmo del respiro. Ossia inspirando l’aria, di’ o pensa: Signore Gesù Cristo; ed ispirando: abbi pietà di me! Se tu farai in questo modo abbastanza spesso e per un certo tempo, proverai un lieve dolore al cuore, poi a poco a poco sentirai sorgere un benefico calore. Con l’aiuto di Dio, giungerai così all’azione costante della preghiera all’interno del cuore. Ma guardati specialmente da ogni rappresentazione, da ogni immagine che nasca nel tuo spirito mentre preghi. Respingi ogni fantasia, perché i Padri ci raccomandano, per non cadere nell’illusione, di serbare vuoto lo spirito da ogni immagine durante la preghiera.

Il cieco, che mi aveva ascoltato attentamente, si applicò con zelo a fare quanto gli avevo suggerito, e la notte, nelle soste, vi trascorreva lunghi tratti di tempo. Dopo cinque giorni, sentì nel cuore un calore intenso e una indicibile felicità; per di più aveva un desiderio vivissimo di dedicarsi senza posa alla preghiera, che gli rivelava l’amore che egli portava a Gesù Cristo. A volte vedeva una luce, ma non gli appariva davanti oggetto alcuno; quando entrava nel suo cuore, gli sembrava di vedere sfavillare la fiamma luminosa di un gran cero che sfuggendo all’esterno, lo illuminava interamente; e questa fiamma gli permetteva anche di vedere oggetti lontani, come capitò una volta.

Stavamo attraversando un bosco ed egli era immerso nella preghiera, quando a un tratto mi disse: – Che disastro! La chiesa brucia e il campanile è caduto. – Non evocare queste immagini vuote – gli dissi – è una tentazione questa. Devi respingere ogni fantasticheria. Come puoi vedere quello che avviene in città? Siamo ancora lontani dodici verste. Egli mi obbedì e si rimise a pregare in silenzio. Verso sera arrivammo in quella città e vidi infatti, parecchie case incendiate e un campanile crollato (era costruito su travi di legno), e tutt’intorno la gente discuteva, meravigliandosi che il campanile nel crollo non avesse schiacciato qualcuno. A quanto potei capire, la sciagura era avvenuta proprio nel momento in cui il cieco aveva parlato nel bosco. In quell’istante lo sentii dire: – Secondo te, la mia visione era vana, e pure è andata così. Come non ringraziare il Signore Gesù Cristo che rivela la sua grazia ai peccatori, ai ciechi e agli sciocchi? Grazie a te, anche, che mi hai insegnato l’attività del cuore! – Se vuoi amare Gesù Cristo, amalo pure, e se lo vuoi ringraziare, ringrazialo; ma prendere visioni qualsiasi per rivelazioni dirette della grazia, questo no, perché è una cosa che avviene spesso naturalmente, secondo l’ordine delle cose.

L’anima umana non è completamente legata alla materia. Può vedere nell’oscurità, e gli oggetti lontani quanto quelli vicini. Ma noi non coltiviamo questa facoltà dell’anima, anzi la soffochiamo con il peso del nostro corpo opaco e con la confusione dei nostri pensieri distratti e leggeri. Quando ci concentriamo in noi stessi e astraiamo da tutto quel che ci circonda e aguzziamo l’ingegno, allora l’anima ritorna completamente a se stessa, agisce con tutta la sua potenza, ed è questa un’azione naturale. Il mio starets defunto m’ha detto che non solo gli uomini di preghiera, ma anche persone malate o particolarmente dotate, quando si trovano in una stanza buia, vedono la luce che emana da ogni oggetto e penetrano gli altrui pensieri. Ma gli effetti diretti della grazia di Dio, durante la preghiera del cuore, sono così alti che non c’è lingua capace di descriverli; è impossibile paragonarli ad alcunché di materiale; il mondo sensibile è basso in paragone alle sensazioni che la grazia ridesta nel cuore.

Il mio amico ascoltò queste parole con estrema attenzione e divenne anche più umile; la preghiera si sviluppava senza posa nel cuore e lo confortava in modo indicibile. La mia anima era felice e io ringraziavo il Signore che mi aveva fatto conoscere tanta pietà in uno dei suoi servi. Infine giungemmo a Tobolsk; lo condussi all’ospizio e, dopo avergli detto affettuosamente addio, ripresi la mia strada solitaria.

Per un mese me ne andai tranquillo e lieto, sentendo quanto siano utili ed efficaci gli esempi vivi. Leggevo spesso la Filocalia e vi verificavo tutto quello che avevo detto al cieco. Il suo esempio infiammava di zelo, la mia dedizione e l’amore per il Signore”.

Non sappiamo se il Pellegrino russo in compagnia di un sordo racchiuso nella sua armatura di silenzio, sia mai arrivato a Gerusalemme; comunque la lettura del libro affascina e si segue volentieri il lieto svolgersi degli eventi.
Una buona lettura per chiunque, specialmente per chi gradisce una boccata di pura spiritualità.
P. Vincenzo Di Blasio pms – 179re (2013)

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Racconti di un pellegrino russo

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