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Usare la voce o i segni …

Usare la voce o i segni?. Per i non udenti é guerra da 133 anni
Gli impianti che aiutano a sentire sono sempre più raffinati e la ricerca lavora a nuovi interventi ma su come parlare resta un’antica divisione. La sordità è un fenomeno che riguarda un italiano su mille nelle forme congenite gravi o profonde ed è in aumento in età adulta, per l’invecchiamento della popolazione.

Invisibile a chi non ha motivi familiari o professionali per conoscerlo, il mondo dei sordi (non più sordomuti, termine rimosso per legge nel 2006) è oggi più dinamico che mai. Ma resta scisso in due fazioni contrapposte: segnanti contro oralisti.

I primi utilizzano la lingua dei segni e la considerano molto più che una gestualità primitiva, sottolineandone complessità sintattica e grammaticale, portato emozionale e ruolo identitario. Combattono per la Lingua dei segni italiana – l’ultimo appello è di tre settimane fa (primi di novembre, n.d.r.), con la proposta di riconoscimento nel Lazio (solo sei Regioni hanno legiferato in materia) – e promuovono iniziative come CineDeaf, festival internazionale del cinema sordo a Roma da 29 novembre al 1° dicembre. In tre giorni di proiezioni, quaranta titoli (molte le opere prime) suddivisi nelle sezioni Registi sordi, Registi udenti e Scuole.

Gli oralisti sostengono invece che il segno uccide la parola e, confinando i non udenti nel proprio «territorio», li condanna a una prospettiva limitata. Puntano così a «de-mutizzarli» con l’articolazione fonetica, sempre possibile, visto che l’apparato vocale dei sordi è identico a quello degli udenti. Lo scisma, secondo molti – tra i quali Oliver Sacks – è partito proprio dall’Italia, nel 1880, quando a Milano, al congresso internazionale degli educatori, l’uso dei segni fu di fatto bandito dalle scuole.

Oggi l’Ente nazionale sordi è per la Lis, sostenuto dal Cnr e da altri istituti. La Fiadda (Famiglie italiane associate per la difesa
dei diritti degli audiolesi) e molte altre associazioni sono contro. Secondo la logopedista Piera Massoni «la contrapposizione tra ideologie opposte è senza costrutto. Ma vale soprattutto per le vecchie generazioni ». Oggi ci sono tentativi per affermare una posizione intermedia e lei stessa promuove il metodo bimodale che «combina il lavoro oralista con l’interazione visiva dei segni».

Intanto la ricerca va avanti. Le strade che sembrano da percorrere per intervenire sulla sordità sono soprattutto due: la rigenerazione delle cellule ciliate (che si trovano nella coclea e servono a trasformare gli impulsi meccanici delle onde sonore in impulsi nervosi, ndr) con le staminali e l’ingegneria genetica. «La prima è segnata da intoppi e progressi a singhiozzo. La seconda è complessa ma, in futuro, inevitabile» dice Gaetano Paludetti, direttore dell’Istituto di Otorinolaringoiatria dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di
Roma. Poi c’è l’orecchio bionico: gli interventi di impianto cocleare hanno fatto passi da gigante con i dispositivi wireless mentre le protesi si sono evolute adattandosi a tipi diversi di suoni (musica, conversazione) e di sorgenti (voce dal vivo, al telefono, e così via).

Ma l’arma più efficace di tutte è lo screening uditivo neonatale, grazie a cui spesso si può intervenire in tempo per tentare di combattere la sordità.
Federico Geremei. Fonte: il venerdì (La Repubblica)
nw121 (2013)

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“Storia dei Sordi. Di Tutto e di Tutti circa il mondo della Sordità”, ideato, fondato e diretto da Franco Zatini