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Udienza speciale dei Sordi e dei Ciechi con Santo Padre Francesco.

Udienza speciale dei Sordi e dei Ciechi con Santo Padre Francesco. “La gioia del Vangelo riempie il cuore e la vita interna di coloro che si incontrano con Gesù”. (EG1). Il Santo Padre Papa Francesco così scrive nella esortazione apostolica Evangelii Gaudium: “Invito ogni cristiano, in qualsiasi luogo e situazione si trovi, a rinnovare oggi stesso il suo incontro personale con Gesù Cristo o, almeno, a prendere la decisione di lasciarsi incontrare da Lui, di cercarlo ogni giorno senza sosta” (EG3).

Come Cristo si fa incontro a ciascuno di noi così Papa Francesco vuole incontrare le persone sorde. I loro famigliari, le Congregazioni che lavorano con i sordi, scuole, associazioni, enti, movimenti e quanti operano nella pastorale dei sordi.

UDIENZA PRIVATA CON PAPA FRANCESCO:
SABATO 29 MARZO 2014
APPUNTAMENTO ORE 8:30 – PIAZZA SANT’UFFIZIO (LATO SINISTRO DEL COLONNATO)

PROGRAMMA:
– MOMENTO DI PREGHIERA
– CONDIVISIONE E TESTIMONIANZE (INSIEME AL MOVIMENTO APOSTOLICO CIECHI)

Uniti a Gesù, cerchiamo quello che Lui cerca, amiamo quello che Lui ama (EG 267).
I fede.
P.Delci da Conceicao Filho pms

NOTE ORGANIZZATIVE
1. Portare un foulard bianco come segno della Pace
2. Inviare scheda di registrazione e se richiesto scheda di prenotazione per i servizi logistici entro e non oltre il 24 febbraio c.m.

Scheda di prenotazione in formato pdf

CONTATTI:
PICCOLA MISSIONE PER I SORDI
SMS 347-3851120
Tel 065817817
Fax 0658179490
Email padredelci@hotmail.it
nw030 (2014)

PER SAPERE DI PIU’
Sito Piccola Missione per Sordi

Movimento Apostolico Sordi

Papa Francesco, prima udienza ufficiale a ciechi e sordi
L’appuntamento è previsto per il 29 marzo nell’Aula Paolo VI del Vaticano. Primo pontefice a incontrare non vedenti e non udenti in un’udienza esclusiva, papa Francesco terrà l’incontro questo mese. “Sono lieto che il papa renda tutti consapevoli del nostro mondo attraverso un’udienza con noi per la prima volta”, ha detto Jakob Badde a CNA il 10 marzo. “Abbiamo un grave handicap e la maggior parte della gente non sa perché né cosa significhi per noi”.

Figlio del vaticanista Paul Badde, ex corrispondente a Roma per il quotidiano tedesco “Die Welt”, Badde viene dalla Germania ed è uno dei membri della comunità di non udenti che parteciperanno all’incontro con il pontefice, previsto sul calendario della Sala Stampa della Santa Sede per il 29 marzo nell’Aula Paolo VI del Vaticano.

Badde ha spiegato che “non c’è mai stata un’udienza ufficiale per i non udenti”.

“Probabilmente ci sono sempre stati dei sordi agli eventi di altri papi, ma un pontefice non ci ha mai invitati sulla base del fatto di essere sordi”. Papa Francesco, ha osservato Badde, “ci ha invitati per l’udienza a Roma al centro della Chiesa, e non vediamo l’ora di assistervi”.

Circa l’importanza di un incontro del genere per le comunità di non vedenti e non udenti, Badde ha sottolineato che “tutti noi conduciamo una vita piena con gioie e dolori, e comunichiamo costantemente tra di noi. È per questo che l’incontro con il papa è della massima importanza”.

Parlando delle sue aspettative personali, Badde ha espresso la speranza che “possiamo sviluppare un rapporto personale con il successore dell’apostolo Pietro attraverso questo incontro”.

“Quando ero piccolo e sono andato con mio padre a Fulda per vedere papa Giovanni Paolo II, mi ha benedetto e mi ha baciato su tutte e due le orecchie”, ha ricordato, aggiungendo che “sarebbe bello se papa Francesco potesse cambiare in meglio la vita di tutti noi sordi”.
[Traduzione a cura di Roberta Sciamplicotti] Fonte: aleteia.org

Il Papa ai sordi e ai ciechi, il discorso ufficiale del Santo Padre Francesco
In Vaticano, presso l’aula Paolo VI della Santa Sede il 29 marzo 2014. Ecco il testo del messaggio del Papa Francesco agli aderenti al Movimento Apostolico Ciechi (MAC) e alla Piccola Missione per i Sordi.
Cari fratelli e sorelle, benvenuti!

Saluto il Movimento Apostolico Ciechi, che ha promosso questo incontro in occasione delle sue Giornate della Condivisione; e saluto la Piccola Missione per i Sordomuti, che ha coinvolto molte realtà dei sordi in Italia. Ringrazio per le parole rivolte dai due responsabili; ed estendo il mio saluto ai membri dell’Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti che partecipano a questo incontro.

Vorrei fare con voi una breve riflessione a partire dal tema “Testimoni del Vangelo per una cultura dell’incontro”.

La prima cosa che osservo è che questa espressione termina con la parola “incontro”, ma all’inizio presuppone un altro incontro, quello con Gesù Cristo. In effetti, per essere testimoni del Vangelo, bisogna aver incontrato Lui, Gesù. Chi lo conosce veramente, diventa suo testimone. Come la Samaritana – abbiamo letto domenica scorsa –: quella donna incontra Gesù, parla con Lui, e la sua vita cambia; lei torna dalla sua gente e dice: “Venite a vedere uno che mi ha detto tutto quello che ho fatto, forse è il Messia!” (cfr Gv 4,29).

Testimone del Vangelo è uno che ha incontrato Gesù Cristo, che lo ha conosciuto, o meglio, si è sentito conosciuto da Lui, riconosciuto, rispettato, amato, perdonato, e questo incontro lo ha toccato in profondità, lo ha riempito di una gioia nuova, un nuovo significato per la vita. E questo traspare, si comunica, si trasmette agli altri.

Ho ricordato la Samaritana perché è un esempio chiaro del tipo di persone che Gesù amava incontrare, per fare di loro dei testimoni: persone emarginate, escluse, disprezzate. La samaritana lo era in quanto donna e in quanto samaritana, perché i samaritani erano molto disprezzati dai giudei. Ma pensiamo a tanti che Gesù ha voluto incontrare, soprattutto persone segnate dalla malattia e dalla disabilità, per guarirle e restituirle alla piena dignità. E’ molto importante che proprio queste persone diventano testimoni di un nuovo atteggiamento, che possiamo chiamare cultura dell’incontro. Esempio tipico è la figura del cieco nato, che ci verrà ripresentata domani, nel Vangelo della Messa (Gv 9,1-41).

Quell’uomo era cieco dalla nascita ed era emarginato in nome di una falsa concezione che lo riteneva colpito da una punizione divina. Gesù rifiuta radicalmente questo modo di pensare – che è un modo veramente blasfemo! – e compie per il cieco “l’opera di Dio”, dandogli la vista. Ma la cosa notevole è che quest’uomo, a partire da ciò che gli è accaduto, diventa testimone di Gesù e della sua opera, che è l’opera di Dio, della vita, dell’amore, della misericordia. Mentre i capi dei farisei, dall’alto della loro sicurezza, giudicano sia lui che Gesù come “peccatori”, il cieco guarito, con semplicità disarmante, difende Gesù e alla fine professa la fede in Lui, e condivide anche la sua sorte: Gesù viene escluso, e anche lui viene escluso. Ma in realtà, quell’uomo è entrato a far parte della nuova comunità, basata sulla fede in Gesù e sull’amore fraterno.

Ecco due culture opposte. La cultura dell’incontro e la cultura dell’esclusione, la cultura del pregiudizio, perché si pregiudica e si esclude. La persona malata o disabile, proprio a partire dalla sua fragilità, dal suo limite, può diventare testimone dell’incontro: l’incontro con Gesù, che apre alla vita e alla fede, e l’incontro con gli altri, con la comunità. In effetti, solo chi riconosce la propria fragilità, il proprio limite può costruire relazioni fraterne e solidali, nella Chiesa e nella società.

Cari amici, vi ringrazio di essere venuti e vi incoraggio ad andare avanti su questa strada, in cui già camminate. Voi del Movimento Apostolico Ciechi, facendo fruttificare il carisma di Maria Motta, donna piena di fede e di spirito apostolico. E voi della Piccola Missione per i Sordomuti, nella scia dal venerabile Don Giuseppe Gualandi. E tutti voi, qui presenti, lasciatevi incontrare da Gesù: solo Lui conosce veramente il cuore dell’uomo, solo Lui può liberarlo dalla chiusura e dal pessimismo sterile e aprirlo alla vita e alla speranza.

Parole pronunciate dal Santo Padre prima di impartire la Benedizione Apostolica ai presenti:

E adesso guardiamo la Madonna. In Lei è stato grande il primo incontro: l’incontro tra Dio e l’umanità. Chiediamo alla Madonna che ci aiuti ad andare avanti in questa cultura dell’incontro. E la preghiamo con l’Ave Maria.
Francesco. Fonte: vaticano.va

Il Papa ai ciechi e ai sordi: solo chi riconosce la sua fragilità può incontrare Gesù
I malati e i disabili sono i privilegiati da Gesù. Radio Vaticano – E’ quanto affermato da Papa Francesco nell’udienza di stamani in Aula Paolo VI incontrando migliaia di ciechi e di sordi, accompagnati dal Movimento Apostolico Ciechi e dalla Piccola Missione Sordomuti. Il Papa ha ribadito che bisogna favorire la cultura dell’incontro per sconfiggere la cultura dell’esclusione e del pregiudizio.

Il servizio di Alessandro Gisotti: ascolta
L’amore di Gesù vince gli ostacoli della disabilità. Papa Francesco ha voluto soprattutto testimoniare questo alle persone sorde e ai ciechi convenuti in Aula Paolo VI. Con loro, erano presenti i familiari e gli accompagnatori che ogni giorno si prendono cura di loro. E non potevano mancare neppure i cani-guida, davvero i migliori amici di tanti ciechi, che senza il loro aiuto non potrebbero neppure uscire di casa. L’umanità, difficile e straordinaria, racchiusa nella vita di queste persone è emersa nelle due testimonianze che hanno preceduto il discorso del Pontefice e che lo hanno visibilmente toccato. Il responsabile della Piccola missione sordomuti ha, in particolare, sottolineato le difficoltà che purtroppo i disabili incontrano anche nelle parrocchie:

“Nelle nostre parrocchie e nelle diocesi di tutto il mondo quanti sono i sordi che trovano chiuse le porte della Chiesa? Non c’è chi parla la lingua dei segni per loro; non c’è chi può scrivere con i sottotitoli. Affidiamo nelle sue mani Santo Padre tutta la realtà ecclesiale delle persone sorde e le chiediamo di indicarci in questo storico incontro un segno ed una via di comunicazione con la Chiesa universale”.

E il Papa ha poprio svolto il suo discorso sulla sfida della comunicazione per queste persone e ancor più sulla testimonianza del Vangelo “per una cultura dell’incontro”. Francesco è tornato a riflettere sull’incontro tra Gesù e la Samaritana, narrato dal Vangelo di domenica scorsa, ed ha subito osservato che il Signore amava incontrare persone “emarginate, escluse e disprezzate” come lo erano i samaritani dagli ebrei:

“Ma pensiamo a tanti che Gesù ha voluto incontrare, soprattutto persone segnate dalla malattia e dalla disabilità, per guarirle e restituirle alla piena dignità. E’ molto importante che proprio queste persone diventano testimoni di un nuovo atteggiamento, che possiamo chiamare cultura dell’incontro”.

Esempio tipico, ha detto, è la figura del cieco nato, che ci verrà ripresentata questa domenica, nel Vangelo. Quell’uomo, ha rammentato, “era cieco dalla nascita ed era emarginato in nome di una falsa concezione che lo riteneva colpito da una punizione divina”:

“Gesù rifiuta radicalmente questo modo di pensare – ma che è un modo veramente blasfemo! Gesù rifiuta questo – e compie per il cieco ‘l’opera di Dio’, dandogli la vista. Ma la cosa notevole è che quest’uomo, a partire da ciò che gli è accaduto, diventa testimone di Gesù e della sua opera, che è l’opera di Dio, della vita, dell’amore, della misericordia”.

Mentre i capi dei farisei, dall’alto della loro sicurezza”, giudicano sia lui che Gesù come “peccatori”, ha avvertito Francesco, “il cieco guarito, con semplicità disarmante, difende Gesù e alla fine professa la fede in Lui, e condivide anche la sua sorte”: entrambi vengono esclusi. Tuttavia, ha soggiunto, “in realtà, quell’uomo è entrato a far parte della nuova comunità, basata sulla fede in Gesù e sull’amore fraterno”:

“Ecco le due culture opposte. La cultura dell’incontro e la cultura dell’esclusione, la cultura del pregiudizio (…) La persona malata o disabile, proprio a partire dalla sua fragilità, dal suo limite, può diventare testimone dell’incontro: l’incontro con Gesù, che apre alla vita e alla fede, e l’incontro con gli altri, con la comunità. In effetti, solo chi riconosce la propria fragilità, il proprio limite può costruire relazioni fraterne e solidali, nella Chiesa e nella società”.

“Lasciatevi incontrare da Gesù”, ha concluso il Papa, solo Lui può liberare il cuore “dalla chiusura e dal pessimismo sterile e aprirlo alla vita e alla speranza”.

Dopo il suo discorso, Papa Francesco si è lungamente soffermato a salutare le persone convenute in Aula Paolo VI. Un momento particolarmente commuovente per tutti, anche per il Santo Padre. Per una testimonianza su questa udienza così particolare, Veronica Giacometti ha intervistato Francesco Scelzo, presidente nazionale del Movimento Apostolico Ciechi: ascolta

R. – L’incontro di oggi è stato particolarmente emozionante per i temi che Papa Francesco ha sviluppato in questo suo primo anno di Pontificato, temi che per noi sono particolarmente vicini: il tema della luce, della fede, il tema dell’esclusione.

D. – Qual è il messaggio che avete portato al Papa?

R. – Soprattutto un messaggio di ringraziamento per la sua testimonianza, perché ci fa sentire accolti ed inclusi. Il Movimento Apostolico Ciechi è un’associazione di ciechi e di vedenti che vuole dare testimonianza di gioia, di speranza nella Chiesa attraverso la condivisione, attraverso un cammino comune nella reciprocità per aprire spazi di inclusione e contesti inclusivi nelle famiglie, nelle scuole, nelle parrocchie.

D. – Qual è la sua esperienza personale?

R. – La disabilità è un’esperienza molto forte ed è spesso motivo di smarrimento, di solitudine, di isolamento. È un percorso faticoso sia dal punto di vista umano che quello della fede. Per me è stato un lungo cammino, perché è stato un processo progressivo iniziato intorno ai 20 anni che mi ha portato fino alla cecità. Il cammino è molto faticoso: si passa attraverso il Getsemani, attraverso la ribellione, attraverso l’accettazione e alla fine ci si scopre fratelli nella comunità. Perciò noi siamo fortemente testimoni della gioia e della condivisione.
Fonte: laprefettaletizia.com

L’insegnante sorda e Papa Francesco
È anche simpatica. Quando il cronista le ha inviato una mail chiedendo testualmente «vorrei contattarla, come posso fare?» lei non si è persa d’animo e ha scritto: «Salve sono sorda di persona meglio :)». È questo il «bigliettino da visita» di Angela Doronzo, 29enne barlettana che con grande piacere ci tiene a sottolineare che è «l’unica sorda d’Italia ad essere docente di scuola primaria».

A guardarla si capisce bene che si è al cospetto di una persona che ha cancellato il verbo arrendersi. Forte di questa speciale qualità ha anche «investito» papa Francesco della sua battaglia a favore dell’integrazione dei sordi durante la speciale udienza avvenuta il 29 marzo organizzata appositamente per sordi e ciechi sulla «cultura dell’incontro e di fede». Tra gli oltre seimila invitati Angela aveva un posto speciale a tal punto che ha parlato e baciato Francesco.

Un momento che rimarrà stampato per sempre negli occhi e nel cuore di Angela. Quando racconta quell’incontro i suoi occhi diventano più belli: «Prima mi arrabbiavo per tutto ora che l’ho visto credo di essermi tranquillizata. Mi ha ha fatto un piacere enorme parlargli in quella maniera – ha riferito Angela, durante una intervista nella nostra redazione -. Al papa mi son presentata facendogli capire il mio onore e la mia ammirazione per il grande uomo che è e gli ho riferito presentandomi che ero l’unica sorda d’Italia ad essere docente di scuola primaria e di benedire me e la mia famiglia. Mi ha detto di continuare nel mio lavoro quotidiano con forza e mi ha benedetto. Lui si è posto come se fosse stato uno di noi riuscendo ad avvicinare 6000 persone provenienti da tutta Italia. Tutto ciò deve far riflettere e tanto».

Tra le tante cose che hanno impressionato Angela vi è anche il fatto che «Il discorso del pontefice era tradotto in simultanea in segni da 64 volontari interpreti posti in ogni settore dell’aula Paolo VI, gremita di famiglie insieme coi loro piccoli e anche qualche cane-guida. Verso la conclusione, il papa ha chiesto a tutti di pregare insieme la Madonna con un’Ave Maria perché “in lei è avvenuto il grande primo incontro fra Dio e l’uomo. Lei è stata l’iniziatrice di questa cultura dell’incontro”». Ora è fin troppo facile comprendere che per una udienza del genere la traduzione in simultanea era il minimo tuttavia Angela proprio partendo da questo lancia un suo accorato personale appello affinchè si cambi registro.
Giuseppe Dimiccoli. Fonte:lagazzettadelmezzogiorno.it
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“Storia dei Sordi. Di Tutto e di Tutti circa il mondo della Sordità”, ideato, fondato e diretto da Franco Zatini