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Perché la LIS va ritenuta una lingua vera e propria.

Perché la LIS va ritenuta una lingua vera e propria. La definizione di “lingua” non si basa solo e solamente sulla presenza/assenza dell’uso della voce, altrimenti dovremmo declassare a “linguaggio” tutte le forme di scrittura attualmente in uso nel mondo perché usano anch’esse il canale visivo/motorio esattamente come le lingue dei segni, se proprio volessimo fare un esempio paradossale!

In realtà i principali criteri per stabilire se un sistema di comunicazione specifico sia o no una lingua sono:

– lessico (e la LIS ce l’ha, diverso da quello dell’italiano parlato, e si evolve pure col tempo)

– fonologia (ovvero se puoi o no dividere un segno in diverse componenti usando le “coppie minime” per vedere se un cambiamento di una di queste componenti cambia anche il significato. A tutt’oggi abbiamo 5 tipi di componenti: tipo di movimento, luogo, forma della mano, orientamento della mano, espressione facciale/posturale)

– morfologia (ovvero le forme che una unità lessicale può assumere a seconda del suo ruolo all’interno di una frase, e la LIS ha una sua morfologia anche abbastanza complessa, che si sviluppa nello spazio e/o con variazioni nel movimento)

– sintassi (e pure quella c’è, nella LIS, sia come forme semplici che come forme complesse, come le negazioni, le interrogative, il dialogo diretto/indiretto, le anafore)

– pragmatica (pure quella c’è, sia in forma narrativa che in forma dialogica come anche nell’espressione del tono emotivo di una frase eccetera eccetera eccetera)

Inoltre anche la LIS, come il resto delle lingue “vive”, si trasforma e si evolve. Singoli segni nascono e svaniscono col passar del tempo o mutano al mutarsi della società/comunità in cui vengono usati. E la variabilità lessicale tra diverse città non inficia la comprensibilità, al pari della variabilità lessicale dell’italiano.

E non è vero che la LIS e le altre lingue dei segni siano “povere” rispetto alle lingue vocali. Ha termini concreti, astratti, iconici e non-iconici. Si può usare in qualsiasi contesto, ha diversi registri (formale, informale, didattico, familiare, confidenziale, eccetera). Chiunque può impararla ed usarla. Anche i sordociechi la usano, adattandola alla loro condizione specifica (“Ascoltano” poggiando le mani sopra a quelle del segnante, per esempio. Altre caratteristiche, come le espressioni facciali, vengono veicolate in altri modi, come l’intensità e la velocità del movimento delle mani, per esempio)

Inoltre non è vero che l’uso di una lingua segnica danneggi od ostacoli in qualche modo l’apprendimento (simultaneo, successivo o precedente che sia) di una lingua vocale.
Barbara Pennacchi in FB 26 ottobre 2014

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