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Visita alle “Figlie della Provvidenza” che ospita 23 bambini affetti da sordità.

Una scuola contro l’isolamento. E’ un “piccolo angolo di paradiso”, come lo definisce lo stesso personale che vi lavora ogni giorno, un’isola felice immersa nel verde, a contatto con la natura, dove i bambini danno e ricevono uguale rispetto. La scuola Figlie della Provvidenza di Carpi conta, infatti, circa 230 bambini, di cui 28 affetti da sordità e altri con diverse disabilità, perfettamente integrati tra i compagni, suddivisi tra la scuola materna e la elementare, all’interno del grande complesso di via Bollitora.
Una scuola con una lunga storia e radici ben salde nelle comunità modenese e carpigiana che hanno permesso di costruire un’offerta didattica di impronta cattolica davvero apprezzata dalle famiglie.
La scuola è, infatti, da sempre caratterizzata dall’insegnamento a bambini non udenti, che vengono seguiti fin dall’infanzia. Una caratteristica che l’ha resa punto di riferimento per le famiglie di bambini affetti da sordità, tanto l’istituto conta attualmente 8 iscritti provenienti da province limitrofe o dal nord Italia, ospitati nel convitto durante i giorni di lezione.

A guidare la struttura, da quasi vent’anni, è suor Rosaria, una piccola ma solare e carismatica donna sull’ottantina, capace di districarsi tra i più classici metodi di insegnamento, ma anche di riconoscere il valore della lingua Inglese, delle tecnologie, dei nuovi approcci alla didattica. «Hai fatto colazione – chiede a tutti i bambini che le passano accanto –? Il primo pasto è importante, a stomaco pieno si riesce a pensare meglio».

Nell’istituto lavorano sia insegnanti laureate e specializzate nell’insegnamento a bambini affetti da sordità, sia donne di Chiesa, impegnate soprattutto nelle lezioni frontali con i ragazzi sordi.
«Alla scuola materna questi bambini passano diverse ore fuori dalla classe, durante le quali prendono confidenza con il linguaggio: devono riuscire a sviluppare la dimensione relazionale, intellettiva e corporea. Cerchiamo di creare in loro associazioni mentali e visive, per riconoscere gli oggetti che li circondano e chiamarli con il loro nome. Per i bambini sordi, infatti – spiega suor Rosaria –, il mondo è tutto diverso: non pensano come noi, attraverso le parole, ma con le immagini. Sono molto più istintivi». Attraverso i nuovi strumenti acustici e gli interventi chirurgici, è possibile portarli a sentire quasi la totalità dei suoni esterni, ma è anche vero che, fin da piccoli, devono apprenderne il significato. «Hanno una voce cavernosa, non riescono ad articolare bene le parole, ma con un po’ di allenamento sono in grado di imparare a leggere il labiale e rispondere in modo comprensibile». Alla scuola elementare invece, i bambini passano più tempo con i compagni, sempre affiancati da insegnanti di sostegno, con le quali seguono lo stesso programma del resto della classe.

La scuola è inoltre dotata di moderne tecnologie, fondamentali per l’apprendimento: tutte le classi sono infatti dotate di Lim, di cui le docenti fanno largo uso, mentre il laboratorio di musica dispone di una speciale pedana sensoriale che, collegata a un microfono, è in grado di riprodurre e amplificare le vibrazioni della voce. In questo modo i bimbi sordi, sotto la guida dalla maestra, imparano a riconoscere le differenze nell’emissione della propria voce e di quella degli altri, associando vibrazioni e immagini.

L’obiettivo quindi, è quello di sviluppare, nei più piccoli, una loro identità, l’autonomia necessaria per muoversi nel mondo e predisporre gli strumenti utili all’apprendimento, in linea con i coetanei normo-udenti. Per farlo, però, è necessario, con i ragazzi sordi più che con altri, fornirgli un ricco sistema di stimoli sensoriali e cognitivi, in modo da contenere l’insuccesso e, di conseguenza, l’abbandono scolastico.

«Gli altri bambini guardano con occhi incuriositi i compagni sordi, ma non fanno differenze – spiegano le insegnanti –. Capiscono le loro difficoltà, sanno che a volte non è facile comunicare e li aiutano volentieri. Sono i bimbi sordi piuttosto, che spesso finiscono per fare gruppo tra di loro: questo accade perché passano più ore insieme, anche fuori dalla classe e perché probabilmente stando vicini si sentono compresi e sicuri».

Sono molti quindi i progetti all’attivo nella scuola. Oltre al macro obiettivo di inclusione dei bambini sordi, gli alunni dell’istituto sono attivamente coinvolti in un progetto di canto, realizzato in collaborazione con la sezione musicale della scuola media Alberto Pio, fatto di un coro di Voci Bianche, a cui possono aderire tutti gli alunni della scuola elementare e quello delle Mani bianche, composto invece dai bambini sordi che comunicano attraverso la voce e il linguaggio dei segni: entrambi i gruppi sono chiamati a esibirsi a fine anno in un grande spettacolo finale a tema alla presenza dei genitori. Un progetto di forte rilievo che ha già ricevuto il plauso delle istituzioni e che ha ricevuto un grande riconoscimento nell’invito a Roma, per un’esibizione nella basilica di San Pietro, la prossima primavera.

Un altro importante progetto realizzato nella scuola è poi quello di Inglese, che prevede lezioni frontali con una madrelingua e l’integrazione della lingua nelle altre materie di studio: «In classe con l’insegnante imparano preghierine, canzoni e filastrocche che poi devono ripetere a mensa o durante le ore di Musica e Teatro – spiega ancora la direttrice –. C’è una azione corale di tutti i docenti, tutti contribuiscono a creare continuità nell’insegnamento».

Nella scuola collabora poi, in maniera continuativa, una Neuropediatra che si occupa di monitorare le abilità cognitive degli alunni nelle classi Prime e Seconde della primaria, per individuare eventuali difficoltà nell’apprendimento e stabilire percorsi didattici più indicati.

Tra gli altri numerosi progetti realizzati nell’istituto ci sono poi laboratori di arteterapia, di informatica e altre attività motorie dedicate ai bambini sordi, come il nuoto.
La Figlie della Provvidenza è quindi una scuola che non manca di innovare, fare ricerca e fornire sempre nuovi stimoli agli alunni, senza differenze. Una spinta al cambiamento che deve molto alla sua direttrice, suor Rosaria e a tutto il corpo docente, appassionato ed entusiasta: «Sono più di cinquant’anni che insegno. Ora, se me lo permetteranno, vorrei andare in pensione – rivela –. Rimarrò a disposizione per chi verrà dopo di me, ma è giusto che la scuola passi in altre mani».
Valentina Po. Fonte: voce.it

PER SAPERE DI PIU’
Figlie della Provvidenza di Modena

Istituto Fabriani Modena 

buone-feste-2016

«La storia è testimonio dei tempi, luce della verità, vita della memoria, maestra della vita» (Cicerone)
«La storia non è utile perché in essa si legge il passato, ma perché vi si legge l’avvenire» (M.D’Azeglio)
«Bisogna ricordare il “passato” per costruire bene il “futuro”» (V.Ieralla)
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“Storia dei Sordi. Di Tutto e di Tutti circa il mondo della Sordità”, ideato, fondato e diretto da Franco Zatini