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Sul palco di Sanremo la sordità, invisibile e non simulabile

«Sul palco di Sanremo insieme a un compagno di scuola – scrive Antonio Cotura, Presidente nazionale della FIADDA (Famiglie Italiane Associate per la Difesa dei Diritti degli Audiolesi) -, per rappresentare il movimento contro il bullismo “MaBasta”, Francesca Laudisa, ragazza sorda dalla nascita, ha portato con disinvoltura e sicurezza vari messaggi, evidenziando tra l’altro quanto sia errato un diffuso immaginario collettivo che stigmatizza negativamente la persona sorda, mentre la realtà ne permette con sempre maggiori possibilità il superamento»

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Francesca Laudisa e Giorgio Armillis del movimento contro il bullismo “MaBasta”,
insieme a Carlo Conti e Maria De Filippi sul palco del Festival di Sanremo

Nella serata di apertura del Festival di Sanremo, il Teatro Ariston si è illuminato di fresca adolescenza, grazie alla partecipazione di due giovanissimi studenti della classe Seconda A dell’Istituto Galilei Costa di Lecce, che lo scorso anno hanno dato vita insieme ai compagni al Movimento “MaBasta”, festeggiandone per l’occasione anche un primo compleanno, “fuori di testa”, come i ragazzi si divertono a dire.

È stata l’intera classe di quella scuola a fondare “MaBasta” contro il grave fenomeno del bullismo, violento per sua natura, che diffusamente crea lacerazioni e ferite indelebili alle persone che ne subiscono gli effetti deleteri e nefasti, talvolta perfino con esiti tragici raccontati dalle cronache. Questi ragazzi hanno avvertito l’importanza di far nascere e crescere dal basso, piuttosto che dagli adulti e dai livelli istituzionali, una coscienza civica e una consapevolezza all’interno della scuola e fuori. Dal loro impegno costante e attraverso la “de-bullizzazione” delle aule con bollino verde e la pervasiva azione del gruppo, è scaturito anche il plauso del presidente della Repubblica Mattarella.

Sul palco di Sanremo, Giorgio Armillis e Francesca Laudisa, con le loro felpe rosse, hanno recato con disinvoltura e sicurezza molti altri messaggi, oltre a quello del contrasto al bullismo e al cyberbullismo. In tal senso, bisognava osservare Francesca, che con la sua attenzione e vivacità si voltava prontamente a seguire ora verso l’uno ora l’altra le parole e i discorsi di Carlo Conti e Maria De Filippi, collocati su lati opposti; e bisognava osservare anche la prosodia del suo eloquio, che suscitava interesse negli ascoltatori, per immaginare in maniera più o meno consapevole la realtà del momento: Francesca, infatti, è una ragazza sorda dalla nascita. E Francesca, come ogni altro coetaneo, desidera partecipare alla vita collettiva in condizioni di parità. La sua classe – un gruppo coeso e propositivo – e la sua scuola – che garantisce il contesto ambientale necessario – rappresentano un esempio di elementi di quel modello scolastico inclusivo di cui l’Italia è promotrice con largo anticipo su altri Paesi e che oggi alcune voci retrograde vorrebbero disarticolare a favore di nuove forme di istituzionalizzazione.

Con la sua spontaneità e freschezza, Francesca ci dimostra anche a quali risultati possano condurre l’adozione tempestiva di protocolli diagnostici e abilitativi adeguati, sotto il profilo linguistico e sociale, ma soprattutto come sostanziale garanzia di autonomia e indipendenza personale. Il ricco scambio di esperienze e l’arricchimento reciproco che ne scaturiscono determinano l’affermazione di personalità di alto profilo.

Vorremmo che l’iter abilitativo seguito dalla famiglia per la figlia Francesca fosse garantito a tutti e nei diversi ambiti territoriali del Paese. La partecipazione di Francesca al Festival di Sanremo evidenzia inoltre quanto sia errato un diffuso immaginario collettivo che stigmatizza negativamente la persona sorda, mentre la realtà ne permette con sempre maggiori possibilità il superamento. Vorrei dunque ringraziare lei e i suoi compagni per la sostanza dei messaggi che hanno inviato, per la ricchezza culturale dei loro comportamenti, per l’impegno che mettono nella promozione sociale e nel rispetto dei diritti di ogni singolo individuo. E un plauso va anche alle altre famiglie della Sezione di Lecce della FIADDA (Famiglie Italiane Associate per la Difesa dei Diritti degli Audiolesi), per il ruolo promozionale che svolgono sul proprio territorio e oltre, in vari ambiti operativi.
Antonio Cotura.  Fonte: superando.it

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