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Sign Gene di E. Insolera

A settembre nelle sale “Sign Gene”, un film diretto e ideato da Emilio Insolera

Arriva a settembre al cinema “Sign Gene”, un film che dà il via alla prima generazione di supereroi sordi, mutanti che possono creare superpoteri attraverso l’uso della Lingua dei Segni.

MILANO. Sarà il The Space Cinema Odeon di Milano ad ospitare l’8 settembre l’ Anteprima Mondiale del nuovo progetto ideato, prodotto e diretto da Emilio Insolera, un esperimento unico nel suo genere, girato tra Giappone, Stati Uniti e Italia. Durante l’evento inaugurale saranno accolti e attesi circa 900 invitati. Il film sarà poi proiettato al pubblico dalla UCI Cinemas il 14 Settembre in varie città italiane

“Sign Gene” riporterà una trama alla James Bond con un tocco di Grindhouse e diversi riferimenti alla storia e cultura sorda. Il film sarà lanciato in lingua dei segni americana, italiana e giapponese. E nelle rispettive lingue “parlate”.

Protagonista del film, è Tom Clerc (Emilio Insolera), sordo proveniente da una multigenerazionale famiglia di sordi e discendente di Laurent Clerc, celebre scienziato francese che portò la Lingua dei Segni negli Stati Uniti quasi due secoli fa. Tom è portatore di “SGx29”, una potente mutazione di “Sign Gene” e lavora per la Q.I.A. (QuinPar Intelligence Agency) a New York City: una società segreta affiliata al Pentagono, composta da agenti mutanti selezionati. Tom può dotarsi di superpoteri solo tramite l’uso della Lingua dei Segni. Durante una violenta lotta contro un’organizzazione dedicata allo sterminio di mutanti portatori di “Sign Gene”, la 1.8.8.0., guidata dal più acerrimo nemico, Jux Clerc, fratello di Tom, quest’ultimo perde tutti i suoi poteri. Hugh Denison, il capo della Q.I.A. invia Tom e il suo collega Ken Wong, in missione speciale a Osaka per indagare su diversi crimini compiuti da mutanti sordi giapponesi ed è proprio in quest’ultima azione contro questa gang che scopre che i suoi poteri non sono del tutto persi.

Il regista e produttore Emilio Insolera, è un noto attivista italiano nato a Buenos Aires, sordo profondo sin dalla nascita, borsista Fullbright-Wirth, laureato in film presso la Gallaudet University e in Scienze della Comunicazione con il massimo dei voti, presso l’Università La Sapienza di Roma. Insolera è anche uno degli autori del primo Dizionario della Lingua dei Segni Italiana multimediale.

Fonte: ADV strategie di comunicazione 

Quando il super eroe è sordo
“Sign Gene”, il film d’azione del regista Emilio Insolera, ha un cast interamente di sordi, sullo schermo e nella vita. I superpoteri nascono dalla lingua dei segni. Sottotitoli per gli udenti
Quando il super eroe è sordo
Se volevano sovvertire ci sono riusciti, fin dal ricevimento pre spettacolo. Sordi gli attori, sordo il pubblico, sorda e silenziosissima la folla in abito lungo che aspetta in coda di entrare nello storico The Space Cinema Odeon, accanto al Duomo di Milano, per l’anteprima mondiale di Sign Gene, il primo film i cui protagonisti, supereroi sordi (sullo schermo e nella vita) sono i buoni che salvano il mondo dalla gang dei cattivi, tra superpoteri, lotte marziali ed effetti speciali. Sono passati trent’anni da quel Figli di un dio minore – titolo ormai entrato nel linguaggio comune – in cui William Hurt duettava con l’intensissima attrice sorda Marlee Matlin, cenerentola disabile in un mondo di abili. Ma qui è tutta un’altra storia e i “fuori norma” siamo noi, i pochi udenti in sala ad aver bisogno dei sottotitoli per capire qualcosa di un film tutto recitato con la comunicazione visuale, per di più in tre lingue, la Lis (Lingua italiana dei segni), la Jsl (quella giapponese) e la Asl (quella americana)…

Già, perché il profano potrebbe pensare che i sordi di tutto il mondo “gesticolino” e si comprendano alla stessa maniera, mentre le lingue dei segni (Ls) sono veri idiomi ognuno diverso dal-l’altro, proprio come i linguaggi verbali. Per questo i sottotitoli servono anche ai tanti sordi stranieri che affollano la platea. Del resto è stato un po’ tutto speciale anche alla presentazione all’Odeon di Milano, fin dal momento in cui nella splendida sala liberty ha fatto il suo ingresso tra i flash Emilio Insolera, produttore, regista e protagonista del film, al braccio della moglie Carola Wisny, attrice e modella norvegese. L’applauso è stato silenzioso, fatto di mani alzate che si agitano come ali di farfalla.

Classe 1979, nato a Buenos Aires da genitori italiani sordi, laureato in linguistica e film a Washington e in comunicazione alla Sapienza di Roma, Insolera è sordo dalla nascita come Carola e come la loro bambina di due anni. Coautore del primo dizionario della Ls italiana in formato multimediale, è ormai considerato un attivista della comunità visuale. «Ho cominciato a costruire il mio film quando sono stato in Giappone e ho incontrato Hiroshi Vava, il coprotagonista. Insieme abbiamo iniziato a sognare e a scrivere questa storia», ha raccontato al pubblico muovendo le mani. Accanto a lui due interpreti Ls hanno fatto altrettanto, traducendo per i sordi giapponesi e per quelli americani. Il silenzio era interrotto solo da un’interprete che ha tradotto vocalmente per noi.

«Ho cominciato nel 2008 e ho speso in tutto 25mila euro, pur girando le varie scene tra Italia, Giappone e Stati Uniti. La passione è stata la nostra forza». Tra gli attori c’è anche il fratello, Humberto Insolera, anche lui sordo, che non nasconde l’emozione: «È stato un lavoro durissimo, potete immaginare gli ostacoli, ma il sogno è diventato realtà e dimostra che le persone sorde possono tutto. Qui in sala questa sera ci sono tanti imprenditori sordi, c’è un amico che gestisce persino un bar…». Si coglie che oltre un film c’è molto di più, c’è l’attivismo di chi vuole riscattare generazioni di persone vissute in una bolla di silenzio e incomprensione, dimenticate o guardate con diffidenza.

Non chiamateli “non udenti”, odiano le ipocrisie e il compatimento, tant’è che la trama del film, fin troppo scarna, rappresenta la lotta tra eroi sordi, i cui superpoteri derivano proprio dalla Lingua dei segni, e una banda di pericolosi mutanti sordi giapponesi. Come dice il titolo, gli eroi sono portatori del “Sign Gene”, una mutazione genetica che solo alcuni individui possiedono e che li rende invincibili. In stile 007, lavorano per l’agenzia di intelligence americana QIA, affiliata al Pentagono e composta tutta da agenti sordi mutanti. Inviati a Osaka per combattere la gang che vorrebbe lo sterminio dei “Sign Gene”, trionferanno grazie alle armi scatenate dall’unico vero grande potere: la Lingua dei Segni.

«È un esperimento unico nel suo genere», ha commentato l’Ente nazionale sordi all’annuncio del film, che sarà proiettato dalla UCI Cinemas il 14 settembre in varie sale, ed è certamente così, anche perché – ha spiegato Insolera – «dal regista al cast internazionale, tutti sono di famiglia sorda da generazioni, mentre di solito l’industria cinematografica affida questi ruoli a interpreti udenti, che finiscono per essere cattivi imitatori della Ls: come se si chiedesse a un attore italiano di recitare in giapponese storpiando la lingua». Il maggior merito di Sign Gene, insomma, è di squarciare il velo che separa gli udenti dal mondo misterioso e affascinante dei sordi, proprio come è avvenuto nella platea dell’Odeon al momento della festa, tutta unita da quel brindare in silenzio, da quel parlare animatamente senza voce, da quel gioire mimato in cui noi – incapaci di comunicare – eravamo i soli esclusi, unici dis/abili, muti come pesci in una società abilissima e aliena. Sì, se voleva sovvertire, Insolera ha fatto centro. Quanto al film, piacerà ai più giovani, avvezzi al linguaggio rapido e psichedelico dei videogiochi o dei cartoons giapponesi, dove l’effetto speciale conta più di una trama e la battaglia tra titani più della poesia.
Lucia Bellaspiga. Fonte: avvenire.it

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