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Wonderstruck di Todd Haynes

Locarno 70 (Histoires du cinéma): Wonderstruck di Todd Haynes, dramma di due bambini sordi alla ricerca dei genitori

In occasione dell’assegnazione del Pardo d’Onore a Todd Haynes, il Festival di Locarno rende omaggio al regista americano proiettando la sua ultima opera incentrata sulla storia parallela di due bambini sordi nella New York del 1927 e del 1977

Anno: 2017.
Durata: 115′
Genere: Drammatico
Nazionalita: USA
Regia: Todd Haynes

Wondestruck di Todd Haynes è un’opera pensata e a lungo riflettuta e del resto non potrebbe essere altrimenti vista la sua ristretta produzione composta da soli sette film in oltre venticinque anni di attività, di cui questo è l’ultimo in ordine di tempo.

Presentato in concorso all’ultimo Festival di Cannes, la pellicola è stata proiettata, nella sezione Histoire(s) du cinéma, al 70 Festival di Locarno in occasione dell’assegnazione al regista americano del Pardo d’Onore.

Ispirato al romanzo illustrato Le stanze delle meraviglie di Brian Selznick – famoso scrittore e illustratore di libri per ragazzi come La straordinaria invenzione di Hugo Cabret, da cui Martin Scorsese ha tratto il suo Hugo Cabret nel 2011 – e sceneggiato da lui stesso, Wondestruck mette in scena due vicende parallele di due bambini sordi in epoche diverse. Ben (Oakes Fegley) è un ragazzino che nel 1977 si mette alla ricerca del padre, dopo la morte della madre in un incidente d’auto, diventato all’improvviso sordo a causa di un fulmine che colpisce la propria camera mentre è al telefono; e Rose (Millicent Simmonds), una ragazzina sorda dalla nascita, che nel 1927, affascinata da un’attrice del muto (che poi si scopre essere la madre) scappa da un padre severo per raggiungere New York.

Todd Haynes è un uomo dalla vasta cultura, laureato in semiologia alla Brown University, e alla base dell’ideazione dei suoi film ci sono sempre delle lunghe ricerche fotografiche, pittoriche, letterarie, musicali che rielabora, smonta, riassembla. Gay dichiarato, al centro del suo cinema si trovano tematiche quali la malattia e la diversità e persone che si devono scontrare contro regole imposte da una società borghese ipocrita e conformista.

In Wonderstruck, Todd Haynes costruisce un meccanismo emotivo basato sulla detection di Ben alla ricerca del padre e sulla rivolta di Rose per l’affermazione della propria libertà personale, giocando sui sentimenti che scorrono in modo magmatico e sotterraneo per esplodere in punti precisi dello sviluppo drammaturgico: come, ad esempio, la scoperta di Ben del libro del padre che gli suggerisce il viaggio a New York, oppure la scoperta della sua morte e l’incontro con la nonna; o ancora, quando Rose è rifiutata dalla madre attrice che non ha tempo di darle l’affetto da lei richiesto, dopo il suo arrivo in teatro a New York.

Questa due storie parallele hanno come punto di arrivo una città, New York, e un punto nevralgico come il museo di Storia Naturale che diventano luoghi dove il tempo storico e filmico s’incontrano, in un cinema che tracima i confini fisici e cronologici, mentre viene mutato nella sua comprensione dalle limitazioni fisiche dei due piccoli protagonisti. La sordità dei due bambini diventa anche un modo di approcciarsi al mondo e di vederlo, “sentirlo”, attraverso l’immagine, la parola scritta.

Ecco che allora Todd Haynes riesce in Wonderstruck a dare una forma a questo contenuto scegliendo una precisa e conscia scelta estetica. Da un lato, tutto il segmento ambientato nel 1927 è girato in bianco e nero, muto, come se fosse un film d’epoca, mentre nel segmento del 1977 c’è un’attenzione ai colori e all’ambientazione di quegli anni. Dall’altro lato, il lavoro sulla colonna sonora diventa fondamentale come raccordo tra le due parti. La scelta di una città come New York dà la possibilità di vivere altre vite, realizzare scoperte personali, attraverso luoghi – come i musei, con i loro manufatti – che diventano delle vere e proprie macchine del tempo e scrigni in cui nascondere i ricordi familiari.

Se vogliamo trovare un limite a Wonderstruck sta proprio nel suo meccanismo molto più costruito nella messa in scena e nella struttura filmica rispetto alle opere precedenti del regista americano, rendendo maggiormente visibile il lavoro di costruzione dell’operazione intellettuale che sta dietro al suo progetto. Ma non possiamo dire che si tratti di opera minore, visto che lo sguardo di Haynes e la capacità di utilizzare le potenzialità del cinema come strumento di creazione intellettuale restano comunque intatti e sempre di un livello superiore.
Antonio Pettierre. Fonte: taxidrivers.it

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