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La LIS e l’integrazione degli alunni sordi nell’ambiente scolastico

La LIS e l’integrazione degli alunni sordi nell’ambiente scolastico (1^ parte)

Società e famiglia

La società moderna si mostra come frammentaria, discontinua e, soprattutto, priva di valori morali il che rende arduo il mestiere di genitore.

In questi tempi molte mamme e altrettanti papà si trovano costretti a reinventarsi il proprio ruolo di educatore per poter indirizzare i loro ragazzi sulla strada giusta in questa società così disordinata, caotica e piena di pregiudizi, specialmente se si tratta di ragazzi “speciali”.

In questo articolo affrontiamo la problematica dell’inserimento degli alunni sordi nella scuola e nella società.

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Il Prof. Filiberti affronta il tema dell’inclusione partendo da un handicap “invisibile”, quello degli alunni sordi.

Sordi o “non udenti”?

Prima di affrontare tale problematica è necessaria una piccola premessa. Attualmente esistono tre categorie di sordi:Sordi o “non udenti”? Prima di affrontare tale problematica è necessaria una piccola premessa. Attualmente esistono tre categorie di sordi:
–  Sordi Oralisti: sordi portatori di protesi acustiche o di impianto cocleare e percorrono la strada dell’oralismo avvalendosi dell’aiuto del logopedista;
– Sordi Segnanti: sordi che, per comunicare, usano la LIS (Lingua Italiana dei Segni);
– Sordi LMG: sordi che scelgono il cosiddetto LMG (Linguaggio Mimico-Gestuale), diverso dalla LIS perché la gestualità si avvicina molto al mimo; ormai sono in pochi ad usarla e questo tipo di comunicazione, in

Italia, piano piano, sta sparendo quasi del tutto.
Non bisogna usare il termine “non udente” perché non sempre è gradito ai diretti interessati, in quanto identifica un individuo sottolineando una sua carenza, un aspetto mancante, deficitario.

Il termine “sordo”, invece, sottolinea una caratteristica della persona in modo oggettivo, diventa dunque un’affermazione e non la negazione della loro identità.

La LIS
Molti si chiederanno, in particolare gli insegnanti di sostegno, cosa sia la LIS: ebbene cercherò di spiegarlo in maniera più chiara e semplice possibile, con l’aiuto di mia moglie, chiamata in causa in quanto (non mi vergogno a dirlo, anzi per me è motivo di orgoglio!) fa parte della classe dei “sordi oralisti” con impianto cocleare.

La LIS (Lingua dei Segni Italiana) è una lingua con cui, sordi e non, comunicano tra loro avvalendosi dei segni. I loro principali mezzi di comunicazione sono le mani e la vista (canale visivo-gestuale).

Attenzione, però, non è da confondersi il LMG (Linguaggio Mimico-Gestuale), che si avvale del mimo, perché la LIS è una lingua a tutti gli effetti con la sua sintassi e la sua grammatica.

La storia della Lingua dei Segni
Le origini della LIS risalgono ai tempi di Platone e Aristotele: tuttavia, le fonti storiche risalgono alla seconda metà del 1700, in cui nasce la prima Scuola per Sordi a Parigi fondata dall’abate Charles-Michel De L’Epée che decide di utilizzare questa forma di comunicazione per insegnare la lingua scritta e parlata aggiungendo dei segni da lui creati corrispondenti ad elementi grammaticali e sintattici della lingua francese.

In Italia la LIS inizia a prendere corpo nella seconda metà dell’800 ma dura poco perché c’era una paura di fondo, che il linguaggio dei segni potesse sostituire quello verbale, che i segni avrebbero potuto uccidere le parole (paura che esiste ancora tutt’ora purtroppo) per cui è stata rilegata ad un uso esclusivo tra i sordi e i loro familiari.

Scuola e sordità
Negli anni ’60, la LIS viene reintrodotta nella vita quotidiana e nascono le prime scuole per sordi.

In Italia, purtroppo, molte scuole per sordi sono state chiuse per cui molti bambini e ragazzi sordi si sono ritrovati catapultati nelle scuole italiane per “udenti” scontrandosi con vari problemi di carattere sociale, comunicativo e psicologico.

Dopo un breve excursus sulla Lingua dei Segni e sulle esigenze di questi studenti, affrontiamo il problema dell’integrazione scolastica degli alunni sordi segnanti che si avvalgono della LIS.

La LIS e l’integrazione degli alunni sordi nell’ambiente scolastico (2^ parte)

Sentirsi “diversi”
Abbia già definito nella prima parte dell’articolo la sordità un handicap “invisibile”, per cui il sordo è una persona apparentemente normale ma ha un deficit sensoriale, ossia una riduzione o assenza dell’udito: ciò non significa che è diverso dagli altri, anzi, può avere una vita normale come tutti gli altri.

L’alunno sordo, all’interno di una classe di “udenti”, si scontra con una serie di problemi che lo portano a sentirsi “diverso” dai suoi compagni.

La comunicazione con insegnanti e compagni
Innanzitutto, l’alunno sordo segnante come può comunicare con gli insegnanti “udenti” che non conoscono la LIS?

L’alunno sordo ha una grande capacità di avvalersi della lettura labiale ma ciò implica un grande sforzo e concentrazione da parte sua e, di conseguenza, potrebbe essere un grosso problema per il suo apprendimento scolastico.

Lo stesso problema si pone nella relazione dell’alunno sordo con i suoi compagni di classe, i quali, notando la sua “diversità”, tendono ad escluderlo dalla socializzazione scolastica e, di conseguenza, il ragazzo si sente tagliato fuori dal suo gruppo e, quindi, “diverso”.

A questo punto dovrebbe entrare in gioco l’insegnante di sostegno che dovrebbe fungere da tramite tra l’alunno sordo e l’ambiente degli “udenti” (compagni ed insegnanti) ma, ecco, che esce fuori un altro grosso problema: la maggior parte degli insegnanti di sostegno, per non dire tutti, non conosce la LIS, perciò risulta perfettamente inutile per l’alunno sordo segnante in quanto non offre alcun tipo di supporto né dal punto di vista scolastico né tantomeno dal punto di vista umano perché, non conoscendo la LIS, non può relazionarsi in alcun modo con l’alunno per cui il ragazzo si ritrova solo ad affrontare un mondo totalmente diverso dal suo.

Stesso problema si presenta anche negli Atenei italiani: infatti, la maggior parte dei sordi segnanti non si iscrive all’Università perché manca a loro il supporto per poter frequentare i corsi universitari.

La LIS a scuola
Dovremmo prender esempio da altri paesi come gli Stati Uniti d’America dove l’ASL (American Sign Language o Lingua dei Segni Americana) viene normalmente insegnata in tutte le scuole e trasportata nella vita quotidiana; i sordi segnanti possono accedere ai vari college americani in quanto possono avvalersi di vari supporti.

La realtà italiana, purtroppo, è molto indietro rispetto a quella americana riguardo l’inclusione dei sordi segnanti nella società.

Da qui nasce l’esigenza di introdurre l’insegnamento della LIS, non solo nelle scuole di specializzazione per gli insegnanti di sostegno, ma anche nelle scuole di ogni grado ed ordine, con lo scopo di favorire una vera e propria inclusione della persona sorda segnante non solo nell’ambito scolastico ma anche nella vita quotidiana di tutti noi “udenti” che dovremmo imparare molto da loro.

Oggi, in Italia, la LIS non è stata ancora ufficialmente riconosciuta a livello nazionale: dal 2015 è in corso l’iter legislativo che, se approvato, porterebbe all’ufficializzazione della LIS e al suo insegnamento nelle scuole primarie e secondarie di 1° grado, garantendo a chiunque pieno accesso all’istruzione e estendendo il modello della scuola.

È stato dimostrato, infatti, che insegnare la LIS a scuola comporta numerosi vantaggi:

  • rinforza nel bambino i processi di percezione e memoria visiva
  • impone di mantenere il contatto oculare
  • favorisce la capacità di concentrazione
  • lo rende più propenso all’ascolto attivo.

In conclusione, a mio modesto parere, dovremmo sforzarci di metterci nei panni dei sordi e comprendere i loro ostacoli nella vita quotidiana per poi cercare, assieme a loro, di superarli e favorire la loro integrazione nella società moderna ossia aiutarli, come si dice, a trovare un loro “posto al sole” nel mondo.

a cura del Prof. Avv. Vincenzo Filiberti
Fonte: lavorareascuola.it

PER SAPERE DI PIU’

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