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Impianti cocleari nel trattamento della sordità

In occasione della giornata mondiale dell’udito 2019, le Scuole Romane si confrontano sulla sordità, sugli impianti cocleari e sull’iter che dalla diagnosi porta all’impianto, fino alla riabilitazione.

In Italia circa 4,8 milioni di persone convive con un’ipoacusia invalidante, cioè la perdita dell’udito superiore a 35 dB (secondo il Global Burden of Disease Research Group) e di questi, circa 3,1 milioni restano senza alcun trattamento, per vari motivi; inoltre, più della metà della popolazione non ha mai effettuato un esame audiometrico.

In Europa, solo una persona su tre è ricorsa a protesi acustiche o a impianti cocleari e, in termini economici, la perdita dell’udito non trattata ha un costo di circa 185 miliardi, con un peggioramento della qualità della vita (es. isolamento sociale, depressione, cadute accidentali).

Se non si corre ai ripari, questi dati sono destinati ad aumentare visto il costante allungamento della vita e, quindi, una maggiore esposizione al rumore.

Controlla il tuo udito!

In occasione della Giornata Mondiale dell’Udito 2019, ‘World Hearing Day’, promossa dall’OMS il 3 marzo per porre l’attenzione sulla prevenzione della perdita dell’udito che porta alla sordità profonda, sono state organizzate manifestazioni, congressi, incontri medici-pazienti, visite gratuite con il tema comune‘Check Your Hearing’, cioè ‘Controlla il Tuo Udito’.

L’OMS suggerisce, soprattutto agli adulti sopra i 50 anni, di sottoporsi al test dell’udito vero e proprio, cioè l’esame audiometrico.

Inoltre, in occasione della giornata mondiale è stato suggerito di fare un test online, oppure di scaricare l’applicazione gratuita EarWHO per fare l’auto test dell’udito, scaricabile dal sito dell’OMS.

Nella Rete per la prevenzione della sordità e in difesa dei diritti, un ruolo importante viene svolto dalle associazioni dei pazienti soprattutto per la difesa dei diritti, come l’accesso alle cure e la promozione di iniziative per sollecitare le Istituzioni politiche e sanitarie all’acquisto di un numero maggiore di impianti cocleari.

L’impianto cocleare è una protesi speciale che viene utilizzata nella sordità severa, grave, profonda.

In Italia l’associazione ‘Nonno Ascoltami Udito Italia ONLUS’, con il sostegno del ministero della Salute ha promosso incontri e tavoli di lavoro, incontrando Istituzioni e gli esperti.

“L’associazione ‘Nonno ascoltami’ – ha dichiarato il Prof. Marco de Vincentiis, Direttore della UOC di Otorinolaringoiatria, Università Sapienza- Policlinico Umberto I di Roma e Direttore della Scuola di Specializzazione di Otorinolaringoiatria – nonostante il nome, è un’associazione che si interessa di tutti gli screening: da quello neonatale a quello per l’anziano e, insieme a tante altre associazioni presenti sul territorio regionale e nazionale, si impegna per sollecitare l’acquisizione di un numero sempre maggiore di impianti cocleari”.

Il problema è che l’impianto cocleare è un device molto costoso e, purtroppo, spesso le amministrazioni regionali non riescono (alcune volte sono condizionate anche da altri tipi di problematiche legate al budget) a soddisfare tutte quelle che sono le nostre esigenze che comunque sono esigenze importanti” ha aggiunto il Prof. de Vincentiis che al Policlinico Umberto I di Roma ha organizzato un incontro con i massimi esperti delle Scuole Romane di Odontoiatria dal titolo ‘Gli impianti cocleari nel trattamento della sordità: esperienza delle Scuole Romane’.

Impianti cocleari: a cosa servono, a chi sono destinati e dove al Policlinico Umberto I

Dopo i saluti del Preside della Facoltà di Medicina e Odontoiatria e del Direttore del Dipartimento di Scienze Odontostomatologia e Maxillo Facciali della Sapienza, sono intervenuti i Referenti dei Centri che si interessano di impianti cocleari più importanti del Lazio, cioè quelli del Policlinico universitario Agostino Gemelli, dell’ospedale pediatrico Bambino Gesù, dell’Azienda ospedaliero universitaria Sant’Andrea e quelli ovviamente dell’Azienda ospedaliero universitaria Policlinico Umberto I di Roma.

Gli impianti cocleari servono per riabilitare i sordi profondi che non possono essere riabilitati con la protesi ma che però hanno ancora una funzione attiva del nervo acustico ed hanno una coclea distrutta o parzialmente distrutta. Questa è una tecnologia che fu importata in questa Azienda dal Prof. Roberto Filipo nel 1993 e che dal 2014 noi abbiamo continuato. Nel tempo c’è stata una evoluzione tecnologica molto importante e il Rettore e la Sapienza ci hanno molto coadiuvato nella progressione di questo tipo di ricerche perché sono stati forniti strumenti di carattere formativo per molti giovani con Borse di Studio, Assegni di Ricerca; anche il Policlinico ci ha molto supportato per l’acquisto del materiale. È chiaro che i supporti non bastano mai! Esistono vari tipi di elettrodi da inserire, da quelli morbidi a quelli un po’ più rigidi che vengono anche utilizzati quì da noi, per poter dare una risposta maggiore, sia ai bambini in età prescolare.

La cosa importante da dire è che l’impianto cocleare è molto dedicato al bambino preverbale, non solo prescolare ma possibilmente entro i due anni e poi anche nella riabilitazione delle persone anziane”.

Ci siamo caratterizzati nel tempo, non solo per l’assistenza continua, per l’aver dedicato a questi pazienti l’intero lavoro della Unit che poi è composta da una logopedista, da una psicologa e da degli otochirurghi, quindi è un equipe completa” ha dichiarato la Prof.ssa Patrizia Mancini, Professore Associato, Università Sapienza – Policlinico Umberto I di Roma e Responsabile del Centro Impianti Cocleari e il Coordinatore dell’Unità Cinica sugli impianti cocleari. “Ma ci caratterizziamo anche proprio per il grande lavoro di riabilitazione che facciamo. Tutto questo in un contesto dove esiste un’Unità di Screening neonatale di III° Livello: il Policlinico Umberto I di Roma è un ospedale in grado di affrontare la sordità a 360°. In particolare, per gli impianti cocleari è un lavoro molto dedicato, sofisticato, che porta questi pazienti dal non essere più in grado di comunicare a comunicare in modo valido e fondamentale con la famiglia, con l’ambiente circostante. Quindi, anche un lavoro di grande soddisfazione!” ha concluso la Prof. Mancini.

Roberta Manfredini. Fonte: policliniconews.it

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