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Santuario della Madonna del Visello di Preseglie (Brescia)

La storia dei santuari mariani legati ai sordomuti a cura di Giovanni De Carlis (1971) cita che non è a due passi da Preseglie il santuario del Visello. Ma la vista bella e la scoperta del santuario meritano il cammino. La storia delle sue origini è fragrante di commovente pietà popolare come il fieno e le erbe medicamentose di questi divi dolci e sereni.

Marra dunque un’antica memoria pubblicata dallo stampatore Paoto Rizzardi di Brescia nel 1614 che qui apparve  “la Regina degli angeli Maria santissima in abito bianco con nobilissimo corteggio di due santi di paradiso ad un certo Bonfadino (muto) nato a Dosso, allora piccola frazione della parrocchia di Grazzane comune di Preseglie, mentre egli stava alla custodia del suo povero armento; imponendog1i che tosto ragguagliasse il popolo della mentovata comunità, acciocché le fabbricasse un tempio in quel luogo, ove Ella gli favellava, che ora è quello stesso, in cui di presente trovasi la Chiesa di Visello. Ricusò di ciò fare quel semplice e meschinello contadino, persuadendosi, che in un negozio di tanta levatura non gli avesse a prestar fede quel popolo; al che aggiunse la Vergine: io darotti tali segni, per cui senza dubbio dovranno crederti: va, mungi tosto quella tua giovenca (additandogliene una che, dicesi, fosse di soli sei mesi) e n caverai latte in abbondanza. Obbedì il devoto Bonfadini e ritornando tutto fra se confuso, dopo aver munto il miracoloso latte, gli comandò di nuovo la gran Regina del cielo, che lo dispensasse a pro degli infermi; aggiungendo (per dargli più certa caparra del vero) che in un giorno determinato stando l’aria tranquilla e serena, sarebbero corsi in tutte le strade rivoli d’acqua, e da quel latte prodigioso guariti gli infermi; e ciò detto sparì. Non tardò il favorito contadino a dar del tutto certezza alla comunità, la quale vedendo avverate le predizioni della Vergine, di riguardo al corso dell’acque miracolose, come agli effetti mirabili del latte, che per lo spazio di cinque anni continuò a dar la sanità a molti infermi incurabili, con pronta ubbidienza ai comandi della Vergine fece in quel sito fabbricar una ben decorosa chiesa”.

La tradizione popolare aggiunge che il Bonfadini fosse muto e che al comando della Madonna di mungere la giovenca egli avrebbe per la prima volta esclamato “ma non fa latte”. Fu al sentirlo parlare che la gente gli credette. E’ poi ancora tradizione che il latte munto in quell’occasione dalla giovenca di sei mesi durasse per due anni servisse a guarire gli appestati e i colerosi nelle frequenti epidemie del tempo.

Il Proprietario del luogo era don Giovanni Battista Montini, il quale commosso al racconto dell’apparizione si affrettava a donare il terreno per costruirvi un tempio alla Vergine.  Il che fu stato nel breve giro di pochi anni. Non contento ancora lo stesso don Montini con atto notarile in data 25 luglio 1527 siglata dal notaio Donato Savallo, dotava l’oratorio di altri fondi arativi, boschivi e prativi.

Consacrazione del Santuario
Successivamente il Vescovo di Brescia poi nello stesso tempo concedeva un’indulgenza di quaranta giorni a tutti coloro che avessero visitato la Chiesa o fatto offerte per il suo decoro. Il 21 settembre 1652 il santuario veniva consacrato dal Vescovo Morosini.
Altre indulgenze aggiungeva più tardi il Cardinal Angelo Maria Querini. Don Battista Montini volle anche essere il primo cappellano del santuario. Più tardi non trovando altro sacerdote che custodisse il santuario fu giocoforza affidarsi ad un eremita che fu Giovanni Antonio Ferlinga di Preseglie, per il cui sostentamento furono assegnati un bosco di 7,58 pertiche, granoturco, fieno, foglia di gelsi e i due terzi della frutta e dell’uva raccolti.
La Madonna da parte sua ripagò la devozione del buon eremita risanandolo da grave infermità, salvandolo da un naufragio sul Lago di Garda, scampandolo dall’aggressione di un contadino che l’aveva scambiato per un ladro e proteggendolo durante la peste del 1630. I beni della cappellania vennero contesi dal parroco di Gazzane, che si faceva forte di un decreto di San Carlo Borromeo del 1580, fino a quando la curia vescovile con decreto del 18 marzo 1897 non dichiarò lettera morta il decreto di San Carlo confermando poi il diritto di giuspatronato del Municipio di Preseglie. Il santuario rimase sempre isolato nonostante che Don Gaetano Ognibene avesse proposto verso la metà del sec. XIX di far costruire una strada tra Preseglie e Visello, in cambio di una sua nomina a rettore del santuario. Non essendosi verificata la condizione Don Ognibene lasciava il suo vistoso patrimonio ai poveri del paese e per la fondazione di una scuola popolare gratuita. Nonostante il disagio del luogo la devozione dei fedeli non mancò mai al santuario del Visello. Di una sola navata, con tre altari il santuario fu arricchito di opere d’arte fra cui il gruppo ligneo del sepolcro della Vergine Dormiente oggi nella chiesa parrocchiale. Belle le due tele raffiguranti due momenti dell’Apparizione. Singolare è anche un calice in galena metanifera estratta sul posto. Solennità straordinarie furono celebrate il 9, 10, 11 maggio 1914 culminate in una interminabile processione dal paese al santuario. La devozione alla Vergine dei Visello si diffuse ancor più nel 1942 quando, per iniziativa del parroco, furono consacrati alla Madonna i soldati valsabbini impegnati nella Seconda Guerra Mondiale. L’apparizione è ricordata da una singolare placchetta a sbalzo in rame del 1663 segnalata da Vincenzo Pialorsi, di forma ovale (h. mm. 130 x 116) fortemente rilevata nella parte inferiore. Lungo l’orlo la leggenda: «M.V. occorsa in Visello MDXXII territorio di Preseglie in Val Sabbia dis. Bresciano, P. Salvadori».

Fonte: www.comune.preseglie.it


Santuario della Madonna del Visello
di Preseglie, Brescia.