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Santuario di Santa Maria di Costantinopoli in Balvano (Potenza)

Appena fuori l’abitato di Balvano, di fronte allo scenografico peschio sul quale si è arroccato il primo nucleo del paese, sono i ruderi di quello che fino al XIX secolo era un santuario mariano molto venerato. La costruzione, databile al XVII secolo, fu realizzata dall’università di Balvano “…a duecento passi fuori l’abitato e proprio nel luogo detto sotto Lysion…”.

Di sicuro la fondazione della cappella, dedicata a Santa Maria di Costantinopoli, avvenne nel 1630(1). Il 10 febbraio dello stesso anno, l’università ricevette il beneplacito del vescovo Confetti(2) che nel 1632 accettò come oblato della cappella Giovanni Valanzano, il quale: “diede in [c.420r] dote alla medesima docati trenta e dichiarò dirsene messe dopo la sua morte, come dalla bolla si legge, ch’è nel tomo 4 folio 121.”(3)

Nel 1677 mons. Alfonso Pacella approvò la confraternita di S. Maria di Costantinopoli con l’uso dei sacchi e designò come ministri perpetui di essa il sindaco di Balvano ed un eletto della stessa università.(4) Secondo la leggenda la cappella venne edificata nel luogo dove la Madonna apparve ad una pastorella sordomuta che, per prodigio, ritrovò la parola.
La stessa Vergine suggerì la costruzione in quel luogo dove la pastorella portava a pascolare il gregge.

La Madonna di Costantinopoli veniva tradizionalmente invocata per guarire dal morso dei serpenti velenosi. La cappella è sempre stata oggetto di una profonda venerazione testimoniata dalle numerose donazioni di beni mobili ed immobili fatte a suo favore.

Basti pensare che in un conto reso al Consiglio Generale degli Ospizi(5) nel 1821, fra tutte le cappelle del paese quella di Costantinopoli risulta la più ricca.(6)

Una descrizione completa della cappella la ricaviamo dalla platea dei suoi beni redatta nel 1734 e conservata nell’archivio della chiesa madre del paese. Il documento, finora inedito(7), contiene, in particolare, un’accurata descrizione della cappella e il disegno del suo prospetto principale.

La chiesa, a navata unica, presentava all’esterno una facciata a timpano, con tetto coperto con embrici, un portale di ingresso con soprastante nicchia che custodiva al suo interno: “…la pittura che rappresenta la suddetta immagine di S. Maria di Costantinopoli…” tre finestre, e un campaniletto a ventola. Inoltre: “…Ad un cantone della sudetta chiesa verso mezo giorno vi sono attaccate sei camare per ordine coverte d’embrici, sopra una delle quali vi è un arco di fabrica ove penne una campana, e sotto detta camera vi è il cellaio, o sii cantina da tener botte col vino. Per entrare nelle sudette sei camare vi è la sua porta qual è esposta verso borea, e sotto le medesime vi sono quattro lamioni di fabrica”(8). In queste camere viveva una comunità di oblati(9) e la tradizione locale, non suffragata però dalle fonti documentarie, parla anche del temporaneo insediamento di una comunità di carmelitani.

Con il terremoto del 1980 l’edificio è crollato quasi completamente, ad eccezione della parete sinistra, di una parte della facciata e del campanile a cuspide, realizzato nel 1975(10) sostituendo i due ambienti a sinistra della chiesa. In quel terribile evento sono andati completamente perduti la porta di ingresso principale, una mirabile opera in legno intagliato, e il dipinto della Pentecoste, entrambe del XVII secolo. Sono state gravemente danneggiate, inoltre, la scultura lignea di S. Vincenzo Ferreri (XIX secolo) e quella di S. Pascasio (XVIII secolo).

Dalla descrizione del 1734 risulta che l’altezza interna della chiesa era di m. 7.98 e che le dimensioni in piantaerano: m 6.38 x 21.28. Nella misura longitudinale era compreso anche il cappellone, al quale si accedeva dalla navata attraverso un arco trasversale.(11)

Da un primo riscontro metrico delle strutture superstiti si può senz’altro affermare che, a parte qualche trasformazione in facciata, per quanto riguarda l’aspetto planimetrico, la costruzione è rimasta pressoché invariata.

L’accesso alla chiesa avveniva attraverso due porte: quella maggiore era collocata nella facciata orientale e quella minore nella facciata confinante con la via pubblica ed esposta a nord. Al suo interno erano due altari in muratura: il primo era dedicato alla Madonna di Costantinopoli ed era collocato di fronte alla porta di ingresso settentrionale, il secondo allo Spirito Santo e si trovava all’interno del cappellone.

L’altare della Madonna di Costantinopoli era circondato da tre gradini ed aveva una grossa nicchia nel mezzo. La nicchia, realizzata nel 1700 da un certo Pietro Sarnicola, era decorata da cornice e colonne di stucco e conservava al suo interno la statua, probabilmente anch’essa in stucco, della Madonna.(12) “Sono in essa cappella due Altari, uno sotto il titolo di S. M. di Costantinopoli… è di pietra, alla paolina, Icona di stucco, con un profondo nicchio in mezzo, ove vi è l’immagine sotto il sud.o tit., guarnito di colonne, ed ancoli anche di stucco, alla sommità del quale vi è una statuetta à mezzo busto che rappresenta l’Eterno Padre; ed alle parti posteriori vi sono due imprese della felice memoria di Monsignor Pacelli, sotto delle quali, cioè in cornu evangelii vi è la pittura di S. Michele Arcangelo, e in cornu epistole della Madona de’ sette dolori, ambidue guarnite con cornice di stucco intorno, fatto da Pietro Sarnicola nell’anno 1700.”

L’altare dello Spirito Santo, collocato in corrispondenza della parete occidentale del cappellone conservava un pregevole dipinto ad olio della Pentecoste. Alla sinistra di questo altare(13) vi era un affresco fatto realizzare nel 1639 dalla nobildonna Rosa De Ferrariis.

Dalla descrizione riportata nella platea risulta chiaro che si tratta dello stesso affresco che ancora oggi, a dispetto delle intemperie a cui è esposto dal 1980, si vede affiorare sul muro. Ma leggiamo quanto è scritto nel documento: “…In cornu evangelij di questo altare vi è una pittura che rappresenta la visitazione di nostra Signora a S. Elisabet, qual è attaccata al muro, guarnita con Icona anche pittata al muro di varij colori fù fatta per devozione di Rosa De Ferrarijs nel 1639 à 24 settembre ed è senz’altare avanti.”

Il dipinto murale raffigura due scene della vita di Maria racchiuse in una sorta di nicchia, ad arco ribassato e bipartita in altezza, con colonne laterali e lunetta superiore. Nel centro di questa architettura dipinta è una Madonna con Bambino circondata da angeli mentre nell’ordine sottostante, sempre al centro, è raffigurata la Visita di Maria a Santa Elisabetta. Nella lunetta è, infine, dipinta una colomba bianca con le ali aperte.

L’affresco non è tutto ”a vista” ma affiora a macchie sparse perché è stato ricoperto da una scialbatura(14) a calce effettuata probabilmente nel corso di una ristrutturazione degli interni della chiesa, in un periodo successivo al 1734. Ad una attenta osservazione si riesce ad individuare anche un’altra stratificazione di pittura sui toni dell’ocra, a disegno geometrico e a ricorso verticale, precedente quella bianca, e diffusa su tutta la parete meridionale: sia nel tratto della chiesa che in quello del cappellone. Segno evidente che gli affreschi erano stati dapprima celati da una unitaria decorazione pittorica, probabilmente tra il XVIII e il XIX secolo, e poi, in epoca più recente, da quest’ultimo strato.

La lunga esposizione all’aperto, dopo il crollo della copertura e la demolizione dei muri pericolanti, ha fatto sì che la scialbatura a calce si deteriorasse e si staccasse dall’affresco riportandolo gradualmente in luce.

Il dipinto murale(15) merita sicuramente un intervento di restauro così come è successo per l’altro affresco(16), una Madonna con Santi, collocato sulla sinistra dell’altare di S. Maria di Costantinopoli: “In cornu evangelij dell’altare di S. Maria di Costantinopoli vi è una simile pittura che rappresenta la figura di S. M. del Carmine, S. Antonio di Padova, S. Ignazio, e S. Francesco d’Assisi…”.

La relazione, precisa e chiara, ci fornisce gli ultimi elementi utili per ricostruire l’interno del santuario(17): “Vi è una fonte di marmo per l’uso dell’acqua santa posta a man dritta della porta esposta verso levante.

A man sinistra della detta porta vi è una scalinata di legno per [c. 421v] la quale s’ascende al sopra coro, qual è pittato di varii colori, e per la sudetta scalinata coverta di tavole anche pittate si va ancora alla camera dell’oblato.”

Annessa alla chiesa e con accesso da due porte site a sinistra e destra dell’altare di S. Maria di Costantinopoli, è, infine, la sacrestia: “…alta palmi 16 lunca palmi 32 larga 17.”(18)

Oggi di questa cappella rimane un affresco che tra muri diruti e piante infestanti ancora resiste all’incuria degli uomini.

Note
1 ARCHIVIO DELLA CHIESA MADRE DI S. MARIA ASSUNTA DI BALVANO, Inventario o sii platea della venerabile cappella sotto il titolo di Santa Maria di Costantinopoli nella terra di Balvano, 1734, c. 419v.. Alla voce fondazione si legge: La suddetta cappella è stata fondata da cittadini di questa terra di Balvano nell’anno 1630, e nel detto anno a 10 febbraio il vescovo Confetti diede il suo beneplacito all’università per la fondazione della medema, e si riserb. libre tre di cera l’anno per lo catthedratico, come si legge nella sua bolla, ché nel tomo 4, folio 117.
2 Si  tratta  del  vescovo  Clemente Confetti  (1630  -1643)  nipote  di Tomeo Confetti,  lo  stesso  che  fece  costruire  la cattedra  episcopale:  cfr:  G.  COLANGELO, Cronostasi  dei  vescovi  di  Marsico,  Potenza,  Marsico  e  Potenza  e Muro, in Società e religione in Basilicata. Atti  del  Convegno  di  Potenza-Matera (25-28  settembre  1975),  Roma,  D’Elia editore, 1977, vol. II, pp. 254-255.
3 Ibidem.
4 Ibid., cc. 427v-428r.
5 Infatti alla met. del XIX secolo il santuario  risulta  gestito  dalla  Commissione amministrativa comunale di beneficenza. Cfr. ASPZ,  Intendenza  di  Basilicata, Opere  pubbliche,  b.  933,  fasc.  63, Balvano,  1854.  Ciononostante  però, benché  nel  1845  si  fosse  ravvisata  la necessità di lavori di riparazione al tetto, alle  porte  e  alle  vetrate  questi  vennero effettuati solo nel 1859 (ASPZ, Consiglio Generale  degli  Ospizi,  b.  49,  “Riattazioni”).
6 M. A. DE CRISTOFARO, Una parrocchia lucana dell’800. S. Maria Assunta in Balvano, in La parrocchia in Italia nell’età  contemporanea. Atti  del  II  Incontro Seminariale  di  Maratea  (24-25  settembre  1979),  Napoli,  Dehoniane,  1982,  p. 644 n. 40.
7 Il  documento  é  stato  rinvenuto  dalla sottoscritta  e  dalla  d.ssa  Valeria  Verrastro durante il lavoro di ricerca sui santuari cristiani della Basilicata. Vedi scheda  Santa  Maria  di  Costantinopoli, Balvano in: V. VERRASTRO (a cura di), Con il bastone del pellegrino attraverso i santuari cristiani della Basilicata.
8 Inventario cit.: 422r-422v.
9 Come  é  riportato  nello  stesso  documento.
10 Secondo  quanto é  riportato  su  una iscrizione conservata in sito, il campanile, costituito da una torre con orologio e due  nicchie  sovrapposte,  in  una  delle quali  doveva  esserci  una  Madonna,  é stato  realizzato  nel  1975  dalla  popolazione di Balvano. L’orologio é una donazione dei coniugi Lapetina e la Madonna del devoto Zirpoli.
11 Cos.  come  riporta  la  platea.  “Al  di dentro é alta palmi 30, larga palmi 24, e lunga palmi 80, nella qual giusta misura ? incluso il cappellone e vi é un arcone frapposto in essa chiesa”
12 Successivamente sostituita dall’attuale scultura lignea conservata nella chiesa del convento di S. Antonio: essa raffigura  la  Vergine  in  piedi  col  Bambino sulla mano sinistra e con la destra chiusa a sostenere un giglio. Sia la Vergine che il Bambino indossano vesti bianche riccamente ricamate nel 1938.
13 Il dipinto si trovava in prossimità dell’arco trasversale che divideva il cappellone  dalla  navata  della  chiesa,  come  si può ancora oggi constatare.
14 Lo  scialbo  generalmente  indica  uno strato  protettivo  a  base  di  calce  dato  a pennello sulla superficie. Veniva utilizzato nel passato per proteggere i manufatti in  pietra  e  per  imbiancare  i  muri.  Se  al latte di calce venivano aggiunti pigmenti naturali  si  aveva  una  pittura  a  calce colorata.
15 Dei due affreschi presenti nella chiesa  e  descritti  nella  platea  del  1734,  la visita  di  Maria  a  Elisabetta  é  l’unico  di cui si conosce la data di realizzazione.
16 Dopo il terremoto del 1980 l’affresco, per misure conservative, é stata staccato  dalla  parete,  restaurato  e  collocato nella chiesa del convento di S. Antonio. Vedi: “Bollettino d’Arte”. Supplemento 3, 1982, Sisma 1980: Effetti sul patrimonio artistico  della  Campania  e  della Basilicata.
17 Nella  figura  6,  é  stata  riportata  una pianta  schematica  della  chiesa  cos. come  é  stato  possibile  delinearla  attraverso le indicazioni del documento e un riscontro di massima sul sito.
18 é  stato  considerato  il  palmo  equivalente  a  cm  26,6.  Le  misure  corrispondenti in metri per la sacrestia sono: alta m 4.26, lunga m 8.51, larga m 4.52.
19 ARCHIVIO DELLA CHIESA MADRE DI S. MARIA ASSUNTA DI BALVANO, “Inventario  o  sii  platea  della  venerabile cappella  sotto  il  titolo  di  Santa  Maria  di Costantinopoli  nella  terra  di  Balvano”, 1734, cc. 419v-422v.
Bibliografia
“Bollettino d’Arte”. Supplemento 3, 1982, Sisma 1980: Effetti sul patrimonio artistico  della  Campania  e  della  Basilicata. Basilicata.
MINISTERO PER I BENI CULTURALI E AMBIENTALI,  Beni  culturali  nel  Marmo-Platano. Mostra documentaria (Muro Lucano,  20  dicembre  1986-31  gennaio 1987), Catalogo  a  cura  di  Antonio Capano, Agropoli, Arti grafiche Pasquale Schiavo, 1987, p. 24.
MINISTERO PER I BENI CULTURALI E AMBIENTALI – SOPRINTENDENZA GENERALE AGLI INTERVENTI POST-SISMICI IN CAMPANIA E BASILICATA, “Dopo  la  polvere”.  Rilevazione  degli  interventi  di  recupero  (1985-1989)  del patrimonio  artistico-monumentale  danneggiato  dal  terremoto  del  1980-1981, Tomo V:  Province  di  Matera-Potenza, Roma,  Istituto  Poligrafico  e  Zecca  dello Stato, 1994, pp. 834-836.
T. SAVINO, Balvano,  in  “La  Basilicata nel  mondo”,  anno  III,  n.  6,  novembre-dicembre 1926, pp. 395-396.
V. VERRASTRO (a  cura  di),  Con  il bastone  del  pellegrino  attraverso  i  santuari cristiani della Basilicata. Società. e religione in Basilicata. Atti  de Convegno  di  Potenza-Matera  (25-28 settembre  1975),  Roma,  D’Elia  editore, 1977, vol. II.

DOCUMENTO
“Inventario o sii platea della venerabile cappella sotto il titolo di Santa Maria di Costantinopoli nella terra di Balvano”, del 1734 [c. 419v]
I – Della fondazione di detta cappella.
La sudetta cappella è stata fundata da cittadini di questa terra di Balvano nell’anno 1630, e nel detto anno a 10 febbraio il vescovo Confetti diede il suo beneplacito all’università per la fundazione della medema, e si riserb. libre tre di cera l’anno per lo cattedratico, come si legge nella sua bolla, ch’è nel tomo 4, folio 117.
Nell’anno 1632 a 28 di gennaio il sudetto vescovo accettò. per oblato della detta cappella Giovanni Valanzano, il quale diede in [c. 420r] dote alla medema docati trenta e dichiar. dirsene messe dopo la sua morte, come dalla bolla si legge, ch’è nel tomo 4 folio 121.
Nell’anno 1677 a 10 febbraio il vescovo Pacelli diede l’uso de’ sacchi a fratelli, e si riserba la visura deÕ conti, come si legge nella bolla, ch’è nel tomo 3 folio 345, e tomo 5 folio 11.
II – Della descrizzione della chiesa di detta cappella
La sudetta cappella sotto il titolo di S. Maria di Costantinopoli, ? sita, e posta nelle pertinenze di questa terra di Balvano, due cento passi fuor l’abbitato, e proprio nel luogo detto sotto Lysion1 verso S. Giovanni.
Ha la sua porta maggiore esposta verso levante: non di minor grandezza é laltra esposta a borea alla quale confina via publica,  [c.420v] e domanio.
Al di dentro é alta palmi 30, larga palmi 24, e lunca palmi 80, nella qual misura è incluso il cappellone, e vi è un arcone fraposto in essa chiesa.
Sono in essa cappella due altari, uno sotto il titolo di S. Maria di Costantinopoli quale è di pietra, alla paolina, icona di stucco, con un profondo nicchio in mezzo, ove vi è l’imagine sotto il sudetto titolo, guarnito di colonne, ed ancoli anche di stucco, alla sommità del quale vi è una statuetta a mezzo busto che rappresenta l’Eterno Padre, ed alle parti laterali posteriori vi sono due imprese della felice memoria di monsignor Pacelli, sotto delle quali, cioè in cornu Evangelii vi è la pittura di S. Michel’Arcangelo, e in cornu Epistole della Madonna de’ Sette Dolori, ambidue guarnite con cornice di stucco intorno, fatto da Pietro Sarnicola nell’anno 1700.
Il sudetto altare è elevato dal pavimento con tre gradi di marmo circumcirciter, ha il suo suppedaneo di pietra, e sta a prospettiva della porta esposta a borea.
L’altro altare è dentro il cappellone a prospettiva della porta esposta [c. 421r] verso levante sotto il titolo del Spirito Santo, qual altare è anche di pietra, quadro di tela con pittura che rappresenta il mistero del Cenacolo ove era Nostra Signora con gl’Apostoli aspettando lo Spirito Santo, e guarnito con icona di legno indorato.
In cornu Evangelii di quest’altare vi è una pittura che rappresenta la Visitazione di Nostra Signora a S. Elisabet, qual è attaccata al muro, guarnita con icona anche pittata al muro di varii colori fù fatta per devozione di Rosa De Ferrariis nel 1639 a 24 settembre, ed è senz’altare avanti.
In cornu Evangelii dell’altare di S. Maria di Costantinopoli vi è una simile pittura, che rappresenta la figura di S. Maria del Carmine, S.Antonio di Padova, S. Ignazio, e S. Francesco d’Assisa, anche senz’altare.
Vi è una fonte di marmo per l’uso dell’acqua santa posta a man dritta della porta esposta verso levante.
A man sinistra della detta porta vi è una scalinata di legno per [c. 421v] la quale s’ascende al sopra coro, qual è pittato di varii colori, e per la sudetta scalinata coverta di tavole anche pittate si va ancora alla camera dell’oblato.
A man destra dell’altra porta esposta a borea vi è il confessionale, sopra del quale vi è il pulpito pittato di varii colori per devozione dell’oblato che di presente vi ? chiamato Fr. Fonso Teta.
La detta chiesa ha il tempiato di tavole pittate di varii colori, non per. il cappellone, sono per. coverti d’embrici.
Vi sono due vitriate grandi con le finestre, e quattro spiracoli, per lumi ingredienti, anche con vetri.
Ha il suo pavimento di calce, ed arena mal condizzionato, ed alla metà. del pavimento del cappellone vi è la sepoltura di marmo col suo talaio.
Vi sono due porte una in cornu Evangelii, e l’altra in cornu Epistole dell’altare di Costantinopoli, per le quali s’entra in sacristia, qual ha il suo pavimento di calce, ed arena, il soffitto dell’istessa materia. [c. 422 r]
Alla metà. di detta sacristia vi è un arcone di fabrica. Vi è anche una finestra con la sua cancelletta esposta verso ponente.
La sudetta sacristia è alta palmi 16 lunca palmi 32 larga 17.
Alla parte di fuora di detta chiesa sopra la porta esposta a levante vi è un nicchio dentro del quale vi è la pittura che rappresenta la sudetta imagine di S. Maria di Costantinopoli, e sopra vi è la croce di ferro.
Le dette mura di fuori sono riparate con fabrica a mezo riccio.
Avanti la detta chiesa verso levante vi è un atrio grande, con sedili di fabrica attaccati alle sudette mura.
Ad un cantone della sudetta chiesa verso mezo giorno vi sono attaccate sei camare per ordine coverte dÕembrici, sopra una delle quali vi è un arco di fabrica ove penne una campana, e sotto detta camera vi è il cellaio, o sii cantina da tener botte col vino.
Per entrare nelle sudette sei camare [c. 422v] vi è la sua porta qual è esposta verso borea, e sotto le medeme vi sono quattro lamioni di fabrica.
Per il riparo tanto della chiesa, quanto delle sudette stanze contribuiscono l’effetti della detta cappella, della Magnifica Università, e de’ devoti.
La sua pianta é numero primo.
1 Lettura dubbia

PER SAPERE DI PIU’

Comune di Balvano

Madonna di Costantinopoli


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   LA CAPPELLA DI S. MARIA DI COSTANTINOPOLI A
BALVANO (PZ) di Vincenza Molinari
Fonte: BASILICATA REGIONE Notizie

Santuario di Santa Maria di Costantinopoli in Balvano (Potenza)

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