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Canonizzazione del Padre dei Sordomuti

Verso la Canonizzazione del Padre dei Sordomuti: Filippo Smaldone che diede la vita per i minorati dell’udito e della parola.
Uno dei due italiani di cui ieri è stata annunciata la canonizzazione è Filippo Smaldone. Sacerdote diocesano, è nato il 27 luglio 1848 a Napoli e morto il 4 giugno 1923 a Lecce. È stato proclamato beato da Giovanni Paolo II il 12 maggio 1996. È conosciuto per l’opera apostolica a favore dei sordomuti per i quali aprì un istituto a Lecce nel 1885. Si era già dedicato ai sordomuti nella sua Napoli dov’era vissuto 37 anni. Poi era stato trasferito a Rossano Calabro. Tornato a Napoli venne ordinato sacerdote nel 1871. Visitava gli ammalati in ospedale, e durante un’epidemia si ammalò anche lui, ma fu guarito per intercessione della Madonna di Pompei. È conosciuto per aver fondato la Congregazione delle Suore Salesiane dei Sacri Cuori, presto allargatasi anche a Bari e a Roma. Oltre ad aiutare le persone colpite nella voce e nell’udito per ciò che riguardava i loro bisogni materiali e spirituali, don Smaldone fu consigliere e confessore di molti sacerdoti e seminaristi. Morì a Lecce il 4 giugno 1923. (F.Mas.) Fonte: www.db.avvenire.it (29 aprile 2006).

Sito ufficiale della Congregazione fondata dal Sac. Filippo Smaldone”.


Beato Filippo Smaldone Sacerdote: 4 giugno
Il beato Filippo Smaldone, Napoli, 27 luglio 1848 – Lecce, 4 giugno 1923, è stato un apostolo dei sordomuti per i quali aprì un istituto a Lecce nel 1885. Era nato a Napoli 37 anni prima e aveva vissuto le difficoltà dell’apostolato nel periodo di costruzione della nazione italiana. Già da studente di teologia si era dedicato ai sordomuti partenopei. Poi era stato trasferito a Rossano Calabro. Tornò poi a Napoli dove fu ordinato prete nel 1871. Visitava gli ammalti in ospedale, e durante un’epidemia si ammalò anche lui, ma fu guarito per intercessione della Madonna di Pompei. Andato a Lecce, fondò la Congregazione delle Suore Salesiane dei Sacri Cuori. L’opera si espanse anche a Bari e a Roma. Oltre ad aiutare le persone colpite nella voce e nell’udito per ciò che riguardava i loro bisogni materiali e spirituali, don Smaldone fu consigliere e confessore di molti sacerdoti e seminaristi. Morì a Lecce il 4 giugno del 1923 ed è beato dal 1996. (Avvenire)
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Nato a Napoli il 27 luglio 1848, cresciuto negli anni dei “Moti di Napoli” e del rovesciamento politico di Stato e Chiesa, con i coetanei, Filippo, sub„ il travaglio del nuovo corso socio-politico-religioso. Ma fu proprio in quegli anni duri che decise di mettersi al servizio della Chiesa diventando sacerdote. Fin gi? da quando era studente di Filosofia e Teologia si deic all’apostolato verso una categoria di persone che a Napoli erano tanti e abbandonati: I SORDOMUTI.
Si impegn pi che nell’ assistenza agli ammalati che nello studio, e, per lo scarso successo di alcuni esami venne trasferito al seminario di Rossano Calabro, ma inizi a studiare in modo proficuo e venne reinternato nel seminario della città del Vesuvio. Ordinato sacerdote a Napoli il 27 marzo 1871, inizi un fervido ministero sacerdotale come assiduo catechista nelle cappelle serotine e nelle varie parrocchie della citt?, specialmente in quella di S. Caterina al Foro Magno.
Visitava gli ammalati, i poveri negli ospedali e a domicilio, e, proprio curando gli infermi durante una grande epidemia, ne rimase contagiato, ma guar„ per intercessione della Madonna di Pompei, sua celeste Patrona.
La cura sovrastante di don Filippo furono per i sordomuti, per i quali consum ogni energia, e, col tempo acquistando una grande competenza pedagogica. Il 25 marzo 1885 part„ per Lecce al fine di aprire, coadiuvato da don Lorenzo Alpicella, un istituto per sordomuti.
Aveva bisogno anche di donne forti e caritatevoli che fossero disposte ad aiutarlo, e gett le basi della Congregazione delle Suore Salesiane dei Sacri Cuori. Il numero degli assistiti (sordomuti e orfani), era sempre maggiore e spinse don Filippo ad aprire nuove case, fra le quali Roma e Bari.
Il suo scopo era quello di aiutare materialmente e moralmente i sordomuti, per i quali nutriva l’affetto di un padre.
Oltre alla missione fra i sordomuti, fu anche confessore e direttore spirituale di sacerdoti e seminaristi.
Circondato dall’affetto delle sue Suore, dei sordomuti e degli orfani si spense a Lecce il 4 giugno 1923.
E’ stato dichiarato beato da Giovanni Paolo II il 12 maggio 1996.
Fonte: www.santibeati.it
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Smaldone sarà presto proclamato santo
«Con la firma del Decreto di approvazione del miracolo si avvicina la canonizzazione del Beato Filippo Smaldone». La buona notizia sul fondatore delle Suore salesiane dei Sacri Cuori, morto a Lecce il 4 giugno del 1923, arriva dall’arcivescovo Cosmo Francesco Ruppi. «Il Beato Smaldone, beatificato da Giovanni Paolo II 10 anni fa in piazza San Pietro, è ormai vicino alla proclamazione di Santo – comunica monsignor Ruppi – Viva ed intensa è la gioia della Chiesa di Lecce, ove il prossimo santo è vissuto, è stato canonico della Cattedrale e ha fondato una Congregazione, che ha come primo impegno l’assistenza ai sordomuti». Le Suore salesiane hanno diverse sedi in Puglia, ma sono presenti pure nel resto della Penisola con una quarantina di case, in Brasile (con altre sette), in Randa (tre), in Paraguay e in Moldavia. E al sostegno ai sordomuti uniscono l’educazione dei bambini e l’assistenza alle chiese locali. «Ho già manifestato al Santo Padre la viva esultanza per l’approvazione del miracolo compiuto dal nostro Beato e la gioia di saperlo ormai avviato verso la canonizzazione – aggiunge monsignor Ruppi – Un Santo della nostra terra, sacerdote e canonico leccese, apostolo dei sordomuti, che ha lasciato una forte impronta di carità non solo da noi, ma ovunque le sue figlie lavorano ed operano. Non sappiamo quando avverrà la canonizzazione del Beato, ma certamente passeranno alcuni mesi e di certo sarà fatta personalmente dal Papa a Roma. Da ora dobbiamo prepararci al grande evento – conclude l’arcivescovo di Lecce – e dobbiamo prepararci con la preghiera e imitando la virtù della carità, di cui il futuro Santo è fulgido esempio». La notizia arriva peraltro alla vigilia del Congresso eucaristico di Lecce, che sarà aperto sabato prossimo dal segretario di Stato Vaticano, cardinal Angelo Sodano.
Fonte: la gazzetta del mezzogiorno 04/05/2006
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L’appello di Benedetto XVI letto in piazza Sant’Oronzo: «Una Chiesa di frontiera tra famiglia e valori evangelici»
«Noi possiamo incontrare il Signore solo uniti e insieme, come sua famiglia stretta dai vincoli della carità». Questo l’appello di Benedetto XVI, lanciato tra le righe del messaggio formulato in occasione del Congresso eucaristico diocesano e letto, ieri sera in piazza Duomo, dal cardinale e segretario di Stato Vaticano, Angelo Sodano. Il Santo Padre ha ricordato la fervida preparazione della comunità leccese in vista di questa assise. In particolare, «il cammino di preghiera e di riflessione, scandito dagli orientamenti dell’XI Sinodo diocesano, aperto dal mio amato predecessore, papa Giovanni Paolo II, in occasione della sua storica visita a Lecce del 17 e 18 settembre 1994». Poi, ha sottolineato il vero significato dell’Eucaristia. «Nell’Eucaristia, Gesù si dona a noi e si dona senza fine; ci unisce a Sé e ci unisce anche tra di noi, come insegna san Paolo. Il Sacramento dell’altare, pertanto, riveste anche un carattere sociale e costituisce il fondamento vero dell’unità del popolo di Dio e dello slancio di amore di ciascun fedele verso i fratelli di ogni razza e di ogni tempo (Deus caritas est, 14)». Per il successore di Pietro, «il tema del Congresso eucaristico è quanto mai attuale, perché mette in evidenza il nesso intrinseco del mistero eucaristico col mistero pasquale, fonte della nostra speranza». Ed ha fatto un plauso all’idea dell’arcivescovo, Cosmo Francesco Ruppi, per l’assise che «si inserisce molto bene nell’itinerario che la Chiesa italiana sta compiendo verso il Convegno ecclesiale di Verona, che avrà come motto ?Testimoni di Gesù risorto, speranza del mondo?». Ha accennato pure ad uno dei temi caldi: la famiglia che «trova nell’Eucaristia il proprio centro propulsore, grazie al quale i coniugi possono crescere nell’unità coniugale, mistero d’amore, che sostiene ed orienta l’educazione dei figli». Non ha dimenticato nemmeno le necessità cui deve far fronte una Chiesa di frontiera «quali l’accoglienza dei profughi e degli immigrati, a cui da anni attende con esemplare generosità. L’amore per l’Eucaristia continui ad alimentare questo spirito di solidarietà nel servire i poveri, i malati, gli esuli, gli assetati di fede e di speranza e si traduca in azione evangelizzatrice fedele allo stile di servizio umile e perseverante dei discepoli di Cristo buon Samaritano. Aprendo nel ’94 il vostro Sinodo diocesano, il Servo di Dio Giovanni Paolo II augurò alla Chiesa leccese di vivere l’esperienza del Cenacolo». Il Sommo Pontefice ha esortato, infine, «le popolazioni del Salento e della Puglia, chiamate anche oggi a costruire la civiltà dell’amore difendendo la famiglia e diffondendo quei valori evangelici da cui essa è sorretta. Per portare a compimento una così esigente missione apostolica, vi invito a guardare a Maria, Madre del Signore, il primo Tabernacolo della storia, come ebbe a definirla Giovanni Paolo II. Insieme a Lei, vi sono di esempio i santi, soprattutto quelli della vostra terra, martiri antichi e testimoni dei nostri tempi. Ricordo san Pio da Pietrelcina e il beato Filippo Smaldone, l’apostolo dei sordomuti. Vi proteggano la beata Madre Teresa di Calcutta e il beato Giovanni XXIII che venne a Lecce proprio cinquant’anni fa, poco prima di essere eletto a Successore di Pietro». d.s. Fonte: la Gazzetta del mezzogiorno (Lecce) 07/05/2006.
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“Padre Smaldone è santo L’apostolo dei sordi sugli altari il primo luglio”
Si consacrò prima ai sordomuti e poi a Dio. Filippo Smaldone, sacerdote napoletano, santo sugli altari dal prossimo primo luglio, era un giovane studente di teologia negli anni dell’unità d’Italia e già spendeva la sua vita per particolarissime persone che, non sentendo, non imparavano a parlare. Una condanna ad una sepoltura trasparente dove il sordomuto, considerato privo di intelligenza e sensibilità, vedeva senza mai essere capito. Poveri bambini che, per secoli, sono stati allevati per pietà o per l’elemosina. Filippo Smaldone, santo tra poco, beato nel ’96 per volere di Giovanni Paolo II, divenne sacerdote per una particolarissima vocazione: la volontà di emancipare, restituire alla loro condizione di persone, i sordomuti. Ha lasciato il segno di decine di istituti che portano il suo nome, retti dalle suore salesiane dei Sacri Cuori, da lui fondate. Luoghi di emancipazione, dove si forniscono ai sordi strumenti per aggirare le mancanze. La lingua dei segni, la capacità di leggere direttamente sulle labbra. Per sabato prossimo primo luglio è fissato in Vaticano l’appuntamento per il concistoro ordinario pubblico per la canonizzazione di cinque beati. Con padre Smaldone, nella sala del concistoro del palazzo apostolico, saliranno agli altari Rafael Guizar Valencia, vescovo; Rosa Venerini, fondatrice della Congregazione delle Maestre Pie Venerini; Theodore Guerin, fondatrice della Congregazione delle Suore della Provvidenza di Santa Maria ‘ad Nemus. Nato a Napoli, Filippo Smaldone è molto amato a Lecce, dove aprì un istituto nel 1885, all’età di 37 anni. E proprio a Lecce, dove nacque la congregazione delle suore salesiane dei Sacri Cuori, è stato festeggiato l’annuncio della canonizzazione lo scorso 4 giugno in cattedrale, alla presenza di centinaia di sordomuti. Il cardinal Josè Saraiva Martins, prefetto della congregazione per le cause dei santi, ha annunciato al popolo il riconoscimento del miracolo, ottenuto per intercessione, che fa di padre Smaldone un santo ascoltato da Dio. Benedetto XVI aveva messo il suo sigillo finale sul riconoscimento del miracolo già il 28 aprile. Per la cronaca l’evento inspiegabile, «processato» dalla Chiesa per riconoscerlo di origine divina, riguarda la guarigione di una suora condannata a morte da una gravissima malattia. Il giorno a lui dedicato sarà quello della morte, il 4 giugno (morì a Lecce il 4 giugno del 1923).
24/06/2006 Fonte: Il mattino.it.
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Annuncio di papa Benedetto XVI nel corso del Concistoro. Nella diocesi di Lecce fervono già i preparativi. «Il 15 ottobre Smaldone proclamato santo»
Il 15 ottobre prosismo il beato Filippo Smaldone sarà proclamato santo. La notizia l’ha data personalmente il papa Benedetto XVI nel corso del concistoro pubblico dei cardinali e vescovi residenti a Roma ed era nell’aria da qualche mese, da quando cioè, aveva approvato il decreto sul miracolo compiuto per intercessione del nuovo santo della Chiesa di Dio. Filippo Smaldone è un santo leccese e pugliese perchè, pur essendo nato a Napoli il 27 luglio del 1848, si è trasferito a Lecce alla fine dell’Ottocento, fondandovi la prima casa per i muti e dando vita ad una nuova congregazione religiosa, denominata Suore salesiane dei sacri cuori. Apre a Lecce la «Pia casa dei sordomuti», mettendo le prime tre suore della nascente congregazione. Dopo apre un asilo infantile a Trepuzzi; poi a Bari un educantato femminile e quindi un orfanotrofio a San Cesario e a Castro Marina; nel 1898 apre a Roma un pensionato per le studentesse. Nel 1902 acquista l’ex monastero delle Carmelitane scalze nel centro storico di Lecce e vi fonda la Casa madre, ove è vissuto sino alla morte, avvenuta il 4 giugno del 1922. Il processo ordinario informativo sulla sua santità si è aperto a Lecce nel 1964 e concluso nel 1967. Poi è passato a Roma, dove è stato fatto il processo apostolico fino alla proclamazione della eroicità delle virtù e la beatificazione, fatta da Giovanni Paolo II in piazza San Pietro il 12 maggio del 1996. Dopo dieci anni, approvato, con un lungo itinerario, il miracolo a lui attribuito, siamo alla vigilia della canonizzazione che – come detto – è stata annunciata per il prossimo 15 ottobre. Appresa la notizia, si è già al lavoro per la preparazione del grande evento, che non interessa soltanto la congregazione delle suore salesiane dei sacri cuori e la diocesi di Lecce, ma l’intera regione pugliese e le molte regioni o nazioni dove le Figlie del nuovo santo sono impegnate nella testimonianza della carità. Oltre che in una quarantina di Case in Italia, le suore di don Smaldone sono presenti in Brasile, Rwanda, Paraguay, Moldavia, con molte opere di carità, in particolare per i sordomuti. Ieri si è già svolta una prima riunione preparatoria, presieduta dall’arcivescovo di Lecce monsignor Cosmo Francesco Ruppi e dalla madre generale, madre Maria, e il Consiglio generalizio. Giovanni Paolo II, nella beatificazione, lo proclamò «Una perla del clero meridionale». All’annuncio del Papa monsignor Ruppi ha detto: «E’ una notizia grande all’inizio del terzo millennio: è il santo della carità».
02/07/2006 Fonte: La Gazzetta del Mezzogiorno
nw024 (2006 agg. luglio)
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 Newsletter della Storia dei Sordi n.24 del 3 maggio 2006