Iscriviti: Feed RSS

Fondazione Istituto Sacra Famiglia in Cremona

Fondazione Istituto Sacra Famiglia – Cremona. L’Istituto Sacra Famiglia nasce a Cesano Boscone nel 1896 con il nome Ospizio Sacra Famiglia, quando il parroco del paese, Don Domenico Pogliani, accoglie in casa sua cinque bisognosi della campagna milanese. La storia della Sacra Famiglia racconta di un veloce e significativo ampliamento delle strutture edilizie e della capacità ricettiva della Casa.
Accanto al fondatore, ormai anziano e malato, dal 1919 dirige l’Istituto Don Luigi Moneta, direttore didattico dell’Istituto per sordomuti e deficienti San Vincenzo di Milano, con l’energia e la chiarezza di idee necessarie per continuare l’opera di Don Domenico.

 

      Don Domenico Pogliani                   Don Luigi Monetta

Alla morte di Mons. Pogliani, avvenuta nel 1921, l’Ospizio accoglie 600 persone.
La forza propulsiva e la capacità realizzativa di Mons. Moneta sono addirittura proverbiali: tra il 1921 e il 1955 (anno della sua scomparsa) crea 18 nuovi reparti, apre le sedi di Verbania Intra e Premeno, le case di Cocquio Trevisago (VA) e Andora (SV), costruisce il teatro e la lavanderia, amplia la Chiesa presso la sede di Cesano Boscone e organizza i primi soggiorni estivi all’esterno dell’Istituto.
Nel 1955 gli ospiti assistiti nelle varie sedi della Sacra Famiglia sono quasi 3500; pochissimi i laici, oltre 100 le suore, suore di carità delle Sante Capitanio e Gerosa, conosciute come suore di Maria Bambina, alle quali si aggiungono le ancelle della Congregazione della Divina Provvidenza, fondata nel 1928 dallo stesso Mons. Moneta.
Succede a Mons. Moneta, nel 1955, Mons. Piero Rampi, il quale dà nuovo impulso, prima come Direttore (sino al 1977) e poi come Presidente dell’Istituto (per i successivi 11 anni).
A partire dagli anni settanta l’Istituto realizza una vera e propria riconversione: è l’epoca della razionalizzazione e dell’impostazione tecnica con l’introduzione delle metodologie psicopedagogiche, da cui nascono le scuole speciali e le iniziative di addestramento al lavoro, poi divenute corsi di formazione professionale, con numerosissimi inserimenti socio-lavorativi; con la legge 118 del 1971, l’Istituto Sacra Famiglia diventa centro interregionale di riabilitazione e si dota quindi di tecnici, palestre, strutture e servizi specializzati (nel 1977 viene aperto il Poliambulatorio).
Negli stessi anni si sviluppa il servizio ospedaliero, per il quale viene costituita nel 1968 una Società a responsabilità limitata denominata S.E.C.C. (Società Esercizio Case di Cura), poi divenuta Casa di Cura Ambrosiana.
Alla fine degli anni settanta, si riduce notevolmente il numero degli assistiti (1600 ospiti a degenza piena) e l’Istituto sceglie di occuparsi prevalentemente di persone con handicap gravi e gravissimi, e di anziani non autosufficienti.
E’ un’epoca socialmente e culturalmente critica: le istituzioni sono spesso accusate di essere chiuse e totalizzanti nei confronti dei propri ospiti; si sviluppa un vivace e non sempre sereno dibattito sulla malattia mentale e sul disagio sociale (il film “Matti da slegare” è in parte ambientato a Cesano Boscone).
I laici entrano in numero massiccio nella struttura, affiancando le ancelle e le suore, che fino a questo momento sono state le vere protagoniste dello sviluppo dell’Opera, abbracciando ogni settore, dall’assistenza all’educazione, dalla cucina alla lavanderia.
Sul piano edilizio, nell’ultimo trentennio si creano infrastrutture a Cesano Boscone (laboratori maschili e femminili, il reparto San Vincenzo, la cucina centrale), vengono rinnovate le filiali di Regoledo di Perledo e Cocquio, la struttura di vacanza ad Andora mare e il servizio riabilitativo diurno ad Abbiategrasso.
Nel 1977 viene emanato il decreto legge n. 616: gli “enti inutili” (così vengono semplicemente definite, a priori, tutte le I.P.A.B. – Istituzioni Pubbliche di Assistenza e Beneficenza – come la Sacra Famiglia) vengono sottoposti ad un esame, al termine del quale possono essere soggetti a soppressione.
Sono quattro anni di vera e propria “ibernazione”, durante i quali la Direzione dell’Istituto ha soprattutto la preoccupazione di garantire il servizio e i posti di lavoro. Finalmente, nel 1981, viene approvato il decreto di “non assoggettabilità”: l’Istituto Sacra Famiglia resta vivo e mantiene la propria autonomia amministrativa e operativa. Il 1981 è anche l’anno dell’ingresso dei padri cappuccini nell’Istituto; l’attività religiosa viene distinta dalla gestione, nella linea espressa dall’allora Arcivescovo di Milano, il Cardinale Montini: “tentare di animare cristianamente un pubblico servizio”.

  
Dopo Mons. Rampi l’Istituto è presieduto da Mons. Attilio Nicora, il quale nel 1989 lascia la presidenza a Mons. Enrico Colombo.
Nel 1997 la Sacra Famiglia abbandona la veste giuridica pubblica di I.P.A.B. e assume quella privata di Fondazione Onlus (Organizzazione Non Lucrativa di Utilità Sociale).
Dopo oltre 100 anni di vita, oggi l’Istituto opera come centro di assistenza e riabilitazione accreditato in tre Regioni Italiane (Lombardia, Liguria e Piemonte), nelle sue 11 sedi.
La storia dell’Istituto è caratterizzata da una diversificazione e un decentramento graduale dei servizi:
• dagli anni ’70 sono notevolmente diminuiti gli utenti residenziali, a favore dello sviluppo dei centri diurni (uno ad Abbiategrasso, quattro a Cesano Boscone e uno per filiale), dei servizi ambulatoriali, domiciliari ed extramurali;
• sono nate due case famiglia a Milano, altre due sono di prossima apertura;
• dal 1999 l’Istituto gestisce il centro riabilitativo “La Marinella” di Pietra Ligure;
• nel 2000 ha inizio l’attività di due nuove strutture: un centro residenziale per giovani con handicap gravi a Fagnano di Gaggiano (MI) e un centro diurno integrato per anziani a Cesano Boscone.
Pur nella evoluzione organizzativa e strutturale, necessaria per rispondere in modo sempre più efficace ed efficiente ai bisogni delle persone, la Sacra Famiglia vuole mantenersi fedele ai valori originari dell’Opera, riassunti efficacemente nel motto “Super Omnia Charitas” (al di sopra di tutto la carità): occuparsi degli ultimi, dei più deboli, di quelli che non trovano collocazione nella società; offrire assistenza e riabilitazione alle persone affette da handicap psico-fisico grave e gravissimo.

nw047 (2006)

PER SAPERE DI PIU’

Pro-Mutis di Cremona


 

Newsletter della Storia dei Sordi n.47 del 7 giugno 2006