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Il genio negato. Giacomo Carbonieri psicolinguista sordomuto del XIX secolo

In questo volume – il secondo che appare nella Collana Cultura e Sordità, pubblicata dall’Editore Cantagalli di Siena e diretta dallo stesso Pigliacampo – si traccia un profilo della vita e delle attività di Giacomo Carbonieri, sordomuto modenese, nato nel 1814 e morto nel 1879, allievo del Provolo a Verona, presentato come «psicolinguista», evidentemente ante litteram, che «precedeva gli psicolinguisti dei sordi e soprattutto gli educatori», e «anticipa il (de) Saussure», avendo intuito che «il linguaggio e una cosa e la lingua un’altra».
Al saggio iniziale, che s’incentra in sostanza su una delle opere del Carbonieri: Osservazioni di Giacomo Carbonieri sordo-muto sopra l’opinione dei Signor Giovanni Gandolfi profèssore di Medicina legale nella R. Università di Modena intorno ai sordo-muti – pubblicata a Modena (Tipografia di Carlo Vincenzi) nel 1858 e dedicata alla memoria di Severino Fabriani – fa seguito la ristampa integrale, senza note aggiunte, della stessa opera.
A proposito di questo volume del Carbonieri, il nostro l’Autore si domanda «perché un libro così interessante è stato ‘nascosto’ per quasi un secolo e mezzo?», affermando che «la meditata lettura e la diffusione di queste pagine avrebbero senz’altro fatto un gran bene, non solo ai protagonisti, ma favorendo la conoscenza dei sordi, a tutti coloro che se ne occupavano sia sulle tematiche socio-psico-pedagogiche che linguistiche».
Sulla base di queste premesse si sostiene – in conclusione – che «l’emarginazione di Giacomo Carbonieri fu una condanna, una ‘punizione morale’ del bigottismo del tempo; non riconoscendo alle sue in intuizioni il ruolo scientifico, lo si estrometteva non solo dalla società scientifica di cui faceva parte il Gandolfi, ma anche dal contesto della comunità dei sordi, indicandolo soggetto immorale e, pertanto di cattivo esempio per i simili».
Non v’è dubbio che la controversia tra il Carbonieri e il Gandolfi è di grande interesse storico, e in ogni fatto del passato si possono trovare, nel bene e nel male, premonizioni di eventi di là da venire. Certamente il Carbonieri, nell’opporsi alle tesi del medico Gandolfi. invocò fatti e circostanze e citò autori degni di una maggiore attenzione. Il volume, comunque, assieme ad altre opere del Carbonieri, come la Biografia di D. Antonio Provolo, pubblicata nel 1864, si trova in diverse biblioteche specializzate, ed è probabile che il libro del Carbonieri più che «nascosto» sia stato ignorato o, più semplicemente, trascurato. Non ebbe l’attenzione che meritava nei tempi in cui fu scritto per la generale mancanza di un’elaborazione critica del problema esistenziale dei sordi, che solo in tempi recenti ha trovato una propria  via di maturazione e di espressione, e bene ha tatto il Pigliacampo a ricordarcelo e a fornirci un ulteriore strumento di studio e di riflessione. Si può anche dubitare che l’opera del Gandolfi a cui il Carbonieri si riferisce, un trattato di medicina legale pubblicato nel 1852 «in cui sono contenute una ventina di pagine sui sordomuti» abbia avuto una grande diffusione al di fuori della cerchia di studenti e di colleghi direttamente interessati ai suoi studi. Quello che avvenne al Carbonieri si ripeterebbe puntualmente anche oggi nei confronti di chiunque, estraneo al cenacolo degli addetti ai lavori, osasse attaccare l’autorità di un qualsiasi «barone», come il nostro Autore non esita a definire il Gandolfi, che sia «arroccato al vertice della disciplina insegnata». E possiamo solo augurarci che questa specie sia ormai estinta o in via d’estinzione.
Fonte: Enrico Cimino, in L’Educazione dei Sordi, Siena, 2000.

 


 

Un libro diverso dai soliti, questo di Renato Pigliacampo.
Un volume che apre squarci di luce sui grandi uomini sordi del passato, come Giacomo Carbonieri, psicolinguista sordo del XIX secolo, che con grande intuizione anticipa alcuni dei temi più moderni dell’educazione dei sordi: l’importanza del bilinguismo (italiano e lingua dei segni) nell’educazione dei bambini.
Una genialità negata, un uomo dimenticato e lasciato da parte a causa delle sue vicende personali di una figlia illegittima che in un ambiente clericale, come quello degli Istituti per sordi gestiti da sacerdoti e suore, non poteva che dare scandalo. E così in nome di un falso “perbenismo”, Giacomo Carbonieri e le sue idee vengono dimenticati dalla società, fino alla riscoperta di Renato Pigliacampo che con passione ed entusiasmo ripercorre il lungo dibattito culturale e scientifico che lo contrappone a Giovanni Gandolfi, luminare dell’Università di Modena e medico legale.
Una diatriba oggi attualissima perché proprio da pochi anni è iniziata la battaglia della comunità sorda per far sì che i sordi non vengano considerati “malati”, per dare pari dignità e opportunità a persone che hanno solo un deficit sensoriale.
Il testo è diviso in quattro capitoli: dalla storia della sopraffazione culturale e linguistica alle idee di Carbonieri sull’educazione; da Giacomo Carbonieri linguista alla genesi della psicolinguistica.
Vengono ripercorse le tappe fondamentali della sua vita e ritorna, come motivo ricorrente, la sua passione per la lettura. Nella vita di tutti i personaggi di spicco della comunità dei sordi c’è sempre questo filo comune che li unisce: un amore precoce per la lettura, che diventa affrancamento dall’handicap. C’è anche la difesa appassionata della lingua dei segni e dell’educazione bilingue, cioè l’esposizione all’italiano parlato e scritto e alla LIS.
Giacomo Carbonieri anticipa con grande lungimiranza le teorie psicolinguistiche dei nostri giorni; guarda alla persona sorda e all’educazione di questi bambini non in una prospettiva esclusivamente clinica, ma con un’ottica più ampia che tiene conto al di là del deficit della personalità, dell’intelligenza in un’ultima analisi della specificità della persona.
Il bambino sordo non è valutato solo in base alla sua capacità di comunicare verbalmente, ma viene visto nel suo insieme e di questo insieme fa parte la sua capacità di comunicazione in lingua dei segni, che è pur sempre una comunicazione.
Renato Pigliacampo si appassiona e si riconosce nelle idee di Carbonieri, per questo dalle pagine del volume traspare l’entusiasmo di una lotta ideologica per dare ai sordi la dignità di potersi riconoscere nella loro lingua, storia e cultura.
Il libro ha anche il grande pregio di riportare in versione originale gli scritti del genio negato.
La storia di Carbonieri stupirà gli udenti e farà sentire orgogliosi i sordi. Fonte: Simonetta Maragna, in Parole & Segni, 2001.


 

Pigliacampo R., Il genio negato. Giacomo Carbonieri psicolinguistista sordomuto del XIX secolo, Edizioni Cantagalli, Siena, 2000, pp. 144. Rc061 (2000)

PER SAPERE DI PIU’
Giacomo Carbonieri, Educatore Sordo

 

«La storia è testimonio dei tempi, luce della verità, vita della memoria, maestra della vita» (Cicerone)
«La storia non è utile perché in essa si legge il passato, ma perché vi si legge l’avvenire» (M.D’Azeglio)
«Bisogna ricordare il “passato” per costruire bene il “futuro”» (V.Ieralla)
Per qualsiasi segnalazione, rettifica, suggerimento, aggiornamento, inserimento dei nuovi dati o del curriculum vitae e storico nel mondo dei sordi, ecc. con la documentazione comprovata, scrivere a: info@storiadeisordi.it
“Storia dei Sordi. Di Tutto e di Tutti circa il mondo della Sordità”, ideato, fondato e diretto da Franco Zatini