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Interfacce per la comunicazione delle persone sorde (Newsletter della Storia dei Sordi n.70 del 7 luglio 2006)

Interfacce per la comunicazione delle persone sorde di Luca Bianchi. In questa rubrica pubblicherò settimanalmente l’indagine sulle telecomunicazioni in soggetti con deficit del canale uditivo, che è stata oggetto della mia tesi di Laurea presso l’Istituto delle Nuove Tecnologie per la Cognizione del CNR. La sordità è un oggetto di studio complesso, lontano da un semplice stereotipo di definizione clinica del deficit. Lo studio della sordità e della cultura sorda offre un approccio multidisciplinare: linguistico, psicologico, pedagogico, ergonomico, antropologico e sociologico.
Comincerò con un’introduzione generale sulla lingua, la storia, l’educazione, la cultura delle persone sorde, quindi analizzerò le tecnologie di comunicazione da loro utilizzate, e infine proporrò i risultati di un questionario somministrato ad un campione eterogeneo di sordi per età, sesso, grado di istruzione.
Scrivimi per qualsiasi informazione, commento, richiesta di approfondimento.
1. La condizione dei sordi
2. La comunicazione dei sordi
3. La comunicazione nell’era digitale: il passato
4. La comunicazione nell’era digitale: il presente
5. La comunicazione nell’era digitale: la ricerca
6. La comunicazione nell’era digitale: il futuro
7. Conclusioni
8. Bibliografia
1. La condizione dei sordi
Per handicap s’intende una condizione che mette un soggetto in una posizione sfavorevole rispetto ad altri, in conseguenza ad una menomazione o disabilità definita ‘deficit’.
E’ il deficit che limita il ruolo normale di quel soggetto.
E’ opportuno approfondire da subito la differenza tra deficit e handicap: “sono due facce della stessa realtà. Il primo rimanda all’aspetto fisico, il secondo all’aspetto sociale” (Mottez B., 1979). Nel nostro caso il deficit è l’udito, mentre l’handicap è l’insieme delle difficoltà che la persona sorda incontra nell’interagire con la società. Quindi una persona con un deficit grave, a causa di fattori individuali e sociali, può avere un handicap inferiore a quello di altri con deficit più lievi. Ad esempio se tutti conoscessimo il linguaggio dei segni (la lingua visivo-gestuale usata dalle persone sorde, si veda.2.2) l’handicap sarebbe quasi nullo per i sordi. La nostra è però una società verbale e chi non padroneggia il codice linguistico vocale è impossibilitato ad assumere ruoli di rilievo e si trova emarginato in qualsivoglia situazione sociale.
La rinnovata attenzione che si è sviluppata a livello socioculturale sul mondo dei sordi ha dato vita ad un dibattito sulla terminologia adottata per descrivere la condizione di sordità.
In realtà è molto semplice scegliere la parola adatta per definire quest’universo.
In questo articolo utilizziamo il termine sordo, comunità sorda, persona sorda, visto che i sordi nella vita quotidiana e nella letteratura da loro prodotta si autodefiniscono tali.
1.1 Che cosa significa essere sordi
Per udire normalmente l’intero apparato uditivo deve essere integro.
La sordità è stata suddivisa in quattro livelli in relazione alla perdita uditiva espressa in decibel:
LIEVE (con soglia tra 20 e 40 decibel)
MEDIA (con soglia tra 40 e 70 decibel)
GRAVE (con soglia tra 70 e 90 decibel)
PROFONDA (con soglia uguale o superiore a 90 decibel).
(La classificazione proviene dal Bureau Internationale d’Audiophpnologie.)
Nelle sordità gravi e profonde non c’è percezione della voce, neppure se si parla vicini e a voce molto alta, mentre è possibile la percezione delle vibrazioni per contatto corporeo o per risonanza e delle frequenze più basse (40-80 hz) o più alte (250-500 hz).
Una distinzione iniziale importante è tra chi nasce sordo, o in ogni modo perde l’udito entro i primi due anni di vita, e chi lo diventa successivamente. Quelli di cui si tratta in questo articolo sono i sordi appartenenti al primo gruppo, cioè coloro i quali non hanno avuto la possibilità di apprendere il linguaggio in modalità vocale per la mancanza del feedback acustico.
“Salvo rarissime eccezioni l’apparato fono-articolatorio dei bambini che nascono sordi è assolutamente integro, ma soprattutto integra è la loro ‘facoltà di linguaggio’ che semplicemente, in conseguenza del deficit acustico, non può entrare in funzione nello stesso modo in cui ciò avviene nei bambini udenti. Facoltà di linguaggio è quella facoltà che permette ad ogni neonato di imparare una lingua a patto di venir esposto ad essa.” (Caselli et al., 1994)
Il bambino ha bisogno degli stimoli ambientali per sviluppare le potenzialità della facoltà di linguaggio. Un bambino esposto al giapponese parlerà giapponese, uno esposto all’italiano parlerà italiano, ma come parlerà un bambino esposto ad un mondo silenzioso’
A questo punto si capisce quanto sia importante una diagnosi tempestiva per lo sviluppo della facoltà di linguaggio in un bambino sordo, perché le strutture della lingua vengono apprese facilmente nell’età che va dai 0 ai 4 anni. Una diagnosi precoce permette alla famiglia di comunicare in maniera efficace, aggirando il deficit, e di iniziare una terapia logopedica. Purtroppo “l’età media alla diagnosi in Italia è tra 19 e 36 mesi” (De Capua B., 1999), malgrado oggi sia possibile sospettare la sordità fin dal terzo giorno dopo la nascita.
Il ritardo nella diagnosi avviene o per impreparazione dei medici o spesso anche per la riluttanza dei familiari a cogliere dei segni che porterebbero alla necessità di affrontare un grande dolore.
L’handicap causato dalla sordità risulta invisibile ad un’osservazione superficiale e difficile da cogliere in tutte le sue problematiche, spesso si parla infatti della sordità come un handicap ‘nascosto’.
1.2 L’educazione dei sordi in Italia
Il primo ad affermare in modo esplicito che era possibile educare i sordi fu il medico italiano Girolamo Cardano (1501-1576) che sembra avesse anche elaborato un codice per l’insegnamento che purtroppo non sviluppò. Egli affermava:
“E’ necessario che chi è sordo impari a leggere e a scrivere, poiché lo può fare proprio come chi è cieco. E’ certo una cosa difficile ma possibile anche per chi sia nato sordo. In realtà noi abbiamo la possibilità di manifestare i nostri pensieri sia con le parole sia con i gesti”.
Prima di allora i sordi erano stati considerati semplicemente degli idioti e quindi non educabili. Nel periodo successivo solo i sordi figli di nobili riuscirono ad avere un istruzione tramite degli insegnanti privati. Nella seconda metà del settecento l’abate De l’Epée iniziò come precettore privato, ma arrivò ad aprire la prima scuola pubblica per sordi dando una grande diffusione al suo metodo di insegnamento.
Il metodo De l’Epée è basato su una lingua dei segni che egli rese convenzionale prendendo come base i segni che i suoi primi studenti usavano tra loro. Visto che il suo scopo era quello di insegnare la lingua francese aggiunse dei segni che identificavano le parti grammaticali, quindi mostrava il segno associato al referente o ad un disegno di questo e in ultimo con la parola francese scritta. Così procedendo dal concreto all’astratto riuscì a istruire parecchi sordi tant’è che nel 1785 il suo istituto contava circa 70 allievi e il suo metodo si stava diffondendo in tutta Europa e negli Stati Uniti.
Tra quelli che erano andati ad apprendere il metodo ‘francese’ c’era anche il prete italiano Tommaso Silvestri. Egli dopo sei mesi di studi da De l’Epée tornò a Roma dove aprì una scuola dal 1784 fino alla sua morte nel 1789. Scrisse un libro che fu pubblicato parzialmente solo 100 anni dopo la sua morte: “Sulla maniera di far parlare e d’istruire speditamente i sordi e muti dalla nascita”. Questo manoscritto è conservato presso l’Istituto Nazionale dei Sordi di via Nomentana a Roma.
L’esperienza del Silvestri non rimase isolata; dalla fine del 1700 al 1850 vennero aperti in Italia moltissimi istituti per sordi.
“Da allora la storia dei sordi si identifica in larga misura con quella delle istituzioni educative. E’ all’interno di queste che i sordi passano dieci anni della loro vita se non di più lontano dalle famiglie. Sul piano linguistico era anche il luogo dove la maggior parte di loro, non avendo genitori sordi, imparava la lingua dei segni”. (Caselli et al., 1994)
Un evento che ha diviso in due periodi distinti questa fase della storia dei sordi è stato il congresso di Milano nel 1880. Prima di questo congresso la lingua dei segni era utilizzata in quasi tutti gli istituti per sordi come sistema per dare all’individuo sordo una competenza linguistica di base, dalla quale partire per conseguire un’istruzione più approfondita vocale o scritta. “In questo periodo assistiamo ad una fioritura di opere scritte da persone sorde molto feconde, e anche all’inserimento di diversi illustri sordi insegnanti negli istituti per sordi, quali Carbonieri, Micheloni e Basso”. (Radutzki E., 1992)
Al contrario dopo il 1880 scompaiono le testimonianze dirette dei sordi e rimangono solo quelle degli educatori udenti. Nel congresso si deliberò la superiorità della parola articolata sui gesti dichiarando la supremazia del metodo orale per l’educazione dei sordomuti, cancellando improvvisamente tutte le esperienze precedenti che utilizzavano i segni e il metodo misto.
Nascevano appena allora l’audiologia e la fonologia che ponevano la professione medica in stretto rapporto col processo educativo, e il metodo oralista della scuola tedesca era considerato l’espressione scientifica di questo progresso; inoltre le associazioni dei sordi erano pronte ad accettare di buon grado il cambiamento dai vecchi metodi a quello ‘moderno e scientifico’, per ottenere in cambio un certo potere senza dover cedere completamente l’istruzione dei sordi ai medici.
Il metodo orale rientrava nel progetto generale di omogeneizzazione linguistica di un paese che cercava l’unità nazionale e la costituzione di un potere centrale anche attraverso la repressione delle minoranze “perseguendo l’idea che lingua e nazione fossero legate vicendevolmente in un rapporto di corrispondenza e di stretta unità”. (De Mauro T., 1993)
Infine anche il clero sostenne la scelta oralista facendone una questione religiosa: perché il sordo possa pregare e confessarsi deve saper parlare.
Nella realtà la lingua dei segni continuò ad essere usata nella vita di tutti i giorni dai sordi al di fuori delle aule scolastiche. Questa separazione portò ad una perdita di consapevolezza dei sordi stessi sul fatto che i ‘gesti’ costituissero una lingua paragonabile a quella verbale, permettendo così la supremazia dello status quo oralista e degli educatori udenti sui sordi per un lungo periodo.
Nel 1932 a Padova si riuscì ad organizzare un convegno di tutti i sordi che aderirono all’ordine del giorno di creare l’Ente Nazionale Sordomuti.
L’E.N.S., negli anni ’50, istituisce scuole superiori per sordi che stimolano l’intervento dello Stato costituendo i prodromi per un’istruzione laica dei sordi che culminerà negli anni ’70. La legge n.517 del 1977, in cui si decreta che ogni handicappato può essere inserito nella scuola pubblica, rappresenta un cambiamento radicale.
Attualmente le famiglie dei bambini sordi possono scegliere tra scuole speciali per sordi e scuole d’udenti; la maggior parte dei genitori opta per queste ultime perché preferisce avere i bambini a casa piuttosto che in un convitto e perché convinti che con l’inserimento nella scuola normale ottengano un’istruzione migliore. Nelle scuole per udenti il bambino sordo, anche se seguito per alcune ore da un insegnante di sostegno che tuttavia non sempre conosce la lingua dei segni, vive spesso una situazione d’isolamento non avendo nessun coetaneo sordo con cui incontrarsi, imparare od esercitarsi nella lingua dei segni. Avendo come unico modello quello udente la percezione del sé risulta inevitabilmente come quella di un soggetto diverso dagli altri con il conseguente bisogno di mascherare il deficit.
Secondo G. Jacobucci (1996), la legge n.517 del 1977 rappresenta un cambiamento di tattica del potere: dall’esclusione si passa alla normalizzazione. Dietro alla volontà di integrazione si nasconde un processo per cui il sordo è accettato a patto che assuma le forme della normalità costituita. Rendendo ‘l’altro’ uguale a sé, spogliandolo della sua identità, lasciandogli comunque un’etichetta di diversità legata al deficit, il ragazzo sordo si trova così in un limbo tra il normale e il diverso, l’integrato e l’escluso.
La 517, infatti, da una parte favorisce l’inserimento non organizzato nelle scuole normali, dall’altra addita le scuole speciali come una pericolosa autoesclusione con il risultato che queste sono piene dei casi più difficili: bambini plurihandicappati o con situazioni familiari complesse.
1.3. Metodi educativi
Gli ultimi quindici anni hanno visto la nascita di nuove concezioni pedagogiche ed educative. Oltre che dell’oralismo si è cominciato a parlare di educazione bilingue e del metodo bimodale.
Nell’ambito dei metodi oralisti ci sono diverse metodiche che hanno in comune la convinzione che il gesto uccide la parola e quindi non usano la lingua dei segni. Nel metodo orale oltre ad una protesizzazione immediata, il bambino è avviato precocemente alla lettura e alla scrittura dando molto peso al ruolo della famiglia, e in particolare della madre che per gran parte della giornata deve continuare col bambino gli esercizi del logopedista. Secondo Caselli et al. (1994) il limite di alcune metodologie esclusivamente oraliste è quello di privilegiare tra i molteplici aspetti del linguaggio solo quello articolatorio, puntando molto sull’articolazione e poco sulla comprensione, infatti lo stesso arricchimento lessicale è programmato in base alla difficoltà di pronuncia delle parole non tenendo in nessun conto il valore semantico. Appare legittimo sostenere che in questo modo la sordità è considerata solo in una prospettiva riabilitativa da un punto di vista clinico: diagnosi, grado di sordità, protesizzazione e logopedia. Si cerca con insistenza di ‘normalizzare’ il bambino sordo facendolo assomigliare al bambino normoudente: la questione più rilevante è che al bambino sia insegnato a parlare bene.
Anche il metodo bimodale condivide l’obiettivo che il bambino sordo raggiunga una competenza nella lingua parlata e scritta il più simile possibile ad un bambino udente; condivide invece con il metodo bilingue la convinzione dell’integrità della facoltà di linguaggio nel bambino sordo. Si utilizza la modalità visivo-gestuale ma con la sintassi identica all’italiano parlato.
Nell’educazione bilingue il bambino viene esposto alla lingua vocale e alla lingua dei segni in contesti separati o da due fonti diverse.
Nel caso del bambino sordo non si può parlare di bilinguismo simultaneo in quanto l”apprendimento della lingua parlata procede più lentamente di quello della lingua segnata. Il rapporto tra acquisizione della lingua dei segni e quello della lingua parlata può essere definito secondo Taeschner (1985) in termini di bilinguismo successivo. I bambini sordi possono in pratica acquisire prima la lingua dei segni e più tardi la lingua parlata e scritta divenendo quindi bilingui.
2. La comunicazione dei sordi
Un tratto comune a tutte le lingue dei segni, studiate sino a questo momento, è l’uso simultaneo di più canali e di diversi segnali espressivi nella produzione dell’atto comunicativo. Come vedremo i segni sono prodotti con le mani ma anche con diverse parti del corpo, con alterazioni dell’espressione facciale, della direzione e della postura del corpo. Tra le componenti non manuali si annoverano anche movimenti articolatori delle labbra e della bocca con diverse funzioni semantiche e sintattiche. Al contrario della gestualità cooverbale, effettuata nella comunicazione tra persone udenti, il grado di codificazione dei significanti che troviamo nelle lingue dei segni è molto elevato (Pizzuto E., 2002).
2.1. La dattilologia e la labiolettura
Con il termine dattilologia (da ‘dattilos’, dito e ‘logos’ discorso, studio) ci si riferisce all’alfabeto manuale a volte usato anche dagli udenti che non hanno avuto alcun contatto con le persone sorde; fondato su configurazioni statiche è uno dei mezzi di comunicazione visivo-gestuali più semplici. Consiste com’è noto nel formare con le dita e la mano le lettere dell’alfabeto.
Leroi-Gourhan (1977) fa notare come il perfezionamento del cervello nella storia dell’evoluzione animale vada di pari passo a quella della mano; nei mammiferi quanto più la mano è articolata tanto più è sviluppato il cervello.
E’ facile notare dalle illustrazioni dei vari linguaggi dei segni che si sono succeduti nella storia dei sordi, un’evoluzione nell’economia del gesto: si passa da lettere segnate con entrambe le mani, aventi come luoghi spaziali di esecuzione del segno diverse parti del corpo, all’alfabeto manuale ora in uso, caratterizzato dall’uso di una sola mano e dall’utilizzo esclusivo dello spazio neutro davanti al segnante come luogo di esecuzione.
Nei metodi didattici la dattilologia è indispensabile per rendere comprensibile un nuovo vocabolo, e affianca la labiolettura per la comunicazione di parole con un’impostazione fonatoria simile per lo spelling delle parole di lingue straniere.
La dattilologia ha un ruolo importante nell’italiano segnato esatto (ISE) usato nel metodo bimodale in quanto sostituisce tutte le parti grammaticali estranee alla Lingua Italiana dei Segni (LIS) (Piglicampo, 1998).
Nella LIS, invece, la dattilologia è scarsamente usata rispetto alle altre lingue dei segni. In particolare è usata per i nomi propri che non possiedono un segno specifico (cognomi, nomi di città e luoghi geografici) e per l’inizializzazione, cioè l’uso della prima lettera di una parola come configurazione del segno corrispondente alla parola.
Con la definizione labiolettura ci si riferisce alla tecnica di decodificare ed identificare i movimenti dell’apparato fonatorio e labiale della persona che comunica col sordo.
Il sordo può così riconoscere i movimenti labiali che formano una o più parole senza l’uso della voce dell’interlocutore. Secondo Pigliacampo (1998) la labiolettura deve tener conto dei seguenti problemi:
• basare l’istruzione del sordo esclusivamente sulla labiolettura, potrà significare anche stress ed umiliazione quando sarà costretto a comunicare con persone che non hanno pazienza o che possiedono una conformazione labiale che rende impossibile o complicata la comprensione dei fonemi;
• la comprensione del significante labioletto sulle labbra non implica la comprensione del significato della parola; il sordo fa ogni sforzo per decodificare i codici vocali emessi dalle labbra di chi parla, ma spesso gli sfugge il valore semantico degli stessi;
• gli interlocutori e in particolar modo gli insegnanti devono possedere un apparato labiobuccale normale. Dovranno imparare a parlare senza fretta né innervosirsi alle frequenti espressioni di incomprensione del sordo.
Parlare bene al sordo è molto difficile e gli insegnanti, i genitori o il logopedista, dovranno leggere loro stessi le labbra del sordo perché se non sono in grado di ‘labioleggere’ non sono neanche all’altezza di mostrare correttamente i fonemi sulle loro labbra.
2.2 Lingua dei segni italiana(LIS)
Le lingue dei segni sono lingue giovani e antiche allo stesso tempo. Antiche dal momento che sono da sempre usate dai sordi per comunicare, infatti, la modalità segnica è quella spontanea per le persone sorde, perché impegna i canali visivo-gestuali che sono privi di deficit. Giovani perché bisognerà attendere la fine degli anni cinquanta quando uno studioso americano, William Stokoe (1960), studiando l’American Sign Language (ASL), capì che le lingue dei segni hanno caratteristiche linguistiche analoghe a quelle delle lingue vocali.
In Italia lo studio della lingua italiana dei segni è cominciato alla fine degli anni settanta grazie a un gruppo di ricercatori del CNR, coordinati da Virginia Volterra. Per riassumere si tratta di una lingua antica che per secoli è stata trasmessa ‘oralmente’, priva della testimonianza di una letteratura e per alcuni periodi costretta ad una semiclandestinità, negli ultimi anni acquisisce lo status di lingua, s’inizia a studiarne la grammatica e la sintassi, escono i primi dizionari.
Le ricerche pubblicate da Volterra (1987) mostrano chiaramente che la lingua dei segni utilizzata dai sordi italiani non è un linguaggio, ma possiede le caratteristiche proprie di una vera lingua.
La presenza di precise regole morfologiche e sintattiche è una caratteristica importante che distingue una lingua dei segni da un linguaggio gestuale o da una pantomima.
Esiste un’articolazione sistematica, corrispondente all’articolazione fonologica della lingua vocale; è possibile dall’analisi dei segni individuare dei parametri formazionali, da cui nascono tutti i segni della lingua ed è inoltre possibile individuare un lessico, una morfologia, una sintassi.
Queste ricerche hanno portato alla scoperta di quattro parametri fondamentali nell’articolazione dei gesti nella LIS:
• il luogo dello spazio dove viene eseguito il segno;
• la configurazione delle mani nell’eseguire il segno;
• l’orientamento del palmo e delle dita assunto dalle mani;
• il movimento della mano nell’eseguire il segno.
“Come nella lingua verbale due fonemi si dicono distinti e significativi se esistono almeno due parole che cambiano di significato al variare dei due suoni (ad esempio, /pasta/, /basta/ si differenziano solo per uno dei fonemi che le compongono: /p/ e /b/ rispettivamente), così si dice che due parametri sono distinti se si individuano due segni con diversi significati che si distinguono solo per una caratteristica: il luogo di esecuzione, la configurazione, l’orientamento o il movimento”. (Caselli et al., 1994).
Quindi al variare di uno dei parametri distintivi della lingua dei segni, varia il significante del segno che si vuole esprimere. Questa suddivisione è stata imprescindibile per una corretta tassonomia del patrimonio lessicale della LIS
All’inizio degli anni novanta sono stati pubblicati tre dizionari relativi alla LIS. L’uscita di queste pubblicazioni, dovuta al desiderio dei sordi italiani di diffondere questa lingua e degli udenti di impararla nei corsi che intanto si tenevano in varie città italiane, ha contribuito ad evolvere il processo d’istituzionalizzazione della LIS.
Il Dizionario bilingue elementare della lingua dei segni italiana a cura di E.Radutsky (1992) è senz’altro la più imponente di queste opere.
Presenta più di 2.500 segni e per ciascuna voce è riportata la rappresentazione grafica, la trascrizione del segno relativa ai parametri fondamentali, la traduzione in italiano, alcune frasi esplicative del contesto, sinonimi in segni, varianti fonologiche, aree geografiche di reperimento dei segni.

Figura 1: Esempio di voce del dizionario a cura di E.Radutsky (1992)
1. Disegno; 2. Trascrizione; 3. Numero di identificazione; 4. Traduzione/i in italiano 5. Frasi esplicative del contesto; 6. Sinonimi in segni; 7. Varianti fonologiche; 8. Categorie grammaticali; 9. Aree geografiche di reperimento del segno; 10. Annotazioni varie.

Questo lavoro è esplicativo della complessità nell’operare un interfacciamento tra due lingue veicolate in due modalità differenti.
Analizziamo gli elementi morfologici e sintattici della LIS per vedere se e come questi influenzano l’italiano scritto dei sordi.
I SOSTANTIVI nella LIS non hanno differenze di genere. Per quanto riguarda il numero è necessario distinguerli in due classi:
• i sostantivi che hanno come luogo di articolazione un punto del corpo del segnante: aggiungono al segno nominale un segno avverbiale che esprime molteplicità.
• i sostantivi che hanno come luogo di articolazione lo spazio neutro: il segno viene ripetuto modificando il luogo di articolazione.

FIGURA 2: TANTI/E
Esempio di voce del Dizionario bilingue elementare della lingua dei segni italiana a cura di E.Radutsky (1992)

FIGURA 3: MOLLETTE
Esempio di voce del Dizionario bilingue elementare della lingua dei segni italiana a cura di E.Radutsky (1992)

Per quanto riguarda i VERBI possiamo distinguere tre classi:
• i verbi che hanno come luogo d’articolazione il corpo del segnante. Si coniugano cambiando il pronome personale e lasciando il verbo immutato: io imparare, tu imparare, lui/lei imparare ecc.
• i verbi che hanno come luogo d’articolazione lo spazio neutro e sono caratterizzati da un movimento tra due punti d’articolazione. Questi verbi, invece, possono essere flessi tralasciando il pronome personale e modificando il movimento che esprime il segno verbale. Ad esempio se la frase è ‘io ti regalo’, il segno muove dal corpo del segnante a quello dell’interlocutore viceversa per la frase ‘tu mi regali’.
• i verbi che hanno sempre come luogo d’articolazione lo spazio neutro ma hanno un solo punto d’articolazione. Anche questi verbi sono flessivi, in questo caso cambia il luogo d’articolazione del segno.
Per quanto riguarda gli aspetti temporali non esistono nella LIS i tempi dei verbi come nelle lingue vocali. Per indicare che un’azione è avvenuta nel passato ed è terminata, si usa aggiungere al segno del verbo il segno ‘fatto’ ad esempio ‘bere + fatto’ è uguale a bevuto.
In generale esiste una linea del tempo convenzionale che va dalla spalla dell’insegnante verso l’interlocutore; la collocazione del segno in punti diversi di questa linea indica la maggiore vicinanza o lontananza nel tempo dell’azione espressa dal verbo (Cameracanna e Corazza, 1989, Corazza e Pizzuto, 1992).
Come nel caso di alcune lingue vocali, nella LIS non esistono gli ARTICOLI e il verbo ‘essere’ come ausiliare. Non esistono, inoltre, segni specifici per le PREPOSIZIONI che sono espresse in altri modi.
Passando alla sintassi, per esprimere una frase interrogativa vengono utilizzate particolari espressioni facciali e movimenti del corpo: sollevamento delle sopracciglia e spostamento della testa e delle spalle in avanti.
L’aspetto sintattico della LIS più indagato è quello dell’ordine dei segni nella frase. Secondo Laudanna e Volterra (1991), nelle lingue dei segni ci si distacca dall’ordine lineare SVO proporzionalmente alla presenza di alcuni meccanismi tipici delle lingue segnate quali: le variazioni spaziali nel posizionamento e orientamento dei segni, la direzione o l’ampiezza del movimento. Sembra poi che la lingua parlata e la lingua dei segni presentino una serie di analogie: pur avendo regole specifiche ben distinte, le relazioni tra gli elementi della frase vengono espresse sia dall’ordine sia da altre strategie caratteristiche della modalità espressiva.
Ecco la testimonianza di un ricercatore udente alle prese con l’apprendimento della LIS: “Avvezzi ad una modulazione tonale più che ‘corporea’, la vera difficoltà nel renderci intellegibili la trovammo proprio nel dover ‘sciogliere i nostri corpi, le nostre espressioni, le nostre posture. Mi trovai ben presto a dover ‘modulare’ le espressioni del volto assumendo, circa il contesto della frase, atteggiamenti di domanda, di confusione, di stupore, in sostanza di ‘accompagnare’ con il viso le mani segnanti cercando di rendere più chiaro ed interessante il concetto da esprimere” (Perretti A., 1996).
Si può affermare che la modalità visivo-gestuale influenza lo stabilirsi di alcune regole linguistiche basate su strategie di tipo sia semantico sia percettivo.
3. La comunicazione nell’era digitale: il passato
Grazie al dispositivo telefonico per sordi (DTS) viene finalmente abbattuta la barriera che impediva alle persone sorde l’accesso alle telecomunicazioni di massa; sebbene il DTS rappresentasse un punto di rottura con l’isolamento comunicativo vissuto dai sordi nel passato, questo strumento presentava ancora vari inconvenienti.
3.1 DTS (dispositivo telefonico per sordi)
Che cosa è un DTS?
E’ un dispositivo che consente ai sordi di accedere alle telecomunicazioni. Un’interfaccia idonea alla comunicazione a distanza di persone con deficit uditivo. Il DTS è formato semplicemente da una tastiera alfanumerica e da un display a cristalli liquidi che permette di leggere due righe alla volta.
Con questa macchina si può comunicare attraverso la rete telefonica con altri utenti in possesso di DTS componendo le parole come usando una macchina da scrivere. I caratteri digitati sulla tastiera sono trasformati in impulsi elettrici e, dopo essere stati trasmessi attraverso la rete telefonica, vengono rimodulati in formato digitale sullo schermo del DTS ricevente.
Il primo DTS italiano era della SIP, che nel 1985 (Tamburini, 1991) ne realizzò un modello nell’ambito dei progetti denominati’ Telefonia per il Sociale’. Molto ingombrante e costoso, disponibile solo a noleggio, poco pubblicizzato, sparì velocemente dalla circolazione. Malgrado fosse un’interfaccia rivoluzionaria per le persone sorde, la proverbiale capacità decisionale del settore pubblico italiano riuscì a ritardare l’avvento di questa tecnologia di alcuni anni.
Successivamente il DTS fu incluso nel nomenclatore tariffario delle protesi fornite gratuitamente a tutti i “titolari di minorazione” e iniziò a divenire d’uso comune tra i sordi italiani. La prima ditta fornitrice di DTS fu l’ANSAFONE. Il modello iniziale accettava solo cornette Siemens e presentava numerosi inconvenienti. Solo nel 1995 con l’Ecotron 03N la tecnologia è diventata un’interfaccia sufficientemente usabile con l’aggiunta di un lampeggiatore che avvisa delle chiamate in arrivo usando la modalità visiva, di una rubrica telefonica, di una presa scarter per la stampante, di una presa diretta per la linea telefonica.
Il limite principale del DTS era però quello dell’esigua diffusione al di fuori del mondo dei sordi e dunque della sua inefficacia nella comunicazione tra sordi e udenti, e tra sordi e istituzioni pubbliche o enti privati che quasi mai hanno avuto la sensibilità di dotarsi di una linea con DTS.
Negli Stati Uniti le comunicazioni telefoniche tra sordi iniziano già dalla fine degli anni sessanta, con un apparecchio originariamente composto da una telescrivente e da un telefono interconnessi. Da qui il nome di TTY. Negli Stati Uniti esiste una legge che obbliga tutti gli enti pubblici e le società private a dotarsi di TTY. Prendendo d’esempio l’esperienza USA, che già da tempo avevano istituito dei “Telecommunication Relay Services”, formati da un DTS, un telefono, due linee telefoniche e un operatore udente, a partire dalla fine del 1993 Orgoglio Sordo lo propose nella città di Torino ribattezzandolo “Servizio Ponte”.
Il principio è semplice (Castelli, 1997):
• il sordo telefona al servizio e dà all’operatore il numero di telefono dell’udente con cui vuole comunicare;
• l’operatore usando un altra linea telefonica, chiama l’udente;
• l’operatore legge i messaggi che appaiono sul DTS e li ripete a voce testualmente (così come sono scritti) all’interlocutore udente;
• l’operatore ascolta i messaggi inviati a voce dall’interlocutore udente (così come vengono detti) e li trasmette fedelmente al DTS;
• l’operatore non spiega, non riferisce, non conferma, non dà chiarimenti, non aiuta la comprensione dei messaggi reciproci: l’operatore legge e ripete a voce ciò che ha letto, ascolta e ripete per iscritto ciò che ha sentito. L’operatore è legato al segreto professionale.
E’ palese l’inadeguatezza di un’interfaccia che richieda l’intervento di un mediatore umano per il suo funzionamento, il pensiero va inevitabilmente alle centraliniste dei vecchi telefoni a manovella. Attualmente il servizio ponte è stato adottato sul territorio nazionale soltanto a livello comunale da alcune amministrazioni cittadine più sensibili al diritto all’accessibilità dei sordi alle telecomunicazioni.
Il pregio maggiore del DTS è di essere un’interfaccia semplice con un’elevata facilità d’uso.
I limiti che il DTS ha avuto in Italia sono sostanzialmente tre: diffusione circoscritta al mondo dei sordi, scarsa usabilità dell’interfaccia come dispositivo mobile, incompatibilità con altri modem e fax.
Il DTS è uno strumento progettato esclusivamente per i sordi come ci indica chiaramente il nome: dispositivo telefonico per sordi. Nessuno ha riflettuto sulla possibilità che la comunicazione digitale scritta potesse essere un’applicazione interessante anche per gli udenti. Oggi sappiamo che questo non è vero: l’ultimo modello per la telefonia fissa lanciato dalla Telecom, Sirio 2000, è dotato di una piccola tastiera per scrivere SMS, pubblicizzata come la principale attrattiva di questo telefono, che sembra così un parente stretto del DTS.
Gli alti costi dei DTS ne hanno limitato gli acquisti da parte di quegli udenti, parenti o amici dei sordi che non potendo usufruire delle agevolazioni garantite ai sordi dalla legge, devono pagare la tariffa intera.
Il DTS è pesante, scomodo da trasportare, dotato di batterie con scarsa autonomia. Le cabine telefoniche raramente sono dotate di una mensola sulla quale appoggiare il DTS. Tutte barriere che rendono veramente difficoltoso l’uso del DTS come telefonia mobile.
Infine il limite dell’incompatibilità con gli standard degli altri modem o fax, è la condizione senza la quale il DTS non ha nessun margine di sviluppo, infatti, il protocollo di comunicazione usato finora non corrisponde pienamente a nessun protocollo standard largamente usato.
A settembre 2001 al congresso organizzato a Roma per il cinquantesimo anno dalla fondazione della World Federation of the Deaf, è stato presentato dalla Tectel un nuovo modello di DTS (DTS@T10) con due novità sostanziali: la dotazione dello standard V.18 (standard di comunicazione che permette la comunicazione dei DTS con i modem dei PC), e la convergenza di varie tecnologie in un unico dispositivo.
Questo prodotto è quindi un dispositivo multi standard che permette di comunicare con tutti i DTS nei differenti standard di comunicazione, a questo si aggiunge la possibilità di inviare SMS, inviare e ricevere fax, collegarsi ad internet e quindi inviare e ricevere e-mail. Il prodotto è un’interfaccia ben studiata per superare i limiti dei vecchi DTS e per sfruttare le potenzialità delle nuove tecnologie, agevolato nell’interazione da uno schermo ‘touch screen’. Il software sembra abbastanza semplice e questo è un punto molto importante per garantire un’impressione di continuità con i vecchi DTS piuttosto che assomigliare ad un mini-computer, un’interfaccia troppo complessa che renderebbe i consumatori sordi molto più diffidenti.
Il mese dopo su una rivista di soluzioni tecnologiche per uffici, Office Magazine n°15 del 2001, abbiamo letto la recensione di un webphone della Olivetti praticamente identico al DTS@T10 tranne che per il software. Subito ci siamo chiesti come si fosse sviluppata la vicenda: l’Olivetti ha preso dalla Tectel o viceversa? Contattata la Tectel abbiamo avuto una conferma alle nostre ipotesi: il DTS è un caso ulteriore in cui è confermata la tesi secondo la quale gli adattamenti introdotti nelle tecnologie per i soggetti con deficit, anticipano nuove soluzioni a vantaggio di tutti e indicano sfumature che di solito sfuggono o che altrimenti sarebbe impossibile individuare.
4. La comunicazione nell’era digitale: il presente
4.1 Consistenza del fenomeno short message service
Lo Short Messagge Service non ha più bisogno di presentazioni. Il suo successo, in crescita esponenziale, è indiscusso. Il fenomeno della messaggistica su cellulare ormai non è più circoscritto, come poco tempo fa, alla sola utenza giovanile ma si è allargato alla maggior parte della clientela GSM nel mondo. Mentre i servizi multimediali stentano a decollare a causa delle difficoltà incontrate nel lancio dei Wap e della telefonia 2.5 e 3G, gli SMS sono ancora molto amati dagli utenti e sembra che proprio dalla loro evoluzione verrà un vitale impulso al Mobile Internet.
La Gran Bretagna si trova all’avanguardia dal punto di vista del riconoscimento della comunità sorda quale importante gruppo di utenti SMS. Secondo l’edizione di BBC Online, non ci sono cifre ufficiali per quantificare con precisione il numero delle persone britanniche (circa 8 milioni e 700 mila), afflitte da sordità o problemi di udito, abituate a comunicare con i cellulari ma l’adozione in continua crescita di questa tecnologia ha certamente contribuito al raggiungimento di un volume di traffico, di tutti gli utenti, superiore al miliardo di SMS al mese. Il fenomeno dimostra come gruppi di persone possono ‘impossessarsi’ di una tecnologia che inizialmente non era stata progettata per loro e adattarla alle proprie necessità. La grande diffusione dei telefonini permette inoltre alle persone con questo deficit di poterne fare uso senza attirare l’attenzione, evitando così di rimarcare la loro condizione di disabili. C’è un problema di costi, ma ora ,come ha puntualizzato Lisa Watch (portavoce del Istituto Reale per i Sordi), le cose stanno cambiando. Gli operatori di telecomunicazione e i produttori di cellulari si sono resi conto del fenomeno e stanno lanciando pacchetti tariffari, particolarmente economici, destinati proprio alle persone con gravi problemi di udito.
Anche l’Ente Nazionale Sordi si sta muovendo in questo senso, finora con risultati non soddisfacenti.
L’interazione di domanda e risposta per iscritto tipica degli SMS è una nuova possibilità per i sordi: infatti gli SMS riproducono per iscritto lo stile colloquiale del linguaggio verbale che era finora in larga misura estraneo alle persone sorde (Chiappini et al., 1992).
Se questa interazione era già possibile con il DTS, la comunicazione di SMS essendo diffusa sia tra sordi che tra udenti, favorisce maggiormente l’interscambio del patrimonio linguistico.
4.2 Videotelefono: una tecnologia fallimentare?
E’ dall’inizio degli anni novanta che si sente parlare del videotelefono come di un’interfaccia ideale per la comunicazione a distanza dei sordi. In effetti la tecnologia in questione ha tutte le caratteristiche per permettere la comunicazione in modalità visivo-gestuale; la comunicazione diretta tra le persone sorde e quindi un’espressione nella lingua naturale del sordo (Quattrone, 2000).
Se fino a qualche anno fa la velocità di trasmissione e l’intellegibilità dell’immagine non erano ancora tali da consentire pienamente la conversazione tra persone sorde, oggi, per la prima volta nella storia di questi apparecchi, la fluidità e la definizione dell’immagine trasmessa si sono rivelati sufficienti sia per la lettura labiale sia per il linguaggio gestuale.
La lettura labiale è da sempre una delle prove più difficili da superare per questi apparecchi, in quanto sia un numero insufficiente di fotogrammi al secondo, sia la scarsa nitidezza data da una bassa risoluzione, causa l’impossibilità di comprensione da parte del sordo. Gli apparecchi dell’ultima generazione utilizzano entrambi i canali messi a disposizione dalla linea ISDN (in pratica vengono effettuate due telefonate contemporaneamente) la quale consente di inviare 128kb di dati al secondo. Inoltre il video viene trasmesso assieme all’audio in formato compresso, secondo un protocollo standard (H320) che garantisce la compatibilità con un vasto numero di apparecchi differenti per particolari prestazioni (da un semplice videotelefono ad un sistema di videoconferenza con telecamere automatiche a controllo vocale). Tale protocollo, oltre a trasmettere dati compressi, ripartisce la banda in base alle esigenze, ovvero in modo ‘intelligente’. Se ad esempio si sta trasmettendo l’immagine di un oratore e tutto lo sfondo è fisso, viene trasmessa solo la parte di immagine che ha subito una modificazione cioè la parte raffigurante il volto, senza inviare i dati relativi allo sfondo. Questo si traduce in un miglioramento della fluidità e della definizione dell’immagine, in particolare delle labbra che sono la parte dell’immagine che maggiormente ci interessa.
Compreso che il videotelefono è una interfaccia matura e tecnologicamente adeguata alla comunicazione delle persone sorde (e udenti) appare lecito chiedersi il perché della sua scarsa diffusione. Per comprendere correttamente questa situazione, molto significativa a livello epistemologico, dobbiamo tenere presente che la competizione tra tecnologie non avviene solamente con la sostituzione del vecchio con il nuovo ma anche mediante la contrapposizione di tecnologie alternative. Anche se il videotelefono è un’interfaccia che offre prestazioni migliori, dal punto di vista di un pubblico sordo, sconta il ritardo nella velocità di trasmissione rispetto alle tecnologie che trasmettono scrittura digitale. Com’è noto, per veicolare un’immagine digitale è necessaria una quantità immensamente maggiore di bit rispetto ad un file di testo. Questo ritardo produce anche uno svantaggio di natura economica. Infatti il videotelefono rimane una tecnologia molto costosa.
Anche se è ragionevole prevedere una notevole riduzione nel costo, il videotelefono ha poche carte vincenti per imporsi e compensare il prezzo più elevato, se l’indice di gradimento dei consumatori sordi verso le tecnologie testuali digitali rimarrà ad un livello soddisfacente.
4.3 Convergenze tra l’italiano scritto dai sordi e la scrittura digitale
L’italiano scritto dai sordi porta a delineare una tipologia di comunicazione nuova, sia nell’ottica di una seconda lingua di madrelingua privi di scrittura (un caso simile è quello dei Rom che hanno il Romanè come L1 priva di scrittura e l’italiano come L2) sia come vedremo più avanti nell’incontro con la scrittura digitale.
La scrittura può essere una valida alternativa nelle situazioni di difficoltà della lettura labiale; nelle società occidentali la cultura viene trasmessa attraverso la lingua scritta, non sorprende quindi che la competenza nell’italiano parlato e scritto assuma una rilevanza prioritaria nell’educazione del sordo.
L’Italiano è una lingua complessa con una grammatica ricca di regole ed eccezioni. Alle difficoltà legate al ritardo dell’esposizione alla lingua verbale si deve aggiungere che il bambino udente apprende anche grazie alla memoria uditiva mentre al bambino sordo bisogna insegnare esplicitando qualsiasi regola. Ad esempio un udente non direbbe mai “io uscio”, perché la sua memoria uditiva glielo impedisce, mentre ad un sordo bisogna insegnare che il verbo uscire è irregolare e il presente è “io esco”. (Greco A., 1996)
L’analisi degli errori di sordi adulti e adolescenti italiani (Veronesi et al., 1986) ha individuato dei gruppi definiti di errori ricorrenti:
• uso degli articoli
• omissione e sostituzione dei pronomi
• uso delle preposizioni
• errori nelle concordanze dei verbi
• omissione degli ausiliari.
4.4 La scrittura digitale
Si pensa che i sordi non affrontino volentieri la scrittura e la lettura di un testo, ma le pratiche di scrittura nel mondo dei sordi sono state raramente oggetti di studio. La prima ricerca sulla scrittura nella vita quotidiana dei sordi risale a Maxwell (1985) il quale ha costatato che nei sordi con genitori udenti la scrittura era poco usata rispetto alle famiglie con genitori sordi dove la scrittura era usata prevalentemente per le comunicazioni personali. Successivamente è stato condotto un altro studio analizzando degli scritti prodotti da studenti sordi americani e tedeschi (Albertini 1993). E’ emerso, contrariamente allo studio di Maxwell, che la pratica di lasciare messaggi scritti per comunicazioni personali era diffusa in tutti i soggetti indipendentemente dallo stato di sordità dei genitori. Inoltre veniva rilevato che l’uso espressivo della scrittura al contrario di quello strumentale o sociale era scarsamente presente con percentuali ancora più basse tra i sordi figli di genitori sordi.
Per la prima volta si osservò che quasi tutti i soggetti possedevano e usavano il DTS.
La logopedista Sandra Beronesi (1993) nell’arco temporale di cinque mesi ha compiuto telefonate con frequenza bisettimanale tra lei e tre soggetti sordi, da cui ha tratto le seguenti conclusioni:
• nella scrittura usata dai sordi con il DTS non ci sono progettualità e pianificazione anticipate, che sono invece presenti nei testi scritti da parte di normoudenti;
• c’è la possibilità di avere una verifica immediata dell’efficacia della comunicazione, i due interlocutori possono, come quando si parla, ripetere e modificare i propri enunciati per meglio chiarire all’altro il significato del proprio messaggio;
• infine c’è un susseguirsi nel tempo di simboli grafici, come nella lingua parlata c’è quello dei fonemi.
A differenza della lingua parlata, con il DTS è possibile determinare unilateralmente il tempo di lettura. Poiché il segnale è mantenuto stabile sul display, a discrezione dell’utente, prima dell’invio della risposta. Quindi nella scrittura con DTS è usata una varietà di lingua scritta che può essere considerata a metà strada tra la lingua parlata e quella scritta vera e propria.
Per lo specifico della situazione italiana molte informazioni possono essere tratte da un’indagine sulle tecnologie visive per lo sviluppo comunicativo dei sordi (Fattori 1994-1995). Condotta su un campione di 82 soggetti sordi, 41 studenti delle superiori e 41 adulti frequentanti un circolo dell’Ente Nazionale Sordomuti, lo studio sarà utilizzato come confronto a livello diacronico su determinati quesiti nella nostra ricerca.
5. La comunicazione nell’era digitale: la ricerca
La comunicazione digitale scritta dei sordi
Come discusso nei capitoli precedenti, le nuove tecnologie della comunicazione possono permettere a chi manca del canale uditivo di ricevere il messaggio comunicativo attraverso il canale visivo, favorendone così il diritto alla comunicazione e lo sviluppo linguistico e cognitivo.
A questo punto è doveroso chiedersi: qual è l’opinione dei sordi in merito a questi strumenti? Come e quanto li utilizzano? Queste tecnologie sono realmente efficaci?
Per rispondere a queste domande, abbiamo deciso di dividere la popolazione sorda in due categorie: sordi e sordi multimediali. I sordi multimediali si distinguono dall’altra categoria per il possesso di un cellulare e di un computer con un accesso alla rete (con uso frequente) .
Abbiamo quindi formulato le seguenti ipotesi da verificare poi con un questionario:
Attitudine e fruizione delle tecnologie digitali
Si può pensare che i sordi abbiano verso la scrittura digitale un atteggiamento positivo, date le caratteristiche di minore formalità e rigidità semantica e sintattica rispetto alla lingua verbale scritta; i sordi multimediali e quelli con una precoce alfabetizzazione informatica in misura maggiore degli altri.
DTS
Si può ritenere che l’uso del DTS sia esclusivo della casa o del posto di lavoro con una comunicazione orientata unicamente verso altre persone sorde.
Inoltre si ritiene il DTS una tecnologia sempre meno usata; un indicatore di quest’asserzione potrebbe essere l’analisi dei dati del possesso del DTS incrociati con la variabile “età” e la comparazione sordi-sordi multimediali con i giudizi sul DTS.
SMS
Per quanto riguarda gli SMS si può supporre che questa sia la tecnologia dominante, diffusa tra la maggioranza dei sordi e con un consumo degli SMS molto elevato, in particolare tra i giovanissimi.
Si pensa che l’utilizzo sia rivolto anche verso le persone udenti e caratterizzato da una molteplicità di occasioni d’uso.
Web
Si può correttamente pensare che il computer sia utilizzato dai sordi più istruiti, che vi sia un evidente gap generazionale nell’utilizzo delle chat-line e in misura minore della posta elettronica, che internet sia usata principalmente per divertimento o informazione.
Inoltre si ritiene che la comunicazione via chat sia utilizzata indifferentemente verso sordi ed udenti.
5.1 Costruzione e somministrazione del questionario
Per esaminare queste ipotesi generali abbiamo costruito un questionario da somministrare ad un campione eterogeneo di sordi per età, sesso, grado di istruzione.
Si è cercato di costruire uno strumento che permettesse di verificare le ipotesi ma che fosse anche adatto ad un pubblico sordo. A tal fine si sono utilizzate le informazioni sulla difficoltà di lettura e scrittura dei sordi, in particolare si è scelto di:
• utilizzare frasi brevi evitando proposizioni subordinate;
• limitarsi ad un lessico semplice;
• servirsi prevalentemente di domande chiuse;
• suddividere il questionario in più parti, evidenziando l’argomento all’inizio di ogni sezione;
• non eccedere con il numero di quesiti.
La versione definitiva del questionario si trova in Appendice D. Questa è risultata composta da 30 domande più la richiesta di scrivere la propria e-mail.
Il questionario è stato presentato insieme ad una sintetica introduzione che spiegava brevemente chi eravamo e lo scopo dell’indagine (Vedi Appendice D).
Gli Item sono apparsi raggruppati in 5 sezioni principali: Dati generali, Nuove tecnologie, DTS, SMS, Web.
I Sezione: La prima sezione comprendeva 8 domande e riguardava i dati personali dei soggetti: sesso, età, titolo di studio, professione, parentela con altri sordi, grado ed insorgenza della sordità, conoscenza della LIS. Queste informazioni sono state trattate come variabili indipendenti con cui incrociare le risposte alle altre domande.
II Sezione: Le domande 9-15 riguardavano il possesso e l’utilizzo delle nuove tecnologie, il gradimento nello scrivere e la facilità di lettura di alcune interfacce comunicative. La propensione alle telecomunicazioni e alla multimedialità.
III-IV-V Sezione: Le ultime 3 sezioni riguardavano in ordine: DTS, SMS, Web. Per ogni tecnologia era richiesto: il luogo o l’occasione di utilizzo, la natura degli interlocutori (sordi, udenti o entrambi), la quantità giornaliera di consumo del medium.
Inoltre in ogni sezione erano previste una o due domande ad hoc per ogni specifica tecnologia.
Per avere la possibilità di un confronto diacronico alcune domande sono state proposte in modo da poter essere confrontate con l’unica ricerca specifica sulle nuove tecnologie ed i sordi, condotta da Fattori nel 1994-95. Le 8 domande da verificare diacronicamente saranno analizzate in un’apposita tabella.
Il questionario si è dimostrato adatto a controllare le ipotesi di ricerca, nonostante non sia esente da imprecisioni metodologiche di cui parleremo più avanti. Abbiamo somministrato il questionario durante i festeggiamenti per l’anniversario della Word Federation of the Deaf .
Il questionario è stato sottoposto esclusivamente a sordi italiani.
Per diminuire il ‘ rumore ‘ nella comunicazione con i soggetti sordi ci siamo avvalsi dell’aiuto di due collaboratori sordi segnanti che somministravano personalmente i questionari sotto la nostra supervisione. Si è utilizzata la tecnica definita da Manganelli Rattizzi (1990). Questa tecnica, nonostante esponga l’intervistatore al rischio di suggerire le risposte, ha permesso alla fascia dei sordi con meno competenza nella lingua italiana scritta di compilare il questionario. Le difficoltà dei sordi nel leggere e nello scrivere avrebbero potuto essere di ostacolo nella ricerca, per questo abbiamo intervistato i soggetti singolarmente, in alcuni casi provvedendo personalmente alla compilazione dopo aver tradotto la domanda e le risposte. Questi accorgimenti richiedono un tempo rilevante ma consentono di guadagnare molto in correttezza della ricerca e disponibilità dei soggetti sordi a partecipare.
Contemporaneamente si è pensato, coerentemente con l’argomento della ricerca, di servirsi delle nuove tecnologie proponendo on-line il questionario, incrementando così il numero dei sordi multimediali che hanno risposto al questionario, essendo questi il target più importante per confermare le nostre ipotesi. Si è perciò costruito un sito web con un database che si aggiorna automaticamente
Per una ricerca mirata ad un target specifico di persone, la tecnica del questionario on-line ha rivelato numerosi pregi. Infatti, dopo il lavoro iniziale di programmazzione e l’opportuna publicizzazione del sito nei luoghi telematici frequentati dal target, l’operazione non prevede alcuno sforzo aggiuntivo. Quindi è ottimamente sostenibile anche da chi scarseggia in risorse umane e finanziarie. Il questionario è rimasto on line per tutto il 2002.
5.2 Il campione
Oltre ai 51 sordi che avevano compilato il questionario cartaceo, al 01/03/2002 avevano riempito il questionario on-line 19 soggetti formando così un campione di 70 individui.
L’età del campione varia dai 19 ai 61 anni con un età media di 39 anni. Il campione non risulta però perfettamente distribuito a causa dell’assenza dei giovanissimi, fattore che non ci consente di verificare tutte le nostre ipotesi.
Il sesso degli 82 soggetti risulta al 59% maschile e 41% femminile, quindi leggermente sbilanciato verso il sesso maschile.
Il 9% del campione (6 soggetti) ha dichiarato di possedere la licenza elementare, il 26% ha frequentato le scuole medie inferiori (18 soggetti), il 47% le scuole superiori (33 soggetti) e ben il 13 % di possedere la laurea. Verificando l’elevato numero di laureati ci siamo resi conto di alcuni fattori che hanno contribuito ad elevare la percentuale di questa categoria: innanzitutto il pubblico della WDF è un pubblico colto, interessato a tematiche di attualità; inoltre la percentuale di laureati del 26% tra quelli che hanno risposto on-line contribuisce ad elevare la media generale di laureati in tutto il campione.
La variabile lavoro risulta dominata da un 29% di impiegati pubblici e da un 21% di impiegati privati, che sommate indicano che metà del campione lavora come impiegato. Il 14% sono studenti, il 10% operai, il 6% disoccupati ed il rimanente 20% svolge altri lavori.
Alla domanda ‘hai parenti sordi?’ ha risposto nessuno il 56% del campione, padre o madre il 19%, fratelli o sorelle il 29% e altri parenti il 9%.
L’analisi del grado e dell’insorgenza della sordità ci indicano un elevata percentuale (87%) di sordi gravi o profondi e di sordi prelinguali (90%). Inoltre solo il 10% dichiara di non conoscere la LIS. Se consideriamo queste percentuali come indicatori di appartenenza alla categoria di sordi facenti parte della comunità sorda possiamo ritenerci soddisfatti della rappresentatività del campione in base alle ipotesi formulate.
5.3 Risultati e osservazioni
Tutti i risultati ottenuti con l’analisi della frequenza, le medie empiriche e la statistica del Chi-quadro sono riportate in appendice .
Di seguito verranno illustrati i risultati significativi in relazione alle ipotesi di lavoro.
ITEM 9 : Nel presente o nel passato hai usato videogiochi?
A questa domanda era possibile assegnare un valore da 1 a 5 (poco/molto). Il 64% degli intervistati ha risposto 1 o 2 e solo il 19% 4 o 5 affermando quindi una scarsa fruizione dei videogiochi, che volevano essere adottati come indicatore di una confidenza con la multimedialità.Dagli incroci con le variabili indipendenti emerge che coloro i quali hanno risposto 4 o 5 si differenziano solo in relazione al sesso. Dalla frequenza si deduce che i maschi hanno giocato con i videogiochi più delle femmine. Un altro dato interessante è che i sordi multimediali hanno una frequenza empirica doppia rispetto alla frequenza attesa.
ITEM 10 : Quale tipo di telefono utilizzi più spesso?
A questa domanda era possibile assegnare risposte multiple. Il dato più evidente è che il 94% dei sordi indica tra le preferenze anche il telefono cellulare. Confermando l’ipotesi di una netta predominanza del cellulare rispetto a tutte le altre tecnologie.
Nell’analisi incrociata con le variabili indipendenti emerge che riguardo l’utilizzo del DTS e del Fax la fascia di sordi sopra i 40 anni ha una frequenza empirica doppia rispetto a quella attesa nell’ipotesi di indipendenza delle variabili (p>0,005). Inoltre si registra un elevato utilizzo del DTS tra gli impiegati privati (Vedi item 16). Al contrario l’uso del DTS è molto limitato tra gli studenti, mentre tra i giovani sotto i 30 anni si nota un uso del fax estremamente limitato (l2=44.108 p>0,005).

Confrontando i dati della tab.A10 si deduce che i fax ed il DTS, sostanzialmente tengono quota, cala invece l’uso del telefono fisso a causa del ‘boom telefonino’ che non era ancora presente nel 94/95.
ITEM 11 : Metti una croce sugli strumenti che usi o possiedi.
Il dato eccezionale è che la metà dei sordi intervistati possiede o usa tutte le tecnologie elencate tra le risposte: DTS, telefonino,computer, internet e fax. In più il 100% dei sordi che possiede il computer ha anche l’accesso ad internet; i sordi informatizzati dimostrano di aver compreso appieno le potenzialità di questo nuovo medium.
Dagli incroci con le variabili indipendenti risulta che il DTS è usato o posseduto meno dai maschi rispetto alle femmine (p>0,005) , viene confermato l’utilizzo frequente del fax per una fascia di età sopra i 50 anni (l2=23,92 p>0,005).

In confronto al 94-95 c’è stato un’iperbole nella fruizione di tecnologie, oltre al solito imporsi assoluto del cellulare rileviamo un aumento generale nell’utilizzo di tutti gli strumenti.
ITEM 12 : Ti piace più scrivere

Le tecnologie di comunicazione asincrona (SMS ed E-mail) sono le preferite dai sordi per quanto riguarda la scrittura.Tra i sordi che hanno espresso queste preferenze predomina la fascia di età tra i 30 ed i 40 anni. Mentre dai 40 ai 60 anni si rileva un uso delle tecnologie analogiche (lettera e fax) doppio rispetto a quello atteso.
Per quanto riguarda la variabile sesso, le donne si distinguono per il gradimento del DTS (p=0,04) e anche delle chat-line con un picco tra le donne tra i 20 ed i 30 anni (p=0.05). I sordi multimediali sono correlati maggiormente con SMS e chat-line.
Si tratta dunque di dati che potrebbero confermare l’ipotesi secondo cui i sordi abbiano verso la scrittura digitale un atteggiamento positivo, probabilmente per le caratteristiche di minore formalità e rigidità semantica e sintattica rispetto alla lingua verbale scritta. I giovani in misura maggiore degli anziani.
ITEM 13 : E’ più facile leggere

Il 9% degli intervistati ha risposto barrando tutte le risposte insieme, questo dimostra che forse la domanda doveva essere posta in maniera diversa, probabilmente alcuni hanno interpretato la domanda come: sei in grado di leggere.
Comunque dagli incroci si evince che ad apprezzare i sottotitoli sono soprattutto gli over 40, i sordi multimediali apprezzano particolarmente chat (p=0,025) ed e-mail (p=0.005) fattore che da un ulteriore appoggio alla nostra ipotesi sulla preferenza verso la scrittura digitale dei sordi multimediali.
Per quanto riguarda le e-mail anche la categoria degli impiegati pubblici la apprezza particolarmente.
ITEM 14: Quante ore al giorno guardi i sottotitoli?
Le risposte sono state divise in 4 classi

La media della fruizione giornaliera di sottotitoli televisivi è di 2h13m. Coloro che guardano i sottotitoli per più di tre ore tendono a dichiarare di leggerli facilmente.
ITEM 15 Ti piace telefonare?
Questa domanda era stata inserita per verificare se le difficoltà dei sordi nella comunicazione a distanza incidessero sul gradimento del mezzo telefonico, solo il 26% ha risposto poco (1 o 2 nella scala di Likert) dimostrando quanto sia importante la spinta alla comunicazione. Il fatto di apprezzare la comunicazione telefonica non sembra avere correlazioni con alcuna delle variabili indipendenti.
ITEM 16 : Dove usi il DTS?

Si può ritenere confermata l’ipotesi che l’uso del DTS sia esclusivo della casa o del posto di lavoro. Da notare una differenza di genere, che si ripete anche nell’analisi di altre domande; tra quelli che hanno risposto di non usare mai il DTS il 90% sono uomini, mentre le donne affermano di utilizzare il DTS soprattutto nella propria abitazione.
Un altro dato interessante è quello sugli impiegati privati, si rileva una frequenza doppia rispetto a quella attesa nel posto di lavoro.
Appare lecito affermare (vedi anche item10) che le aziende private sono state più sensibili nell’agevolare la comunicazione dei propri dipendenti sordi.
ITEM 17 : Con chi utilizzi di più il DTS?
I dati confermano l’ipotesi che la fruizione del DTS abbia una comunicazione orientata principalmente verso altre persone sorde.
Il 59% del campione afferma di utilizzare il DTS esclusivamente con persone sorde contro il 36% che l’utilizza con sordi ed udenti.
ITEM 18 : In quali occasioni utilizzi il DTS?

Per quanto riguarda la categoria divertimento sono soprattutto le donne e gli studenti ad utilizzarlo in questo senso.Mentre la categoria famiglia registra un picco per i sordi di età compresa tra i 41 ed i 50 anni.
ITEM 19: All’incirca quante telefonate fai con il DTS ogni giorno?
Le risposte sono state suddivise in 4 categorie:

Tab.A19

Tab.A19

Meno di 1

1-2

3-5

+5

Freq.%

26

20

26

28

Chi ha dichiarato di utilizzare il DTS meno di una volta al giorno è all’89% maschio, di converso nelle categori 3-5 e più di 5 il 63% è femmina con un picco del 84% nella classe 3-5 considerata singolarmente.
ITEM 20 : Secondo te il DTS è uno strumento superato?
Qui si ha la conferma definitiva delle differenze di genere nella fruizione del DTS, infatti tra coloro che sostengono l’attualità del DTS come strumento di comunicazione la percentuale delle femmine è del 73% mentre tra i sostenitori dell’arretratezza del DTS il 71% è maschio. Anche i dati dell’incrocio con la variabile titolo di studio segnalano una forbice tra il 72% dei laureati che risponde si e il % dei possessori di licenza elementare che dichiara ‘non so’.
ITEM 21 : Tu con chi utilizzi di più il telefonino?
Il 19% dichiara di utilizzare il telefonino solo tra sordi mentre l’81% con sordi e udenti.Aumentando il grado di istruzione aumenta la tendenza a comunicare anche con gli udenti. Nessuno ha risposto di comunicare solo con gli udenti.
ITEM 22 : In quali occasioni utilizzi più il telefonino?
Tab.A18
Tab.A18 Lavoro Divertimento Famiglia Emergenza Altro
Freq.% 49 56 56 34 10

Tab.a18
Tab.A18  Lavoro Diverti-mento Studio  Emergenza  Informa-zione Altro

 

 Freq.% 46 19 28 4 36 19

Tutti gli under 20 hanno risposto di utilizzare il telefonino anche per divertimento mentre solo il 14% degli over 50 ha scelto questa categoria che in generale è inversamente proporzionale al crescere dell’età. La tendenza opposta si verifica per la categoria famiglia.
ITEM 23 : All’incirca quanti messaggi mandi o ricevi ogni giorno?
Le risposte sono state suddivise in 5 categorie:

Tab.A23
Tab.A23 0 1-5 6-10 11-20 +20
Freq.% 1 21 30 23 24

La media di 15,9 SMS inviati o ricevuti al giorno supera tutte le statistiche sui consumatori udenti.
I sordi multimediali sono l’89% di quelli che inviano più di 20 SMS al giorno. Anche qui le donne si dimostrano più comunicative dei maschi ed i giovani più degli anziani.
ITEM 24 : Quanto è facile scrivere col telefonino?
Il cellulare sembra essere un’interfaccia molto usabile secondo l’opinione dei sordi: l’80% assegna 5, il valore massimo della scala proposta, mentre solo l’1% risponde 1 o 2.
ITEM 25 : Con chi utilizzi di più internet?
Solo una persona ha dichiarato di utilizzare internet con gli udenti contro il 14% che l’utilizza solo tra sordi e il 70% con sordi ed udenti, i rimanenti non l’utilizzano mai. Tra quelli che comunicano solo tra sordi il 90% sono uomini, mentre tra coloro che comunicano con sordi ed udenti l’82% sono sordi multimediali.
ITEM 26 : In quali occasioni utilizzi internet?
La categoria ‘Altro’ comprende il 14% che non utilizza mai internet.

Tab.a18
Tab.A18  Lavoro Diverti-mento Studio  Emergenza  Informa-zione Altro

 

 Freq.% 46 19 28 4 36 19

Le prime due categorie: Lavoro e Divertimento sono composte rispettivamente per l’84% e il 92% da sordi multimediali.
Le donne in rete prediligono l’informazione. Il numero delle preferenze accordate alla categoria Studio cresce proporzionalmente al livello di istruzione.
ITEM 27: Ti piace chattare?
Per quanto riguarda il genere la chat è l’unico mezzo di comunicazione in cui si registra un’inversione di tendenza. Qui sono i maschi ad essere entusiasti della chat con un 81% di preferenze nel grado più alto di gradimento della scala proposta (da 1 a 5). Le donne assegnano principalmente valori intermedi. Si rileva nel consumo delle chat un’altra forbice per quanto riguarda l’età, tendenzialmente il gradimento aumenta con il diminuire degli anni dei soggetti. Da notare anche la divergenza di consumo tra impiegati: i pubblici hanno una percentuale rilevata del 48% nel livello 5 contro una percentuale attesa del 29%, di converso gli impiegati privati nel grado più basso di gradimento hanno una percentuale empirica del 53%, ben al di sopra del 21% atteso.
ITEM 28 : All’incirca quante ore stai connesso ogni giorno?
La media di tutto il campione è 125 minuti al giorno, 148 minuti è la media tra gli utenti di internet.
Le risposte sono state suddivise in 3 categorie:

Tab.A28
Tab.A28 Non uso – 1 1-2 +2
Freq.% 16 17  34 34

Tra quelli che hanno risposto di stare connessi più di 2 ore il 92% sono sordi multimediali.
ITEM 29 : E’ facile comunicare via chat?

Tab.A29
Tab.a29 Non risponde 1 2 3 4 5
Freq.% 15 14 3 23 19 26

Anche le risposte a questa domanda attestano un’attitudine particolare dei sordi multimediali verso le tecnologie di comunicazione digitale scritta, tra quelli che hanno indicato un gradimento massimo della chat l’84% appartenevano ai ‘multimediali’.
ITEM 30 : Quanti messaggi di posta elettronica mandi o ricevi ogni giorno?
Le risposte sono state suddivise in 5 classi:

Tab.A29
Tab.A29 Non risponde Nessuno 1-2 3-5 6-10 +10
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La Media di tutto il campione è di 13 e-mail al giorno, mentre la media sugli utenti internet è 16 e-mail al giorno.
6. La comunicazione nell’era digitale: il futuro
La sordità è un oggetto di studio complesso, lontano da un semplice stereotipo di definizione clinica del deficit. Lo studio della sordità e della cultura sorda offre un approccio multidisciplinare: linguistico, psicologico, pedagogico, ergonomico, antropologico e sociologico, per citare solo alcune delle macro-aree che questo studio ha toccato.
Scegliendo di occuparci delle telecomunicazioni in soggetti con deficit del canale uditivo abbiamo osservato che queste tecnologie possono permettere a chi manca del canale uditivo di ricevere il messaggio comunicativo attraverso il canale visivo, favorendone così il diritto alla comunicazione, lo sviluppo linguistico e cognitivo, la minimizzazione dell’handicap.
A livello mondiale è in corso un cambiamento sul metodo da utilizzare per rendere la tecnologia accessibile alle persone disabili. Da un approccio pensato sull’adattamento dei calcolatori, macchine, servizi in modo da renderli utilizzabili dalle persone disabili, si fa strada l’ipotesi che questi debbano essere progettati fin dall’inizio in modo da essere usabili per tutti i potenziali utenti.
Si è scelto di approfondire il discorso su gli SMS perché è la nuova tecnologia più diffusa e utilizzata dalla popolazione sorda. Abbiamo descritto le principali caratteristiche di un fenomeno tuttora in evoluzione ed in via d’assestamento, cercando di superare il dualismo oralità-scrittura ed introducendo il concetto di multimodalità.
Viste le probabili cause dell’attuale fallimento del videotelefono e analizzato le peculiarità del diffondersi delle chat-line nella comunicazione sincrona, abbiamo concluso con una webgrafia ragionata del mondo sordo.
Si è pensato poi di costruire un questionario da somministrare ad un campione eterogeneo di sordi per età, sesso, grado d’istruzione.
Coerentemente con l’argomento della ricerca si è cercato di servirsi delle nuove tecnologie proponendo, oltre che su supporto cartaceo, anche una versione on-line del questionario. Dopo aver costruito un sito web abbiamo optato per creare un database che si aggiornasse automaticamente anziché ricevere i questionari via e-mail e riempire manualmente il database. Per una ricerca mirata ad un target specifico di persone, la tecnica del questionario on-line ha rivelato numerosi pregi. Infatti dopo il lavoro iniziale di programmazione e l’opportuna pubblicizzazione del sito nei luoghi telematici frequentati dal target, l’operazione non prevede alcuno sforzo aggiuntivo. Quindi è ottimamente sostenibile anche da chi scarseggia in risorse umane e finanziarie. Il questionario così rimarrà on line per tutto il 2002 avendo in tal modo la possibilità di incrementare i dati della ricerca.
Riguardo al nostro target specifico abbiamo avuto il vantaggio che le caratteristiche di brevità, semplicità, schematizzazione, necessarie per la comunicazione verbale, diretta ad un pubblico sordo, ben si accompagnano al medium internet. Oltre alla conferma di alcune ipotesi di ricerca formulate, questo lavoro ci ha lasciato la convinzione che studiare le nuove tecnologie con le persone sorde ci permette di approfondire e migliorare aspetti delle tecnologie stesse: adottare il loro punto di vista, la loro modalità d’accesso alle conoscenze, c’insegna a conoscere aspetti della realtà che abitualmente ci sfuggono, aiutandoci a scoprire soluzioni che non avremmo potuto scorgere altrimenti.
7. Conclusioni
Indubbiamente le tecnologie della telecomunicazione si sono rivelate particolarmente benefiche per i sordi. Esse hanno contribuito a ridurre l’handicap comunicativo che affliggeva i sordi da lunghissimo tempo. Inoltre con l’evoluzione delle interfacce digitali si è assistito ad un aumento dell’interscambio comunicativo tra comunità dei sordi ed udenti. Queste ipotesi sono sostanzialmente confermate dai dati della nostra ricerca.

Da questi dati possiamo dedurre che la comunità sorda è molto ben delineata, sono quasi inesistenti i sordi che comunicano principalmente con interlocutori udenti, quindi che non frequentano altri sordi. Potrebbe sorprendere quel 14% di sordi che via web comunica principalmente con altri sordi, se non si tenesse conto che il medium internet tende a sviluppare il senso di community per fidelizzare gli utenti. Questo probabilmente avviene anche nei luoghi virtuali frequentati da un pubblico sordo.
Possiamo osservare come gli interlocutori dei sordi nelle telecomunicazioni, malgrado una percentuale alta di sordi che comunicano principalmente con altri membri della comunità, sono in maggioranza sia sordi che udenti. Gli SMS sembrano la tecnologia più adeguata per abbattere le barriere comunicative.
Ragionando a livello diacronico, possiamo affermare che fino alla prima metà degli anni Novanta lo scenario delle tecnologie di telecomunicazione fruite dai sordi era sostanzialmente di questo tipo:

  
Anche secondo la nostra ricerca il DTS e il fax egemoni nel passato perdono terreno nei confronti di altre tecnologie; specialmente tra i giovani questo fenomeno è molto evidente.
Attualmente, con la diffusione dei personal computer e dei telefonini siamo passati ad un altro modello telecomunicativo:

La fotografia del presente è ancora più frammentata se osserviamo il fenomeno al di là della situazione italiana. A livello mondiale, infatti, la situazione è molto variegata: i sordi austrialiani preferiscono il videotelefono, negli Stati Uniti è senza dubbio il web ad essere la tecnologia egemone, in Canada si sono diffusi principalmente i pagers, mentre come sappiamo in Europa il telefonino ha avuto un successo strepitoso.
Un altro fattore di frammentazione è la molteplicità degli standard comunicativi adottati nei vari paesi: dalle videoconferenze ai telefonini nei vari paesi vengono utilizzati diversi protocolli di comunicazione.
Diversi segnali ci indicano che è in atto un inversione di rotta verso una maggiore convergenza tra le diverse tecnologie di telecomunicazione.
Con la promozione del v.18, standard di comunicazione che permette anche l’interconnessione dei DTS con i modem, proposto dalla International Telecommunication Union, si è compresa l’importanza di adeguarsi ad un protocollo globale per aumentare la fluidità delle comunicazioni.
Anche il diffondersi del ‘universal design’ o ‘design for all’ può essere letto nella prospettiva di produrre tecnologie tese a colmare gap anziché a produrne di nuovi.
Che cosa ci riserverà il futuro?

 

La terza generazione di telefonia mobile (UMTS) ha tutte le potenzialità per essere il perno su cui sviluppare una convergenza globale nelle telecomunicazioni. La società “NttDoCoMo” una consociata della giapponese “Nippon Telegraph and Telephone” ha già realizzato un prototipo di telefono cellulare che può leggere il labiale e convertirlo in parole o in un messaggio di testo. Presto, cioè, vedrà la luce del mercato il primo modello al mondo di telefono cellulare capace di leggere le labbra e di trasformare il labiale in discorso o in testo. Gli ingegneri hanno già creato un prototipo e sperano che il modello si possa produrre in serie entro i prossimi cinque anni. Il nuovo telefono leggi-labbra funziona attraverso alcuni sensori piazzati vicino al microfono che rilevano segnali elettrici convertendoli in parole o, se si preferisce, in un messaggio di testo da inviare con la posta elettronica.
Con le possibilità offerte dall’enorme capacità di trasmissione dati della telefonia di terza generazione per la comunicazione dei sordi si aprono nuove e stimolanti prospettive.
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Fonte: www.webxtutti.it (2003) nw070 (2006)


 Newsletter della Storia dei Sordi n.70 del 7 luglio 2006