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Alessandro Volta e i Sordomuti.

Il grande scienzato Alessandro Volta (Como 1745-1827), fisico, autodidattica, fu di sviluppo piuttosto tardivo che precoce. A quattro anni compiuti non aveva ancora l’uso della sua favella.
Ed e appunto perciò che egli si preoccupò di vedere se non gli fosse possibile applicare l’elettricità a scopo curativo.

E volle vedere se non potesse a suo mezzo ridare l’udito ai sordi. E fu proprio il Volta che per il primo diede l’esempio in Como adoperando la pila per rendere ad una sordomuta l’udito ottenendo qualche risultato  come si rileva dalla lettera che qui sotto trascrivo, lettera diretta al suo amico e collega il prof. Luigi Brugnatelli sopra l’applicazione dell’elettricista ai sordomuti dalla nascita. Questa lettera è stata stampata nell’edizione di Firenze e ristampata ora nel volume secondo dell’edizione nazionale delle opere del Volta (Milano 1923). E’ però conosciuta tranne che dagli studiosi in materia.

“Vi scrissi già che le tante dettagliate relazioni di sordomuti, a cui è stato dato l’udito con l’applicazione del mio apparato elettro-motore singolarmente a “Tever” (Città della Vetafalia, e capitale del Teverland è signoria appartenente allo zar di Moscovita) per opera e del metodo giudiziosamente immaginato di un certo Sprenger, erano più che sufficienti a mostrare anche ai più creduli, che la cosa non è sprezzabile, e che merita almeno, che si provi da altri. Ho voluto dunque ancor io accingersi a tali prove, sebbene nodrissi più dubbi, che speranze, e già da giorni 15, adopero un metodo simile a quello di Sprenger sopra una giovinetta sorda dalla nascita, dell’età di circa 15 anni, che trovasi qui in Como in un Conservatorio di povere zitelle”.

“Non posso dire di aver avuto finora un gran successo; ma però non può negarsi, che la paziente ha acquistato il senso dell’udito a segno di marcare varii suoni anche non molto forti, e distanza di alcuni piedi. Si cominciò ad accorgersi, che sentiva qualche cosa al principio del terzo giorno, cioè dopo aver la giovane subito da 8 o 9 operazioni della durata ciascuna di 10 minuti a cadaun orecchio, in cui si fan succedere le scosse ad ogni minuto secondo. In tutti i consecutivi giorni si osservano dè progressi ma piccoli. E’ curioso, che i suoni ottusi e cupi sono quelli ch’ella sente meglio; e i primi che ha potuto sentire, quali sono il battere sopra una scatola di legno vuota, o delle mani fra loto (cosa osservata nelle esperienze fatte a “Tever”, e riferita nella descrizione delle medesime”; da alcuni giorni sente anche gli altri suoni, di varii stromenti, cioè di musica, di un campanello, ecc., e la voce umana; ma come pare molto oscuramente, confondendo spesso un suono coll’altro. Io continuerò per altri 15 giorni ad elettrizzare l’uno e altro orecchio coll’istesso metodo, cioè con applicare alternative l’estremità di un filo metallico, che forma un bottoncino e che procede dall’estremità positiva dell’apparato per un minuto al tragus, per due al meato esterno, e per un altro minuto dietro l’orecchio intorno al processo gastroenemio , e portandovi frequenti scosse mediante il toccamento ad ogni minuto secondo dell’estremità negativa con un cannone metallico impugnato della mano umida sinistra quando si opera sull’orecchio dritto, e viceversa; e ciò quattro volte almeno per giorno. Continuerò, dico fino a compiere un mese di prove, che è il tempo più lungo impiegato da Sprenger alla guarigione dei sordi più difficili… Dubito, che la mia paziente possa giungere a ben distinguere le voci articolate.

Ella ha veramente acquistato qualche cosa: non sentiva punto i suoni più forti da nessuno degli orecchi, ora sente i discretamente forti singolarmente all’orecchio dritto; ma siamo ben lontani da quella finezza di udito che si ricerca per ben sentire la voce umana poco alzata e distinguere l’articolazione delle parole, come si richiede per imparar a parlare: che se anche potessimo giungere fino a questa finezza e perfezione di udito, chi sa se e quanto durerà, giacché siamo informati dalle stesse relazioni delle prodigiose cure successe in Germania, che parecchi sono ricaduti nella primiera sordità dopo qualche tempo; non tutti però; ma degli altri non sappiamo ancora se molti o pochi, o qualcuno dei già sordo muti, abbia poi imparato a parlare: giacché dopo il mese di giugno (1802) non ho più relazione come siano andate le cose, e fino allora non potevano ancora i guariti aver appresso il linguaggio.

“Mi si dice che a Parigi nell’Istituto dei sordo muti si siano intraprese da qualche tempo le esperienze; ma non so con qual metodo, né con qual esito.

Ne sapete voi qualche cosa? In Germania, ove si sono fatti i tentativi in tanti luoghi, da tanti da tanti ed ove si sono pubblicate tante relazioni e opere stimabili intorno all’applicazione del Galvanismo, o come aman meglio di chiamarla elettricità metallico, si decantano varie altre guarigioni di debilità di vista e fin di gotta serena, di membri paralizzati, ecc., ma ciò che è curioso è che alcuni, oltre l’udito, hanno acquistato anche il senso dell’odorato, di cui erano affato privi e ciò col solo elettrizzare gli orecchi col metodo indicato”.

Come si vede dunque dalla parte di lettera da noi riprodotta, il grande Volta desiderava di tutto cuore di contribuire alla rivalorizzazione dei sordomuti.
E noi dobbiamo ricordare questo desiderio e questi suoi nobili se non fortunati tentativi. Ed il senso della nostra gratitudine verso la di lui memoria.
C.S. ps066 1927 agg. (1988) 


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