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Sordità e minori: centrale il ruolo dei genitori nel trattamento audiofonologico (Newsletter della Storia dei Sordi n.382 del 17 dicembre 2007)

Sordità e minori: centrale il ruolo dei genitori nel trattamento
Parla Pietro Maragno, logopedista del Centro audiofonologico della provincia di Venezia. ’”Per la famiglia occorre un counseling che preveda sostegno psicologico e aiuto per l’educazione del bambino”
VENEZIA – C’è consenso unanime sul fatto che la diagnosi precoce sia la strada da percorrere per intervenire nei casi di bambini sordi. Lo asserisce Edoardo Arslan e lo ribadisce Pietro Maragno, del Centro audiofonologico della Provincia di Venezia. A questa considerazione, però, il logopedista ne aggiunge un’altra: il ruolo dei genitori è centrale nel trattamento.

“L’intervento con il bambino sordo va attuato possibilmente fin dalla nascita o comunque nei primissimi mesi di vita e va effettuato contemporaneamente dalle strutture predisposte e dalla famiglia” spiega l’esperto nella sua relazione in vista del convegno di domani a Venezia “La volontà di comunicare”. E aggiunge: “Il bambino sordo non potendo udire la lingua parlata non può imitare i suoni dell’ambiente in cui vive, quindi non è stimolato a ripetere uno schema motorio per produrre un determinato suono, e, di conseguenza, non può comunicare con coloro che lo circondano” mettendo a rischio le potenzialità linguistiche, a meno che non si intervenga in modo tempestivo. Ma come si deve intervenire? L’azione dev’essere di due tipi: globale da un lato, specifica dall’altro. “L’intervento globale considera gli aspetti emotivo-affettivi, cognitivi, comportamentali, educativi – continua l’esperto -, mentre quello specifico riguarda la specificità della disabilità sensoriale uditiva e la conseguenza di tale limitazione nell’acquisizione del linguaggio verbale. La nostra finalità è certamente l’integrazione del bambino sordo nel mondo degli udenti, ma nel rispetto delle sue necessità e della sua personalità”.

Compito del logopedista, dunque, è l’educazione alla “parola”, intesa nel senso ampio di “sviluppo della capacità percettiva, educazione all’ascolto, maturazione della comprensione e dell’universo cognitivo, motivazione alla produzione verbale, capacità di interagire comunicando consapevolmente con l’ambiente”.

Per quanto riguarda i genitori, inoltre, spesso la sordità oltre a essere inaspettata è anche una disabilità ignota: “Gli aspetti importanti da far loro presente sono che tale disabilità è un handicap sociale della comunicazione, molto meno visibile di altri handicap, che il loro bambino non comunicherà facilmente o comunque non in modo convenzionale e quindi si dovrà intervenire in maniera specifica. Bisogna far loro capire che dovranno acquisire consapevolezza e stimolare adeguatamente le potenzialità intellettive e affettive del loro bambino. Un concreto counseling familiare deve prevedere un sostegno psicologico, approfondite e ripetute informazioni sulla sordità, sulle conseguenze, sulla protesizzazione, sulle condotte educative”. (Giorgia Gay)

Diagnosi precoce della sordità: strumento valido per ripristinare l’udito
Protesi e impianti cocleari sono solo il passo successivo all’emersione del problema. Sempre più decisivo lo screening neonatale. Questi i temi al centro del seminario “La volontà di comunicare” a Venezia

VENEZIA – L’innovazione tecnologica degli ultimi anni ha fatto così tanti passi in avanti che tra venti o trent”anni la sordità potrà essere praticamente abbattuta. Ma bisogna continuare a lavorare nell’ottica della diagnosi precoce, unico strumento che permette di intervenire tempestivamente per ripristinare le capacità uditive. Questo il messaggio che Edoardo Arslan, direttore del Servizio di audiologia e foniatria dell’Università di Padova, aveva riferito già lo scorso mese di giugno in un convegno a Padova. Messaggio ribadito nel corso del seminario “La volontà di comunicare: per conoscere e approfondire alcuni aspetti legati alla sordità”, che si è svolto nei giorni scorsi nella sala del consiglio provinciale a Ca’ Corner.

“Le tecnologie come le protesi e gli impianti cocleari hanno portato, negli ultimi 15 anni, grandi miglioramenti. Tuttavia esiste un problema gestionale dato dal fatto che il cervello di un bambino attraversa uno stato plastico nei primissimi anni di vita, fino ai 3 anni. È entro questo limite di tempo che bisogna intervenire, nel caso di difficoltà uditive, per ripristinare la funzionalità”. In questo senso è la diagnosi ad avere un ruolo di primo piano: le strutture sanitarie devono essere in grado di evidenziare eventuali problemi del bambino nei primi anni di vita. “In Veneto mi sembra che le strutture siano piuttosto sensibili e attente a questo aspetto – è il commento di Arslan -, anche perché è molto diffusa l’abitudine a fare screening neonatali”.

Le protesi e gli impianti sono il passo successivo all’emersione del problema: fatta la diagnosi del livello di sordità si procede alla predisposizione della protesi che, come ricorda Arslan, “per il bambino diventa presto come una parte del proprio corpo”. E aggiunge che adesso ne esistono di digitali, con all’interno mini-processori che consentono di ridefinire agevolmente i parametri. Tuttavia, anche se l’intervento e la diagnosi sono tempestivi, il bambino attraversa ugualmente una fase che gli specialisti definiscono “tempo di deprivazione uditiva”, dal momento che le protesi non sono applicabili prima dei 6-12 mesi di vita: “Bisogna dunque procedere a una fase di abilitazione, che consenta al bambino di ridurre il gap con i coetanei normoudenti. In questa fase la figura centrale è e continua a essere quella del logopedista”.

Ma quando si parla di sordità non è centrale solo l’aspetto medico: “Partendo da un’unica realtà, cioè quella della sordità – spiegano gli organizzatori del seminario – constatiamo che si sono sviluppati due ambiti di studio e di ricerca che si sviluppano e sono in continua ricerca ed evoluzione: quello culturale e linguistico-culturale e quello medico, che necessariamente influiscono e determinano anche modalità educative e di insegnamento diverse. Entrambi lavorano per dare soluzione a un problema comune, ma molto spesso appaiono contrapposti”. (Giorgia Gay)
Fonte: superabile.it 16 dicembre 2007 – nw382

INFO:

Centro audiofonologico della Provincia di Venezia

Istituto Provinciale dei Sordomuti di Venezia


Newsletter della Storia dei Sordi n.382 del 17 dicembre 2007