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Non profit: i compiti del nuovo Governo (Newsletter della Storia dei Sordi n. 472 del 16 aprile 2008)

Non profit. I compiti del nuovo governo. Tra le priorità, la stabilizzazione del 5 per mille e la piena attuazione della riforma sull’impresa sociale. Ma tra gli impegni previsti nel programma politico, spiccano anche la riforma del libro primo del Codice Civile, un piano straordinario per le persone non autosufficienti (disabili, anziani, malati gravi), la diminuzione della pressione fiscale sulle famiglie, e un “5 per mille” per l’ambiente.

Dopo le promesse annunciate nel corso della campagna elettorale, il nuovo Governo si appresta ad affrontare la vera sfida, quella di realizzare i progetti contenuti nel programma politico.
Per quanto concerne il terzo settore, vogliamo ricordare la stabilizzazione del 5 per mille e la piena attuazione della riforma sull’impresa sociale: questi sono certamente alcuni dei principali compiti che il nuovo esecutivo dovrà affrontare in materia di politiche sociali.

Ma vediamo nel dettaglio quali sono le priorità per il non profit e gli impegni del nuovo Governo.

Al centro del programma politico e sociale del nuovo esecutivo c’è certamente la famiglia, concepita come una comunità naturale fondata sul matrimonio tra uomo e donna. Ecco nel dettaglio le proposte per sostenere la famiglia: meno tasse, una casa per tutti, migliori servizi sociali, mettere i giovani in condizione di costruire il loro futuro.
1. Meno tasse:
– totale eliminazione dell’ICI sulla prima casa, senza oneri per i Comuni;
– graduale e progressiva introduzione del “quoziente familiare” che tiene conto della composizione del nucleo familiare;
– abolizione delle tasse sulle successioni e sulle donazioni reintrodotte dal governo Prodi;
– graduale e progressiva diminuzione della pressione fiscale sotto il 40% del prodotto interno lordo in attuazione dei principi contenuti nella Legge delega per la riforma fiscale del governo Berlusconi;
– graduale e progressiva tassazione separata dei redditi da locazione;
– rilevazione sul territorio dei redditi delle abitazioni, ai fini della formazione del catasto;
– rafforzamento delle misure di contrasto all’evasione fiscale già contenute nella legge finanziaria del 2006 del governo Berlusconi.
2. Una casa per tutti:
– “piano casa” per costruire alloggi per i giovani e per le famiglie che ancora non dispongono di una casa in proprietà attraverso lo scambio tra proprietà dei terreni e concessioni di edificabilità. Ogni Regione determinerà i criteri di assegnazione su cui costruire le graduatorie;
– piano di riscatto concordato con le Regioni a favore degli inquilini di alloggi pubblici;
– riduzione del costo dei mutui bancari delle famiglie, rendendone conveniente la ristrutturazione da parte delle banche;
– graduale e progressiva detassazione degli investimenti in riscaldamento e difesa termica delle abitazioni e degli investimenti per la costruzione nelle città di nuovi posti-auto sotterranei;
– fondo pubblico di garanzia per i mutui contratti dai condomini per le opere di manutenzione e/o ristrutturazione;
– stabilizzazione delle norme fiscali (IVA + Imposte dirette) sui lavori di ristrutturazione edilizia;
– “Legge Obiettivo” per i quartieri svantaggiati e le periferie delle grandi aree metropolitane, con agevolazioni agli interventi di riqualificazione urbana e il finanziamento di progetti infrastrutturali.
3. Migliori servizi sociali:
– reintroduzione del “bonus bebé” per sostenere la natalità;
– graduale e progressiva riduzione dell’IVA su latte, alimenti e prodotti per l’infanzia;
– sostegno alle famiglie per una effettiva libertà di scelta educativa tra scuola pubblica e scuola privata;
– assegnazione di libri di scuola gratuiti per le famiglie meno agiate, estesa fino al 18° anno di età per garantire il diritto/dovere all’istruzione;
– prosecuzione del piano di investimenti in asili aziendali e sociali, attraverso fondi pubblici e detassazioni;
– graduale e progressivo aumento delle pensioni più basse; rafforzamento della previdenza complementare e avvio sperimentale di nuove mutue sociali e sanitarie;
– attuazione del piano straordinario del Governo Berlusconi per le persone non autosufficienti (disabili, anziani, malati gravi) di concerto con il mondo delle autonomie e del privato sociale;
– utilizzo delle Poste italiane per servizi sociali a domicilio, a favore dei cittadini in coordinamento con i Comuni;
– stabilizzazione del “cinque per mille” e sua applicazione a favore di volontariato, non-profit, terzo settore, ricerca;
– revisione del sistema di assistenza sociale in base al principio di sussidiarietà, dando un maggior ruolo ai Comuni e garantendo la libertà di scelta tra i vari servizi offerti dal pubblico, dal privato e dal privato sociale;
– riforma del libro primo del Codice Civile, per riconoscere il ruolo fondamentale assunto nella nostra società dal “terzo settore”;
– rilancio del ruolo di prevenzione e di assistenza dei consultori pubblici e privati e, d’intesa con le Regioni, individuazione delle risorse finanziarie necessarie a garantire credibili alternative all’aborto per la gestante in difficoltà;
– esclusione di ogni ipotesi di leggi che permettano o comunque favoriscano pratiche mediche assimilabili all’eutanasia.
4. Dare ai giovani un futuro:
– sperimentazione di un periodo “no tax” per le nuove iniziative imprenditoriali e professionali dei giovani;
– introduzione di un credito d’imposta per le imprese che assumono giovani e che trasformano contratti temporanei in contratti a tempo indeterminato;
– “bonus locazioni” per aiutare le giovani coppie e i meno abbienti a sostenere l’onere degli affitti;
– garanzie pubbliche per i “prestiti d’onore” e per il finanziamento d’avvio a favore di giovani che iniziano la loro attività di impresa;
– graduale progressiva totalizzazione dei periodi contributivi;
– ripresa in ogni settore di attività del sistema delle mutue che, con sostegno pubblico e privato, garantiscano ai giovani assistenza sociale e sanitaria in caso di non lavoro e di bisogno, sul modello storico delle “Casse edili”.

Un altro punto importante del programma del nuovo Governo riguarda i servizi ai cittadini: sanità, scuola, università, ricerca, cultura e ambiente.
1. Sanità:
– completamento del piano per l’eliminazione delle liste d’attesa;
– incentivazione del rinnovamento tecnologico delle strutture ospedaliere e della realizzazione di nuove strutture, in particolare al Sud, in accordo con le Regioni;
– trasparenza nella scelta dei manager nelle aziende pubbliche sanitarie, con graduatorie che valorizzino il merito e la qualificazione professionale;
– riforma della Legge 180 del 1978 in particolare per ciò che concerne il trattamento sanitario obbligatorio dei disturbati psichici;
– attuazione della legge contro le droghe e potenziamento dei presidi pubblici e privati di prevenzione e di recupero dalle tossicodipendenze.
2. Scuola, università, ricerca e cultura:
– ripresa nella scuola, per gli alunni e per gli insegnanti, delle “3 i”: inglese, impresa, informatica;
– difesa del nostro patrimonio linguistico, delle nostre tradizioni e delle nostre culture anche per favorire l’integrazione degli stranieri;
– attuazione per la prima volta in Italia del disposto dell’articolo 34 della Costituzione: “I capaci e meritevoli anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi”;
– commisurazione degli aumenti retributivi a criteri meritocratici con riconoscimenti agli insegnanti più preparati e più impegnati;
– libera, graduale e progressiva trasformazione delle Università in Fondazioni associative, aperte ai contributi dei territori, della società civile e delle imprese, garantendo a tutti il diritto allo studio;
– rafforzamento della competizione tra atenei, premiando qualità e risultati;
– realizzazione dei “Fondi dei fondi” per finanziare gli investimenti in ricerca sul modello di quanto realizzato in Francia;
– inserimento graduale e progressivo della detassazione degli utili reinvestiti in ricerca ed innovazione tecnologica;
– legge quadro per lo spettacolo dal vivo (teatro, musica, danza) e per promuovere la creatività italiana in tutti i campi dello spettacolo, dell’arte e della multimedialità;
– promozione delle “cittadelle della cultura e della ricerca”, con il concorso del pubblico e dei privati, per lo studio delle eccellenze italiane e lo sviluppo di piani e strategie per la valorizzazione delle produzioni tradizionali.
3. Ambiente:
– introduzione della destinazione di un “5 per mille” per l’ambiente;
– legge obiettivo per il recupero, la salvaguardia e la valorizzazione del patrimonio culturale e la tutela del paesaggio, nel rispetto delle autonomie territoriali, attraverso la demolizione degli ecomostri e il risanamento degli scempi arrecati al paesaggio italiano;
– promozione di azioni coordinate di valorizzazione del territorio attraverso la programmazione negoziata con le Regioni, anche per ottimizzare l’utilizzo dei fondi europei
relativi ai beni culturali e al recupero dei centri storici;
– realizzazione di strumenti di tutela del suolo e delle acque per una razionalizzazione della gestione delle risorse e per la prevenzione dei disastri idrogeologici, fatte salve le competenze regionali;
– aggiornamento della Legge 157/92 secondo gli indirizzi europei in materia di attività venatoria.

Queste sono le principali iniziative in ambito sociale che il nuovo Governo intende realizzare (in allegato è disponibile il Programma 2008 di Forza Italia), e di fronte alle quali, all’indomani delle elezioni, il mondo non profit fa subito sentire la propria voce, avanzando richieste, sollevando dubbi e critiche, ma soprattutto esprimendo la speranza che i progetti in materia di politiche sociali, promessi nel corso della campagna elettorale, vengano effettivamente realizzati.
In generale, le associazioni e gli enti non profit si lamentano del fatto che hanno perso peso politico e non vengono più consultate dalle istituzioni pubbliche, ma usate solo in caso di emergenza. La speranza, per il dopo elezioni, è che cambi e migliori il rapporto fra terzo settore da una parte e politica dall’altra.

In particolare, il Moige (Movimento Italiano Genitori) interviene in merito alla questione del bonus di 1000 euro per i nuovi nati, che sarà affrontata già nel primo Consiglio dei ministri del nuovo governo. “Speriamo che non ci si limiti al contentino del bonus bebè – ha dichiarato Maria Rita Munizzi, Presidente Nazionale del Moige – Del resto nel programma elettorale del Popolo della libertà è presente l’introduzione del quoziente familiare, che noi giudichiamo prioritaria. Fra le nostre proposte per la diminuzione della pressione fiscale sulla famiglia, presentate ai politici prima delle elezioni, figurano infatti l’introduzione del quoziente familiare sul modello francese oppure introduzione del Bif (Basic Income Family) sul modello tedesco, superando l’attuale sistema fiscale, più volte dichiarato incostituzionale, che prevede detrazioni o deduzioni. Oggi queste misure sono più che mai necessarie, per dare finalmente una risposta alle famiglie: fra le priorità indicate dai genitori italiani al nuovo governo prima delle elezioni, secondo l’indagine SWG per Moige di marzo 2008, prevale nettamente (55%) l’adozione di un sistema fiscale che non penalizzi chi ha figli ma che tenga conto del reale costo dei figli stessi. Aggiungiamo che la Corte Costituzionale stessa afferma da oltre 30 anni, con differenti sentenze (n. 179 del 1976, n. 358 del 1995, n. 12 del 1998) che il nostro sistema fiscale, contrariamente a quanto previsto dalla Costituzione, non aiuta né promuove la famiglia”.

Anche Andrea Olivero, presidente nazionale delle Acli (Associazioni cristiane lavoratori italiani), guarda con particolare attenzione e soddisfazione due promesse del programma del Popolo della Libertà. L’introduzione del quoziente familiare, proposta che le Acli hanno presentato per prime alla politica italiana, considerata lo strumento migliore per invertire la rotta sulle politiche familiari. E quindi il tema del 5X1000 e della sua stabilizzazione, cioè l’avvio di una nuova sussidiarietà orizzontale che possa dare protagonismo ai soggetti sociali.

Giovanni Pagano, presidente dell’Anmic (Associazione nazionale mutilati e invalidi civili) e della Fand (Federazione tra le associazioni nazionali dei disabili, organo che riunisce alcune sigle del mondo dell’handicap fra cui l’Ente nazionale sordi, l’Unione italiana ciechi e l’Associazione nazionale mutilati e invalidi del lavoro), ribadisce con forza al nuovo Governo la richiesta di un aiuto immediato e concreto, attraverso l’aumento delle pensioni, per gli invalidi (la richiesta dell’Anmic è quella di appoggiare la proposta di legge che intende portare l’importo delle pensioni di invalidità alla soglia di 580 euro al mese).

Fonte: Stefania Colombi – Redazione Nonprofitonline – nw472


Newsletter della Storia dei Sordi n. 472 del  16 aprile 2008