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Cellula staminale (Newsletter della Storia dei Sordi n. 489 del 10 maggio 2008)

Staminali promettenti contro la sordità
Disturbi dell’udito affliggono il 10-12% degli italiani, dai bambini agli adulti, fino agli anziani. “Circa mille bimbi ogni anno nascono con sordità completa congenita, cui si aggiungono i piccoli che perdono l’udito crescendo”, ricordano gli specialisti dell’Ens (Ente nazionale sordi).

L’ente, che insieme alla Scuola di specializzazione di Audiologia dell’Università di Roma La Sapienza, ha organizzato per oggi e domani a Roma la I Conferenza nazionale sulla sordità. L’Ens unisce circa 32 mila sordi, di cui la maggior parte conosce il linguaggio dei segni, e da anni si batte per il riconoscimento di questa forma di espressione e contro ogni pregiudizio nei confronti di chi non sente.

Fino a oggi ai gravi problemi di udito si è cercato di ovviare con impianti cocleari e protesi, ma secondo gli specialisti dell’Ens queste soluzioni non bastano. “Molto promettenti sono le ricerche sulle cellule staminali, protagoniste di test sugli animali.

Si pensa che nei prossimi cinque anni si passerà ai primi studi sull’uomo”. Ma da dove prendere le staminali necessarie a ricostruire la coclea danneggiata? L’idea degli specialisti dell’Ens è quella di puntare sul cordone ombelicale, e in particolare sull’esistenza alla Sapienza di una Banca specializzata nella conservazione del cordone.

“Vogliamo incentivare le ricerche mirate alle sperimentazioni con le cellule da cordone”, spiegano gli specialisti. La sordità è una disabilità che non si vede, per questo se ne sottovalutano spesso la gravità e le conseguenze socio-culturali e comunicative. Che possono condurre alla discriminazione e all’emarginazione della persona sorda.

“Informazione, comunicazione, educazione, lavoro e benessere sono diritti inalienabili di tutti, e naturalmente delle persone sorde – conclude il presidente dell’Ens, Ida Collu, in una nota – Diritti per cui occorre lottare insieme, oltre ogni forma di pregiudizio”. Fonte: vitadidonna.it


Sordita’: si guarda a staminali

E’ la proposta lanciata oggi (8 maggio 2008, n.d.r.) a conferenza nazionale a Roma

ROMA -Circa 5 milioni di italiani hanno problemi di udito e ogni anno mille bambini nascono con una sordita’ congenita,afferma l’Ente Nazionale Sordi. Se una maggiore diffusione della lingua dei segni e’ la soluzione a breve termine, a lungo termine si guarda all’utilizzazione delle cellule conservate nelle banche internazionali del cordone ombelicale, frutto di donazioni, per riparare i danni dell’organo interno dell’orecchio, la coclea.
Questa la proposta lanciata nella prima conferenza sulla sordita’.  Fonte: studiocelentano.it


 

Cellula staminale
Cellule staminali embrionali di topo

Le cellule staminali sono cellule primitive non specializzate dotate della singolare capacità di trasformarsi in qualunque altro tipo di cellula del corpo. Molti ricercatori sostengono che le cellule staminali potranno potenzialmente rivoluzionare la medicina, permettendo ai medici di riparare specifici tessuti o di riprodurre organi.

Esistono quattro tipi di cellule staminali:

Una singola cellula staminale totipotente può svilupparsi in un intero organismo e persino in tessuti extra-embrionali. I blastomeri posseggono questa proprietà.
Le cellule staminali pluripotenti, come le iPs, possono specializzarsi in tutti i tipi di cellule che troviamo in un individuo adulto ma non in cellule che compongono i tessuti extra-embrionali.
Le cellule staminali multipotenti sono in grado di specializzarsi unicamente in alcuni tipi di cellule.
Le cellule staminali unipotenti possono generare solamente un tipo di cellula specializzata.
Le cellule staminali si classificano anche secondo la provenienza, come adulte o embrionali.

Le cellule staminali adulte sono cellule non specializzate reperibili tra cellule specializzate di un tessuto specifico e sono prevalentemente multipotenti. Queste sono tuttora già utilizzate in cure per oltre cento malattie e patologie. Sono dette più propriamente somatiche (dal Greco σωμα sōma = corpo), perché non provengono necessariamente da adulti ma anche da bambini o cordoni ombelicali.
Le cellule staminali embrionali sono ottenute a mezzo di coltura, ricavate dalle cellule interne di una blastocisti. La ricerca sulle cellule staminali embrionali è ancora ai primi stadi: fare ricerca con cellule umane di questo tipo è una questione controversa: l’utilizzo di cellule staminali embrionali ha sollevato un grosso dibattito di carattere etico. Difatti per poter ottenere una linea cellulare (o stirpe, o discendenza) di queste cellule si rende necessaria la distruzione di una blastocisti, un embrione non ancora cresciuto sopra le 150 cellule; tale embrione è ritenuto, da molti, un primitivo, od almeno potenziale, essere umano, la cui distruzione equivarrebbe all’uccisione di un essere umano già concepito. Il dibattito vede dunque contrapposti coloro che preferiscono adottare, proprio per la mancanza di certezze sul momento in cui possa individuarsi la nascita dell'”essere umano”, una posizione prudente e contraria all’utilizzo degli embrioni umani per fini di ricerca, e coloro che condividono e sostengono la necessità di ricerca sulle cellule embrionali umane pur essa implicando la distruzione dell’embrione.

Cellule staminali ottenute da sangue del cordone
Il sangue residuo della placenta e del cordone ombelicale costituisce una fonte di cellule staminali emopoietiche adulte. Dal 1988 queste cellule staminali da cordone ombelicale sono impiegate per curare il morbo di Gunther, la sindrome di Hunter, la sindrome di Hurler, la leucemia linfocitica acuta e molte altre patologie che interessano in particolare i bambini. Il sangue è raccolto dal cordone ombelicale – sia in caso di parto spontaneo che di taglio cesareo – facendo un prelievo (in circuito chiuso sterile) dalla vena ombelicale. Una volta raccolto, ne viene calcolato il volume e la quantità di globuli bianchi, che non devono essere inferiori, rispettivamente, a 60 ml e 800 milioni (la quantità dei bianchi minimi alla raccolta è spesso diversa da banca a banca, è però comunemente accettato il fatto che ad unità congelata non debbano essere inferiori a 800 milioni).

Questo sangue non viene analizzato direttamente per agenti infettivi, in quanto gli esami sierologici vengono effettuati sulla partoriente, al parto e a sei mesi dalla donazione. Viene eseguita però la caratterizzazione HLA per determinare se il ricevente sia compatibile o meno con il tessuto ricevuto. I risultati della tipizzazione HLA vengono pubblicati su dei database mondiali – per es. BMDW – accessibili da centri trapianto autorizzati per poter “avviare” una ricerca di tessuto compatibile con il proprio paziente. Il sangue da cordone subisce trattamenti ed è deprivato dei globuli rossi prima di essere conservato in azoto liquido alla temperatura compresa tra -130 e -196° centigradi per un futuro utilizzo. Al momento del trapianto il sangue viene scongelato, vengono filtrate le sostanze criopreservanti e somministrato al paziente per endovena.

Questo genere di terapia, in cui le cellule staminali sono ottenute da un donatore estraneo, è detta allogenica. Quando le cellule sono ricavate dallo stesso paziente sul quale saranno utilizzate è detta autologa e quando provengono da individui identici, è chiamata singenica. Il trasferimento xenogenico tra diverse specie è molto poco sviluppato e si ritiene abbia scarse possibilità.

In Italia la conservazione per uso “personale”, o più precisamente per uso intrafamiliare, è consentita solo nel caso in cui, al momento del parto, siano presenti nel neonato, nella fratria o nei genitori del neonato stesso, delle patologie che abbiano l’indicazione al trapianto con cellule staminali da sangue placentare. In questo caso si parla di donazione dedicata (o più propriamente, di uso autologo e uso allogenico correlato) ed è sufficiente presentare un certificato medico degli specialisti che seguono la persona malata.

Per le donazioni dedicate i criteri di selezione e di esclusione dell’unità dalla raccolta e dal congelamento sono meno rigidi rispetto alle comuni donazioni.

In caso diverso è comunque consentito, previa autorizzazione delle autorità competenti (vd Ordinanza ministeriale del 13 aprile 2006 pubblicata su G.U. del 9 maggio 2006), raccogliere il sangue placentare e spedirlo all’estero per la criopreservazione presso laboratori privati.

Ricercatori in Corea del Sud hanno annunciato nel novembre del 2004 di aver sperimentato con successo terapie basate su cellule staminali multipotenti (somatiche) da cordone per permettere ad una donna paralizzata di camminare con l’aiuto di un tutore. Ciò è stato reso possibile isolando le cellule staminali dal cordone ombelicale e iniettandole nella zona danneggiata della colonna vertebrale della paziente. Il lavoro è stato svolto dal professor Song Chang-hun della Chosun University, dal professor Kang Kyung-susn della Seoul National University, e dalla Seoul Cord Blood Bank

Cellule staminali adulte
Cellule staminali sono presenti anche negli adulti.

Le cellule staminali adulte sono cellule non specializzate che si riproducono giornalmente per fornire alcune specifiche cellule: ad esempio 200 miliardi di globuli rossi sono generati ogni giorno nel corpo da cellule staminali emopoietiche. Fino a poco tempo fa si pensava che ognuna di queste cellule potesse produrre unicamente un tipo particolare di cellula: questo processo è chiamato differenziazione (vedi morfogenesi). Tuttavia negli ultimi anni si sono avute prove che le cellule staminali possono acquisire molte forme differenti: è noto che cellule staminali nello stroma del midollo osseo possono trasformarsi in cellule epatiche, neurali, muscolari, renali e follicolari.

Le cellule staminali adulte potrebbero anche essere più versatili. Ricercatori alla New York University School of Medicine hanno estratto cellule staminali dal midollo osseo di topi che loro dicono essere pluripotenti. Trasformare un tipo di cellula staminale in un altro si chiama transdifferenziazione.

Utili fonti di cellule staminali adulte sono in realtà localizzabili in tutti gli organi del corpo. Ricercatori alla McGill University di Montreal hanno ricavato cellule staminali dalla pelle capaci di specializzarsi in molti tipi di tessuto, compresi neuroni, cellule muscolari lisce e cellule adipose. Esse sono state trovate nel derma, lo strato più profondo della pelle: queste cellule staminali giocano un ruolo centrale nella rimarginazione di piccoli tagli. Si ritiene che anche i vasi sanguigni, la polpa dentaria, l’epitelio digestivo, la retina, il fegato ed anche il cervello contengano cellule staminali, utili per la rigenerazione dello stesso sistema nervoso centrale, cervello e midollo spinale. Da Wikipedia, l’enciclopedia libera. – nw489


Staminali del cordone per il trattamento della sordità

Secondo gli esperti dell’Ente Nazionale Sordi il futuro dei trattamenti contro la sordità potrebbe risiedere nelle staminali del cordone ombelicale.
Durante la prima conferenza nazionale sulla sordità, svoltasi a Roma, e organizzata dall’Ente Nazionale Sordi in collaborazione con l’Università La Sapienza si è parlato delle possibilità di utilizzare le cellule staminali conservate nelle banche internazionali del cordone ombelicale, per riparare i danni della coclea, l’organo interno dell’orecchio. Questo trattamento potrebbe in futuro sostituire le attuali tecniche invasive come impianti cocleari e protesi. Gli esperti dell’Ente hanno spiegato che le cellule del cordone ombelicale potrebbero dare la soluzione per questi trattamenti e per questo propongono di finanziare con il 5 per mille un progetto di ricerca sull’uso delle staminali cordonali. Secondo gli esperti, il progetto dovrebbe essere condotto in collaborazione con la banca del cordone dell’Università La Sapienza. Gabriella Girelli, responsabile della banca ha spiegato: “Attualmente sono disponibili risultati di esperimenti fatti all’estero su animali.

I risultati sono promettenti e ci auguriamo che presto possa diventare possibile pensare all’avvio della sperimentazione clinica.” I problemi di udito riguardano cinque milioni di italiani e ogni anno nascono affetti da sordità congenita. E se la diffusione delle lingua dei segni è una soluzione importante a breve termine (per la quale esiste un disegno di legge che aspetta di essere convertito), a lungo termine invece si spera di riuscire ad aiutare questi pazienti con l’utilizzo di nuove terapie basate sull’utilizzo di cellule staminali cordonali.
Fonte: Redazione MolecularLab.it (09/05/2008)


 

Newsletter della Storia dei Sordi n. 489 del 10 maggio 2008