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Nider, sugli sci a 140 all’ora. (Newsletter della Storia dei Sordi n. 606 del 15 dicembre 2008)

Nider, sugli sci a 140 all’ora. Nel silenzio Aaron è sordo dalla nascita: «Non porsi mai dei limiti, tutto si può fare, basta volerlo»
Ha abbandonato la scuola a 16 anni per continuare a praticare lo sport con il quale sta identificando gran parte della propria vita. Sfrecciando a 140 km/h sulla neve ha conquistato quattro medaglie olimpiche. Un fuoriclasse distintosi prima nello sci alpino, poi nel carving, tanto da indossare la maglia azzurra. Testardaggine, passione, temerarietà. Questi gli elementi che gli hanno permesso di superare qualsiasi ostacolo, qualsiasi barriera. Compresa quella del suono. Perché Aaron Nider è uno sciatore davvero eccezionale, con un peculiarità, però, che lo rende ancora più speciale: è sordo dalla nascita.

Nato a Trieste il 5 maggio di 29 anni fa, dai sei mesi impiegato in porto, Aaron ha messo ai piedi il suo primo paio di sci a tre anni e a sette ha iniziato a fare le prime gare, ma senza lusingare subito: «Ero un disastro, altroché! Però questo sport mi piaceva tantissimo e la mia testardaggine mi ha premiato, così a nove anni ho iniziato a vincere, fino ad arrivare nel comitato e a fare gare internazionali. Poi ho provato con il carving e sono diventato un atleta del Carving team Italia».

Alle ultime paralimpiadi di Salt Lake City sotto l’egida della Federazione sport sordi Italia nella specialità dello sci alpino sono arrivate due medaglie: l’argento nella discesa libera e il bronzo nel super gigante. «Una gran soddisfazione», ammette Nider. Nella vita di tutti i giorni le difficoltà però non mancano, nemmeno se si è un campione come Aaron: «Per vivere nel mondo degli udenti bisogna saper parlare, i segni non li conosce nessuno, quindi ho imparato piano piano a leggere le labbra e a parlare. Alle volte questa situazione mi ha creato molti problemi, i non udenti non sono tutelati né agevolati dalla società, comunque me la sono sempre cavata, grazie alla mia testardaggine che mi ha aiutato a raggiungere molti obiettivi nella vita tra i quali lo sport, il lavoro e la famiglia».

Tanti gli avvenimenti importanti nella vita di Aaron. Il più importante in assoluto risale al 24 novembre 2007: «È il giorno in cui sono diventato papà di Emma, la mia principessa, per me una gioia immensa», spiega Nider, il quale racconta poi che ha conosciuto la sua attuale compagna (e futura moglie) in un negozio di mobili «io avevo bisogno di una cucina… e insomma, da cosa nasce cosa…». Iniziato allo sci da papà Piero, prima di scendere in pista la mente di Aaron si rivolge sempre a Lucio Rizzian, quello che egli stesso considera il suo maestro di vita: «È stato il mio primo e miglior maestro di sci ma adesso purtroppo non c’è più. Eppure sono sicuro che da lassù mi guarda sempre mentre gareggio: prima della gara un mio pensiero va sempre a lui».

In attesa di capire come affrontare la nuova stagione agonistica che si preannuncia piuttosto in salita «non posso ancora esprimermi, ci sono dei problemi con gli sponsor, spero di trovare il supporto economico per poter fare una buona stagione», Aaron non rinuncia a togliersi qualche sassolino dalla scarpa: «Il mio unico rammarico è che qui, a parte il mio sci club (lo Sci Cai XXX ottobre, ndr), nessuno si sia interessato al fatto che chi come me fa sport ad alti livelli con molto sacrificio vive anche di gloria e riconoscimenti, che poi servono ad attirare gli sponsor. Dopo una stagione agonistica 2007 ricca di soddisfazioni, nel 2008 ho ricevuto un premio e una targa dal Coni a Roma per i risultati ottenuti ai Giochi olimpici di Salt Lake City e a Modena alla fiera degli sport invernali sono stato premiato dalla Fisi per i risultati ottenuti nella Fis Carving Cup. Nella mia città e nella mia regione, niente. Forse se ne sono scordati».

Dimenticanze a parte Aaron Nider è sicuramente un simbolo per tutti gli atleti nella sua stessa condizione e il suo monito lo vuole lanciare forte e chiaro: «A chi teme di fare sport dico che non bisogna porsi dei limiti perché tutto si può fare, basta volerlo e dare il massimo, sempre».

Riccardo Tosques – (12 dicembre 2008 – ilpiccolo.repubblica.it)
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Newsletter della Storia dei Sordi n. 606 del 15 dicembre 2008